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Matrimoni e annullamenti – Interviene Papa Franceso

di Manlio Maglio

Quella che ha avviato Papa Francesco è una svolta epocale perché stravolge un sistema che è perdurato per circa cinquecento anni. Ma questa sua decisione è ben giustificata proprio a causa delle dolorose condizioni in cui versano molte famiglie travolte dai gorghi di quest’epoca dominata dal materialismo e dall’egoismo. Ben poche famiglie, oggi, rammentano e custodiscono i santi principi sui quali l’Eterno ha creato l’uomo e la donna: “Amatevi, moltiplicatevi, popolate la terra” e l’impegno che gli sposi assumono davanti a Cristo: “Prometti di amare, rispettare e onorare il tuo coniuge”.

Alla base della creazione, dunque, c’è la famiglia che deve essere una società fondata sull’amore vero e quindi sul rispetto reciproco, sulla stima e sulla comunità d’intenti, per realizzare insieme il grande progetto di Dio: generare figli, amarli ed educarli, insegnando ad amare Dio e il prossimo, con le parole e con il proprio esempio (che brutta testimonianza danno quei genitori che litigano davanti ai figli) pregando insieme e frequentando, con santa fede, i sacramenti. Ricordiamo anche le parole del Papa: “Permetti, scusa, grazie”. La buona educazione fa parte dell’amore.

Purtroppo però, in gran parte delle famiglie, le cose sono andate e vanno diversamente. La televisione ha annullato il dialogo nelle famiglie; i problemi economici hanno causato dissapori; la mancanza di armonia in famiglia e l’insicurezza sul futuro ha spinto i giovani verso alcol e droga. I coniugi, invece di cercare la forza nell’unione e nella preghiera, si mettono in posizioni di antagonismo, ferendosi vicendevolmente, fino a volere la separazione.

Una causa, particolarmente importante, è l’inadeguatezza dei corsi prematrimoniali e, comunque, la scarsa partecipazione ai suddetti che si può ridurre a soli 4 o 5 incontri (molti parroci, poi, sentendosi dire che i nubendi – per una ragione o per un’altra – non possono partecipare al corso, li ammettono egualmente alle nozze, alle quali i fidanzati giungono gravemente impreparati). Ma ci sono moltissime altre ragioni ostative alla validità del matrimonio. Ne citiamo alcune: Matrimonio rato ma non consumato; Non credere alla indissolubilità del matrimonio (alcuni nubendi – commettendo un sacrilegio – prima delle nozze si recano da un notaio, depositando una riserva: “Andrò avanti nel matrimonio fino a quando non mi sarò stancato”); ingannare il/la  fidanzato/a facendo credere di essere o avere ciò che non si è o non si ha (di rilevante); la reiterata violenza sul coniuge e/o sui figli; Essere affetti da gravi malattie fisiche  – specialmente se contagiose – o psichiche, nascoste al coniuge, prima del matrimonio; l’incapacità di ragione, documentata dal medico (avviene nei matrimoni combinati); l’occultamento doloso della sterilità; il rifiuto di generare figli; l’omosessualità nascosta e, a maggior ragione, la transessualità; l’ostinata permanenza in una relazione extraconiugale; il nascondere al coniuge di avere figli nati da una precedente relazione; l’errore di persona; il matrimonio coatto (“Se non ti sposi, ti ammazzo”); La condanna all’ergastolo (morte civile); quando un coniuge viene dichiarato disperso; l’appartenenza, celata al coniuge, ad una società segreta; ma anche, ad esempio, l’abbandono definitivo del tetto coniugale per ritornare dalla mamma o per vivere con altra persona.

Tutte queste ragioni – e molte altre – rendono invalido il matrimonio e quindi si apre la possibilità di ricorrere ai tribunali ecclesiastici ed alla Sacra Rota. Purtroppo però i processi canonici devono tenere conto di una grossa burocrazia: un processo di primo grado, cui deve far seguito un processo di secondo grado e, le risultanze dei due processi, devono coincidere. Se tutto va bene, si giunge alla Sacra Rota (Vaticana), dove è necessario essere assistiti da un avvocato rotale.

Bisogna sapere per altro che, oggi, che le cause istruite nei tribunali diocesani sono oltre tremila, che i giudici rotali sono appena ventuno e che gli avvocati riconosciuti per patrocinare nel Tribunale della Sacra Rota, sono soltanto duecentosettana legali. Si tratta di professionisti capaci di muoversi nei meandri dei tribunali ecclesiastici e, specialmente, nella Sacra Rota, avvocati che hanno una specifica professionalità, che hanno una perfetta padronanza del latino e che conoscono persone e cose. Questi, per il loro patrocinio in una causa che può durare anni e anni, chiedono parcelle da capogiro.

La C.E.I. ha tentato di calmierare i costi stabilendo dei limiti per le parcelle degli avvocati e prevedendo, in alcuni casi, anche il gratuito patrocinio. I giudici non guadagnano granché e le spese processuali sono coperte dall’8 per mille ma i legali sanno come riuscire a farsi pagare cifre a molti zeri (da 8.000 fino a 20.000 euro). Si racconta che Papa Francesco, quando era Arcivescovo di Buenos Aires, scoprì un avvocato del Tribunale ecclesiastico che pretendeva 10.000 euro per i primi due gradi di giudizio. Bergoglio non ci pensò due volte a licenziarlo!

