gio 9 LUGLIO 2020 ore 11.39
Home Cultura Lavorare da casa? È la soluzione?

Lavorare da casa? È la soluzione?

di Martina Tafuro

 

 

Uno dei migliori consigli che abbia mai ricevuto
è stato da un allevatore di cavalli.
Mi disse “vai piano per andare veloce”.
Penso che si applichi a tutto nella vita.
Viviamo come se non ci fossero abbastanza
ore al giorno, ma se facciamo ogni cosa con calma
e attenzione lavoreremmo più velocemente
e con molto meno stress.
(Viggo Mortensen)

 


Autonomia, flessibilità, libertà, emancipazione, orientamento ai risultati: sono queste le ridondanti parole pronunciate, un po’ da tutti, che caratterizzano la filosofia e la pratica alla base dello Smart Working.

imagesLa definizione che ne dà il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali è: “lo Smart Working (o Lavoro Agile) è una modalità di esecuzione del rapporto di lavoro subordinato caratterizzato dall’assenza di vincoli orari o spaziali e un’organizzazione per fasi, cicli e obiettivi, stabilita mediante accordo tra dipendente e datore di lavoro; una modalità che aiuta il lavoratore a conciliare i tempi di vita e lavoro e, al contempo, favorire la crescita della sua produttività”.

Quindi, lo Smart Working non è solo un rapporto di lavoro subordinato.

Lo Smart Working ha bisogno di una estensione aziendale.

Il binomio lavorare da casa/Smart Working è falso. Quello è Home Working o Remote Working, cioè lavoro effettuato in mobilità e sfruttando luoghi da un ufficio.

E smettetela di associare lo Smart Working a “lavorare 2 giorni alla settimana” in un luogo al di fuori degli uffici.

Ancora: lo Smart Working non è l’evoluzione del telelavoro.

Per il telelavoro servono un computer e un collegamento internet. Serve firmare un accordo con la propria azienda per spostare l’ufficio per tre o quattro giorni la settimana all’interno delle mura di casa.

Lo Smart Working, richiede che: “gli impiegati diventano professionisti che grazie alla tecnologia potranno lavorare ovunque perché risponderanno a obiettivi, soprattutto a breve scadenza, definiti con il loro capo”.

È questo il passaggio che molti faticano a capire!

Il lavoro agile (Smart Working), richiede approccio nuovo al modo di lavorare e collaborare all’interno di un’organizzazione.

Questa nuova dimensione del lavoro è caratterizzata da tre elementi:

  • rivedere il rapporto tra dirigente e dipendente per passare dal controllo alla fiducia;Collaboration_300x300
  • sostituire i sistemi di comunicazione rigidi con tecnologie collaborative[1];
  • riorganizzare gli spazi di lavoro.

Ad occhio e croce significa mettere al centro dell’organizzazione l’individuo/persona.

Significa incrociare gli obiettivi personali con quelli aziendali.

Significa rendere il lavoratore padrone del proprio lavoro, cosciente del risultato da raggiungere, consapevole del lavoro in team.

Lo Smart Working non è spedire e-mail di lavoro da casa!

Trasformazione digitale non significa… la semplice digitalizzazione della posta.

Questa trasformazione per realizzarsi deve possedere tre componenti:

  1. i dati, devo sapere dove sono i miei dati e come maneggiarli;
  2. le applicazioni, devono essere in cloud[2] all’interno dell’intelligenza artificiale;
  3. il lavoro… è giunta l’ora di abbandonare il desktop.  

Negli ultimi anni è venuto prepotentemente alla luce il rapporto stretto, che c’è fra flessibilità organizzativa ed efficienza di una organizzazione.

Tema ostico per le pubbliche amministrazioni, per la pesantezza organizzativa del sistema pubblico, che agisce come un freno allo sviluppo.

Il decisore politico in Italia ha promosso il telelavoro e il lavoro agile come strumenti di modernizzazione culturale della pubblica amministrazione, indirizzando le istituzioni ad introdurli in modo permanente nella propria organizzazione.

C’ha provato Monti nel 2012 con le misure per la crescita, Renzi nel 2016 con la riforma della pubblica amministrazione, Gentiloni nel 2017 con la legge n. 81 sullo Smart Working e infine il Conte, con un articolo della Legge Finanziaria 2019 indirizzato al sostegno della genitorialità.

I provvedimenti hanno introdotto obblighi di pianificazione, di trasparenza, di messa a disposizioni di postazioni di lavoro flessibili per almeno il 10% dei dipendenti e mettono in campo di strumenti sanzionatori. È stato istituito anche un percorso di supporto nei confronti delle amministrazioni che sperimentano le nuove forme di lavoro a distanza.

Tutti questi provvedimenti sono stati ispirati dal bisogno di:

  • Ridurre i consumi e l’impatto ambientale.
  • Aumentare il benessere lavorativo, familiare e sociale.
  • Riequilibrare la distribuzione dei servizi e delle infrastrutture tra centro e periferia.
  • Incentivare la parità di genere sul lavoro.
  • Rendere accessibile il lavoro ai diversamente abili.
  • Valorizzare la risorsa tempo.

Smart-WorkingSi tratta di una “nuova filosofia manageriale fondata sulla restituzione alle persone di flessibilità e autonomia nella scelta degli spazi, degli orari e degli strumenti da utilizzare a fronte di una maggiore responsabilizzazione sui risultati”, riprendendo in questo caso la definizione che già nel 2015 ne dava l’Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano.

L’unico consiglio che mi sento di dirvi è: non lavorate sempre da casa.

 Lo Smart Working non vuol dire stare per forza in casa vostra.

Sfruttate le connessioni WiFi dei locali pubblici.

È così che è stato scritto il primo Harry Potter!

 

Approfondimenti

Guida sullo Smart Working di Forumpa

Telelavoro e Smart Working. Le differenze

Normativa su Telelavoro e Smart Working in Italia. Schema riassuntivo

Infografiche telelavoro nel pubblico impiego

 



[1] La Collaboration è una modalità lavorativa per mezzo della quale più individui lavorano insieme con uno scopo comune, al fine di ottenere dei benefici negli affari di cui si occupa l’azienda per cui operano.La Collaboration permette agli individui di lavorare insieme per raggiungere un obiettivo di business definito e comune, essa esiste in due forme:.Sincrona, dove ciascuno interagisce in tempo reale, come avviene nelle videoconferenze, attraverso messaggi istantanei o via Skype for Business, ecc. e. Asincrona, dove l’interazione può essere spostata nel tempo; cioè quando carichiamo documenti o annotazioni in uno spazio di lavoro condiviso o ad esempio, quando contribuiamo ad una wiki.

[2] Il cloud computing indica, in informatica, un paradigma di erogazione di servizi offerti su richiesta da un fornitore a un cliente finale attraverso la rete internet, a partire da un insieme di risorse preesistenti, configurabili e disponibili in remoto sotto forma di architettura distribuita.

Napoli, 15 giugno 2020