sab 17 NOVEMBRE 2018 ore 09.55
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Un anno per cambiare.
La Corte Costituzionale rinvia l’udienza per l’esame della questione di costituzionalità dell’art 580 c.p.
di Maria Teresa Luongo

Lo scorso martedì 23 Ottobre la Corte Costituzionale era chiamata a pronunciarsi sulla legittimità dell’art 580 del codice penale che disciplina il reato di istigazione o aiuto al suicidio, questione di legittimità sollevata dalla 1^ Corte d’Assise di Milano nell’ambito del processo a carico di Marco Cappato in relazione al suicidio assistito di Fabio Antoniani.

La disposizione sottoposta al vaglio della Corte incrimina la condotta di chiunque “determina altri al suicidio o rafforza l’altrui proposito di suicidio, ovvero ne agevola in qualsiasi modo l’esecuzione”.

Ad essere sotto la lente d’ingrandimento dei giudici costituzionali è proprio questa parte del dispositivo che criminalizza le condotte di aiuto al suicidio in sé e per sé a prescindere dal loro contributo alla determinazione o al rafforzamento del proposito suicidario. Infatti ad oggi si è fatto riferimento ad un’interpretazione giurisprudenziale, basata in realtà su di un’unica sentenza della Corte di Cassazione, che ha definito queste condotte di agevolazione come alternative a quelle di istigazione e dunque punibili come si diceva a prescindere da ricadute sul processo deliberativo dell’aspirante suicida.

Questo è il punto evidenziato dalla Corte d’Assise: l’interpretazione del 580, sostenuta dal diritto vivente, rende necessario il ricorso alla Corte Costituzionale alla quale è possibile rivolgersi “allorquando il giudice remittente ha l’alternativa di adeguarsi ad un’interpretazione che non condivide o assumere una pronuncia in contrasto, probabilmente destinata ad essere riformata”.

Fabo Antoniani, conosciuto anche come “Dj Fabo”, a seguito di un tragico incidente stradale avvenuto nel giugno del 2014 era rimasto tetraplegico e affetto da cecità permanente. Antoniani già prima di conoscere Marco Cappato aveva espresso la volontà di porre fine alla sua vita.

Con l’aiuto della fidanzata Valeria Imbrogno nel Maggio del 2016 contattò alcune strutture svizzere dove viene praticata l’assistenza al suicidio, dapprima la Exit e poi la Dignitas, e solo dopo Cappato dell’Associazione Luca Coscioni.

Fabo era consapevole, dopo numerosi e purtroppo infruttuosi tentativi riabilitativi e consulti medici, dell’inesistenza di cure per la sua malattia e dell’impossibilità di tornare a vivere come prima. Di fronte alla ferma richiesta di Antoniani di recarsi in Svizzera per porre fine alla sua vita Cappato accettò di accompagnarlo e, del tutto spontaneamente, si autodenunciò il giorno dopo per il reato di cui all’art 580 del codice penale.

La tragica vicenda ripropone ancora una volta la delicata questione del fine vita, del cosiddetto diritto alla dolce morte, che tra vuoti legislativi e potenziali incostituzionalità genera oramai da svariati anni un acceso dibattito tra chi s’indigna per la negazione di quel che viene considerato come un diritto fondamentalissimo, quello della libertà di scelta delle persone, e chi si batte per la tutela della vita sempre e comunque. E in effetti la ratio della norma in esame è proprio quella di tutelare il “bene supremo della vita”.

Ma il comunicato diffuso dall’ufficio stampa della Corte Costituzionale di mercoledì 24 Ottobre ha lanciato un messaggio inequivocabile: l’attuale assetto normativo concernente il fine vita lascia prive di adeguata tutela determinate situazioni costituzionalmente meritevoli di protezione e da bilanciare con altri beni costituzionalmente rilevanti.

L’udienza è rinviata al 24 settembre del 2019 per dare il tempo al Parlamento di intervenire con un’appropriata disciplina. Un anno per cambiare, un tempo sufficientemente ampio per modificare il nostro codice penale ma forse troppo stretto per cambiare il comune sentire della maggioranza del popolo che con incedere vacillante, con un pesante bagaglio di stringente morale religiosa, ancora non sa bene quale sentiero battere presa dallo sconsolante dubbio tra il delitto che è delitto e il delitto che è compassione.

Napoli, 28 ottobre 2018