mar 22 OTTOBRE 2019 ore 06.43
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La donna (Altra): una corda tesa tra l’Altro e la Superdonna!
Donne non si nasce, lo si diventa!

di Giulia Di Nola

Mediante questo assioma e nella prospettiva di un combattimento senza fine, il femminismo di S. de Beauvoir, verso la metà del XX sec., apparve scandaloso e originale nella magistrale opera “Il secondo sesso”; ritenuto, allora, un avvenimento di straordinaria importanza, oggi, ancora si fa fatica nel valutarne lo spessore e la profondità.

Nello studio comparato condotto dalla Pensatrice sugli esseri viventi, dagli invertebrati alle classi superiori, ella parla della sorte dell’individuo in genere e di quella della donna in specie, non in termini di felicità, ma di libertà. Fedele, quindi, alla filosofia esistenzialista sartriana la Scrittrice mira a riesumare nella donna il desiderio incommensurabile di trascendersi e di affrancarsi da uno stato di mediocrità/inferiorità che la obbligava a essere l’Altro del maschio, il castrato senza passato, senza avere il diritto di definirsi come l’Altra: la donna.

A ridosso del conflitto mondiale le critiche beauvoriane all’alienazione sessuale della donna, all’economia, all’imborghesimento del matrimonio, alle leggi etico-morali in materia di contraccezione e aborto, alla maternità vista come schiavitù, sono divenute realtà ed enunciati sociali per milioni di donne. Nessun misticismo, perciò, nessun modello biologico predeterminato, né scienze, né fissità, solo mutazione antropologica.

Nelle diverse epoche storiche la donna, a causa delle culture vigenti e con il sorgere della proprietà privata, silenziosa e piegata al suo paralitico destino, ha vissuto inconsapevolmente la condizione di disparità e vessazione rispetto al maschio.

In seguito, faticosamente e attraverso duri e rivoluzionari percorsi, è giunta ad affermarsi come persona recuperando la propria identità nella realtà familiare e in quella sociale, ma soprattutto è riuscita ad annullare le offensive differenze tra i sessi e tra i ruoli a essi assegnati dai molteplici stereotipi nonché dalle volutamente travisate interpretazioni bibliche.

La presa di coscienza del sé, determinata dall’avvento del lavoro extra-domestico e dall’industrializzazione, la scomparsa della famiglia patriarcale sessista e l’apparire di quella monogamica, la possibilità di erudirsi, quindi la raggiunta libertà, sono il fondamento dell’emancipazione culturale della donna.

Secoli di assoggettamento hanno rappresentato secoli di stupro psicofisico, di forze negative che, trasformate in forze produttive, interiori ed esteriori, hanno portato la stessa a reagire, ribellarsi e infine a recuperare i suoi diritti e le sue posizioni per non trovarsi più ai piedi di uno sgabello.

Anni di lotta l’hanno scagionata dalle grette forme di oscurantismo che l’avevano resa disabile e intellettivamente inferiore agli occhi del mondo maschile relegandola a determinati ruoli; quegli stessi sforzi l’hanno indotta a esagerare, appropriandosi indebitamente di alcune specifiche caratteristiche e atteggiamenti prettamente maschili, penalizzando la sua stessa femminilità.

Però, se da un lato la donna della de Beauvoir è una persona che mira a fare di sé un soggetto, un individuo posto nella storia e artefice del proprio destino, dall’altro la Filosofa immagina un modello di donna superiore, perfetto: una superdonna che trascenda la donna! Un dio che ricorrendo alla partenogenesi, rimuove il maschio e si debiologicizza: basta un acido o un’ eccitazione meccanica a provocare la segmentazione dell’uovo e lo sviluppo dell’embrione…”. Una Madonna?

Una visione del genere fa della Pensatrice la prima donna femminicida!

Napoli, 28 gennaio 2019