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Bologna Jazz Festival 2019
di Mario Mormile

Fin dai lontani anni ’30 la passione per il jazz serpeggiava per le strade di Bologna, con alcuni appassionati musicisti che cercavano di procurarsi le ultime uscite discografiche. Il dopoguerra aprì le porte per l’arrivo di dischi di tutti i tipi e Alberto Alberti riuscì ad aprire nel 1953 il Disclub, primo negozio specializzato d’Italia sulla musica jazz. Intorno a lui si muovevano le prime orchestrine jazz, tra cui la Rheno Dixieland Band in cui figurava una giovane Pupi Avati, il manager di quella band si chiamava Antonio “cicci” Foresti che insieme ad Alberti pose le basi per un festival di musica jazz a Bologna.

Il festival partito nel ’58 ospitò poi Chet Baker, e per i successivi 16 anni portò a Bologna i migliori artisti dell’epoca: Duke Ellington, B.B. King, Sarah Vaughan e Miles Davis e molti altri. Tra le difficoltà negli anni della contestazione e rinascite dal 2006 la tradizione è ripresa e porta in città nomi di tutto rispetto come quelli di Bollani con Chucho Valdés ma soprattutto Pat Metheny, e non manca di spunti dalle altre arti con quei disegni pubblicitari del celebre disegnatore Altan e il supporto del festival del fumetto BilBolBul.

Quest’anno i suoni del grande Pat Metheny hanno catturato l’attenzione del pubblico di fedeli che hanno ancora una volta gridato al miracolo musicale, ma è lo stesso compositore del Missouri che dichiara «La musica è estranea ai miracoli. Nel fare jazz vicino a Jim Hall, Bill Evans e Brad Mehldau o free jazz–country folk con Charlie Haden e Jack Dejonette ho cercato sempre di onorare lo spirito del pentagramma, inseguendo le note che trovavo più adatte a un particolare contesto». E proprio con l’idea di mettere d’accordo tutti, il festival mette in archivio una grande edizione in cui si respira a tratti l’aria dei vecchi tempi.

Bologna, 2019