gio 22 FEBBRAIO 2024 ore 14.55
Home Cultura Al Teatro Augusteo “Cabaret” con Giampiero Ingrassia e la compagnia Rancia.

Giampiero Ingrassia e la Compagnia Rancia presentano al pubblico napoletano “Cabaret” spettacolo di luci ed emozioni.

di Domenico De Gregorio

Dopo il grande successo ottenuto con due stagioni di Frankenstein Junior, la Compagnia della Rancia debutta con un nuovo allestimento del celebre spettacolo “Cabaret” che vede ancora una volta come protagonista Giampiero Ingrassia, Maestro di Cerimonie, diretto magistralmente da Saverio Marconi.

L’attore romano appare subito in grandissima forma, calcando il palcoscenico in smoking rigorosamente nero e con quel trucco bianco sul viso atto a caratterizzare un personaggio che darà sostanza alle emozioni, gioie e dolori, di tutti i personaggi in scena. si abbassano le luci e lo spettacolo ha inizio, il cerimoniere Ingrassia presenta una ad una le ballerine del Kit Kat Club, traghettando subito lo spettatore nel luogo di perdizione dove lo scrittore Cliff Bradshaw (Mauro Simone), conosce Sally Bowles, Giulia Ottonello, ruolo che consacrò Liza Minnelli vera ed unica icona del film musicale.

Qui la cantante dalla chioma rossa da una nuova immagine al personaggio dal caschetto nero passato alla storia, dando ancora una volta grande prova di attrice dalle doti vocali non comuni. Rapidamente la storia va avanti e lo spettatore inizia a conoscere gli altri personaggio dello spettacolo, Altea Russo, l’affittacamere che si innamora di Herr Schultz, il fruttivendolo ebreo impersonato da Michele Renzullo, e Valentina Gullace, che dona al personaggio di Fräulein Kost tutta la sua sensualità.

Lo spettacolo, il cui testo di Joe Masteroff, basato sulla commedia di John Van Druten e sui racconti di Christopher Isherwood, ha da un lato il fascino del proibito che si consuma a suon di musica e sesso e dall’altro la cupezza di una storia decadente. L’intento di stupire lo spettatore con un finale secco, determinato che arriva in fretta, a mezz’ora dall’inizio del secondo atto, è voluto.

Marconi, anche con l’essenziale scelta scenografica, rappresentata da un drappo bianco che divide i due ambienti dove si svolge l’azione, il Club e la pensione, ha cercato di far maturare una profonda riflessione che spaventa anche l’uomo moderno, la cui maschera di se stesso lo accompagna dietro comportamenti ambigui, frutto di una realtà in declino.

Emozionanti le musiche di John Kander e le liriche di Fred Ebb, che grazie ad una attenta traduzione i celebri brani Money e Life is a Cabaret hanno un sapore ancora più nostalgico, così come la chiusura dello spettacolo, un finale struggente dove tutto è silenzio e la scritta del celebre Kit Kat Club non brilla più.

Napoli, 11 dicembre 2016