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I suicidi di Pomigliano

 

Un filo sottile unisce i tanti, troppi suicidi degli ultimi anni di persone cadute in disgrazia a causa della crisi, della perdita del lavoro, della riduzione del salario, a causa del continuo ricorso alla cassa integrazione, lì dove previsto.
Posizionata al centro di un triangolo della morte definita “Terra dei Fuochi”, Pomigliano, più che altrove, risente del calo delle produzioni industriali, figlio di una mancanza di progettualità e di innovazione, le cui radici sono figlie delle politiche clientelari ed asfittiche dei decenni passati, perpetrate senza soluzione di continuità fino ai nostri giorni.
Oggi, né il polo automobilistico, Fiat ex Alfa Romeo, né quello aeronautico, Alenia ed Avio in testa, riescono ad essere la locomotiva ed il volano industriale di un tempo anzi, il lento recedere delle stesse, sta lasciando sul campo innumerevoli vittime e disagi.
Questo è il contesto in cui si inquadra il gesto finale di Pino De Crescenzo che a 43 anni lascia la famiglia nel dramma e due figli ancora in tenera età e di Eduardo De Falco, anch’egli 43enne che lascia la moglie ed tre figli piccoli.
Pino ed Eduardo non sono il solo dramma partorito dalla situazione della FIAT di Pomigliano e della crisi economica, altri casi di tentativi di suicidio sono stati fermati appena in tempo, come quello di pochi giorni fa di un operaio licenziato illegittimamente che si stava lanciando dal tetto assieme alla moglie ed i figlioletti: perché aspettare sette anni per vedere scritta una sentenza che non è da paese civile? Oppure come quello dell’Ottobre 2013 quando un altro lavoratore in cassa integrazione si è lanciato da un cavalcavia dell’autostrada Napoli-Bari a Marigliano o, ancora, come quel lavoratore di Scampia a Napoli che ad Agosto 2011, davanti all’ennesima lettera di Cig, si è tagliato le vene, il collo e l’addome.
L’Osservatorio Politico di San Felice in Pincis di Pomigliano lancia un appello accorato a tutti i commercianti ed operai che si trovano in difficoltà, operai purtroppo, al termine della cassa integrazione, con fosche prospettive all’orizzonte, richiamando il valore supremo della vita umana. Nulla è paragonabile all’umana esistenza. E si deve avere la certezza che non si vince la dura battaglia della crisi andando contro la propria vita.
Allo stesso tempo, però, non possiamo non appellarci alle Istituzioni ed all’imprenditoria perché si assumano le loro responsabilità e sappiano mettere la vita umana prima e al di sopra del profitto. L’uomo non è merce di scambio.
Non si può fare a meno di notare il vergognoso silenzio che cade su queste tragedie del nostro territorio relegandole a semplici e normali atti di cronaca giornaliera dovute a disagi, a fenomeni depressivi o a problemi familiari.
Infine, è auspicabile che da subito cresca tra gli operai ed i commercianti la solidarietà e la partecipazione ai problemi esistenziali dei propri compagni, come antidoto alle tentazioni estreme. È arrivato il momento di superare la visione individualista del lavoro nella quale purtroppo ci si trova anche se non sempre per la responsabilità dei lavoratori.
Un appello finale l’Osservatorio lo rivolge alla comunità parrocchiale perché mostri la grande potenzialità di comunione e di accoglienza per il mondo del lavoro che trova le sue radici ideali nel Vangelo.

24 febbraio 2014