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Napoli Punto e…a Capo…  La Fine di un Ciclo e la Rifondazione con Spalletti.

di Carlo Gimmelli

Il Napoli chiude una stagione agrodolce con la passeggiata nel Golfo dei poeti e liquida lo Spezia con un perentorio 3 – 0 e la passerella delle seconde e terze linee schierate da Spalletti in previsione della annunciata rifondazione giovane del prossimo campionato.

La Spezia, salvo con una giornata d’anticipo per il secondo anno consecutivo, fa lo stesso e “festeggia” la permanenza nella massima serie con una gara spensierata che gli azzurri chiudono dopo venti minuti.

Ovviamente anche una insignificante partita di fine stagione senza tensioni di classifica viene violentata dalla innata follia ultras che si scatena subito dopo il vantaggio degli azzurri con Politano al 4’ del primo tempo: della curva Piscina, sciaguratamente divisa a metà tra ultrà spezzini e napoletani partono i soliti bestiali cori razzisti contro i partenopei che a stretto contatto con i rivali reagiscono con lancio di oggetti e aste di bandiere, partono anche petardi e una invasione di campo dei napoletani, a stento contenuta da steward e polizia; nel parapiglia coinvolte anche le squadre che vanno sotto la curva a tentare di riportare la calma; la penosa scena da far west dura circa 15 minuti e l’arbitro Marchetti è costretto a sospendere l’incontro in attesa che la situazione tornasse gestibile.

Poco da dire sulla partita che, di fatto, gli azzurri hanno chiuso in 30 minuti con il gol di Politano e la doppietta dell’ enigmatico Zielinsky, nella ripresa spazio ai titolari Osimhen, Mertens, Insigne e Anguissa oltre all’esordiente portiere Marfella.

Il dilemma riguarda il peso specifico di questa stagione che sancisce il ritorno al calcio europeo che conta dopo due anni, ma resta l’amaro calice per un traguardo scudetto mancato per il crollo psicologico che la squadra ha accusato nei momenti decisivi; una squadra che ha dato il meglio di sé quando ha giocato scevra da pressioni e il peggio quando il gioco si è fatto duro e occorreva lo sprint mentale nelle gare che contavano.

Il dato è che, Inter a parte, il Napoli ha l’organico migliore in esperienza e fantasia e lo scudetto del Milan, squadra giovanissima con una età media di 25 anni (appesantita da Ibrahimovic, 41 anni e Giraud 36), dimostra che si poteva e doveva dare di più, anche se va detto che l’assenza per la Coppa d’Africa di giocatori top e il lunghissimo infortunio di Osimhen hanno influito non poco sull’autostima della squadra.

Dopo la gara il “rompete le righe” e per alcuni quella con lo Spezia è stata l’ultima partita con la casacca azzurra, oltre ai già ex Insigne e Ghoulam a fine contratto, ancora tutta da definire la posizione di Ciro Mertens a cui De Laurentiis ha offerto un biennale a un terzo dell’attuale ingaggio; a fine contratto anche il portiere Ospina (da definire), Juan Jesus, Tuanzebè (andrà via) e Malcuit (sicuro l’addio); l’unico in scadenza che certamente verrà confermato sarà il forte centrocampista Anguissà che verrà riscattato dall’Arsenal.

Spinose le questioni relative ai calciatori in scadenza nel 2023: De Laurentiis, anche recentemente, ha confermato la politica di un ridimensionamento del monte ingaggi di circa il 30%, intorno agli 85 milioni di euro lordi, e nessuno è considerato incedibile di fronte ad una offerta adeguata, tra questi koulibaly, vero leader dello spogliatoio , futuro capitano e amatissimo dalla tifoseria, in scadenza nel 2023, con un ingaggio pesante (6 milioni, dodici lordi), Spalletti ha già dichiarato che il senegalese sarà il punto fermo, insieme ad Anguissà , Osimhen e Zelinsky da cui rifondare l’organico; giovani si ma già rodati e di alto livello tecnico.

Resta da vedere se De Laurentiis resisterà alla tentazione di cedere i pilastri del Napoli futuro dinanzi ad offerte importanti: per Osimhen ha fissato il prezzo per una cifra non inferiore a 100 milioni di euro e per Koulibaly si siederebbe al tavolo per non meno di 40 milioni senza contropartite tecniche; nelle ultime ore sarebbe spuntato l’interesse esplorativo del Barcellona che, però, proporrebbe la contropartita tecnica di Pianjc (stipendione attuale di 6.5 milioni fuori dalla portata del Napoli) oppure 30 milioni cash e in caso di risposta negativa potrebbe offrire un mega contratto al giocatore che nel 2023 si libererebbe del Napoli a parametro zero.

Anche il forte centrocampista Fabian Ruiz in scadenza nel 2023, sarebbe tentato di andar via per far ritorno in Spagna alla corte del Real Madrid, e con la solita tecnica ormai diffusa tra i procuratori, non vuole rinnovare il contratto per costringere la società a cederlo subito per non perderlo a zero l’anno prossimo.

Di sicuro sarà una estate bollente per il d.s. Giuntoli che dovrà affrontare una campagna acquisti complicata da un budget limitato senza il cash di cessioni eccellenti.

In realtà la spaccatura ormai ufficiale tra la tifoseria organizzata e il patron verte soprattutto sul temuto ridimensionamento delle ambizioni della società, apparsa più orientata a far quadrare i conti e abbattere i costi che a costruire una squadra in lotta per lo scudetto, oltre all’impegno prestigioso in Champions league.

Insomma ancora una volta i veleni ambientali hanno contribuito a danneggiare la volata finale degli azzurri, oltre i propri demeriti, e la vittoria del tricolore a Milano, dimostra, qualora ce ne fosse ancora bisogno, quanto peso specifico abbia la sinergia tra squadra, società e tifoseria e su questo aspetto quaggiù abbiamo ancora da imparare.

Del resto gli unici tricolori della storia ce li regalò un tale che riuscì da solo a fermare lo strapotere economico delle squadre del nord, allenandosi su un campo di patate e che di umano aveva davvero poco.

Ma questa è un’altra storia.

Napoli, 23 maggio 2022