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Auguri a tutti quelli che amano la Terra
di Matteo Tafuro

1Auguri a tutti quelli che amano la Terra.

Siamo alla fine di aprile, quello appena trascorso è stato un mese in cui si è parlato molto della Terra.

I messaggi che ci sono arrivati sono stati molteplici e variegati, cosa mi è rimasto? Innanzitutto, ho cambiato atteggiamento verso determinati riti e ricorrenze.

Sono cresciuto in un ambiente educato nella convinzione che le ritualità e i sistemi normativi hanno represso per secoli gli esseri umani.

Mi sono reso conto che avevo sì risolto il problema della libertà, ma non quello della socialità, del sentirmi parte di una comunità.

Senza riti e senza cerimonie vivo peggio, mi sento decurtato dello scambio psicologico, culturale, estetico.

Ecco! la Festa mondiale della Terra è tutto questo, è quel rito laico che mi fa sentire parte della vita di ogni essere vivente.

Per questo 22 aprile, non voglio pensare che il malfunzionamento è il segno che il meglio è altrove.

Non voglio pensare di macchinare per trovare un posto, chiedere favori a chi dirige gli ospedali o a chi fa politica.

Desidero stupirmi, voglio sentire sulla mia pelle il mio amore per Gaia.2

Sono cosciente che per ignoranza e avidità, la società dei commerci viola la diversità della natura, per la stessa bramosia crea intralci alla libera circolazione, ad esempio, delle merci e dei prodotti.

Penso all’industria automobilistica, che invece di diffondere e propagandare automobili quanto più omogenee possibili, con pezzi facilmente ricambiabili, nel nome della concorrenza e della personalizzazione produce, per ciascun modello, innumerevoli varianti.

Ma tornando al tema, cosa faccio oggi, sabato 22 aprile?

Voglio trascorrere l’intera giornata, sognando.

Allora, porto in scena, uno dei miei pezzi forti: “Il gabbiano Jonathan Livingston” di Richard Bach.

Jonathan è un volatile che si sente diverso dagli altri e come scopo nella vita non ha solo quello di procacciarsi il cibo, come tutti i suoi compagni, ma desidera imparare l’arte del volo per scoprire tutti i segreti e raggiungere la perfezione. Questa sua passione però è incompresa sia dalla famiglia, che cerca di spiegargli l’importanza di mangiare, sia dagli amici, che con il tempo cominciano ad escluderlo dallo Stormo Buonappetito.

3Il gabbiano per quanto si sforzi di sembrare simile agli altri e provare a dedicarsi solo alla ricerca del cibo, non riesce ad accontentarsi e continua a desiderare la perfezione del volo, riuscendo sempre di più a fare acrobazie fuori dal comune.

Questo suo amore per il volo però lo porta all’esilio, il Consiglio degli Anziani, infatti, lo bolla come reietto e il gabbiano viene allontanato dallo Stormo Buonappetito.

Fuori dal gruppo, Jonathan non può fare altro che continuare nella sua impresa e trascorre tutto il tempo che ha ad esercitarsi, ed è proprio durante una delle sue esercitazioni che incontra due gabbiani dalle piume splendenti che volteggiano nell’aria e lo convincono ad andare con loro nel Paradiso dei Gabbiani, dove c’è molto da imparare sul volo per raggiungere la perfezione.

Lì incontra Sullivan, che oltre a diventare suo amico è il suo mentore, e lo aiuta a carpire i segreti del volo e della vita.

Jonathan impara velocemente, ma sente sempre il suo corpo come un limite per raggiungere il suo scopo, ed è per questo che chiede al gabbiano più anziano, Chang, di insegnargli a volare alla velocità del pensiero, per riuscire a oltrepassare la soglia del “qui ed ora”.

Il gabbiano riesce anche in questo, ma nel frattempo Chang passa al Paradiso Superiore lasciandogli un testamento in cui gli spiegherà che l’importante per raggiungere la perfezione non sta nel volo in sé, ma nel cogliere il segreto dell’amore.5

A quel punto Jonathan decide di ritornare a casa, per insegnare ai suoi vecchi amici dello Stormo Buonappetito ciò che lui ha imparato.

Ma prima di rientrare nel suo cielo incontra sul suo cammino Flethcher, un gabbiano reietto molto simile a lui, che diventa il suo discepolo.

Quando decide di tornare finalmente a casa, tutti apprezzano le doti, considerate ormai divine di Jonathan, ne restano affascinati, e lui capisce quale sia la sua vera strada, quella da seguire.

Ecco il sogno che inseguo!

Vivere pienamente le passioni, anche quando non vengono capite o condivise.

Si perché i miei sogni, sono il motore delle mie giornate, la radice della mia gioia, l’essenza del sorriso che porto in volto.

4Ci credo, anche se so che alcuni rimarranno sempre e solo tali: quelli sono i più fragili, che guardo e curo con tenerezza e tra essi quello di una nuova umanità, che per tutto il giorno è sparpagliata su questo Pianeta.

Curo questo sogno con affetto particolare, perché negli anni mi sono accorto di quanto sia stato importante e per me vitale aver vissuto su questa Terra e con questa umanità.

Ma, non faccio l’errore che fanno gli ipocriti, di schierarmi senza pensarci dalla parte dei sogni… il mio sogno è vivere in un mondo in cui tutti rispettano l’ambiente.

Nola, 22 aprile 2023