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Beppe Barra torna al teatro Trianon con “La cantata dei pastori”.
di Domenico De Gregorio

Dopo anni di assenza, torna al teatro Trianon di Napoli “La cantata dei pastori” firmata da Peppe Barra nel triplice ruolo di attore, autore e regista.

In un teatro gremito Beppe Barra raccoglie gli applausi del suo amato pubblico appassionato, nonché fedele, ad un’ opera che riprese luce nel 1974 quando Roberto De Simone la fece riscoprire al grande pubblico dopo un periodo di censura, legato al contenuto blasfemo che si andò a sovrapporre dopo il 1698, a quello voluto dai gesuiti, tutto incentrato sulle traversie affrontate da Giuseppe e Maria prima di raggiungere Betlemme, e lo scontro tra il bene ed il male, tra Belfagor e l’Arcangelo Gabriele.

In questo scontro, sempre attuale, forse eterno, altri protagonisti irriverenti e grotteschi, arricchiscono la storia, ne sono esempio lo scrivano Razzullo, ruolo da sempre di Beppe Barra, ed il barbiere pazzo Sarchiapone , Salvatore Misticone i quali ritroveranno ad essere, loro malgrado, improbabili pastori testimoni della nascita del redentore.

Lo spettacolo non presenta ostacoli , è ben costruito ed ha alle spalle una chiave di lettura registica che è consapevole dell’intero processo a cui i personaggi sono chiamati e che si sviluppa su più codici. I singoli momenti appaiono curati sia dal punto di vista della recitazione, artificiosa ed affettata, dove ogni gesto viene sottolineato in maniera iperbolica ma soprattutto da quello canoro. Anche dal punto di vista linguistico c’è una grande operazione che tiene conto di due dimensioni, quella in dialetto napoletano affidato alle maschere di Razzullo e Sarchiapone e quella in italiano arcaico, in rima, a cui si rifanno tutti gli altri personaggi, compresi i pastori; frutto probabilmente anch’essa di una commistione di generi di cui il testo è ricco.

Le musiche di Carmelo Columbro, che dirige con piglio sicuro l’Orchestra del Massimo Bellini, e Lino Cannavacciuolo restituiscono quella dimensione popolare di cui il testo è pregno, palesando allo stesso tempo un’orchestrazione raffinata. Le due ore e mezzo di spettacolo scorrono veloci, bravi tutti i cantanti, da Maria Letizia Gorga che con la sua vocalità bruna e densa è straordinaria nei panni della zingara prima e di Gabriello poi, passando per quella più leggiadra di Chiara Di Girolamo, che interpreta la Vergine Maria. Anche Patrizio Trampetti, nel duplice ruolo del cacciatore Cidonio e del Diavolo Oste, Fabio Fiorillo in quello del pescatore Ruscellio e Francesco Viglietti che interpreta il pastore Armenzio.

Divertente e ben in tema con il clima natalizio, il ruolo del piccolo Benino, Giuseppe De Rosa, pastore monello capace di prendere in giro Razzullo e Sarchiapone. Peppe Barra è il vero mattatore della compagnia, eccezionale nel saper sfruttare al meglio le sue indiscusse capacità artistiche, accompagnato nel suo viaggio da una spalla di tutto rispetto come Salvatore Misticone. Beppe Barra non si nega al pubblico, non avverte stanchezza né distrazioni, sul palco fa luce ed ilarità alta, nessuna parola anche la più sboccata risulta volgare e forte, ma solo pura poesia. Cala il sipario il pubblico esplode in un applauso corale che suggella uno spettacolo perfetto e senza tempo.

Napoli, 24 dicembre 2016