mar 22 SETTEMBRE 2020 ore 07.47
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Allevare maiali: ricerca del benessere come valore aggiunto

di Pasquale Falco

 

Gli allevamenti di suini, richiedono una gestione complessa, per i vari aspetti relativi all’ organizzazione dell’allevamento, alle strutture necessarie e alla gestione degli effluenti zootecnici.

I suini sono stati tra i primi animali ad essere addomesticati dall’ uomo; ancora oggi la società contemporanea fa un grosso uso di carni suine.

Alcune religioni (Islam ed Ebraismo) lo vietano espressamente nell’ alimentazione, considerandolo “animale impuro”, altre (Induismo e Buddismo) indirettamente, favorendo regimi alimentari vegetariani per il rispetto verso tutte le altre forme di vita.

In Occidente, invece, vale il detto che “del maiale non si butta via niente”.

Infatti, esso è fatto oggetto di allevamento nelle porcilaie, strutture estensive ed intensive, queste ultime particolarmente diffuse nel nostro Paese.

Un obiettivo da perseguire è quello di realizzare porcilaie che non siano più strutture di produzioni intensive, meccanizzate, gestite per ottenere la massima produzione a parità di impegno di risorse.

In un rapporto più “sano tra uomo e animale sfruttato”, è auspicabile l’introduzione di procedure e applicazione di concetti più “estensivi”, che mettano ancor più al centro dell’attenzione degli allevatori il benessere animale.

 

Suinicoltura: il percorso riproduttivo e l’ingrasso

d7bdb6216d16812d9c7819e7c1c43234A distanza di circa 7 mesi dalla nascita, al termine del magronaggio, i suini raggiungono la pubertà e un peso di circa 100 kg. In questo periodo vanno delineandosi le peculiarità di ciascun suino, in base alle quali l’allevatore deciderà il percorso ulteriore che ogni capo dovrà seguire: all’ingrasso oppure alla riproduzione.

Il ciclo dell’ingrasso si divide in due percorsi accrescitivi diversi.

Il primo è finalizzato ad ottenere un suino più leggero, cosiddetto da macelleria, con un peso caratteristico di 100-120 kg, da destinare a prodotti da banco e a prosciutti cotti.

Il secondo, invece, mira a produrre un suino più pesante, cosiddetto da salumificio, con un peso di 160-180 kg.

L’ingrasso del suino da salumificio è completato dal finissaggio, una sotto-fase finale, in cui, con un regime alimentare distinto per le femmine rispetto ai maschi, si ottengono accrescimenti per prodotti d.o.p., quali i prosciutti crudi di alto valore commerciale. 

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 II parte del ciclo vitale di un suino: dalla pubertà alla fase riproduttiva della scrofa e alla fase dell’ingrasso

Anche per queste fasi di accrescimento, viene utilizzata una nomenclatura specifica, sempre, comunque correlata all’età, al genere, e alla funzione produttiva o riproduttiva del singolo capo allevato.

In questa fase finale di ingrasso e finissaggio, il capo allevato viene indicato con l’espressione di suìno grasso (o pesante) da macelleria (con un peso intorno a100-120 kg) e di suìno grasso (o pesante) da salumificio (intorno a 160-180 kg).

In alternativa all’ingrasso, un magrone può essere indirizzato al ciclo della riproduzione.

Al giorno d’oggi è raro che i capi destinati alla riproduzione vengano fatti accoppiare; infatti, spesso, l’inseminazione è indotta artificialmente sotto il controllo veterinario.

Se sono entrambi al primo accoppiamento, i suini vengono definiti rispettivamente verrètto e scrofètta, e successivamentemaialini-1200x796 verro e scrofa; dall’accoppiamento nasceranno dopo 3 mesi, 3 settimane e 3 giorni (un totale di 114 giorni) in media 12 suinetti.

Un aspetto che fa ritornare alla “naturalità” delle cose, e del quale non se ne può fare a meno neppure nelle più automatizzate porcilaie è la cosiddetta “presentazione del verro”.

Esso costituisce un elemento naturale di catalizzazione della riproduzione e consiste nel far “passeggiare” il verro, cioè il maschio adulto destinato alla riproduzione, tra le scrofe, cioè le femmine in uno stato di estro, cosicchè la prossimità tra i due generi favorisca la produzione di ferormoni e faciliti l’ingravidamento.

Meno poetico è il passo successivo, che vede ormai non più praticata la monta naturale nell’inseminazione artificiale.

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 la fase riproduttiva tipo esplicata da una scrofa fino al terzo parto

 A partire dall’inizio della prima inseminazione le scrofette in gestazione vengono allevate in gruppo per quasi la totalità della durata della gravidanza.

Sette o cinque giorni prima del parto la scrofetta viene introdotta in una struttura di contenimento individuale, la sala parto, che è già attrezzata di tutti i dispositivi necessari anche per i suinetti sin dalla loro nascita.

In questa struttura la scrofetta e i suinetti resteranno per il tempo necessario per l’allattamento. In tale fase riproduttiva l’allattamento ha la durata tipica di 27 giorni.

All’inizio dello svezzamento, la scrofa viene ipernutrita per essere pronta ad una nuova inseminazione e ripetere il ciclo riproduttivo con una nuova gravidanza, mentre i suinetti proseguono, spesso nella stessa struttura in cui sono nati, fino al termine dello svezzamento.

L’arco temporale dei primi tre parti costituisce la metà circa dell’intero ciclo produttivo di una scrofa, che proseguirà fino ad un massimo di 3-3,5 anni di età.

 Napoli, 3 giugno 2020