gio 12 DICEMBRE 2019 ore 02.13
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Fuori dalle caverne alla ricerca della comunità
di Martina Tafuro

“E poi i sogni.
Perché, alla fine della fiera, non sono riusciti a portarceli via.
Perché sono ancora loro i più fedeli compagni di una vita
alla deriva fra stretti, scogli e deserti.
Perché sognare è ancora permesso,
in un mondo dove tutto è sotto controllo e sotto scacco”.
                                                                                          Christoph Baker

“Ninnillo e Nennella sono i figli di Iannuccio. Dopo la morte della moglie Iannuccio sposa Pasciozza, che non vuole Ninnillo e Nennella e li ritiene una seccatura e troppe bocche da sfamare.  Iannuccio abbandona i figli nella foresta e lascia loro da mangiare, ma sparge anche una scia di cenere che potranno seguire per tornare a casa. I bambini tornano ma Pasciozza li fa abbandonare di nuovo. Stavolta Iannuccio lascia una scia di crusca per farli tornare, ma un asino mangia la crusca e i bambini si perdono.

Ninnillo e Nennella sopravvivono mangiando frutta secca, finché un giorno un principe va a caccia nella foresta. Spaventato dai cani Ninnillo si nasconde in un tronco mentre Nennella arriva sulla riva del mare e viene presa dai corsari. Il capo dei corsari si porta Nennella a casa e la lascia alla moglie, che aveva perso una bambina e la tiene come una dei suoi figli. Il principe trova Ninnillo e se lo porta nel suo regno facendolo istruire. Tempo dopo il capo dei corsari viene denunciato come pirata, e dopo aver corrotto alcuni scrivani fugge in mare con tutta la famiglia. La nave però affonda in una tempesta e si salva solo Nennella, che viene mangiata da un pesce fatato.

Nella pancia del pesce Nennella trova una campagna, giardini e una casa bellissima dove vive da signora. Un giorno il pesce porta Nennella a prendere il sole su uno scoglio dove va anche il principe a prendere il fresco. Nennella vede Ninnillo dalla bocca del pesce e lo chiama, ma lui non ci fa molto caso, mentre il principe decide di indagare. Dopo aver sentito ancora le parole di Nennella il principe chiede in giro chi abbia perduto una sorella, e Ninnillo si ricorda di lei e va a vedere. La ragazza riconosce il fratello ed esce dal pesce, ma neanche lei riesce a ricordare dove vivessero o il nome del padre.

Il principe fa pubblicare un bando per chi avesse perso due figli di nome Ninnillo e Nennella. Iannuccio si presenta a corte e il principe lo rimprovera, ma poi gli fa rivedere i figli. Mandano poi a chiamare Pasciozza e le mostrano i due ragazzi, e le chiedono cosa meriterebbe chi provasse a far loro del male. Lei risponde ingenuamente che lo metterebbe in una botte e lo farebbe rotolare giù da una montagna, e il principe ordina che sia fatto a lei. Poi il principe trova un marito a Nennella e una moglie a Ninnillo, e anche Iannuccio vive senza più povertà”. Lo Cunto de li cunti (Il Pentamerone), 1634

Ho riletto questo racconto, avendo in mente la fiaba di Hansel e Gretel dei fratelli Grimm.

Trasformandolo nella moderna realtà è diventato distopico (cacotopico direbbe mio padre).

La realtà sociale distopica, indica una società nella quale alcune tendenze sociali, politiche e tecnologiche percepite come negative o pericolose sono portate al loro limite estremo. La distopia che leggo, in questa società, è l’abbandono.

Vedo in giro una moltitudine di Ninnilli e Nennelle, bambini orfani, considerati per legge adulti. Ma, poi, osservo meglio e vedo solo mocciosi che sono diventati grandi mangiando pane e solitudine.

I due fratelli, come quelli dei Grimm abbandonati dai genitori, sono costretti a scoprire il mondo con le sue bellezze e i suoi paradossi. Fino a quando lo Stato, che come un Grande Fratello controlla tutto, proclama una nuova legge: “Tutti i bambini orfani dovranno essere considerati immediatamente adulti”.

In questo strano mondo dovranno confrontarsi e lottare per non soccombere, perché non conta la fratellanza ma la capacità di sgomitare. Oggi ci troviamo di fronte alla quarta rivoluzione industriale, legata al diffondersi pervasivo dell’intelligenza artificiale (AI).

L’AI non serve per fare una cosa specifica, quanto piuttosto a cambiare il modo con cui faremo le cose. Negli ultimi anni, grazie all’uso di computer sempre più potenti, è stata generata una capacità enorme di calcolo, ammassando una quantità di dati che continua a crescere a ritmi vertiginosi.

La prima rivoluzione industriale, con carbone e vapore e la seconda, con elettricità e petrolio hanno fornito, all’umanità, forme di energia alternative ai muscoli.

La terza, ha stravolto il concetto di catena di montaggio e di operaio, con la produzione di macchine automatiche.

La quarta, non cerca di automatizzare la forza lavoro, bensì la nostra cognizione.

I sistemi di AI simulano ciò che farebbe una persona, come prendere decisioni e compiere scelte, acquisendo sempre più capacità predittiva.

Però, nonostante bias inconsapevoli, ho ancora molte cartucce da sparare rispetto alle macchine, l’ economia comportamentale ha dimostrato che una parte del nostro cervello rimane incollato all’istinto di sopravvivenza dell’uomo preistorico.

Usando la potenza dei dati, ci viene offerta la possibilità di uscire dalle caverne, grazie a spinte gentili ben architettate.

Ma…c’è sempre il mitico ma… nel momento in cui la macchina mi rimpiazza, che tipo di certezze avrò?

E che fine farà quella ricerca che ha mosso/smosso da sempre l’umanità: la socialità?

L’uomo è un animale politico, così lo definisce Aristotele, cioè un vivente che sa fare comunità.

La differenza tra l’uomo e l’animale sta nella socialità, che non è solo l’aggregazione di individui che convivono per soddisfare le proprie voglie senza indagare se il concupito ha il cuore libero oppure ha moglie.

La comunità sa riconoscere un bene comune che va oltre gli interessi dei singoli.

Sempre seguendo Aristotele, egli ci dice che l’essere umano è l’animale dotato di logos.

Che cos’e il logos? Lo comprendiamo se ci riferiamo alla parola dialogo che, letteralmente significa per mezzo del logos.

Il logos è ciò che permette di comunicare, perché attraverso il dialogo/logos che ci accomuna dobbiamo costruire le comunità, senza stancarci mai di farlo.

Oggi, nessuno ha più tempo per i sentimenti e le passioni, siete stati tutti trasformati in soldatini di piombo, che marciano allineati e coperti al servizio di un sistema che produce infelicità, violenza, malessere, ingiustizia e distruzione ambientale.

Faccio appello a tutti voi: “Esseri umani di tutto il mondo unitevi! Riorganizzate la vostra vita secondo il criterio della felicità per offrire all’umanità una possibilità di salvezza”.

Di che cosa si tratta?

È difficile spiegarlo con parole. È un’esperienza da fare.

Napoli, 20 novembre 2019