mar 23 APRILE 2024 ore 11.24
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MANI (SPORCHE) SULLA CITTA’……
di Carlo Gimmelli

Il fallimento di una classe politica che non sa più cosa è la vergogna.

“Ma che occasione, ma che affare. Vendo Bagnoli, chi la vuol comprare?”, era il 1989 e Edoardo Bennato, l’architetto del rock nato di fronte all’Italsider dove il papà Carlo era impiegato, cantava lo scempio di un angolo di paradiso al crepuscolo della grande acciaieria che tanto aveva dato ma troppo aveva tolto ai napoletani: stipendi sicuri e tumori, sviluppo e degrado, l’illusione della grande industria e la distruzione del territorio.

Nel 1992 la chiusura definitiva: si spengono gli altoforni e si accendono le fantasie e le ciaccole della politica sulla pelle di un quartiere e di una città dolente e speranzosa della eterna svolta: “Bagnoli sarà la nuova Miami”: turismo, grandi investimenti, porto turistico, una sorta di Florida made in Naples, posti di lavoro per tutti, erano gli anni del dopo tangentopoli, la nascente seconda repubblica presentava volti (quasi) nuovi e promesse vecchie, sembrava l’alba di una nuova era.

Dopo trenta anni, un miliardo di fondi europei e nazionali sperperato senza un colpevole e un futuro sempre più imperscrutabile, la Corte di Appello di Napoli ha sentenziato che la vergogna senza fine di Bagnoli non ha colpevoli.

“Il fatto non sussiste”, l’asettica formula pronunciata dai giudici di secondo grado certifica che è stata demolita l’intera impostazione della superprocura che pure scriveva di “danni ambientali irreparabili”: niente disastro ambientale, nessuna mancata bonifica, nessuna truffa, tutti assolti, tutti estranei ai fatti.

Il simbolo politico di questa vergogna senza fine è il commovente post social di Bassolino, sindaco e governatore di queste terre per quasi un ventennio, che salutava, festante, l’assoluzione di Tino Santangelo, ex presidente della fallita “Bagnoli Futura” e già vicesindaco della città sotto la sindacatura Iervolino, negli anni dell’incompiuto Rinascimento Napoletano, assolto in appello insieme a tutti gli altri coimputati dall’accusa di disastro colposo aggravato, truffa, abuso d’ufficio, dopo le condanne in primo grado.

Nessun uomo di buona volontà può mettere in dubbio la specchiata onestà dell’ex sindaco della grande illusione, almeno fino a prova contraria, e neanche di tutti gli amministratori locali (Iervolino, De Magistris, Losco, Rastrelli, Caldoro, De Luca) e i super commissari nazionali (Nastasi, Arcuri, Floro Flores), ma in questo dannato paese della plurigenitorialità dei meriti e dell’orfananza dei delitti, soprattutto quelli politici, dopo 12 anni di chiacchiere e scartoffie il disastro giudiziario è perfino più vergognoso di quello ambientale.

La mancata bonifica, costata 107 milioni di euro, che, secondo gli inquirenti era stata fatta solo sulla carta e, anzi, avrebbe peggiorato una situazione ambientale disastrosa con 7000 tonnellate di amianto lasciate a cielo aperto, metalli pesanti e idrocarburi fino a 14.000 volte superiori alla norma, non avrebbe colpevoli, tutti estranei ai fatti.

E dopo il danno la vergogna delle parole: non c’è politico locale e nazionale, anche tra quelli coinvolti, che non commenti con l’aria angelica del passante o del vecchietto dinanzi ad un cantiere, che si, “Bagnoli è una vergogna mondiale” (De Luca dixit).

Oggi si riparte da zero, 12 anni di prove, indagini, tonnellate di carte e processi pachiderma per ripartire dal via, non è dato sapere se si arriverà in Cassazione per sperare tra qualche lustro in una sentenza che, forse non interesserà più a nessuno.

Epperò le carte dei giudici contabili raccontano un’altra storiaccia, quasi un miliardo di euro (2.000 miliardi di vecchie lire) sperperati in super consulenze, studi di fattibilità e “caratterizzazione del territorio” (?), miliardi di pagine e scartoffie, società costituite ad hoc per produrre il nulla cosmico e poi fallite sotto una montagna di debiti accollati alla cittadinanza silenziosa e dolente, commissari strapagati giunti dall’iperspazio per parlare di “convergenze parallele”, bonifiche pagate a peso d’oro e mai iniziate o lasciate a metà, le poche opere ultimate abbandonate ai topi e ai vandali, vecchi manufatti modello soviet lasciati ancora in piedi, lì come sentinelle sui 200 ettari di paradiso tra il verde della collina di Posillipo e il mare di Coroglio a testimoniare l’inconcludenza di una politica senza vergogna che sopravvive sempre a sé stessa.

Simbolo della vergogna il Parco dello sport, 250.000 metri quadrati di eden ai piedi della collina di Posillipo con campi di calcio, calcetto, tennis, basket, spogliatoi, pista di pattinaggio su ghiaccio ipertecnologica, canali intersecati e piscine per il modellismo nautico inanellati da tre piste di atletica e percorsi ciclabili, un vero spettacolo, costato 40 milioni di euro, inaugurato nel 2010 con la solita fanfara di chiacchiere e mai entrato in funzione, poi sequestrato, abbandonato e saccheggiato di tutto ciò che sia commerciabile, oggi in uno stato di degrado assoluto tra erbacce e topi in una città che ha un disperato bisogno di spazi sportivi aperti a tutti.

Epperò il più grande scandalo post tangentopoli ormai non scandalizza più nessuno, e lì sotto gli occhi di tutti, ma basta affacciarsi dal belvedere del Parco Virgiliano o percorrere Discesa Coroglio per capire cosa sia un disastro politico e giudiziario politico in una città baciata dagli dèi e violentata dagli uomini….

Napoli, 9 aprile 2022