mar 22 OTTOBRE 2019 ore 06.40
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Giornata mondiale contro le mutilazioni genitali femminili. Maria di Nazareth, Enza, Valentina …donne senza retorica

 di Martina Tafuro

Il 6 febbraio si è celebrata la Giornata mondiale contro le mutilazioni genitali femminili. Mi accingo a scrivere sul tema con il senno di poi e non sull’onda dell’emozione, spesso rabbiosa. Nel mondo ci sono 200 milioni di donne che hanno vissuto il dramma delle mutilazioni genitali femminili, ricavandone drammatiche conseguenze fisiche e psicologiche. Le mutilazioni genitali femminili, effettuate soprattutto su bambine tra i 4 e i 14 anni di età, includono varie operazioni che spaziano dalla rimozione parziale o totale dei genitali femminili esterni.

Il Rapporto Female genital mutilation/cutting: a global concern, pubblicato dall’Unicef conferma che metà delle bambine e delle donne che hanno subito forme di mutilazione vive in tre paesi: Egitto, Etiopia e Indonesia.

Questa macabra usanza non ha nessuna radice religiosa, è il frutto dell’ignoranza unito al rifiuto di abbandonare usanze tribali. La mutilazione, infatti, è la raffigurazione simbolica e purtroppo materiale del passaggio dall’età della fanciullezza a quello del mondo degli adulti, elemento visivo per la coesione nella comunità.

Il fenomeno però non riguarda solo i paesi dell’Africa subsahariana, anche in Italia viene praticata la mutilazione genitale femminile, tramandata da famiglie originarie di paesi dove la pratica è diffusa. Le legge italiana in materia prevede il carcere da 3 a 16 anni per chi pratica la mutilazione.

Riflettendo su questo fenomeno, che non esiterei a definire odioso, i pensieri si soffermano sul fatto che tutti gli abusi fatti sulle donne hanno trasformato, in un’espressione sospetta, quella che era la più delicata delle manifestazioni dell’amore: la carezza  .

Penso alla carezza materna e a volte consolatoria, a quella affettiva tra due fidanzati.

Ecco! Voglio parlare della carezza, soave espressione affettiva, potente balsamo per risanare la ferita inflitta al nostro sentire e agire. Le donne sono in grado di farlo efficacemente, perché hanno uno sguardo interno: quello di chi non ha mai avuto voce e uno esterno: quello di chi è capace di vedere chi non ce l’ha.

Viviamo in un mondo dove lo spirito del tempo soffia in senso opposto, a regnare è la cultura tecnologica del senza contatto. Efficacia, rapidità, indipendenza. Il senza contatto realizza il sogno di un’umanità liberata dal rischio del contatto ed è quindi urgente considerare che l’universo femminile è un continuo invito a prendere atto del peso del nostro corpo e non a credercene affrancati, vivendo sospesi in una minacciosa illusione.

Penso alla Maria di Nazareth, sogno incredibile sognato da Dio, penso alla ragazza, che ancora non può sposarsi perché disoccupata. Alla casalinga che vive felice con suo marito, a suor Enza, che mi ha insegnato a sognare un mondo giusto, a suor Valentina dalla quale ho imparato a non avere paura di sfiorare un diverso da me, che pure sono diversa assai.

Ho vissuto sempre con accanto questa femmina, la donna di Giuseppe il falegname… e non sconfino nel romanticismo, ce n’è già troppo nel mondo delle perfette sacerdotesse che frequento… con affetto.

Ecco il punto, la mia Maria viveva sulla terra, una vita comune a tutti. La vedo la mia innamorata, chi sa quante volte è stata sovrappensiero, perché Peppino da più giorni in bottega non batteva chiodo. Chi sa a quante porte ha bussato chiedendo qualche giornata di lavoro per il suo Gesù. Come tutte le mogli, avrà avuto anche lei dei momenti di crisi nel rapporto con suo marito.

E si! Se davvero ci credessimo, i profeti delle differenze, gli sceriffi della mano dura con i deboli, i cinici controllori del mare e delle frontiere, apparirebbero in tutta la loro miseria. Non so se ai tempi di Maria si adoperassero gli stessi messaggi d’amore, che le moderne figlie della cultura tecnologica del senza contatto incidono furtivamente sul telefonino.

Sono fermamente convinta, che le adolescenti di Palestina si comportassero come loro. Un codice dovevano pure averlo per trasmettere ad altri quel sentimento che scuote l’anima di ogni essere umano.

Anche Maria ha sperimentato quella stagione splendida dell’esistenza, in cui la felicità per un abito nuovo, gli slanci dell’amicizia, le lusinghe per un complimento, riempivano di significato le giornate.

Immagino Giuseppe, che una sera, si fece coraggio e le dichiarò: “Maria, ti amo”. Lei gli rispose, veloce: “Anch’io”.

Maria e con lei tutte le donne che ho incontrato, mi hanno insegnato a ricomporre le sceme dissociazioni con cui porto avanti, contabilità separate: una per il cielo, povera. L’altra per la terra, ricca di voci, ma anemica di contenuti.

A beneficio di chi vuole impormi la sua volontà vi dico: “Amare, voce del verbo morire, significa decentrarsi. Uscire da sé, dare senza chiedere. Desiderare la felicità dell’altro. Rispettare il suo destino e scomparire, quando ci si accorge di intralciare i suoi sogni”.

D’altra parte, la mia Madonna non è stata neutrale. Si è schierata dalla parte dei discriminati dalla cattiveria umana e degli esclusi dalla forza del destino.

Sul piano storico, ha fatto una precisa scelta di campo, ha deciso di giocare con la squadra che perde e ci ha rivelato che è partigiano anche Lui, visto che prende le difese degli umili e disperde i superbi nei pensieri del loro cuore; stende il suo braccio a favore dei deboli, ricolma di beni gli affamati e si diverte a rimandare i possidenti con un pugno di mosche in mano.

I sommi sacerdoti, sempre pronti, mi diranno che sto scantonando troppo, ma Maria non è come certe madri che, per quieto vivere, finiscono con l’assecondare i soprusi dei figli. Non prende posizione, e spera che un giorno, tutti ex oppressi ed ex oppressori, possano trovare finalmente la loro liberazione.

Concludo facendo mie e spero vostre, le parole di don Tonino Bello: “Santa Maria, donna di parte, come siamo distanti dalla tua logica! Tu ti sei fidata di Dio e, come Lui, hai scommesso tutto sui poveri, affiancandoti a loro e facendo della povertà l’indicatore più chiaro del tuo abbandono totale in Lui, il quale ha scelto ciò che nel mondo è stolto per confondere i sapienti; ha scelto ciò che nel mondo è debole per confondere i forti; ha scelto ciò che nel mondo è ignobile e disprezzato e ciò che è nulla per ridurre a nulla le cose che sono”.

…Mettimi sulle labbra le cadenze eversive del Magnificat, per dare testimonianza di verità, di libertà, di giustizia e di pace.

Napoli, 8 febbraio 2019