mar 18 DICEMBRE 2018 ore 21.52
Home Politica da MicroMega: Intervista a Alberto Perino NO TAV di Giacomo Russo Spena

Il leader No Tav: “Il M5S rischia l’emorragia di voti. L’8 dicembre in piazza”.

Secondo Alberto Perino sarà l’ennesima protesta di popolo del movimento: “Mi aspetto molta gente a Torino, altro che quattro signore borghesi e ricche vicine al Pd come lo scorso 10 novembre”. Pur consapevole che con i governi precedenti le cose sarebbero state addirittura peggiori, ora dice: “Non abbiamo governi amici. Quest’opera è inutile e va fermata. La politica ci ascolti”.

Intervista a Alberto Perino di Giacomo Russo Spena

“La nostra gente è incazzata nera con quelle signore borghesi che ci hanno trattato da buzzurri e montanari soltanto perché osiamo sostenere la decrescita e difendere il territorio. Loro pensano ai soldi e al portafogli, ci dicono di prendere una pecora e di andare a pascolare in montagna, e pensare che noi invece ci preoccupiamo del futuro dei nostri figli e del Paese”. Alberto Perino, 72 anni, è dal 1989 che si oppone alla costruzione della linea ad Alta Velocità in Val di Susa. La ritiene un’opera inutile: “La vogliono costruire per intascare le tangenti”. È uno dei volti storici del movimento. A Torino, il prossimo 8 dicembre, è stata lanciata una manifestazione nazionale per replicare alla piazza pro Tav dello scorso 10 novembre: “Saremo tantissimi”.

Secondo gli organizzatori a Torino quel giorno c’erano 40mila persone. La vostra manifestazione sarà così grande?

Non faccio previsioni sui numeri, di certo mi aspetto molta gente altro che quattro signore ricche vicine al Pd. Sarà l’ennesima protesta di popolo che faremo.

La accusano di rappresentare l’Italia del NO, quella che è contro lo  sviluppo, il progresso e la crescita. Ne è consapevole?

Siamo contro le opere inutili, è diverso. Usassero quei soldi per mettere in sicurezza i territori, le scuole o gli ospedali. Viviamo un paradosso: lo Stato fa le leggi sulla sicurezza quando i suoi stessi edifici non sono a norma e rischiano di crollare alla prima avversità climatica. Tante piccole imprese potrebbero lavorare per mettere in sicurezza i nostri edifici pubblici ma lo sa perché non lo consentono?

Ce lo dica lei…

Per prendere tangenti. Nelle opere faraoniche ci mangia la ditta appaltatrice e i soldi passano direttamente per Roma. Eseguendo tante piccole opere, sparse per il territorio nazionale, c’è il serio rischio che i soldi non passino per la Capitale e che le cricche non riescano a specularci.

Quindi l’8 dicembre sarà in piazza anche per ribadire che le ragioni No Tav sono ancora più forti di prima?

Non ci sono dubbi: l’alta velocità nel tratto Torino-Lione non serve. È un doppione. Persino la Francia non ha alcuna fretta: il presidente Macron, durante la trattativa coi manifestanti coi gilet gialli, non ha parlato di grandi opere ma di rafforzamento della rete dei treni locali e pendolari. È un segnale.

Sul Tav il governo è spaccato: la Lega sostiene l’importanza di procedere mentre il M5S è contrario alla Torino-Lione. Come vivete questi momenti di attesa?

L’abbiamo scritto e già ripetuto varie volte: il movimento No Tav non ha governi amici. Ci possono essere degli esecutivi più o meno ostili ma governi amici non ce ne possono essere perché, per definizione, il governo fa il governo e i movimenti fanno i movimenti. Abbiamo anche un’altra consapevolezza: se fosse stato per i governi precedenti, le cose oggi sarebbero per noi persino peggiori.

In soldoni, mi sta dicendo: almeno questo governo ci riflette sopra, e si divide, sulla Tav Torino-Lione mentre il Pd ha sempre mantenuto la linea dura contro di voi. È così?

