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Sprofondo Azzurro……..Gli Azzardi di Don Aurelio!
di Carlo Gimmelli

La Crisi di Risultati e di Nervi dei Campioni d’Italia  tra l’allenatore esonerato dalla squadra e gli imbarazzi del Presidente.

Polveriera azzurra!

A quattro mesi dall’agognato tricolore, gli azzurri sbiadiscono in un avvio di campionato disastroso, e non tanto o non solo per la classifica, con l’enigmatico Garcia finito nel tritacarne con la scomunica pubblica di De Laurentiis e la squadra platealmente scollata dal credo tattico del tecnico, dissenso esplicato nei numerosi Vaffa indirizzati on air verso la panchina durante le cervellotiche sostituzioni dei big.

Una squadra smarrita che, dopo una breve illusoria ripresa, nell’ultima gara strapersa contro la sbarazzina Fiorentina di Italiano, desiderio estivo del presidente, ha mostrato una totale mancanza di idea di gioco: lenta, abulica, con giocatori nervosi e fuori posizione; sono gli stessi uomini (quasi) dell’undici che ha incantato l’Europa per otto mesi, oggi fanno fatica a pareggiare con una neo promossa!

Garcia ci ha messo del suo (tanto!), ma è davvero tutta colpa del francese, arrivato a Napoli via Arabia Saudita? Retroscena e gole profonde raccontano che il dimissionario Giuntoli aveva comunque sconsigliato l’ingaggio del tecnico al patron, puntando decisamente sull’emergente Thiago Motta ma il visionario presidente era convinto di aver indovinato ancora una volta il tecnico giusto che avrebbe gestito il difficile post Spalletti e il direttore sportivo avrebbe saputo solo via social dell’ingaggio del francese.

Ad oggi il destino di Garcia parrebbe segnato nonostante le difficoltà del patron nella ricerca di un sostituto di peso dopo il “no” definitivo di Conte, l’unico top coach disponibile sul mercato, e le prossime tre partite per svoltare (Verona, Berlino in Champions e Milan in casa) sono la linea di demarcazione oltre cui ci sarà l’inevitabile #garciaout.

Ma la crisi azzurra non è dovuta solo alle bizzarrie tattiche e, anche, comunicative e caratteriali di Garcia che ha subito dato l’impressione di non voler continuare sul solco vincente tracciato da Spalletti e non ha trovato l’autorevole empatia del tecnico toscano con lo spogliatoio,  venendo di fatto sfiduciato dai senatori.

La tempesta perfetta, in realtà, si è scatenata con la coincidenza simultanea di vari malesseri  originati tutti dalla insopprimibile necessità di palcoscenico di ADL, refrattario al ruolo di manovratore dietro le quinte ma convinto di poter montare e smontare la macchina perfetta senza cambiare il risultato finale: vincere con i conti in ordine!

Le avvisaglie erano apparse, improvvise, sul finire della avvincente cavalcata Spallettiana che aveva asfaltato  gli inseguitori  da tempo e  aveva cucito la terza coccarda tricolore sulle maglie azzurre  con tre mesi di anticipo; eppure il tafazziano ambiente sportivo azzurro aveva trovato il modo di avvelenare  lo storico scudetto con le periodiche fratture tra la società, o meglio il vulcanico Aurelio de Laurentiis e la tifoseria organizzata in conflitto permanente effettivo.

Motivo del contendere:  il divieto da parte di società e questura di introdurre, caso unico in Italia,  striscioni e tamburi in curva e la politica del caro-biglietti che aveva, di fatto, eliminato gli storici settori “popolari”; la  miscela era esplosa, improvvisa, ad aprile durante l’incontro casalingo contro il Milan, sciopero del tifo con ampi squarci di curva lasciati vuoti sotto intimidazioni, poi  tafferugli e scontri tra diverse fazioni di Ultras intente  a darsele di santa ragione tra pro e contro Aurelio mentre la squadra si giocava lo scudetto contro i rossoneri. Solo le “minacce” dI Spalletti di mollare tutto avevano obbligato le parti ad una malcelata tregua armata.

Anche l’organizzazione della annunciatissima festa scudetto era stata avvelenata da un mese di polemiche tra istituzioni, società e tifosi divisi su tutto: location, giro della squadra in autobus scoperto, partecipazione della squadra all’evento, insomma roba già vista da queste parti!

Da questo humus sempre sul filo è partita la lunga estate bollente: il peccato originale di Don Aurelio da sempre è il mai nascosto egotismo, tipico degli uomini di spettacolo, che, miscelato ad un innegabile fiuto imprenditoriale e una buona dose di fortuna, ha portato la società raccolta nel 2004  nelle aule della fallimentare di Castel Capuano alla top quindici europea ma paradossalmente le doti visionarie di Don Aurelio costituiscono anche il suo più grande ed irrisolto limite.

