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G 7 IN UCRAINA…DUE ANNI DI ORRORI E BUGIE!

La Meloni porta il G7  a Kiev in un’Europa’ distratta e divisa.  I  giochi di potere sulla pelle di un popolo allo stremo.

Il segnale è arrivato: Giorgia Meloni tenta di ricompattare l’Europa dopo gli strappi dell’amico Orban, portando a Kiev la prima riunione del G7 a presidenza italiana al fianco dell’alleata Von der Leyen e dei premier canadese Troudeau e belga De Croo e nonostante la strategica assenza di Macron, che ha organizzato un contro vertice per Lunedì, tenta di rappresentare il superamento dell’impasse europea sul piano aiuti chiesto da Zelensky , un programma da 50 miliardi fino al 2027, soprattutto in vista delle elezioni europee decisive per evitare sbarellamenti pericolosi al timone del Governo e per sgombrare il campo dalle voci di un inopportuno apparentamento di forze della maggioranza con ambienti vicini allo Zar di Mosca.

Peccato che, al di là della passeggiata spot con Zelensky, resta il fatto che le notizie sempre più fluide che ci bombardano il cranio ci stanno privando delle più formidabile delle armi che abbiamo in dotazione per valutare i Fatti: la MEMORIA!

Ma il giornalismo, anche quello che dovrebbe avere i crismi dell’eccellenza, da anni sembra precipitato nel frullatore della fluidità e della rapidità della notizia a tutti i costi: ed ecco fin dai primi mesi dell’invasione russa i giornaloni magnificare l’”arrivano i nostri” dello Zio Sam Biden e delle sue truppe cammellate europee che con “micidiali” sanzioni economiche avrebbero ridotto alla fame Vladimir il Pazzo con la popolazione allo stremo che avrebbe assaltato il Cremlino con mazze e forconi. E che dire delle malattie terminali che nel giro di un anno avrebbero portato sotterra il “criminale” bolscevico, ridotto ad una larva umana tra demenza senile, Parkinson, depressione e diabete.

Indimenticabili i titoloni che annunciavano che Vlad the Mad sarebbe addirittura morto da mesi e che la nomenclatura sovietica usava da tempo i suoi sosia per diffondere video di propaganda.

Una sorta di karma divino che avrebbe premiato i “buoni” occidentali contro i “cattivi” sovietici; il mite Biden contro il folle Putin una sorta di rendez vous 3.0 del patriottico scontro affresco tra Rocky Balboa e Ivan Drago, il bene contro il male: ma, viste le condizioni di salute mentale dell’ottuagenario “Sleepy Joe” qualche dubbio viene.

Peccato che di tutte queste certezze non se ne sia verificata neanche una, nemmeno sfruttando perfidamente il calcolo delle probabilità: dopo due anni di orrori e devastazioni la sola certezza è che l’economia russa gode di buona salute ed è cresciuta sei volte quella europea, il potere dell’autocrate di San Pietroburgo è ancora solido, nonostante gli intrighi e le congiure finanziate dalla CIA, e che gli unici dati davvero oggettivi siano le oltre diecimila vittime civili (mille bambini), duecentomila militari, l’esodo biblico di oltre OTTO MILIONI di ucraini verso i paesi europei e Cinque milioni di profughi interni mentre almeno VENTI MILIONI di ucraini vegetano in condizioni di indigenza in ciò che resta di città scheletro, privi delle più elementari risorse energetiche e alimentari. (Fonte UNHCR)

Purtroppo i fatti sono lì, sotto gli occhi di chi resta, nonostante la diffusione di veline Atlantiche che annunciavano la disfatta dell’Armata “Rotta”, le diserzioni di massa e la epica vittoria imminente: dopo due anni di orrori il Donbass è stato quasi interamente occupato dalle truppe sovietiche, Kharkiv e altre città cuscinetto vengono quotidianamente bombardate mentre l’esercito ucraino indietreggia per mancanza di munizioni e a Mariupol, la città martire, distrutta dalle bombe ucraine e russe è già partita la ricostruzione made in Putin.

Oggi, dopo due anni di toni trionfalistici, gli U.S.A. accondiscendono sempre più a fatica alle richieste economiche di Zelensky e la rielezione dell’amico Biden non pare affatto scontata con la mina vagante Trump all’orizzonte mentre l’Europa si accoda sempre più malvolentieri agli obblighi N.A.T.O., la cui espansione ad est è, bene ricordarlo, l’unica vera ragione della pelosa solidarietà occidentale al disgraziato popolo ucraino, addomesticato e sfiancato in una eterna guerra civile tra ovest ed est che ha portato alla tragedia di diaspore e odi anche familiari.

Il G7 a Kiev è un segnale stanco che la Meloni ha mandato all’Europa, ma la frattura tra i leader “pesanti” è sempre più profonda, Macron ha mandato il ministro degli Esteri a interloquire in teleconferenza con “IosonoGiorgia”, uno sgarbo che la Meloni ha rimandato al mittente annunciando la sua assenza al vertice che il leader francese ha indetto per Lunedì 25 febbraio.

Alla vigilia di elezioni europee che potrebbero rovesciare gli equilibri attuali e rafforzare le posizioni delle ultradestre che vogliono sganciarsi dalla crisi e lasciare l’ucraina al proprio destino il bilancio di due anni di guerra è tragicamente lontano dalla propaganda occidentale di inizio conflitto.

Probabilmente il terzo anno sarà un anno di transizione e, in attesa delle elezioni americane di novembre la real politik probabilmente “accetterà” in silenzio una condizione “di campo” congelando lo status quo attuale: il ripristino dei confini del 1991 come auspica Zelensky appaiono utopici nel medio termine, ci si accontenterà di mettere in sicurezza la popolazione ucraina e di addormentare il conflitto mediando tra ciò che sarebbe politicamente accettabile per Zelensky e l’impossibilità ad oggi di rimandare a casa i russi dai territori occupati.

Al di là delle frasi di circostanza gli Stati Uniti e soprattutto l’Europa alle prese con una crisi economica e un costante rallentamento della crescita che sta mordendo alle caviglie le nazioni locomotiva sembrano stanchi di finanziare a lungo termine un conflitto che sta deprimendo e sfiancando la resistenza di un popolo orgoglioso ma sfinito.

Oggi oltre il 40% degli ucraini accetterebbe di trattare con i russi, il secondo anno di guerra ha spento l’ottimismo del primo anno, il ripiegamento del fronte di resistenza in attesa di una controffensiva annunciata non prima della primavera del 2025 e l’ipotesi di nuovi reclutamenti che porterebbero al fronte oltre 500.000 giovani ucraini sta creando un calo di popolarità anche per il presidente soldato Zelensky.

L’apparente normalità nella capitale Kiev stride tragicamente con i paesaggi spettrali dei non luoghi del fronte e le promesse mancate degli alleati non incantano più la ragazza dell’est che ha perso tutto, anche la speranza.

Ucraina! Punto e a capo!

Napoli, 25 febbraio 2024