ven 7 AGOSTO 2020 ore 15.59
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A Napoli buste paga fasulle per docenti nella paritaria

di Stefano Cavallini*

In cambio i 12 punti annui per le graduatorie

Succede quasi ovunque in Italia, molto al Sud, ma anche al Centro (Latina, Roma, Pescara) e al Nord (Milano, Varese, Brescia, Sondrio, Pordenone, Trieste). E’ quanto dichiara uno studio di Latella.
Un docente di una scuola paritaria della provincia di Napoli racconta: “Mi davano delle buste paga fasulle, le firmavo senza ricevere alcun introito economico. Loro, in cambio, mi versavano i contributi, per cui io risultavo stipendiato”. “Si tratta di un ricatto vero e proprio – continua – perché i proprietari dell’istituto ti fanno sentire questa condizione come un piacere che ti stanno facendo. Sanno che, se non ti presti tu a questo ricatto, ci sarà sicuramente qualcun altro che lo farà al posto tuo. È quasi un rapporto di schiavitù che si instaura tra noi e queste persone”. “Io venivo pagato 3 euro all’ora ed ero tra i fortunati perché guadagnavo 250 euro al mese per 15 ore a settimana – spiega un altro ex docente di un scuola paritaria del centro di Napoli – ma conosco persone che dovevano pagarsi anche i contributi. Si ha l’idea che questo lavoro sia pessimo, ma l’alternativa è il nulla più totale. Per questo non si denuncia. E poi si è complici di un imbroglio: devo dire che sono connivente anch’io, anche se non ci ho dormito la notte. Al di là dell’aspetto economico, si è ricattati quotidianamente e costretti a fare continue irregolarità, come mettere presenze a chi non è in classe. Per uno che nella vita vuole fare l’educatore è un incubo avere a che fare con un sistema del genere”,

In Campania, dove gli ispettori ministeriali sono appena tre e le scuole più di mille, i controlli sono sporadici e saltuari. Inoltre il “controllore” a volte e colluso con il “controllato”. Ricordiamo l’”Achille Lauro” di Torre Annunziata, dove ad aprile 2013 l’intervento della Guardia di Finanza ha portato all’arresto di un ispettore dell’Ufficio scolastico regionale. Anche il sequestro del “Luca Pacioli” di Nola ha fatto emergere un sistema di collusione a tutti i livelli. L’assenza di controlli ha trasformato la scuola paritaria, specialmente al Sud, in un business basato sull’illegalità.

Ovviamente non è giusto fare di tutta l’erba un fascio. Ci sono paritarie di eccellenza, a macchia di leopardo, in tutta Italia. Anzi, queste situazioni mettono in cattiva luce soprattutto quegli istituti paritari che fanno della legalità e serietà uno scopo educativo.

Le maggiori irregolarità si verificano nella scuola secondaria di primo e secondo grado (pari a circa 2600 istituti sul totale – dato Miur, ndr), dove moltissimi docenti non solo sono costretti a firmare false buste paga, ma l’illegalità si manifesta anche nell’attestare la presenza di persone che non frequentano e nell’attestare attività didattiche mai svolte, interrogazioni mai fatte, voti mai avuti.

Alle parole di lode per il sistema paritario “perché la libertà di scelta educativa è un principio europeo e di grande civiltà” del neoministro dell’Istruzione Stefania Giannini, dovrebbe seguire anche un controllo atto a correggere e debellare tali comportamenti dalla realtà della scuola paritaria che non fa certo bene alla tanto decantata meritocrazia che si cerca di raggiungere nel nostro sistema di istruzione.

*Coordinatore provinciale Anief Napoli

Napoli, 10 aprile 2014