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Fischia il treno, rullano i tamburi

di Luigi Antonio Gambuti

Fischia il treno, rullano i tamburi.

E’ nel vivo il viaggio delle primarie del partito democratico verso il traguardo del 6 marzo prossimo venturo.

Il convoglio a quattro messo in moto sui binari della discussione e della scelta viaggia spedito e fortemente “attenzionato” raccogliendo quanto di meglio i quattro viaggiatori-concorrenti riescono a cavare fuori dal cappello per arrivare primi all’appuntamento del vaglio elettorale della stazione di destinazione, per diventare il solitario protagonista del secondo tratto del viaggio, quello che conduce all’elezione del sindaco di Napoli e della sua area metropolitana.

Un treno che non passa inosservato seguito e accompagnato per le rilevanti ragioni del viaggio che l’hanno organizzato, dai social e dalla carta stampata dalle emittenti radio-televisive , locali e nazionali.

Uno sferragliare quotidiano dove non mancano i colpi di bastone e di fioretto, tenuto sotto controllo da un’apprezzata educazione civica al confronto, frutto della maturata esperienza democratica dei suoi competitori.

E’, allo stato, una bella e corrretta competizione elettorale questa delle primarie del partito democratico dell’area metropolitana, sì da far dimenticare lo “scemificio” di cui si fecero protagoniste le primarie del 2011, una competizione tenuta a bada da una condivisa cultura del rispetto e della moderazione, certamente motivata dall’esigenza di non farsi male, visto che dal sei marzo in poi, si voglia o non si voglia, bisogna fare cordata per supportare il candidato sindaco vincente e, quindi, arrivarci senza rancore e senza riserve di alcun tipo.

Chi vincerà le primarie sarà il vincitore di tutti e in nome di tutti dovrà impegnarsi a lavorare per la città che è di tutti, là dove nessuna delle componenti politiche della coalizione vincente dovrà essere non responsabilizzata.

Specialmente se si tratterà di governare una città allo stato sciaguratamente “derenzizzata”.

Ne deriva, allora, che dovranno essere prese nella giusta misura tutte le considerazioni, gli slogan e le parole e le manifestazioni messe in campo in queste ore di concitata e ininterrotta campagna elettorale.

Tutti i protagonisti del viaggio si danno da fare per conquistare io consenso di quanti più elettori possibili, muovendosi attentamente per non “guastare” il normale andamento della competizione che, di giorno in giorno, si fa sempre più avvincente.

Il protagonista assoluto e più seguito è Antonio Bassolino, là dove il rispetto per la sua età anagrafica non va messo in discussione anche se, larvatamente, gliela si fa pesare. Anche se gli si fa carico di non essere “capace di sviluppare una autocritica rispetto agli errori del passato” la Valente dice che gli vuole bene, lo stima e lo apprezza per la sua passione, il coraggio e la testardaggine.

Onesta e bella la fotografia del personaggio, nel riconoscergli le qualità giuste, quelle che servono per amministrare una città complessa e problematica come Napoli.

Coraggio, passione e competenza e testardaggine non mancano nel corredo personale di Antonio Bassolino e, ne siamo certi, saranno queste qualità, quando occuperà lo scranno più importante di palazzo San Giacomo, a fare decollare una città abbandonata e tenuta lontana dalle postazioni decisionali del paese.

Antonio Bassolino può vantare un’apprezzata e consolidata esperienza politico-amministrativa vissuta a vari livelli istituzionali,locali,regionali e nazionali.

Come non può considerarsi positiva e degna di attenzione la sua partecipazione alla competizione elettorale per la candidatura a sindaco di Napoli?

Il “vecchio” che ritorna, colui che scende dalle Dolomiti napoletane per ripercorrere i sentieri della sua terra di elezione, la città di Partenope e della sua terra natia, l’Amata Afragola (ricordiamoci della Città Metropolitana) e farsi carico delle sue antiche e moderne criticità, non può, né lo potrà mai, per la storia che si porta dentro, non può non garantire il successo alla sua partita personale. Giovanissimo sindacalista, segretario regionale di partito, parlamentare, sindaco e presidente di giunta regionale, da quando è sceso in campo , e siamo nel 1970, e da quando si è proposto al vaglio elettorale,  nel 1993,  non ne ha persa una di competizione elettorale.
Giusto a convalidare quanto di lui ha detto la Valente, che poc’anzi ho citato.

E’ quest’ultima la concorrente più accreditata pe contendergli la posta.

Candidata “figlia dello spirito del tempo”, esponente privilegiata della corrente del Capo del Governo e segretario del Partito, sponsorizzata fortemente dalla classe dirigente e candidata a suo nome,  s’avvale del fattore donna come elemento della sua partecipazione alla competizione e si impegna a costruire,  laddove dovesse essere eletta, una “città a misura di bambino perché dove un bambino sta bene, vive e cresce bene, vivono e crescono bene tutti, vive e cresce bene la città.”

Come non pensare ad una strategia suggerita per conquistare il consenso toccando le corde più sensibili dell’elettorato, specialmente quello femminile?

Così vale anche per Marco Sarracino che non parla di bambini; ventiseienne capace e volitivo, rappresentante di un cambio generazionale nel registro del par tito, sponsorizzato da Epifani.
Sarracino lotta per “vincere e governare” con una scelta di coraggio per “riscattare” la sua generazione abbandonata.
Dalla città e dare a questa una dimensione europea, una città Smart, frutto d’una rigorosa rigenerazione urbana.

Il tutto con la riscoperta dei valori della sinistra storica, da tempo messi in discussione e sottovalutati.

C’è, infine, il socialista fresco di giornata, l’oncologo Marfella, candidato di bandiera, eccellente scienziato nel suo campo, dalla non indifferente caratura civile. Va premiato per il suo impegno speso a favore delle popolazioni martoriate dalla cosiddetta “terra dei fuochi” e va anticipatamente ringraziato per la sua coraggiosa testimonianza.

Una riflessione, tanto per finire -non dimentichiamoci dei sottosegretari Amendola e Migliore-  e un avvertimento.

Non facciamoci del male nel giocare la partita.

Stabilite le regole, che il gioco si faccia senza colpi bassi ripete, soprattutto nel rispetto della città e dei suoi problemi.

E delle sue pluriennali attese.

Polarizzare lo scontro non conviene, l’ha detto Marco Sarracino, perché tra la Valente e Bassolino, può vincere Lettieri.

Il treno fischia ancora, rullano i tamburi e nei boschi asparagi gentili bucano le siepi. E il sei di marzo si avvicina.

DEDICATO A QUEL POVERO DEFUNTO IL CUI UNICO NECROLOGIO E’OFFUSCATO DAI TANTI NECROLOGI DELLE PERSONE PIU’ IMPORTANTI.

Napoli, 28 febbraio 2016