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16 Ottobre 1943….il sabato nero.

di Carlo Gimmelli

E’ l’alba di un piovigginoso Sabato, il 16 ottobre 1943, quando alle 05.15 circa, decine di camion della Polizia d’ordine tedesca su ordine del colonnello Kappler, detto il  macellaio, successivamente responsabile dell’eccidio delle Fosse ardeatine, si dirigono verso il largo del Portico d’Ottavia, porta d’ingresso del ghetto ebraico; un centinaio di soldati dell’Einzatzkommando dopo aver bloccato tutte le vie di fuga, in gruppi di 6 prelevano dalle loro case con inaudita ferocia uomini, donne, anziani e bambini ebrei romani, quasi tutti vengono sorpresi nel sonno, qualcuno cerca di resistere e viene fatto precipitare dalle scale; i soldati non sono preparati ad operazioni di rastrellamento e in parte usano una spropositata ferocia, in altri casi cercano miratamente famiglie ebraiche in base agli elenchi del censimento.

Vengono concessi 20 minuti ai capifamiglia per portare con sé poche cose e abbandonare le case dopo averle chiuse a chiave. Gli ordini, confusi, vengono impartiti in tedesco, molti non comprendono e vengono picchiati con i calci dei fucili, qualcuno nel caos riesce a fuggire dai tetti, qualche altro era già fuori dal ghetto a quell’ora.

Circa 1259 persone terrorizzate e stordite, tra cui 200 bambini sotto i 10 anni , vengono radunate nel piazzale dinanzi alla sinagoga e caricate, come merce, disordinatamente sui camion. Alle 14 le “operazioni” sono concluse, in 16 camion i disgraziati, dopo uno strano e lungo percorso attraverso la città vengono ammassati nel Collegio Militare in Palazzo Salviati a Trastevere e poi alla Stazione tiburtina dove in 16 carri bestiame vengono deportati ad Auschwitz e Bergen-Belsen, dopo 4 giorni di viaggio molti moriranno di stenti, altri 830 verranno giudicati “inabili al lavoro” e gasati sotto le docce i rimanenti resi scheletri viventi tra lavori forzati e digiuno.

I derelitti superstiti dopo i bombardamenti alleati su Aushwitz vengono spostati verso altri campi di concentramento, a piedi per centinaia di chilometri in un delirio denominato marcia della morte, solo nell’Aprile 1944 i pochi disperati superstiti ridotti a relitti umani furono liberati da inglesi e russi.

Dei 1259 ebrei deportati nel rastrellamento del 16 ottobre solo in 16 torneranno a casa. Tra loro una donna.

Nessun bambino.

Oggi in molte zone d’Europa c’è un pericoloso rigurgito nostalgico nazifascista troppo spesso sottovalutato o derubricato a variopinto folklore, in alcuni casi coccolato e blandito da governi e partiti che solo ufficialmente ne prendono tiepidamente le distanze. Senza dimenticare che la storia ha testimoniato che nel novecento ci sono stati più Olocausti, da entrambe le ideologie alcuni dimenticati volutamente perché la Storia la scrivono sempre i vincitori.

La memoria.

Non dimenticare mai sarà come riportare in vita quei corpi accatastati, molti senza nome.

Napoli, 16 ottobre 2021

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