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Canteremo l’epicedio di un Partito?
di Luigi Antonio Gambuti

E’ ora di dire basta. E’ ora di schierarsi senza se e senza ma, per interrompere il gioco funesto delle reciproche accuse, delle ricorrenti delegittimazioni, delle reali o presunte tali (questioni di prezzo?) prese di distanza da indirizzi, individui, storie e personaggi di cui il buon senso consiglierebbe di starne alla larga.

Recuperare il senso dell’appartenenza e con esso la cifra della propria identità, tassello inoppugnabile della propria storia, rappresenta in queste ultime ore di vigilia elettorale l’ultima sfida per vincere la partita.

Mettere da parte le accuse, smettere di scavare nel passato prossimo e recente, bloccare la rubricazione di faccende e di vicende usate come arma per offendere e delegittimare sarà, dovrebbe essere, l’unica azione intelligente per affermare un principio: quando si vota per una risposta ad una domanda, per chi e per che cosa, la risposta che ottiene più risultati è quella vincente. E tale deve essere per tutti anche per coloro i quali si sono resi conto di aver perso la partita.

Così nel partito democratico, spina nel cuore per molti antichi e recenti “appassionati” che non si rassegnano al cosiddetto “nuovo” corso del loro storico punto di riferimento.

La scelta della Valente, sofferta, tormentata, criticata e contrastata da chi aveva buon motivo di ritenerla viziata da questioni che sono state oggetto di mille discussioni è stata, comunque, una scelta di maggioranza, di coloro i quali hanno risposto alla chiamata relativa alle primarie.

E, come tale, la scelta va da tutti condivisa e approvata fuori e dentro la cabina elettorale, non fosse altro per non farsi male con le proprie mani (antico vizio di famiglia!) visto che altri, e per fortuna, non sono attrezzati per fargliene poi tanto.

Perchè , allora, continuare a giocare con i se e con i ma per dare peso alla propria presenza sullo scenario della competizione elettorale; perché non rendersi conto che, anticipare coram populi la propria convinzione in merito alla eventualità della sconfitta può rappresentare la presa di distanza dal corpo elettorale, già di per sé poco propenso a partecipare, poco disposto a far da trampolino di lancio a personaggi non sempre all’altezza della situazione?

Perché auspicare e far sentire il grido di sfida  inopportuna e disperata, di un luigiquindici infastidito che preconizza il silenzio dopo la sua caduta?

Se Bassolino e i suoi seguaci assumono l’atteggiamento dei riottosi che mirano a delegittimare la candidata espressa dal partito, non si riesce più a capire dove vorrebbero arrivare.

Passi per il leone afragolese, passi per il combattente vero che si è visto tagliare fuori dal campo per l’ultima battaglia; passi per l’atteggiamento dei suoi cortigiani; non si riesce a capire, così come si sono messe le cose, come tutto un pezzo di partito, non pochi dirigenti, certamente moltissimi elettori, vogliano stare sulla sponda del fiume ad aspettare, curiosi e indispettiti, che passi il corpo del nemico…

E’ possibile in queste condizioni che non si abbia e non si ha una corale levata di scudi per dire basta a ciò che è stato, e, guardare al futuro con la fondata speranza di vincere la partita?

Bando al rammarico e alle recriminazioni, è tempo oggi, tra qualche ora, di serrare le fila e fare forza comune per contrastare gli avversari e conquistare Napoli.

La posta in gioco è di rilevante importanza perché non è in gioco solo il Comune di Napoli, capoluogo di Provincia.

Considerato che, nelle more, il Sindaco di Napoli sarà il Sindaco ( pro tempore) della costituenda Città Metropolitana cui spetterà l’onore di amministrare i municipi che la costituiscono, si comprende quanto sia importante la posta in gioco e quanto sia grave e delicato il momento della scelta nell’imminente turno elettorale.

Alle urne, allora, tutti uniti sotto la stessa bandiera, per coerenza e senso di responsabilità verso gli elettori; tutti uniti, e pur turandosi il naso, impegnarsi a votare e a far votare chi rappresenta il partito che, nel partito e col partito mette in gioco la sua reputazione.

Napoli, 4 giugno 2016

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