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Arte è Natura – Natura è Arte
di Martino Ariano

 

Arcimboldo con le sue teste fondeva
la caricatura con la passione
per l’osservazione della natura

 

 

 

Giuseppe Arcimboldo - Flora

Giuseppe Arcimboldo – Flora

Arte e Natura è uno dei binomi più comuni, argomentati e confutati del panorama culturale, in particolar modo quello artistico.

Natura e Arte stimolano, creano, producono medesime e molteplici emozioni.

Basti pensare e riflettere sulle sensazioni che provoca la visione di un paesaggio, di un tramonto, di un prato o di un bosco e confrontarle con quelle scaturite da un quadro, una scultura, una canzone, un libro, un film o una qualsiasi manifestazione artistica.

La natura ha da sempre sfidato la creatività dell’uomo, manifestata nei più svariati modi, durante secoli e stili.

Un guanto di sfida lanciato dalla Natura alla creatività dell’uomo fu accettato da Giuseppe Arcimboldo (1526-1593), in pieno Cinquecento.

Autoritratto di Giuseppe Arcimboldo

Autoritratto di Giuseppe Arcimboldo

Arcimboldo fu uno dei maggiori esponenti del Naturalismo, corrente artistica italiana caratterizzata da una rappresentazione realistica e nitida della natura, spuria di simbolismi, ideologie o sovrastrutture.

La caratteristica e l’originalità dell’arte di Arcimboldo risiede nell’utilizzo di elementi naturali, quali fiori, alberi, frutta, verdura, ortaggi per creare giochi illusionistici che, oltre a suscitare meraviglia, incitano l’osservatore a concentrarsi per ricostruire e ritrovarvi dei volti raffigurati.

Per comprendere nella sua globalità l’opera di questo artista, bisogna osservarla da lontano.

Da vicino il dipinto può sembrare un ammasso di elementi naturali ordinati ma disconnessi fra loro, come le famose, all’epoca, Wunderkammerrn (Stanze delle meraviglie), presenti nei castelli e nei palazzi nobiliari e costituenti dei piccoli musei personali, in cui si collezionavano e conservavano oggetti più disparati.

Inoltre, l’ottica arcimboldiana è associabile a quella surrealista, in quanto si basano entrambe sulla decontestualizzazione e giustapposizione di oggetti. Non a caso, furono proprio i Surrealisti a riscoprire e rivalutare Arcimboldo negli anni ‘30 del Novecento.

Una delle opere più significative di questo artista è la serie di quattro dipinti del 1563-1572 intitolata Quattro Stagioni:

Giuseppe Arcimboldo - Quattro Stagioni 1563, Olio su tavola, 6x50 cm. Museo del Louvre, Parigi

Giuseppe Arcimboldo – Quattro Stagioni 1563, Olio su tavola, 6×50 cm. Museo del Louvre, Parigi

1)             La Primavera è una donna composta interamente da fiori: il volto, infatti, si presenta come una composizione floreale, terminante con un bouquet di fiori al posto dei capelli e una collana di margherite intorno al collo. L’abito è formato da foglie di differenti fogge.

2)             L’Estate è l’unico dipinto di Arcimboldo firmato e datato. Il soggetto è ancora una donna, questa volta formato interamente da frutti, verdure e ortaggi: i capelli, ornati con ciliegie, more e prugne, sono resi con le foglie dei vari tipi di alberi da frutta; la bocca è costituita da rosse ciliegie; la guancia è unapesca; il naso una zucchina, l’orecchio una melanzana e il sopracciglio una spiga di grano. Il vestito, il cui collo reca la firma dell’artista e la spalla la data, è formato interamente da grano e dal petto spunta un carciofo.

3)             L’Autunno è un uomo con lineamenti poco gentili. Il volto è formato da frutta ed ortaggi: le guancie sono pere e mele; il mento una melagrana; l’orecchio un fungo, che reca un pendente a forma di fico; la bocca è il riccio della castagna; mentre la peluria del viso è resa tramite del grano; i capelli sono formati da grappoli d’uva e viti e recano una zucca come cappello. Il collo è formato da due pere di specie differenti e da alcuni ortaggi. Il busto è costituito da un tino, che insieme alle vite e all’uva dei capelli, rappresentano la vendemmia, così come i germogli di ulivo, che si originano dai rami di vite che stringono il tino, rappresentano l’olivicoltura, attività agricole tipiche di questa stagione.

4)             L’Inverno, infine, è un anziano e gli elementi naturali in questo caso sono quelli di un bosco: la pelle è costituita da un tronco con lesioni naturali e rigonfiamenti, che rimandano alle rughe e all’età; la barba, rada e poco curata, è formata da radici e rami; la bocca da due funghi; l’occhio è originato da una spaccatura del legno, così come l’orecchio da un ramo spezzato; i capelli sono un groviglio di rami ed edera. L’abito dell’uomo è costituito da una stuoia di paglia, chiusa da una spilla, composta da un ramo con un limone e un’arancia, unici frutti di questa stagione.

È evidente un parallelismo allegorico: il corso della Natura, rappresentato dal ciclo delle stagioni è paragonato al corso della vita, con le sue fasi.

Risulta così che:

1)             La Primavera è la stagione della nascita, in natura con i primi germogli e sviluppi, nell’uomo con i primi vagiti, passi e parole;

2)             L’Estate, per la natura, è la stagione della fioritura, con i suoi mille colori ed odori, mediante fiori e frutti; invece, per l’uomo, è la stagione dell’adolescenza, con sviluppo, comprensione e costruzione del carattere, dei gusti e della personalità.

3)             L’Autunno è la stagione del raccolto e della preparazione per la natura, con il graduale spoglio degli alberi; mentre è la stagione della maturità per l’uomo, con la graduale e faticosa costruzione ed affermazione sociale ed economica.

4)            L’Inverno, infine, è per la natura, la stagione del riposo, con l’assopimento della vegetazione e il letargo degli animali; per l’uomo, è la stagione della vecchiaia, con il progressivo assopimento fisico, il sopraggiungere della stanchezza e della fine.

Un parallelismo che dovrebbe ricordare all’Uomo l’importanza che contemporaneamente possiedono la sua vita e la natura.

1_11_2020Uomo e natura sono connessi, intrecciati, mescolati, ma il primo tende a distruggere, rifiutare, disconoscere la seconda.

Un errore che le sta costando caro, per vari motivi, anche se non se ne rende conto o fa finta di non rendersene conto.

Pur essendo omertoso con la natura, l’uomo continua a considerarla come principale musa ispiratrice per la sua vita e soprattutto per la sua arte.

Dovrebbe curare, proteggere, rispettare una propria musa ispiratrice e non considerarla solo quando gli è comodo.

Lei però non l’utilizza, ma l’abbraccia e l’accoglie in maniera pacifica, anche se a volte risulta aggressiva e violenta, ma qualsiasi convivenza non è facile, soprattutto se uno dei due interessanti è più invadente dell’altro.

E non mi riferisco certo alla Natura!

L’uomo col suo modo di fare, capitalista o egocentrico che sia, cerca di limitare ciò che è illimitato.01_Render-720x1024

 

Marzano di Nola, 1 novembre 2020