mer 21 APRILE 2021 ore 12.15
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La matrioska bugiarda.
di Carlo Gimmelli

Y. è una bella donna russa di circa 40 anni, una età che oggi negli anni dell’apparire corrisponde ai 20 anni del secolo scorso; i suoi delicati lineamenti slavi e il suo corpo svettante lasciano trasparire una bellezza eterea contrastante con i territori aspri e complicati dove è cresciuta.

Y., come troppe donne della sua città è sbocciata troppo presto e, insieme al suo corpo che si modellava, ha dovuto imparare presto ad essere scaltra e silenziosa, bella e dimessa, coraggiosa e bugiarda… soprattutto bugiarda, prima per difendersi… poi per attaccare.

Danza Y., dalle sue parti è normale che fin da bambine si cresca a pane nero e tutù, ginnastica e teatro, la grande madre URSS istruiva e plasmava gratuitamente generazioni di ballerine, ginnaste e donne lavoratrici.

Danza, studio e famiglia come milioni di coetanee apparentemente inconsapevoli della propria avvenenza e legate ad una mentalità patriarcale che le pretende istruite ma sottomesse, curate ma silenziose, fiere ma rassegnate.

A 19 anni è già moglie e madre, la sua vita è indirizzata verso un anonimo e quasi sereno futuro di doveri. Ma dopo pochi anni quella vita apparentemente serena e monotona che desiderava diventa un inferno senza via d’uscita : il ragazzo gentile che le leggeva Tolstoj in riva al fiume Lena in mezzo al ricco nulla della Siberia comincia a preferirle la Vodka e il Fuoco di Russia e sono giù botte quotidiane nel silenzio assoluto, assenze da casa per settimane, al rientro violenze senza spiegazioni quasi sempre davanti al figlio di pochi anni che cresce in uno strano mutismo.

Y. è consapevole che nella terra degli Zar e del comunismo esiste emancipazione femminile solo sul lavoro, ma tra le mura domestiche più resti in silenzio più hai probabilità di salvarti, l’alcool diventa il compagno di viaggio di quel ragazzo gentile, botte e tradimenti diventano quotidiani, diverse volte finisce in ospedale, denuncia ma il suo aguzzino dopo una ramanzina bonaria in commissariato ritorna sempre a casa, più incazzato di prima e allora…allora non resta che affidarsi al proprio talento naturale, mentire, adulare, dissimulare.

Scende a patti col diavolo – fai la tua vita, tradiscimi, ubriacati, sarò una moglie addomesticata ma non violarmi più! – . Sembra una resa, è una raffinata via di fuga che diventerà vendetta.

Per qualche anno aleggia una finta serenità, le violenze sono quasi lontane, il piccolo cresce, Y. sembra rassegnata al ruolo di moglie figurante e rassicurante ma sta solo ultimando la tela tessuta con pazienza.

In estate, con espressione radiosa, chiede al nemico casalingo il permesso di portare il piccolo al mare dai nonni per pochi giorni: concesso! Una valigia, pochi vestiti, nessun gioiello: non deve sospettare nulla!

Non tornerà più! Appena arrivata in Ucraina dai genitori, diventa invisibile, niente telefono, nessun contatto, niente figlio!

Si è chiusa un mondo dietro di sé, non ha soldi, né vestiti, né lavoro, né amici e dovrà affrontare una guerra legale contro il nemico inferocito per tenere il bambino e allora…proprio allora diventa cinica, spietata, opportunista e bugiarda seriale! Ha l’alibi del dolore, una sceneggiatura che ripeterà a memoria, sempre con nuovi particolari, a tutti gli uomini che incontrerà!

Certo, sono racconti, storie vissute, manca qualsiasi prova di veridicità, ma è talmente bella che di quegli occhi verdi e tristi nessuno riesce a dubitare.

Sono tempi durissimi in Ucraina, nel Donbass, il conflitto separatista con la Russia ufficialmente non esiste, ma è una guerra dimenticata che secondo fonti ONU avrebbe causato oltre 35.000 morti, un terzo civili; Y. ora vive con i genitori, non ha un lavoro, come tantissimi, un figlio da crescere e, soprattutto, tanta rabbia e allora le torna utile quel raffinato talento naturale che l’ha salvata quando era nei guai.

