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Spunta l’ennesima pubblicità sessista di cui non sentivamo proprio il bisogno
di Maria Teresa Luongo

L’arte conosce mille modi per manifestarsi e chi crede che ammirare la Cappella Sistina o la maestosità del Pantheon o via di seguito sia l’unico sbaglia.

Certo lì siamo di fronte al sublime, al top del top, e su questo non si discute. Ma ci sono infinte espressioni della creatività di intelletto. Penso a quella originalità di colori e suoni che per esempio possiamo ammirare nelle rappresentazioni cinematografiche o teatrali, nella musica, nella moda e insomma senza perderci in ovvietà è chiaro come la luce del sole che l’uomo è ben capace di creare il bello. Un bello che sia anche di buon gusto.

E oggi, intendendo per oggi gli ultimi vent’anni o giù di lì, il mondo pubblicitario ci ha offerto (talvolta) delle vere e proprie chicche.

Chi, nell’ormai lontano 2004, non si è emozionato fin quasi alle lacrime con lo spot di Telecom Italia “Comunicare è vivere” firmato da Spike Lee e dedicato a Gandhi? Ricordate il “se avesse potuto comunicare così, oggi che mondo sarebbe?”? Con una colonna sonora (“Sacrifice” di Lisa Gerrard e Pieter Bourke) capace di strapparti il cuore di petto. All’epoca fu di grande impatto, oggi non sarebbe forse riproponibile perché in fondo, diciamoci la verità, se Gandhi avesse potuto mandare messaggi WhatsApp il mondo non sarebbe diverso, probabilmente avrebbe visualizzato e non risposto.

Oppure l’iconica pubblicità dell’ancora più iconico profumo di Chanel, il famoso n.5, con Nicole Kidman e Rodrigo Santoro firmata da Baz Luhrmann. Una cascata di tulle rosa antico, lei che fugge dai paparazzi, una storia d’amore e il triste ritorno alla realtà con lui che dice “io so che non dimenticherò mai il suo bacio, il suo sorriso, il suo profumo”. Praticamente un film di due minuti, un bel film.

Ma gli spot pubblicitari di profumi ci danno sempre grandi soddisfazioni, da Jean Paul Gaultier a Gucci, da Armani a Dolce & Gabbana, l’occhio è quantomeno appagato e il prodotto presentato al meglio delle sue potenzialità. Tipo “Acqua di Gioia” di Armani, proposta niente poco di meno che come “l’essenza della gioia” che come minimo devi andare a provarlo.

Per i tabelloni pubblicitari il discorso cambia ma non di molto. Tutto si deve esprimere in una sola immagine, in un solo volto o in un atteggiamento che deve evocare tutto. Ma l’occhio dell’artista si vede sempre come il suo tocco originale e creativo e si vede pure la sua intelligenza, se c’è. E si vede pure se manca tutto, l’occhio, il tocco e l’intelligenza.

Evidentemente quest’ultimo è il caso del genio che si nasconde, ma farebbe bene a nascondersi nel vero senso della parola, dietro la pubblicità dell’olio per motori con la ragazza in lingerie che da giorni genera polemiche. Lei in una posa ammiccante si struscia su una macchina. Livello di decenza pari a meno infinito. Ma anche il genio (e ci auguriamo sia un uomo perché l’idea che possa trattarsi di una donna ci farebbe rabbrividire) che ha prodotto ciò è stato capace di evocare forti emozioni: è riuscito con una sola foto a trasmettere in chi l’osserva un senso di disgusto e degrado, come se cento anni di lotte femministe fossero state affogate in quell’olio per motori.

E se qualche grande donna del passato, qualche tenace lottatrice del secolo scorso o di più secoli fa, avesse potuto mandare un messaggio WhatsApp alla modella prima che posasse per questa edificante locandina… cosa sarebbe successo? Visualizzato e non risposto? Chissà.

Napoli, 23 novembre 2018