La sindrome del Sultano come lo chiamava Spalletti, l’ultimo demiurgo che ADL non è riuscito a trattenere nel Golfo, è probabilmente l’ invalicabile baluardo che separa una ottima società di calcio con periodici exploit sportivi da un club strutturato per vincere e competere ad alti livelli.

L’addio di Don Luciano che doveva aprire un lungo ciclo vincente di una squadra che l’anno scorso è stata devastante per bellezza e concretezza è stato il vaso di Pandora che ha scoperchiato in un effetto domino i malumori interni alla gestione patriarcale della società: i due non si amavano, ci può stare, e già nell’estate 2022 il tecnico toscano era arrivato ad un passo dalla rottura, poi i risultati, la compattezza dello spogliatoio e l’affetto della piazza avevano fatto da collante ma paradossalmente proprio la cavalcata tricolore della grande bellezza ha riacceso le vecchie frizioni tra i due: molteplici le cause, l’eccessiva popolarità del tecnico che aveva tolto la luce al  presidente,  il rinnovo del contratto  inviato via PEC e non comunicato di persona,  l’assenza del presidente a Udine mentre squadra e tecnico festeggiavano lo scudetto,  il mancato promesso pagamento di un premio scudetto allo stesso allenatore.

“Questo Napoli lo può allenare chiunque”, queste le parole di ADL che hanno dato la stura all’autoconvincimento di essere lui il deus ex machina, una macchina troppo perfetta, in grado di viaggiare ad alta quota con il pilota automatico…e quindi l’addio tra i veleni seguito a ruota dalle dimissioni di Cristiano Giuntoli, per anni, uomo ombra del presidente e artefice dei colpi di mercato a prezzi da liquidazione dei pretoriani di Spalletti che hanno ingolosito i top club europei  con una stagione eccellente.

Via Giuntoli e Spalletti, i preparatori atletici, , il Sultano si è auto proclamato Re Mida ed ha avocato a sé la gestione del mercato estivo e la spinosissima questione rinnovo contratti dei big, corteggiati a suon di petroldollari.

L’estate assassina è partita con la complessa ricerca del nuovo tecnico, ma paradossalmente il Sultano scudettato ha incassato una serie di “no grazie” (Luis Enrique, Thiago Motta, Italiano, Paolo Sousa) ; la pesante eredità spallettiana, la ingombrante presenza del presidente, gli ingaggi non esaltanti alla base dei dinieghi e a fine giugno ADL ha lanciato i dadi e ha riportato in Italia Rudi Garcia, reduce da una non esaltante esperienza in Arabia.

Nella scenografica presentazione sulla nave da crociera della MSC, nuovo main sponsor, il Mattatore mette sotto pressione il tecnico francese dichiarando di avergli consegnato una fuoriserie e di auspicare di arrivare in finale di Champions League.

Garcia fa capire da subito che vuole discontinuità rispetto al passato e non vuole essere il pilota automatico del dopo Spalletti mentre il mercato non è all’altezza delle aspettative, senza un direttore tecnico la società si fa soffiare alcuni colpi dati per certi e sostituisce l’eccellente coreano Kim con il centrale Natan che esordisce in campionato solo alla quinta giornata, i successivi acquisti di Cajuste (12 milioni) e l’enigmatico Lindstrom (30 milioni) poco utilizzati dal tecnico per ora non hanno compensato gli addii del coreano,  di Lozano e di Ndombele.

Infine c’è la grana rinnovi, su tutti Osimhen e Kvara i cui procuratori hanno bussato a danari alla bottega di mastro Aurelio, molto sensibile sul tema: Osimhen  va a scadenza nel 2025 e il rinnovo dovrebbe essere una priorità viste le superquotazioni del nigeriano che ADL non ha voluto cedere, a suo dire, alla megaofferta araba di 200 milioni ad agosto; al momento c’è una curiosa fase di stallo che potrebbe aver contribuito al nervosismo del ragazzo anche se Aurelio continua a dirsi fiducioso ma il rischio di una frattura è molto più di una percezione.

Anche il talentuoso Kvara ha mostrato una preoccupante involuzione rispetto ai livelli top dello scorso campionato e anche per lui, eletto miglior giocatore della seria A e della Champions League 22/23, i procuratori hanno chiesto un sostanzioso aumento di ingaggio fino a 5 milioni  annui dal milione e duecento di quello attuale; il contratto tutela la società fino al 2027 e il presidente per adesso non ne vuole sapere di accontentare il georgiano ma quanto conviene l’intransigenza verso uno dei più forti talenti emergenti europei pagato quanto un giocatore di serie B?

Per adesso la consegna è il silenzio, pancia a terra e difendere lo scudetto con la fiducia a tempo all’allenatore e l’impegno dei senatori di compattare la squadra.

Basterà?

Napoli, 10 ottobre 2023

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