Stanco di questa situazione, il Santo Padre ha deciso di operare un notevole snellimento delle procedure per l’annullamento del vincolo matrimoniale: ha emanato una lettera pastorale in forma di “Motu proprio”, la “Mitis Judex Dominus Jesus”, sulla riforma del processo canonico per le cause di dichiarazione di nullità del matrimonio, nel Codice di Diritto Canonico” ed un’altra: “Mitis et misericors Jesus” per le chiese orientali. Grazie a questo provvedimento, reso possibile dall’impegno della commissione ad hoc, nominata dal Papa nel 2014, che si è espressa all’unanimità in favore dello snellimento dell’iter burocratico, oggi la Chiesa – che ha per principio la salvezza delle anime – può introdurre il “processo breve” (meno di un anno) che si aggiunge a quello cosiddetto “documentale”,  quando “la domanda sia avanzata da entrambi i coniugi o da uno, con il consenso dell’altro”, sostenuta da documentazioni e testimonianze , chiare e inequivocabili, che rendano manifesta la nullità del vincolo.

Nel caso fosse richiesto, c’è sempre la possibilità di appello – che si terrebbe nella sede metropolitana – e quella di un terzo grado di giudizio.

E’ importante sapere che il Motu Proprio prevede che il Vescovo costituisca nella sua diocesi un tribunale per l’annullamento dei matrimoni “viziati” e, lo stesso Vescovo ne divenga giudice. Per altro il presule,  sotto la sua responsabilità,  può nominare per le cause di prima istanza un giudice unico, che sia un ecclesiastico. Ciò detto, va rilevato che la dichiarazione di nullità “Il matrimonio non è mai avvenuto” comporta automaticamente l’annullamento dell’obbligo, da parte del coniuge, condannato in sede civile, a versare gli alimenti all’ex coniuge.

Questa importantissima decisione del pontefice si è resa necessaria, come ha detto egli stesso, per la mancanza di preparazione e di fede. Ci domandiamo allora se, in un immediato futuro, i Vescovi daranno precise disposizioni affinchè, con le giuste modalità, si provveda ad organizzare corsi prematrimoniali obbligatori ,di durata annuale e senza eccezioni di sorta, affinchè i nubendi giungano al matrimonio nella perfetta consapevolezza della missione che viene loro affidata.

Manlio Maglio

Quella che ha avviato Papa Francesco è una svolta epocale perché stravolge un sistema che è perdurato per circa cinquecento anni. Ma questa sua decisione è ben giustificata proprio a causa delle dolorose condizioni in cui versano molte famiglie travolte dai gorghi di quest’epoca dominata dal materialismo e dall’egoismo. Ben poche famiglie, oggi, rammentano e custodiscono i santi principi sui quali l’Eterno ha creato l’uomo e la donna: “Amatevi, moltiplicatevi, popolate la terra” e l’impegno che gli sposi assumono davanti a Cristo: “Prometti di amare, rispettare e onorare il tuo coniuge”.

Alla base della creazione, dunque, c’è la famiglia che deve essere una società fondata sull’amore vero e quindi sul rispetto reciproco, sulla stima e sulla comunità d’intenti, per realizzare insieme il grande progetto di Dio: generare figli, amarli ed educarli, insegnando ad amare Dio e il prossimo, con le parole e con il proprio esempio (che brutta testimonianza danno quei genitori che litigano davanti ai figli) pregando insieme e frequentando, con santa fede, i sacramenti. Ricordiamo anche le parole del Papa: “Permetti, scusa, grazie”. La buona educazione fa parte dell’amore.

Purtroppo però, in gran parte delle famiglie, le cose sono andate e vanno diversamente. La televisione ha annullato il dialogo nelle famiglie; i problemi economici hanno causato dissapori; la mancanza di armonia in famiglia e l’insicurezza sul futuro ha spinto i giovani verso alcol e droga. I coniugi, invece di cercare la forza nell’unione e nella preghiera, si mettono in posizioni di antagonismo, ferendosi vicendevolmente, fino a volere la separazione.

