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C’è da stare Allegri?
di Giovanni Della Pietra

Massimiliano Allegri sarà il nuovo allenatore del Napoli nella stagione del centenario azzurro.

2allegriAl termine di Napoli-Udinese del 24 maggio 2026, arriva l’annuncio della chiusura del ciclo di Conte al Napoli. Ad annunciarlo è il tecnico salentino nella conferenza post-gara accompagnato dal patron azzurro. ADL questa volta, però, non si è fatto trovare impreparato. Nessuna estenuante ricerca del successore, come accadde dopo l’addio di Luciano Spalletti, quando la lunga scrematura dei trenta allenatori in lista si concluse con il traumatico approdo di Rudi Garcia. È bastato attendere la risoluzione del contratto di Allegri con il Milan per poter ufficializzare l’accordo. Nei prossimi giorni il tecnico livornese verrà presentato alla città.

 La scelta

5 allegriSuperata la concorrenza iniziale di Vincenzo Italiano che, reduce dalla vittoria della Coppa Italia con il Bologna e una prima esperienza in Champions League, sembrava pronto al salto in una grande piazza del calcio nostrano. Italiano godeva del favore di una larga parte della tifoseria e rappresentava il profilo ideale per chi immaginava un Napoli votato al bel gioco. Il presidente, invece, è andato dritto su Max Allegri. Il livornese non ha bisogno di presentazioni: sei scudetti, cinque Coppa Italia, due finali di Champions League. Nel recente periodo, però, ha messo in fila un triennio per nulla prestigioso alla Juventus e una stagione al Milan conclusa senza l’ambita qualificazione in Champions.
Sulla scelta del patron azzurro hanno inciso sicuramente l’appeal internazionale – che tanto fa gola ad Aurelio De Laurentiis – e la capacità di gestire un gruppo complesso, aspetto evidenziato da Conte ai saluti. Ha avuto anche il suo peso il fattore economico: il Napoli ha speso oltre 200 milioni di euro nelle ultime sessioni di calciomercato, con un innalzamento anche dell’età media che rende la rosa meno futuribile. Ecco perché la necessità di allenatore anche aziendalista che, in pubblico, mai ha alzato la voce contro la propria società, anche nelle situazioni più disperate. Inoltre, con numerosi giocatori di ritorno dai prestiti, spetterà al DS Manna alleggerire la rosa e al nuovo allenatore rivalutare chi resterà.
Esiste però anche l’altra faccia della medaglia: Max Allegri porta con sé l’etichetta di un calcio stantio, difensivista e pragmatico, malvisto rispetto al calcio propositivo e offensivo di Italiano. Non sorprende lo scetticismo di gran parte dell’opinione pubblica azzurra.

Andate al circo!

 Se volete divertirvi andate al circo!” è la citazione di Allegri nata in aperta antitesi al sarrismo napoletano, divenuta il manifesto, anche in senso dispregiativo, del calcio4 allegri senza fumetto allegriano. E oggi è il mantra di chi mal vede l’arrivo del tecnico livornese all’ombra del Vesuvio. Ma adesso la piazza napoletana da che parte sta: giochisti o risultatisti? Senza accorgersene, però, la piazza ha completato il suo passaggio al lato oscuro dei risultatisti senza accorgersene.
Lo scudetto conquistato con Conte, di cui giustamente Napoli va orgogliosa, non è stato per niente l’apoteosi del bel gioco: è stato il trionfo di un calcio organizzato, pragmatico e soprattutto speculativo. Il copione sembrava ripetersi ogni settimana: 1-0, spesso firmato da McTominay, e poi gestione della gara degli azzurri, che bruscamente abbassavano il baricentro per difendere il risultato. Poche sono state le gare dominate dal primo all’ultimo minuto senza gravi patemi finali.
Quando il calcio contiano ha provato ad evolversi, nella direzione dei calciatori di qualità di cui era stata rimpolpata la rosa, a discapito di qualche risultato, sono emerse le critiche ad uno degli allenatori più vincenti degli ultimi anni. Perché poi in fondo, quando si vince, anche il pragmatismo diventa accettabile. Perché in fondo “siamo tutti conformisti travestiti da ribelli” cantava Masini.

Conquistare la piazza

Per Allegri, del resto, partire tra lo scetticismo non rappresenta una novità.Anche il suo approccio alla Juventus nel 2014 fu accolto da contestazioni, scetticismo e persino qualche gesto di cattivo gusto. Ma poi il suo cammino fu trionfale, quando subentrò al posto… proprio di Antonio Conte. La staffetta si ripete alle pendici del Vesuvio.
La Napoli calcistica adesso è costretta a guardarsi allo specchio e a decidere se, dopo aver conosciuto il sapore di una vittoria non spettacolare, sarà pronta nuovamente ad accettare il pragmatismo allegriano in nome di un possibile trofeo. Saranno il tempo e il campo a fornire le risposte richieste.

 Nola, 7 luglio 2026

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