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La gioia dell’amore sponsale.

di don Giulio Cirignano biblista

Abbiamo ora in mano la esortazione apostolica di Papa Francesco sull’amore nella famiglia. Testo ampio da leggere con calma come suggerisce il Papa stesso : “La presente Esortazione affronta con stili diversi molti e svariati temi. Questo spiega la sua inevitabile estensione. Perciò non consiglio una lettura generale affrettata”. Non è subito chiaro il senso dell’espressione “con stili diversi”. Lo sarà man mano che si procederà nella lettura.

Nondimeno può essere utile mettere al corrente il lettore di una prima, speciale impressione che potrà fare inoltrandosi nei primi quattro capitoli. E’ impressione di grande gioia dopo un momento di forte perplessità. Conviene spiegarsi.

Il capitolo primo è subito accattivante. “Alla luce della parola” è uno sguardo sulla famiglia a partire dalla Rivelazione. In altri termini viene offerta una prima serie di considerazioni avendo come punto di partenza una rilettura del salmo 128. La mano e lo stile del papa sono evidenti. Il lettore può restare sorpreso dal constatare che in questo capitolo sono del tutto assenti quei passi dei vangeli che siamo soliti citare quando parliamo del matrimonio. Sorpresa e stupore : forse il Papa ha un suo modo di pensare assolutamente originale. In ogni caso i primi trenta numeri del documento sono pieni di quella serena dolcezza che caratterizza il suo consueto parlare.

Anche il capitolo secondo ha un titolo significativo: “La realtà e le sfide della famiglia”. E’ il riferimento alla realtà il contenuto del capitolo. Ancora lo stile del Papa è visibilissimo, in fedeltà a quanto afferma concludendo il numero iniziale del capitolo: ” Ma poiché i padri sinodali hanno apportato uno sguardo sulla realtà delle famiglie di tutto il mondo, ritengo opportuno raccogliere alcuni dei loro contributi pastorali, aggiungendo altre preoccupazioni che provengono dal mio proprio sguardo”(31). Grazie a Dio c’è il “suo proprio sguardo”.
Il discorso è sicuramente di grande interesse. Tuttavia è inevitabile l’impressione di trovarsi subito davanti a due registri espressivi: quello dei Padri sinodali, per lo più caratterizzato da una certa ovvietà e dalla riaffermazione della dottrina, peraltro assai nota e quello del Papa che guarda con gli occhi del cuore. Da questo punto di vista, da leggere subiti i numeri 35 e 36.

Così il lettore arriva al capitolo terzo. In questa parte del documento nel quale viene messa in risalto la vocazione della famiglia, il Papa, citando spesso la Relazione finale del Sinodo, richiama gli aspetti dottrinali inerenti il matrimonio. Siamo davanti al discorso di sempre, legittimo, vero, ma di sempre. Dobbiamo comprendere bene questa osservazione.
Certo era dovere del Papa riportare la discussione del Sinodo. E lui lo ha fatto con encomiabile fedeltà. Ma al lettore resta la sgradevole impressione di una specie di cappa di piombo sulla fantasia e sul cuore del Papa.

Gli aspetti dottrinali del matrimonio, infatti, possono essere presentati in due modi profondamente diversi. In astratto, cioè senza alcun riferimento alla situazione reale oppure con un occhio alle condizioni concrete in cui oggi l’esperienza matrimoniale si trova a vivere. E’ proprio questo quello che appare nella relazione finale del Sinodo. Quindi, non si nega la legittimità di formulare un discorso sul matrimonio ribadendo la sua fisionomia dottrinale. Si rileva solo la debolezza di un discorso che prescindendo dai dati di fatto rischia di restare teorico ed astratto, come sempre abbiamo fatto. Per fare un esempio, è perfettamente inutile elogiare e proporre la bellezza di una escursione su roccia a persone che usano per camminare solo scarpe da ginnastica. Questa è l’impressione che si ricava leggendo il capitolo terzo del documento. Impressione di grande sconcerto perché Papa Bergoglio ci ha abituati a tutt’altro linguaggio. Così, adesso, stanno davanti al lettore, una accanto all’altra due modalità molto diverse di pensare e parlare della famiglia e dei suoi problemi.

Il Papa non poteva né tralasciare né controbattere quanto nel sinodo si era affermato. Tanto più che gli aspetti dottrinali si impongono a tutti, compreso il Papa. Poteva rendere il discorso più moderno e più aderente alla realtà? No, non poteva. Non era in suo potere cambiare il modo di pensare e di vedere dei Padri sinodali. Quelli erano e quelli dovevano essere fedelmente riportati. Ma la fantasia e l’intelligenza non si soffocano facilmente. Ecco allora la straordinaria scoperta che il lettore può fare passando dal terzo al quarto capitolo. Il disagio acuto si scioglie improvvisamente. Si apre davanti alla mente uno scenario fantastico.
Si ritrova il linguaggio del cuore, la premura del padre misericordioso, la saggezza di chi affrontando un complesso problema non evita di guardarlo negli occhi, senza paura e senza inutili complessi. Nel capitolo quarto il Papa ha parlato del matrimonio a partire da una fine spiegazione dell’elogio dell’amore che troviamo nel capitolo tredici della lettera di Paolo ai Corinti. Fine e bellissima spiegazione che non possiamo riportare in sintesi ma solo invitare a leggere. L’ invito si rivolge a tutti ed in particolare alle coppie in crisi. Difficilmente potranno leggere altrove considerazioni più efficaci ed affascinanti.

L’elogio dell’amore della prima lettera ai Corinti si presta ad essere postazione ermeneutica privilegiata dell’avventura sponsale. E’ stata una idea geniale. San Paolo non lo ha scritto pensando solo all’amore sponsale. L’applicazione di Papa Francesco va addebitata alla sua sensibilità ed al suo cuore, l’una e l’altro preoccupati del bene delle persone. Il Papa non è assillato, in primo luogo, dall’idea di difendere i diritti di Dio quanto piuttosto favorire la felicità dell’uomo. Forse proprio qui sta il segreto della sua efficacia.

Il documento dovrà essere esaminato integralmente, fino al capitolo nono. Non mancheremo di farlo. Tuttavia quanto si può costatare nei primi quattro capitoli è sufficiente per aprire l’animo alla speranza ed alla gratitudine. Solo parlando della realtà familiare con amore è possibile ipotizzare per lei un futuro migliore.

Napoli, 25 aprile 2016