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25 novembre: giornata mondiale contro la violenza sulle donne.

di Giulia Di Nola

I dati statistici delle violenze subite dalle donne, fuori e dentro le mura domestiche, sono allarmanti e purtroppo sembrano destinati a lievitare. Sempre più frequentemente, infatti, oggi si sente parlare dei reati di stalking e di femminicidio a causa dei quali una donna viene perseguitata o uccisa da un maschio per motivi esclusivamente di genere.
Nella molteplicità degli eventi storici, con il sorgere della proprietà privata, la donna – silenziosa e piegata al suo paralitico destino – ha vissuto inconsapevolmente una condizione di disparità e vessazione rispetto all’uomo.
Successivamente e con fatica, attraverso duri e rivoluzionari percorsi, è giunta ad affermarsi come persona recuperando la propria identità sia nella realtà familiare sia in quella sociale; è così riuscita ad annullare le offensive differenze tra i sessi e tra i ruoli a essi assegnati.
La presa di coscienza del sé, sancita dall’avvento del lavoro extra-domestico e dall’industrializzazione, la scomparsa della famiglia patriarcale, l’apparire di quella monogamica, l’alfabetizzazione e quindi la raggiunta libertà, sono il fondamento dell’emancipazione culturale della donna. Secoli di assoggettamento e di stupro psicofisico hanno spinto la stessa a reagire, ribellarsi e infine a recuperare i suoi diritti e le sue posizioni per non trovarsi più “come uno sgabello ai piedi della storia” (I. Magli).
Il contributo maggiore è giunto dal movimento femminista che, considerato ben presto obsoleto dalla estremista francese S. de Beauvoir, verrà infatti surclassato a favore d’una nuova dottrina, d’un nuovo Vangelo da lei stessa redatto e apparso intorno al XX secolo: “Il secondo sesso”.
In questa opera magna, la donna-Dio della de Beauvoir, decostruita e debiologizzata, utilizza la sua esagerata onnipotenza per un vendicativo ed egoistico olocausto del genere maschile. Una sorta di superdonna che trascende la donna e che ricorre alla partenogenesi rimuovendo il maschio: “basta un acido o un’ eccitazione meccanica a provocare la segmentazione dell’uovo e lo sviluppo dell’embrione…”. Una Madonna? Paradossalmente una visione del genere fa della Pensatrice la prima donna femminicida nella storia delle donne.
Sembra proprio che l’universo femminile moderno, interiorizzando la teoria beauvoriana, abbia penalizzato la sua stessa femminilità e dato vita a un surplus di aggressività, “spudoratezza” e insuperbimento; a ciò ha fatto seguito un’evidente fragilità maschile aggravata soprattutto dalla mancanza o dalla perdita di lavoro nonché dall’inserimento della donna in settori un tempo esclusivamente privilegio dell’uomo.
Solo recuperando la femminilità il profondo solco tra l’uno e l’altra potrà essere colmato e i fenomeni del femminicidio, come dello stalking, arginati.

Napoli, 24 novembre 2015