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“Bitcoin e riciclaggio” di Gaspare Jucan Sicignano

di Tina Pollice

Si parla tanto di moneta virtuale, e, non a tutti è chiaro realmente il perché della sua nascita e le sue vere finalità.  A far luce su queste legittime curiosità un brillante ricercatore in Diritto Penale presso l’Università Suor Orsola Benincasa, Gaspare Jucan Sicignano che ha ben argomentato nel suo libro “Bitcoin e riciclaggio” edito da Giappichelli.  All’avv. Sicignano abbiamo posto alcune domande.

  • Come e perché nasce la moneta virtuale, il bitcoin ?

Il bitcoin nasce il 31 ottobre del 2008, alle 2:10 p.m. (ora di New York), quando un certo Satoshi Nakamoto ha inviato una mail ad una mailing list di attivisti informatici, chiamati cypherpunk, in cui si annunciava di aver lavorato «ad un nuovo sistema di contanti elettronico, che è completamente “peer to peer”, senza la necessità di una terza parte fiduciaria». Nella mail si indicava un link, da cui era possibile scaricare un documento dal titolo “Bitcoin: A Peer-to-Peer Electronic Cash System”. Nel documento l’autore spiega il nuovo sistema di moneta digitale, in un linguaggio chiaro e asciutto, accompagnato da illustrazioni, equazioni, codici e note a piè di pagina. Alcuni mesi dopo la sua mail, Nakamoto ha rilasciato il software Bitcon e il 3 gennaio 2009 è stato utilizzato per la prima volta il protocollo. Da questo momento è nato il bitcoin. Il perché della sua nascita non è ancora oggi ben chiaro. Ancora oggi non si è in grado di sapere chi sia Satoshi Nakamoto e risulta difficile identificare le reali motivazioni poste alla base di questa nuova tecnologia. Tuttavia, analizzando per bene la storia dei bitcoin siamo in grado di sostenere che molto probabilmente questa nuova tecnologia informatica è stata creata allo scopo di combattere l’intervento delle autorità finanziarie nelle transazioni economiche. Con i bitcoin infatti è possibile scambiare denaro, in tutta sicurezza, senza l’intervento di alcun ente terzo.

  • Lei crede che la moneta virtuale sostituirà la moneta corrente o conviveranno su due binari paralleli?

Cosa accadrà nel prossimo futuro è difficilmente ipotizzabile. Possiamo solo sostenere che ad oggi ci sono molti segnali attraverso cui è possibile ipotizzare che nei prossimi anni la moneta virtuale potrà essere una realtà costante degli scambi commerciali. Innanzitutto c’è la forte somiglianza di bitcoin con internet. Le stesse critiche furono mosse a metà anni 90 contro internet sono le stesse che oggi vengono mosse contro bitcoin. E sappiamo tutti chi ha avuto ragione: oggi internet non è in alcun modo sostituibile. Negli ultimi anni poi sono state create molte monete virtuali, oltre a bitcoin. Ad oggi se ne contano molte centinaia e i numeri sono in tendenziale crescita. La crescita delle monete virtuali dimostra che c’è richiesta di criptocurrency. C’è poi un dato non sottovalutabile: tutti i player del mondo virtuale stanno lavorando ad un sistema di moneta virtuale. Ci sta pensando Amazon, Telegram e anche Facebook, che nei ultimi mesi ha sostenuto di voler lanciare lybra. Tutti questi dati ci spingono ad ipotizzare che nei prossimi anni il commercio online potrà essere svolto anche mediante le monete virtuali.

  • Da dove nascono i timori che la moneta virtuale, o bitcoin, possa essere strumento per riciclaggio di danaro?

Il vero problema dei bitcoin è che garantiscono un parziale anonimato ai loro utilizzatori. In realtà, al di là di questo, tutto è tracciato: è possibile sapere un determinato bitcoin da chi è stato posseduto fin dalla sua origine. Tuttavia, gli intestatari sono coperti da un parziale anonimato. Questo dato è stato molto enfatizzato negli ultimi anni da vari commentatori e si è finito per creare un mostro: i bitcoin improvvisamente sono diventati lo strumento preferito di trafficanti, riciclatori e terroristi. Ma non è così. Innanzitutto l’anonimato garantito dai bitcoin non è un qualcosa di assoluto. Anzi, è facilmente superabile mediante tecniche di bitcoin forensics. Si tratta poi di un falso problema. L’anonimato non è un elemento essenziale dell’intera disciplina penalistica antiriciclaggio, e mi riferisco all’art 648 bis c.p.. Tale reato non sanziona quelle condotte che garantiscono l’anonimato agli autori di altri illeciti, ma quelle che determinano una modificazione di un bene provento di reato. Per dirla in termini giuridici: il reato di riciclaggio non punisce le condotte che ostacolano l’identificazione degli autori degli illeciti (e quindi quelle opere di dissimulazione soggettiva poste in essere mediante anonimato), ma quelle che ostacolano l’identificazione della provenienza delittuosa del bene riciclato, mediante una dissimulazione oggettiva del bene provento di reato. Da ciò ne consegue che l’anonimato garantito dai bitcoin non è un dato essenziale al fine di comprendere se ci troviamo dinanzi ad una operazione di riciclaggio. Al contrario, da un punto di vista oggettivo, con i bitcoin tutto è tracciato e quindi non si verifica alcuna opera di dissimulazione oggettiva.

Indubbiamente il tema trattato è accattivante ed affascinante nella sua complessità. Sicignano ben argomenta il confronto della normativa sul riciclaggio con le modalità di utilizzo della Blockchain e non solo. Secondo gli studi di Sicignano i bitcoin assolutamente non favoriscono il riciclaggio, al contrario lo evitano. Tant’è che, per ipotesi, se l’economia fosse organizzata tutta attraverso i bitcoin anche la corruzione, rilevante problema italiano, subirebbe una grande battuta d’arresto.

Napoli, 9 gennaio 2020