mer 19 SETTEMBRE 2018 ore 17.22
Home Cultura Cambiamento d’Epoca. Il Tempo di Papa Francesco. Grande Inquietudine

Riprende la collaborazione di don Giulio Cirignano, biblista, docente emerito di sacra scrittura della facoltà teologica settentrionale, Firenze.
Presenteremo , diviso in capitoli, l’ultimo libro (inedito) dell’Autore fiorentino, così come abbiamo fatto nel passato, quando abbiamo pubblicato il commento all’Evangelii Gaudium, intitolato: Bellezza del Gaudio Evangelico, raccolto in un libro edito da Edil Stampa di Mauro Pagliai Editore, con un prezioso compiacimento di Enzo Bianchi e del Presidente della CEI, il Cardinale Bassetti.

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CAMBIAMENTO D’EPOCA. IL TEMPO DI PAPA FRANCESCO.

GRANDE INQUIETUDINE

di don Giulio Cirignano

Una grande inquietudine si posa nell’animo di quanti amano il Vangelo e sognano un cammino più spedito della comunità ecclesiale. Le ragioni di tale inquietudine sono molte. Al primo posto va messo il fatto che continua l’esilio della Parola di Dio dalla vita cristiana. Nel cassetto per cinque secoli, non trova la strada per innervare la spiritualità personale e comunitaria. Piccole, fragili esperienze hanno preso vita qua e là, ma l’insieme del popolo di Dio rimane congelato in un preoccupante analfabetismo biblico. Non è questione solo culturale: si tratta di amare e di coltivare una energica fiducie nella Parola di Dio e, in particolare, nel Vangelo.

     Al secondo posto la memoria del Concilio: la doverosa mediazione che non c’è stata relega la poderosa riflessione conciliare in una specie di limbo improduttivo. Non colma il vuoto di pensieri e scelte coraggiose. Siamo fermi. Forse l’inquietudine è segno della azione dello Spirito che agita il fondo della coscienza ecclesiale, ma per ora non pare abbia dato frutti consolanti. Siamo, in gran parte, fermi e paghi di continuare a vivere in un tempo che non c’è più.

       Poi, la consapevolezza che conversione non coincide con cambiamento stenta a farsi largo. La conversione è connotazione permanente della sequela. Il cambiamento è invece esigenza legata al passare delle stagioni di Dio e coinvolge non solo la morale ma anche il modo di pensare, parlare e organizzare la vita cristiana dentro i tempi nuovi che lo Spirito apre davanti alla responsabilità credente. Conversione è termine del vocabolario morale, cambiamento di quello esistenziale. Una conversione che non si coniuga con la volontà di cambiamento è conversione abortita. Due grandi congedi sono stati effettuati sotto l’azione dello Spirito: il Concilio e l’azione di papa Francesco Cosa è cambiato? C’è un letargo che sembra attanagliare nell’immobilità. Dobbiamo solo pregare oppure conviene spargere l’inquietudine?

       Stupisce costatare che anche i dati oggettivi più evidenti non scuotano dal sonno. Se per il solenne inizio della quaresima, tanto per fare un esempio, si registra una diserzione vistosissima del popolo di Dio dal segno delle ceneri che senso ha fingere di non accorgersene, continuare a comportarsi come se niente fosse, senza porsi domande, cercare rifugio in ridicole scuse (l’orario, il giorno lavorativo e così via), e proporre, nelle mille omelie, solo percorsi di impegno moralistico che andavano bene cinquanta anni fa e andranno ancora bene fra cinquanta anni?

      Si fa sempre più chiara l’esigenza di ricostruire dalle fondamenta la prassi religiosa capace di esprimere quella significatività profetica che sia punto di riferimento per la comunità umana, orientamento di vita alternativa agli egoismi che paiono farla da padroni nella vita politica, sociale ed economica. Il treno della modernità o come si usa dire oggi della post-modernità non aspetta. Se i cristiani non ci sono in maniera visibile e significativa proseguirà la corsa senza di loro.

       Ma ciò non accadrà. I dormienti non prevarranno. L’atmosfera fresca della primavera che nasce dalle iniziative di Francesco e, soprattutto dal ricordo del Concilio e dal Vangelo non potrà passare inosservata. Allora facciamo volare gli stracci, buttiamo ciò che non serve, diamo ossigeno al nostro cammino. I custodi del passato non potranno continuare l’equivoco di sentirsi i difensori della sana tradizione,gradualmente comprenderanno di essere solo inutili impiegati della sezione archeologica della religione, scopriranno che il loro tempo è finito.

       Che l’inquietudine ci accompagni sempre, serenamente. Inquietudine serena: ossimoro garantito dalla Grazia e dall’amore di Dio.

Napoli, 14 aprile 2018