mar 12 DICEMBRE 2017 ore 18.38
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I primi frutti dell’impegno meridionalista
di Paolo Morelli

Il 24 novembre scorso il quotidiano Libero titolava la sua prima pagina con un roboante: Soldi al Sud rapinato il Nord e in terza pagina il titolo era Tolgono i soldi al Nord per darli al Sud. Le ragioni di un simile articolo traevano forza dalla lettura del decreto legge n°243 dello scorso anno intitolato “interventi urgenti per la coesione sociale e territoriale con particolare riferimento al Mezzogiorno”.

L’art. 7 Bis prevede infatti che il volume degli stanziamenti statali sia parametrato alla consistenza percentuale della popolazione del Meridione d’Italia (Abruzzo, Molise, Campania, Basilicata, Calabria, Puglia, Sicilia e Sardegna) sul totale della popolazione italiana. Per capirci meglio se poniamo pari a 100 il totale degli stanziamenti statali, più del 34% spetta alle regioni meridionali applicando un criterio democratico delle ripartizioni.

In soldoni, calcola Libero, che la ridistribuzione degli stanziamenti tra Nord e Centro ed Il Sud comporta una riduzione degli stanziamenti per i primi di € 40 pro capite ed un incremento per i secondi di € 74 per un complessivo ribilanciamento pari a poco più di un miliardo di euro annui .

Ripercorrendo l’iter di tale provvedimento si scopre che il decreto legge 243 risale al 29 dicembre del 2016, la legge nel quale è stato modificato è la n° 18 del 2017 ed il decreto di attuazione di tale legge è del 7 agosto 2017 a firma del Presidente del Consiglio dei Ministri e del Ministro dell’Economia e delle Finanze.

A questo punto sorge spontanea una domanda: cosa può aver determinato una sostanziosa redistribuzione degli stanziamenti pubblici da parte di un governo che, in linea con i precedenti, aveva lasciato al Sud solo le briciole? La risposta risiede in un avvenimento poco conosciuto come tutte le cose rilevanti realizzate al Sud ovvero in una raccolta di circa 11.000 firme organizzata, nella prima parte del 2015, da Unione Mediterranea con il “brand” Terra Nostra e presentata alla Commissione per le petizioni del Parlamento Europeo nel luglio 2015 a Bruxelles. La petizione veniva dichiarata ammissibile dalla Commissione il 17 marzo 2016 e trasmessa all’allora Presidente del Parlamento Europeo Martin Schulz. Ovviamente con grande soddisfazione dei redattori Giancarlo Chiari, Rosella Cerra e Roberto Longo e di tutti i firmatari.

Ma, cosa c’era scritto di così convincente nella petizione? In sostanza, essa, una volta descritte le principali problematiche che affliggono il Sud sin dall’unità d’Italia, richiedeva 2 cose: a) La rivalutazione storica del Sud Italia nel cruento processo di unificazione nazionale; b) una diversa ripartizione dei supporti finanziari riconosciuti dall’Italia e dall’Europa alle regioni meridionali in ragione del 34,43% del totale in quanto tale è la consistenza di popolazione rispetto alla totalità degli italiani. Di solito si dice che l’Europa è lontana dalle vicende interne degli Stati ma in questa occasione è forte il sospetto che stavolta ha ascoltato e riferito a chi di dovere. La considerazione nasce dal fatto che la logica di redistribuzione contenuta negli atti governativi e parlamentari sopra citati ovvero commisurare gli stanziamenti statali dell’Italia alla suddivisione percentuale dei suoi abitanti – fatto di una novità assoluta per le logiche di redistribuzione fin oggi applicate – è esattamente quanto la petizione richiedeva nell’allegato 2 dedicato alle soluzioni proposte ovvero “……..Tale situazione sfavorevole rispetto ad altre parti della nazione alimenta buona parte delle problematiche sociali che affliggono questa parte del Paese e che giustificano la sensazione di vaste fasce della popolazione di abitare una colonia dell’Italia più che far parte di essa a pieno titolo. Risulta per quanto detto INDISPENSABILE disporre di mezzi nazionali in percentuale pari o quanto meno vicina alla consistenza numerica percentuale degli abitanti del meridione d’Italia. Stessa cosa dicasi per quella parte di supporti europei che spetterebbero al Sud ma vengono impiegati in altre parti della penisola ……….”

Tale richiesta è stata fatta al Parlamento Europeo nel luglio 2015 e dichiarata ammissibile nel marzo 2016. L’iter governativo inizia solo nel dicembre 2016 e viene dichiarato esecutivo nell’agosto del 2017. Per chi volesse approfondire la questione è stata predisposta una pagina denominata “Petizione Approvata” nel sito del MARSS – Movimento Associativo per la Revisione della Storia del Sud Italia – www.assomarss.it che contiene tutto quello che c’è da sapere sulla vicenda. Il Meridione si muove, e, questi sono i primi frutti tangibili.

Napoli, 29 novembre 2017