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Acqua meteorica. C’è una prima e una seconda?

di Pasquale Falco

“… Può essere anche tempesta
con fulmini e tuoni,
bufera di acqua e di vento
che schianta ed abbatte
ma la sua violenza
lava e irrora la terra
e ripulisce il cielo …”
Carla Piccinini

 

C’è un ordine di arrivo delle acque meteoriche?

Ovverosia c’è un’acqua di prima pioggia, che arriva prima, e un’acqua di seconda pioggia, che arriva dopo?

Ebbene, è proprio così.

Nel precedente articolo è stato descritto come le acque meteoriche abbiano la capacità di pulire la superficie su cui incidono e come si carichino di sostanze inquinanti, in misura diversa e correlata ai vari gradi di sporcamento delle superfici su cui cadono.

In particolare, il diverso carico inquinante, che acquisiscono le acque meteoriche dilavanti, è funzione anche della durata della precipitazione.

Infatti, un’acqua dilavante è più carica di inquinanti quando cade su una superficie più sporca, ma è più carica di inquinanti anche se cade prima.

ciclo delle acque 

Cadendo per prima, svolgerà, in tal modo, una azione di pulizia della superficie incidente, inizialmente sporca, e permetterà alla pioggia che cade dopo, su quella superficie già dilavata, di risultare poco, o per niente, carica di inquinanti.

Proprio per limitare l’impatto ambientale delle acque dilavanti, il Testo Unico Ambientale (D. Lgs 152/2006, art. 113 co.3) concede alle Regioni la facoltà di disciplinare le immissioni di acque dilavanti, differenziando e, soprattutto, separando:

1) quelle che cadono prima (acque di prima pioggia);

2) da quelle che cadono dopo (acque di seconda pioggia).

Questa disciplina è necessaria soprattutto per quelle attività (per es. impianti di trattamento rifiuti) dove sia elevato il rischio di dilavamento da superfici impermeabili scoperte di sostanze pericolose o di sostanze che creano pregiudizio per il raggiungimento degli obiettivi di qualità dei corpi idrici.

In Campania non è stata effettuata alcuna regolamentazione in merito.

Ciò nonostante, molti opifici hanno adottato gli accorgimenti dettati dalle discipline adottate da altre regioni, quale ad esempio la Lombardia (Legge Regionale n. 4 del 24/03/2006, recante la “Disciplina dello smaltimento delle acque di prima pioggia e di lavaggio delle aree esterne”).

trattamento acque

Anche in questo caso occorre andare per ordine: prima di descrivere gli accorgimenti adottati e le modalità di separazione delle acque di prima pioggia da quelle di seconda pioggia, è necessario dare le definizioni tecniche e normative:

  • per superficie scolante si intende l’insieme di aree carrabili, piazzali, aree di carico e scarico e di ogni altra superficie coperta, rese impermeabili, all’interno di un opificio, le quali vengono dilavate dalle acque meteoriche;
  • per acque meteoriche di dilavamento si intende quella parte delle acque di una precipitazione atmosferica che, non assorbita o evaporata, dilava le superfici scolanti;
  • per acque di lavaggio si intendono le acque, recuperate o attinte, utilizzate per il lavaggio delle superfici scolanti e qualsiasi altra acqua di origine non meteorica che interessi direttamente o indirettamente le dette superfici; 
  • per evento meteorico si intende una o più precipitazioni atmosferiche, tra loro anche temporalmente distanziate, di altezza complessiva almeno pari a 5 mm/mq (le piogge si misurano in millimetri su metro quadrato di superficie), che si verifichino o si susseguano a distanza di almeno 72 ore da un precedente e analogo evento; 
  • per acque di prima pioggia si individua la quantità di acqua meteorica precipitata nei primi 15 minuti di un evento meteorico, che convenzionalmente è assunta pari ai primi 5 mm di acqua precipitata durante l’evento per ogni metro quadrato di superficie interessata scoperta, resa impermeabile e dotata di sistema di captazione e collettamento (le piogge si misurano proprio così, in millimetri su metro quadrato di superficie);
  • per acque di seconda pioggia si intendono le acque meteoriche di dilavamento derivanti dalla superficie scolante, servita dal sistema di drenaggio e avviata allo scarico nel corpo recettore in tempi successivi a quelli definiti per il calcolo delle acque di prima pioggia (dopo 15 minuti).

Date le suddette definizioni, per quanto concerne le azioni da attuare, dettate dalla disciplina, queste consistono nel sottoporre:

  1. a raccolta,
  2. convogliamento,
  3. separazione,
  4. accumulo,
  5. trattamento,
  6. a scarico le acque di prima pioggia e di lavaggio provenienti dalle superfici scolanti a servizio di attività produttive ben individuate.

L’elenco delle attività è abbastanza lungo e comprende:

  • industrie petrolifere,
  • industrie chimiche, di trattamento e rivestimenti dei metalli, per la concia e tintura delle pelli e del cuoio, produzione della carta e cartone, produzione di pneumatici,
  • aziende tessili che eseguono stampa tintura e finissaggio di fibre tessili,
  • produzione di calcestruzzo,
  • aree intermodali,
  • autofficine,
  • carrozzerie,
  • attività di deposito rifiuti,
  • centri di raccolta e/o trasformazione degli stessi,
  • depositi di rottami,
  • depositi di veicoli destinati alla demolizione,
  • stazioni di servizio per autoveicoli e distribuzione di carburanti,
  • aree di opifici destinate, anche saltuariamente, al deposito, al carico, allo scarico, al travaso e alla movimentazione in genere di sostanze riconosciute pericolose.

acque dilavamento

L’ulteriore accorgimento da adottare consiste nel far convogliare, attraverso il sistema di collettamento, le acque di prima pioggia e di lavaggio che si generano dalle superfici anzidette, in una apposita vasca di accumulo a perfetta tenuta, definita vasca di prima pioggia.

Quando il riempimento di questo manufatto, con acque di prima pioggia potenzialmente inquinata, è terminato, tramite un by-pass, le acque in questo caso di seconda pioggia, pulite, non contaminate e separate da quelle di prima pioggia, continuano ad essere convogliate e vengono scaricate in corpo recettore, in corpo d’acqua superficiale ovvero sul suolo o in fogna.

Infine, va evidenziato che la vasca di prima pioggia deve avere una capacità di accumulo calcolata per trattenere complessivamente i 5 mm di pioggia per ogni metro quadrato di superficie scolante ed è soggetta a svuotamento entro 48 ore dalla fine della precipitazione, per il successivo trattamento depurativo da effettuarsi in loco o in impianti di trattamento/smaltimento esterni.

Napoli, 13 aprile 2020