dome 29 NOVEMBRE 2020 ore 11.28
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Cancel culture e politicamente corretto.
di Martino Ariano

 

 

Perdere il passato significa perdere il futuro
Wang Shu

 

 

Per Cancel Culture (cultura della cancellazione) si intende la rimozione e/o il sabotaggio di ogni opinione e di ogni opinionista che si mostrano contrari a ciò che è considerato condivisibile e accettabile dalla società.

Nell’arte, la storia è costellata di censure, violenze, mutilazioni e distruzioni di opere, in particolar modo le sculture.

Si pensi ai saccheggi avvenuti nell’antichità, all’iconoclastia nell’Impero Bizantino e nell’Età Moderna.

Dal Piccone del regime a quello dell’ISIS.

Dai bombardamenti delle Grandi Guerre Mondiali ai recenti bombardamenti talebani e siriani.

Dal vandalismo rivoluzionario Francese al vandalismo ideologico del movimento americano Black Lives Matter.

 

Le sculture, le statue, i monumenti, con le loro posture, i loro simboli e le loro dimensioni, interpellano costantemente il passante, il visitatore, il fedele, essendo una riproduzione in 3D di un individuo.

Inoltre lo scopo di una statua o di un monumento, al pari di un ritratto, è quello di rendere eterno, immortale un personaggio o un fatto storico e sono veicoli di simboli, valori e frammenti di memoria collettiva e sociale.

 La distruzione delle statue
è da considerarsi come un attacco alla persona,
all’ideologia o alla civiltà rappresentate.

 Il problema non è la natura dell’opera, cioè l’essere una statua, ma è, da un lato, il punto di vista che rappresenta e dall’altro il luogo in cui si trova.

Se viene eretta in un luogo pubblico, come una piazza, si rende il punto di vista rappresentato come storicamente e pubblicamente accettato.

Quindi, quando quel punto di vista viene messo in discussione le prime cose a cadere sono proprio le immagini, le statue, i monumenti.in 26_10

E il dibattito è inevitabile e pubblicamente servito.

Storici, critici, artisti si dimenano in cosa è giusto o cosa non lo è, sfoggiando mille ipotesi, posizioni e prove.

Bisogna ricordare che non si possono analizzare e soprattutto giudicare le azioni di una persona decontestualizzandole.

Uno degli errori più gravi è proprio quello di giudicare le azioni dei personaggi storici con un’ottica contemporanea.

Ovviamente è giusto e legittimo denunciare e redimere qualsiasi crimine o violenza, ma la storia non si può redimere, oscurare, cancellare.

Anzi va conosciuta e soprattutto messa in discussione per guadagnare nuove consapevolezze, nuove visioni, con il fine di rendere la contemporaneità migliore per così evitare alcuni errori commessi in passato, senza negarne o annullarne la memoria.

Per meglio comprendere il fenomeno della Cancel Culture non si può che far ricorso all’arte.

O meglio, alla protagonista stessa del fenomeno, alla scultura.

martino 26 ottobre

Maurizio Cattelan, L.O.V.E., 2010, Marmo di Carrara, 4,60 m, Piazza degli Affari, Milano

La scultura in questione è un’opera dell’artista contemporaneo Maurizio Cattelan, nota come Il Dito, ma il cui vero titolo è L.O.V.E., acronimo di Libertà, Odio, Vendetta, Eternità.

L’opera di marmo di Carrara, alta 4,60 metri (con il basamento 11) ha come soggetto una mano intenta nel saluto romano.

Tutte le dita sono mutilate, ad eccezione del dito medio.

Il gesto irriverente, sfacciato e volgare è in piena contrapposizione con lo stile neoclassico e monumentale dell’opera, oltre che con il luogo, Piazza degli Affari, e con l’architettura austera, in stile fascista, del Palazzo Mezzanotte, sede della Borsa di Milano.

Un guanto, o per meglio dire, un gesto di sfida, di protesta, che urla un forte e imponente “F**k” al mondo dell’alta finanza e al ventennio fascista.

Cattelan con quest’opera non vuole negare il passato, lo vuole criticare sfacciatamente, aprendo quasi un dibattito con esso, e ironicamente lo saluta con un gesto antico (il saluto romano).

Non vuole disprezzare il mondo della finanza, lo vuole criticare apertamente, innalzando la sua scultura nel cuore finanziario di Milano.

All’apparenza è un’opera politicamente corretta.

Così come dovrebbe essere politicamente corretto ogni nostra azione, posizione, pensiero o idea dinanzi a qualcosa che smuove le nostre radici.

Condannare in maniera corretta, fattibile soltanto con la completa conoscenza di un personaggio o fatto storico, ci permetterebbe di confutare politicamente, senza negare o cancellare, anche il passato.

Marzano di Nola, 26 ottobre 2020