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Futuro è crescita del capitale sociale

di Martina Tafuro

Ogni anello della catena della biodiversità
è minacciato dalla mercificazione

 A proposito di futuro:

 “Si racconta di una famiglia normale, mamma, papà, figli. Normale, se non per il fatto che i suoi componenti erano di cera. Di giorno vivevano in una capanna senza finestre per evitare che il sole li colpisse.

Di notte lavoravano, si davano da fare, ma non potevano inoltrarsi molto fuori dalla capanna, perché il buio, nella foresta, era pieno di insidie. Ad ogni modo, si accontentavano e i bambini erano buoni e non si lamentavano.

Oltretutto avevano il vantaggio di non provare dolore: erano di cera e, anche se un ago li trafiggeva, non sentivano nulla. Un giorno però uno dei bambini, Ngwabi, fu preso da un desiderio fortissimo di uscire dalla capanna.

Voleva  vedere  il  mondo,  l’alba,  gli  alberi,  il  sole,  i  fiori… i  fratelli e i genitori insistevano per trattenerlo, gli dicevano che era impossibile, che si doveva accontentare. Ma Ngwabi aprì la porta e uscì senza voltarsi.

La bellezza di quello che c’era fuori lo travolse, gli diede una gioia immensa. Pensò di aver preso la decisione giusta, anche se sentiva che stava cominciando a sciogliersi. Gioiva e intanto si scioglieva, fino a quando rimase solo un mucchietto di cera.

Di notte i genitori e i fratelli uscirono per cercarlo. Lo trovarono.

Con la cera che era rimasta modellarono un bellissimo uccello, gli fecero le ali con le foglie di palma e lo lasciarono in cima ad una montagna.

All’alba la cera si animò e Ngwabi spiccò il volo”.

La parola futuro cosa vuole dire oggi? Con quali strumenti e in quali direzioni possiamo tentare di orientarlo?

Nel mondo dove è il dominio del mercato a farla da padrone, ci sembra di non avere più nessuna possibilità di scegliere.

Tuttavia la sete dell’uomo di poter costruire dei legami attraverso concetti come comunità, territorio, partecipazione, cittadinanza attiva, energia preme per venire alla luce.

Richard Thaler, economista statunitense, vincitore del premio Nobel per l’economia nel 2017, ha detto che: “in ogni momento del tempo un individuo consiste in due sé. C’è un ‘pianificatore lungimirante’ che nutre buone intenzioni e si preoccupa del futuro, e un disinvolto ‘esecutore’ che vive per il presente”.

È la parola energia che mi intigra.

Essa deriva dal greco energheia traducibile con forza efficace.

Associamo a questo termine l’aggettivo sociale e allora il significato di forza si estrinseca come la capacità di generare relazioni, è l’energia sociale.

Il passaggio successivo è chiedersi come questa forza generativa viene usata, poiché il più compatto e valido accumulatore di energia è il capitale sociale, cioè l’insieme delle risorse ideali  e perciò immateriali che consentono all’uomo (l’attore sociale) di raggiungere degli obiettivi.

È importante sapere che sulla Terra, un sistema organizzato si espande, inizialmente, perché ha la capacità di saper catturare e gestire quantità sempre maggiore di energia, in seguito si sviluppa solo in biodiversità e complessità, per ampliare il tempo di circolazione e gli effetti positivi dell’energia che riceve.

Il bipede della specie dei mammiferi è spuntato, in questo brodo primordiale, circa tre miliardi di anni fa ed è la conseguenza di uno stravagante meccanismo chiamato evoluzione, che ha garantito tutte le specie viventi attraverso l’espansione della biosfera.

E allora, perché camminate contromano insistendo nell’ annichilimento delle diversità biologiche e culturali? Penso che la responsabilità e la fiducia siano il risultato rigenerativo di forti legami, in grado di rafforzare i soggetti vicini ai bisogni degli esclusi e ai contesti in cui questi si manifestano.

Ed allora ci torna utile Richard Thaler, con la sua “rivoluzione comportamentale”.

L’economista statunitense è uno dei più importanti esponenti dell’economia comportamentale, teoria che intende modificare la tradizionale scienza economica, poiché vuole segnare il passaggio da una concezione del campo economico in cui si muovono soggetti del tutto razionali, spinti unicamente dall’utilità (l’homo oeconomicus), a una concezione basata sulla verifica dei comportamenti reali degli esseri umani (l’homo sapiens).

L’economia comportamentale è la verifica puntuale della razionalità limitata dell’uomo, intendendo per razionale un comportamento indirizzato, esclusivamente, dalla ricerca del proprio utile.

L’individuo è limitato razionalmente sia perché le sue conoscenze sono insufficienti, sia perché persegue fini diversi dalla utilità. Un esempio lampante è la scelta della facoltà universitaria, il modello economico tradizionale spinge a scegliere avendo come riferimento i redditi attesi dall’attività professionale.

Nella realtà, i bipedi dell’uomo scelgono avendo in mente finalità molto più articolate di quelle unicamente economiche.

Un’altro postulato dell’economia tradizionale è che il denaro non ha odore, nella realtà per la contabilità mentale degli umani l’uso del denaro è diverso per la casa, la scuola, il cibo, per chi ne ha di più e chi ne ha di meno.

In quest’articolo, ancorché esaustivo della teoria comportamentale, mi preme evidenziare che l’apporto dato da questa scienza è quello di comprendere l’intera architettura delle scelte, il ruolo dei diversi sistemi di funzionamento del cervello e delle sue connessioni con l’ambiente.

Ma anche al modo in cui le comprendiamo e le diamo una certa quantità di attenzione, modificando di conseguenza l’architettura delle scelte che compiamo, ogni giorno su diversi temi.

In un mondo che vuole riscoprire i valori della sostenibilità, delle relazioni e dell’economia della felicità, l’economia comportamentale è una disciplina reale, fatta da noi, esseri senzienti  e non quella fatta da esseri razionali e, pertanto, inumani.

La lotta inizia col dire con forza no a sei peccati sociali: no a un’economia della diseguaglianza e dell’ esclusione, no all’ idea economia secondo cui i benefici economici concessi ai più abbienti portano beneficio a tutte le classi sociali, no alla nuova idolatria del denaro, no alla tirannia del profitto, no alla disuguaglianza che genera violenza e no a un sistema finanziario che governa piuttosto che servire.

Napoli, 10 ottobre 2019