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Jerry Lee Lewis, un piano Rock in fiamme!
di Emanuela Cristo

In gennaio, dopo una lunga riabilitazione a seguito di un infarto, all’età di 84 anni, convinto che la sua mano destra non avrebbe mai più funzionato come prima, Jerry Lee Lewis era rientrato in uno studio di registrazione e aveva suonato, stupendo tutti i presenti e in primis sé stesso.

L’iconografia Rock ‘n’ Roll vede, generalmente, la chitarra come strumento simbolo. Ma Jerry Lee Lewis in piedi davanti al suo pianoforte col riccio in libertà calato sulla fronte è una delle immagini più rappresentative ed evocative del genere ribelle per eccellenza.

Il pianista del Diavolo

Nato nel profondo sud degli Stati Uniti, in Louisiana, nel 1935, Lewis crebbe in una famiglia estremamente religiosa e il suo background è simile a quello del Re del Rock ‘n’ Roll Elvis Presley, suo coetaneo: musica gospel, country e rockabilly. Iniziò a suonare il pianoforte sotto l’influenza del cugino Carl McVoy. La madre lo iscrisse in un college cristiano dal quale fu espulso per aver reso una versione boogie woogie di My God is Real. Quando parecchi anni dopo un suo ex compagno di studi gli chiese se suonasse ancora “quella musica del diavolo” lui rispose: “Si, certo. Ma sai che è strano, la stessa musica per cui sono stato espulso da scuola è il genere di musica che oggi suonano nelle loro chiese. La differenza è che io so di suonare per il diavolo e loro no.”

La Sun Records all’origine del Rock ‘n’ Roll

Nel ’54 Jerry Lee sbarcò alla Sun Records, etichetta che aveva accolto, tra gli altri, Presley, Johnny Cash, Carl Perkins e Roy Orbison. Doveva essere davvero un posto niente male nei primi anni ’50 il 706 di Union Avenue a Memphis, Tennessee! Un paio di anni dopo Lewis, Presley, Cash e Perkins registrarono la famosa Jam del Million Dollar Quartet.

Il primo successo di Jerry Lee Lewis arrivò nel ’57 con Whole Lotta Shakin’ Goin’ On, seguito a breve passo da Great Balls of Fire, una delle maggiori hit Rock ‘n’ Roll di sempre. Negli anni in cui Elvis prestò il servizio militare, Lewis approfittò per proseguire la rivoluzione avviata da quest’ultimo, consolidare la propria carriera e la propria fama internazionale.

La vita turbolenta del pianista del Rock

Lo spirito ribelle di Lewis, che lo fece amare dalle folle di ragazzine stufe del perbenismo a stelle e strisce anni ’50, gli procurò, però, non pochi problemi nella sfera privata. Ad oggi si è sposato sette volte, di cui un paio senza aspettare il divorzio ufficiale dal precedente matrimonio. E soprattutto all’età di ventidue anni Jerry Lee sposò sua cugina di terzo grado Myra Gale Brown, allora tredicenne. La cosa produsse enorme scalpore nel ’58 quando il cantante arrivò nel Regno Unito per un tour che prevedeva trenta concerti ma che, proprio a causa della scoperta dell’unione considerata scandalosa, fu annullato dopo la terza data.

Lo scandalo seguì Lewis anche in patria e causò una grande battuta d’arresto alla sua carriera. Verso la fine degli anni ’60 Jerry Lee diede alla sua musica una svolta country, riuscendo anche in questo caso a raggiungere i vertici delle classifiche. Le vicende personali dell’artista furono segnate anche da tragici eventi quali le morti premature di due dei suoi figli e della quinta moglie. Per non parlare di un’ulcera che quasi lo uccise nel 1981 e, da cliché rock, le dipendenze da alcol e droghe.

Il pianoforte in fiamme del Killer

Durante i festeggiamenti del suo quarantunesimo compleanno, Lewis puntò una pistola contro il suo bassista, pensando fosse scarica, e quasi lo uccise. Negli anni ’70 fu arrestato per aver dichiarato (scherzando), alle guardie davanti a Graceland che non sapevano che Elvis l’avesse invitato, che era lì per uccidere il Re di Memphis. Ma non è per queste ragioni, o almeno non solo per queste, che il pianista del Diavolo è anche conosciuto come The Killer. Sono stati il suo spirito anticonformista, il suo atteggiamento provocatorio e oltraggioso e soprattutto le sue performance infuocate al pianoforte a fargli guadagnare l’appellativo.

E nel ’58 al Paramount Theater di Brooklyn, la definizione “performance infuocata” fu applicata da Lewis alla lettera quando, in una personale competizione con Chuck Berry, considerato la stella della serata, diede fuoco al pianoforte continuando a suonare in preda all’agitazione e ad un’esplosiva adrenalina fino a quando lo strumento non fu più utilizzabile.

La leggenda di Jerry Lee Lewis

“Jerry Lee aveva una delle migliori mani sinistre che avessi mai sentito” Keith Richards

Nel 2006 Jerry Lee Lewis ha pubblicato Last Man Standing, un disco che ospita il gotha del Rock e del Country. Da Little Richard a B.B.King, passando per Springsteen, Neil Young, Clapton, Buddy Guy, tre degli Stones, Ringo Starr, Fogerty and so on… E’ entrato nelle Hall of Fame del Rock ‘n’ Roll e del Rockabilly ma ammette che, arrivato alla sua età, sogna ancora di entrare in quella del Country. Il suo stile nel suonare il pianoforte, così teatrale, frenetico e selvaggio, ha ispirato decine di pianisti rock, tra i quali Elton John e Billy Joel.

Dato che vive vicino a Memphis, ogni tanto passa per il Sun Records Studio, da dove, insieme a Elvis Presley, Johnny Cash e Carl Perkins (fra gli altri), ha contribuito con la propria scintilla di genio ribelle a dare vita alla più grande rivoluzione musicale probabilmente di sempre. E se gli si chiede cosa gli passa per la testa quando ci va, risponde: “Ricordi preziosi”.

Napoli, 30 luglio 2022