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L’Arte Rivendica i Ghiacciai
di Martino Ariano

Forse una delle conseguenze più conosciute del cambiamento climatico è la scomparsa dei ghiacciai e il radicale cambiamento dei paesaggi artici e montuosi dei nostri Paesi.

Si sta documentando da anni la graduale scomparsa dei ghiacciai, costellata di cronache e di tragedie. Ultima in ordine di tempo quella della Marmolada, con il distacco di una parte del ghiacciaio e la morte di 11 persone.
Solo dinanzi a tragedie di questo genere ci rendiamo conto della gravità della situazione, in quanto i ghiacciai e il graduale innalzamento del livello del mare sembrano impercettibili, ma le conseguenze sono numerose e disastrose: perdita di kilometri di costa, inondazioni sempre più violente ed improvvise, graduale scomparsa di città costiere (in primis la nostra Venezia), aumento della salinità delle acque, distruzione di habitat marini, come la barriera corallina; fino alla liberazione nei mari di nuovi batteri.

Anche dinanzi a tale argomento, l’arte diviene mezzo di denuncia, ma non solo.

Infatti, in questo caso, funge anche da mezzo scientifico con le sue numerose opere d’arte, perlopiù dipinti: alcuni ricercatori mediante i tramonti presenti nell’opere d’arte moderna hanno potuto monitorare e stimare i livelli d’inquinamento atmosferico, ottenendo informazioni ambientali ad ampio spettro temporale; altri dipinti hanno permesso ai ricercatori di determinare il ritmo dello scioglimento dei ghiacciai. In generale insomma da un semplice confronto tra i dipinti antichi/moderni con il paesaggio attuale si stanno deducendo i cambiamenti avvenuti.

L’arte, dunque, ha il “potere” di aprire una finestra temporale sul nostro clima ed evidenziare la potenza distruttrice dell’uomo sull’ambiente.

Tra le numerose manifestazioni artistiche che chiariscono o semplicemente presentano la realtà drammatica dei fatti ne ho scelto due:
1. L’installazione “Ice Watch” (“Orologio Glaciale”) dell’artista danese Olafur Eliasson, realizzata nel 2018 dinanzi alla Tate Modern di Londra.

Insieme al geologo Minik Rosing e al supporto dell’agenzia di comunicazione internazionale Bloomberg, Olafur con Ice Watch presenta un cerchio (un orologio) formato da 12 blocchi di ghiaccio provenienti direttamente dalla Groenlandia. Obiettivo dell’installazione è ridurre le distanze, portando al centro di una megalopoli come Londra e dinanzi agli occhi di tutti lo scioglimento dei ghiacciai che sta avvenendo nella zona artica, sensibilizzando l’opinione pubblica.

2. La serie Burning Ice dell’artista spagnolo Raul Alvarez Jimenez.

Ogni opera che compone questa serie di oli su tela, vede come protagonista un ghiacciaio in fiamme (da cui il titolo).
Un contrasto forte non solo per l’estrema resa pittorica e figurativa iperrealista, ma anche e soprattutto per il suo impatto visivo.
Un ghiacciaio in fiamme, evento impossibile nella realtà, ma che l’arte può presentarci con estremo realismo. Una finzione che ha nel contenuto molto della realtà: la grave crisi che stanno vivendo quotidianamente i ghiacciai di tutto il mondo.

Raúl Álvarez Jiménez, Burning Ice IX, 2020, Olio su tela, 50 x 73 cm

Certo è che l’arte nasce per smuovere le coscienze e trasmettere emozioni, ma dinanzi a tali opere d’arte dovrebbe anche ardere dentro, dovrebbe risuonare in noi una sirena d’allarme per l’emergenza climatica che stiamo vivendo e portarci a rivedere le nostre azioni quotidiane in un’ottica più ecologicamente sostenibile.

Siamo noi gli artefici del nostro mondo.
Poi non lamentiamoci se quest’ultimo si ribella.
Le conseguenze hanno sempre delle cause alla base, che spesso fanno rima con UOMO.

Madrid, 29 settembre 2023