Adulare, dissimulare, mentire, talmente bene da far combaciare perfettamente verità e finzione, dramma e commedia, torna a tessere di nuovo la tela, stavolta non per difendersi ma per farsi mantide.

La nuova vita gliela offre internet, il sapiente uso dei social dating le apre un mondo, è abile Y., sa che l’Ucraina è prateria di conquista per stormi di maturi italiani soli, ingolositi dal miraggio di bionde e disponibili valchirie a buon mercato; studia e impara presto e bene un discreto italiano, tesse la tela con infinita pazienza e raffina la sceneggiatura riadattandola all’occorrenza.

Conosce, valuta poi sceglie. Ha talento da vendere, commuove il “fidanzato” virtuale di turno con la sua storia verosimile, si propone come compagna e moglie devota, lontana dalla “spaventosa” emancipazione della donna italiana.

Insomma una trappola che insegue il topo.

Si specializza in fidanzamenti virtuali con sporadiche “vacanze” nel belpaese ma da subito mette i suoi paletti: in Ucraina non c’è lavoro, la guerra ha fatto il resto, la vita è durissima, deve crescere un figlio adolescente da sola e, del resto, un lavoro le impedirebbe di venire periodicamente in Italia; il fidanzamento virtuale va foraggiato mensilmente, poi si vedrà!

La giovane timida Y. ha imparato ha maneggiare la materia, il suo dramma, vero o presunto, è la sua arma di seduzione, la sua assicurazione; la guerra sta facendo danni economici importanti ma lei riesce a schivare i colpi, e se il fidanzato virtuale comincia a nutrire qualche timido dubbio sulle reali intenzioni della ragazza e sul futuro, ci sono mille vie di fuga, lecite o meno poco importa: all’orizzonte già compare il nuovo Casanova da impietosire. Cambia sim card e contatti con disinvoltura, inventa scuse fantasiose e verosimili, a volte sparisce per settimane ma se la preda diventa insistente si rende invisibile senza lasciare tracce.

Ormai Y. vive due mondi paralleli, quando ha bisogno di staccare la spina, o dribblare qualche sospetto pericoloso c’è sempre il pretesto del viaggio improvviso verso luoghi improbabili e scollegati dal mondo civile per rimettere in riga l’ex marito che vuole portarle via il figlio e poi di nuovo in Italia per una boccata d’ossigeno e di risorse.

Ormai l’ex ragazzina venuta dalla Siberia è una donna matura, sa che l’orologio ha cominciato un lento ma inesorabile countdown, il figlio è ormai un giovane uomo da avviare alla vita, deve calare l’Asso: “o matrimonio o niente; se devo lavorare tanto vale venire in Italia e decidere io della mia vita.

Lo so non hai colpa, ti ho usato e mentito per mesi o anni, ma la vita di una donna slava è una continua lotta per la sopravvivenza, per noi menzogna e verità, romanzo e vita reale si mescolano continuamente, del resto il verosimile è una facciata edulcorata della nostra realtà.

Non mi sento in colpa. La morale è un lusso che non posso permettermi, fin da piccole fingere e sedurre è la nostra unica possibilità di avere una vita decente.

Una borsa, un paio di scarpe belle piacciono ad ogni donna, per noi spesso sono un sogno.

Mentire su tutto è stata una necessità…poi ho capito che era un’opportunità. Dico agli uomini ciò che vogliono sentirsi dire e gli do quello che le italiane ormai non vogliono più offrire.

Io mi innamoro di chiunque mi possa garantire serenità e una parvenza di felicità, ma in fondo tu o un altro temo non faccia molta differenza.

In fondo ogni donna russa o ucraina è una matrioska vivente, tante anime in una che si adattano a tutte le situazioni, con un unico drammatico e cinico obiettivo: manipolare e sognare il benessere!

Napoli, 1 marzo 2021