Una causa, particolarmente importante, è l’inadeguatezza dei corsi prematrimoniali e, comunque, la scarsa partecipazione ai suddetti che si può ridurre a soli 4 o 5 incontri (molti parroci, poi, sentendosi dire che i nubendi – per una ragione o per un’altra – non possono partecipare al corso, li ammettono egualmente alle nozze, alle quali i fidanzati giungono gravemente impreparati). Ma ci sono moltissime altre ragioni ostative alla validità del matrimonio. Ne citiamo alcune: Matrimonio rato ma non consumato; Non credere alla indissolubilità del matrimonio (alcuni nubendi – commettendo un sacrilegio – prima delle nozze si recano da un notaio, depositando una riserva: “Andrò avanti nel matrimonio fino a quando non mi sarò stancato”); ingannare il/la  fidanzato/a facendo credere di essere o avere ciò che non si è o non si ha (di rilevante); la reiterata violenza sul coniuge e/o sui figli; Essere affetti da gravi malattie fisiche  – specialmente se contagiose – o psichiche, nascoste al coniuge, prima del matrimonio; l’incapacità di ragione, documentata dal medico (avviene nei matrimoni combinati); l’occultamento doloso della sterilità; il rifiuto di generare figli; l’omosessualità nascosta e, a maggior ragione, la transessualità; l’ostinata permanenza in una relazione extraconiugale; il nascondere al coniuge di avere figli nati da una precedente relazione; l’errore di persona; il matrimonio coatto (“Se non ti sposi, ti ammazzo”); La condanna all’ergastolo (morte civile); quando un coniuge viene dichiarato disperso; l’appartenenza, celata al coniuge, ad una società segreta; ma anche, ad esempio, l’abbandono definitivo del tetto coniugale per ritornare dalla mamma o per vivere con altra persona.

Tutte queste ragioni – e molte altre – rendono invalido il matrimonio e quindi si apre la possibilità di ricorrere ai tribunali ecclesiastici ed alla Sacra Rota. Purtroppo però i processi canonici devono tenere conto di una grossa burocrazia: un processo di primo grado, cui deve far seguito un processo di secondo grado e, le risultanze dei due processi, devono coincidere. Se tutto va bene, si giunge alla Sacra Rota (Vaticana), dove è necessario essere assistiti da un avvocato rotale.

Bisogna sapere per altro che, oggi, che le cause istruite nei tribunali diocesani sono oltre tremila, che i giudici rotali sono appena ventuno e che gli avvocati riconosciuti per patrocinare nel Tribunale della Sacra Rota, sono soltanto duecentosettana legali. Si tratta di professionisti capaci di muoversi nei meandri dei tribunali ecclesiastici e, specialmente, nella Sacra Rota, avvocati che hanno una specifica professionalità, che hanno una perfetta padronanza del latino e che conoscono persone e cose. Questi, per il loro patrocinio in una causa che può durare anni e anni, chiedono parcelle da capogiro.

La C.E.I. ha tentato di calmierare i costi stabilendo dei limiti per le parcelle degli avvocati e prevedendo, in alcuni casi, anche il gratuito patrocinio. I giudici non guadagnano granché e le spese processuali sono coperte dall’8 per mille ma i legali sanno come riuscire a farsi pagare cifre a molti zeri (da 8.000 fino a 20.000 euro). Si racconta che Papa Francesco, quando era Arcivescovo di Buenos Aires, scoprì un avvocato del Tribunale ecclesiastico che pretendeva 10.000 euro per i primi due gradi di giudizio. Bergoglio non ci pensò due volte a licenziarlo!

Stanco di questa situazione, il Santo Padre ha deciso di operare un notevole snellimento delle procedure per l’annullamento del vincolo matrimoniale: ha emanato una lettera pastorale in forma di “Motu proprio”, la “Mitis Judex Dominus Jesus”, sulla riforma del processo canonico per le cause di dichiarazione di nullità del matrimonio, nel Codice di Diritto Canonico” ed un’altra: “Mitis et misericors Jesus” per le chiese orientali. Grazie a questo provvedimento, reso possibile dall’impegno della commissione ad hoc, nominata dal Papa nel 2014, che si è espressa all’unanimità in favore dello snellimento dell’iter burocratico, oggi la Chiesa – che ha per principio la salvezza delle anime – può introdurre il “processo breve” (meno di un anno) che si aggiunge a quello cosiddetto “documentale”,  quando “la domanda sia avanzata da entrambi i coniugi o da uno, con il consenso dell’altro”, sostenuta da documentazioni e testimonianze , chiare e inequivocabili, che rendano manifesta la nullità del vincolo.

Nel caso fosse richiesto, c’è sempre la possibilità di appello – che si terrebbe nella sede metropolitana – e quella di un terzo grado di giudizio.

E’ importante sapere che il Motu Proprio prevede che il Vescovo costituisca nella sua diocesi un tribunale per l’annullamento dei matrimoni “viziati” e, lo stesso Vescovo ne divenga giudice. Per altro il presule,  sotto la sua responsabilità,  può nominare per le cause di prima istanza un giudice unico, che sia un ecclesiastico. Ciò detto, va rilevato che la dichiarazione di nullità “Il matrimonio non è mai avvenuto” comporta automaticamente l’annullamento dell’obbligo, da parte del coniuge, condannato in sede civile, a versare gli alimenti all’ex coniuge.

Questa importantissima decisione del pontefice si è resa necessaria, come ha detto egli stesso, per la mancanza di preparazione e di fede. Ci domandiamo allora se, in un immediato futuro, i Vescovi daranno precise disposizioni affinchè, con le giuste modalità, si provveda ad organizzare corsi prematrimoniali obbligatori ,di durata annuale e senza eccezioni di sorta, affinchè i nubendi giungano al matrimonio nella perfetta consapevolezza della missione che viene loro affidata.

Napoli, 24 settembre 2015