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Big data: Il grande fratello.
di Giulia Di Nola

La Banca centrale europea, nel 2016, ha condotto un sondaggio nel nostro Paese per quanto riguarda le carte di credito, le App, i bancomat e gli strumenti di pagamento.

Il risultato è che l’86% della popolazione fa ancora uso del contante a fronte della media europea pari, invece, al 79%.

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Insomma, gli italiani preferiscono le banconote per i loro acquisti e ciò è dovuto soprattutto al fatto che gli anziani superano, di gran lunga, il numero dei giovani.

Tra qualche anno le cose potrebbero cambiare e l’importanza del cashless dovrebbe essere già di dominio pubblico, specie se iniziamo a considerarlo come un ottimo deterrente contro le evasioni fiscali.

Dunque, più le operazioni sono tracciabili, più diventa rischioso eludere la sorveglianza del Fisco e più si riduce la pressione fiscale sulle imprese che normalmente pagano le tasse.

Esiste sempre, però, il famigerato risvolto della medaglia costituito dai Big Data, tant’è che, in questo caso, a un maggior traffico virtuale di contanti corrisponde non solo un maggior controllo, ma pure una diminuzione della privacy non del tutto gradita, specialmente a valle della recente introduzione del GDPR; ecco perché a ogni acquisto online ad esempio e in generale a seguito di ricerche di prodotti sul web, qualche attimo dopo ci arrivano offerte di oggetti della medesima categoria.

Certo, tutto ciò è rischioso, ma allo stato attuale in cui versa il Bel Paese, è un sano rischio che gli italiani dovrebbero correre.

Napoli, 24 giugno 2018