È un dato di fatto. Questo esecutivo sta almeno discutendo sul da farsi e sta rifacendo un’analisi costi/benefici realizzata da tecnici neutri. L’Osservatorio nazionale sulla Torino-Lione, quello voluto dai governi precedenti, ha ammesso vent’anni dopo che avevano sbagliato le previsioni, eppure il Pd continua ad insistere che l’opera va fatta. Anche su altri temi, ad esempio sulla sicurezza o sull’immigrazione, mi pongo sempre il problema di chi ha iniziato ad adottare certe politiche. E se guardiamo bene, tutto è cominciato quand’era ministro Minniti. Salvini è bravo a racimolare consensi sul lavoro svolto dal suo predecessore.

Non avete il timore di finire come i No Tap?

Abbiamo un approccio laico, non ci aspettiamo nulla né abbiamo particolari speranze. Proseguiamo per la nostra strada e con la nostra indipendenza, quel che succederà succederà. Ma ripeto: se ci fosse stato il Pd al governo, oggi non si sarebbero fatti scrupoli pur di procedere con la Torino-Lione. Adesso aspettiamo la decisione politica di Lega e M5S.

E se il governo domani decidesse di continuare con l’opera?

Ci troveranno nella valle a protestare, ovvero quel che facciamo da sempre: sono 30 anni che ci opponiamo a polizia, carabinieri, esercito. Non dipendiamo da nessun governo, siamo autonomi dalla politica dei Palazzi.

Nel decreto sicurezza è stato inserito reintrodotto il reato di blocco stradale che prevede l’arresto da 1 a 6 anni. (articolo 23). Una stretta riguarderà anche il reato di invasione di terreni o edifici. Sono misure che andrebbero contro gli attivisti, come i No Tav, che in questi anni hanno lottato per fermare quest’opera, non trova?

Siamo preoccupati. Abbiamo già mandato le nostre osservazioni a chi di dovere.

Chi intende? A chi avete mandato?

Ai deputati con cui abbiamo dei rapporti, sia della Lega che del M5S. Purtroppo nel Parlamento non esiste un’opposizione quindi non possiamo rivolgerci a nessun’altro che non sia in maggioranza.

A parte le responsabilità del governo precedente, vi sentite traditi dal M5S che, invece, ha votato (ritirando gli emendamenti) il decreto di sicurezza senza colpo ferire?

Dobbiamo capirci su una cosa fondamentale. Se il M5S avesse preso il 51 per cento e la maggioranza assoluta dei seggi, oggi i grillini li avrei messi in croce perché avrebbero tradito inequivocabilmente il loro mandato e le loro promesse. Ma dato che il 4 marzo non hanno ottenuto i voti sufficienti per formare un governo monocolore, sono stati costretti a mediare e a scendere a compromessi con la Lega. Il M5S ha tentato l’accordo con il Pd ma Renzi ha sbattuto la porta in faccia. A quel punto cosa fare? Il presidente Mattarella ha provato in tutti i modi a trovare i numeri in Parlamento per un nuovo governo tecnico. Sarebbe stato meglio di questa alleanza gialloverde?

Non vi sentite quindi traditi dal M5S?

Imputo al M5S una serie di colpe minori rispetto agli altri partiti. Per il resto, al nostro interno non siamo un blocco monolitico, ognuno la pensa e vota diversamente. C’è chi sostiene il Pd, chi il M5S, chi la sinistra radicale. Ci sono, insieme, laici e cattolici. La porta è chiusa soltanto ai fascisti e ai razzisti. Dopodiché stiamo facendo il nostro percorso.

Però le ricordo dei dati elettorali, per far capire il diverso radicamento che hanno i vari partiti in Val Susa: lì il M5S ha preso risultati bulgari. Oggi non c’è malcontento per il governo con la Lega?

Allora, nelle elezioni politiche del 2006 a Venaus i Verdi presero il 78 per cento. Alle tornate successive sono spariti dalla circolazione prendendo percentuali ridicole semplicemente perché hanno tradito il movimento. I voti, qui in valle, è facilissimo perderli.

Di Maio e soci rischiano un’emorragia di consensi nel caso il governo decidesse di proseguire i lavori della Torino-Lione?

Certo, corrono il rischio. L’abbiamo spiegato benissimo ai vari dirigenti grillini. La gente valuta le azioni di governo e vota in base alle cose fatte e non secondo la propaganda o i proclami. Le parole si devono trasformare in fatti altrimenti quel voto, come è stato dato, passa altrove.

(28 novembre 2018)