mar 25 SETTEMBRE 2018 ore 13.54
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Bellezza e coraggio

di Don Giulio Cirignano*

Bellezza e coraggio: sono le due connotazioni più evidenti della esortazione apostolica Evangelii Gaudium di Papa Francesco. La bellezza è immediatamente percepibile nella chiarezza dello stile e nella saporosa corposità del contenuto.
La bellezza, tuttavia, da sola non riesce a scuotere le coscienze. Lascia soddisfatti ma non spinge al cambiamento. Per questa ragione è quanto mai opportuno indicare la dimensione del coraggio. E’ la dimensione che stupisce, che spinge a farsi pensosi, che mostra i ritardi che spesso caratterizzano il nostro modo di vedere le cose. E’ la dimensione che mette a nudo la nostra estraneità rispetto agli appelli che giungono dai segni dei tempi. Mostra la nostra vecchiezza e, quel che è peggio, la nostra indolenza e presunzione. Solo il coraggio del Papa può fare provare vergogna.
Per questa ragione è opportuno segnalare le affermazioni coraggiose di Papa Francesco. Sono numerose e di varia natura. Devo, in proposito, dichiarare il mio imbarazzo: quando ho iniziato a rileggere il documento da questo punto di vista pensavo di trovare solo qualche sporadica affermazione qua e là. Mi sono dovuto arrendere: gli spunti di coraggio sono numerosi. Pertanto mi limiterò ad una indicazione rapida e riassuntiva, rinunciando a citare per esteso. Mi troverei a dover riscrivere quasi per intero il documento! Il lettore perdonerà questa carrellata a volo di uccello ma sufficiente per far pensare e svegliare dal sonno quanti non hanno saputo cogliere il vigore di questo messaggio
Già al n. 3 il lettore attento potrà trovare tracce di questa dimensione. Legga con attenzione la conclusione “ Non fuggiamo dalla resurrezione di Gesù, non diamoci mai per vinti, accada quel che accada.”
L’inizio del n.6 poi è simpatico: “Ci sono cristiani che sembrano avere uno stile di quaresima senza Pasqua.” Il n. 7 va letto per intero con molta calma e al centro si potrà trovare una affermazione sorprendente: “Posso dire che le gioie più belle e spontanee che ho visto nel corso della mia vita sono quelle di persone molto povere che hanno poco a cui aggrapparsi”.
Anche al numero nove troviamo una affermazione simpatica e poco usuale nel linguaggio magisteriale:” Di conseguenza, un evangelizzatore non dovrebbe avere costantemente una faccia da funerale”.
Al n.14 troviamo una conclusione di grande efficacia: “Tutti hanno il diritto di ricevere il Vangelo. I cristiani hanno il dovere di annunciarlo senza escludere nessuno, non come chi impone un nuovo obbligo, bensì come chi condivide una gioia, segnala un orizzonte bello, offre un banchetto desiderabile. Citando Benedetto XVI conclude:” La Chiesa non cresce per proselitismo ma per attrazione”.
Al n.15, citando i vescovi latinoamericani non esita a ricordare che “Non possiamo più rimanere tranquilli, in attesa passiva, dentro le nostre chiese e che è necessario passare da una pastorale di semplice conservazione ad una pastorale decisamente missionaria”.
Infine, quasi alla conclusione dei numeri introduttivi del documento, al n.16 dichiara:” Non credo neppure che si debba attendere dal magistero papale una parola definitiva e completa su tutte le questioni che riguardano la Chiesa ed il mondo. Non è opportuno che il Papa sostituisca gli episcopati locali nel discernimento di tutte le problematiche che si prospettano nel loro territorio. In questo senso, averto la necessità di procedere in una salutare decentralizzazione”. Salutiamo con gioia il ritorno della collegialità tanto cara al tempo del Concilio..
Queste sono semplici affermazioni che, tuttavia, fanno intuire la libertà interiore del Papa. La dimensione del coraggio prende corpo, in maniera marcata, all’interno del documento, cominciando dal capitolo primo. Per averne un’idea basterà citare i titoli dei paragrafi: “Una Chiesa in uscita” è il primo. Il lettore potrà leggere con vera soddisfazione i nn 20-23. Al numero 24 troviamo l’invito “ Osiamo un po’ più a prendere l’iniziativa!”; al centro del paragrafo :“ La comunità evangelizzatrice è sempre attenta ai frutti, perché il Signore la vuole feconda. Si prende cura del grano e non perde la pace a causa della zizzania”. Bellissimo.
Il secondo passo del capitolo è “Pastorale in conversione” nn. 25-33. Tutti i numeri sono intrisi di coraggio. Sarà sufficiente fare qualche citazione: “Avanzare nel cammino di una conversione pastorale e missionaria che non può lasciare le cose come stanno”(n25). “Ci sono strutture ecclesiali che possono arrivare a condizionare un dinamismo evangelizzatore” (n26). “Sogno una scelta missionaria capace di trasformare ogni cosa, perché le consuetudini, gli stili, gli orari, il linguaggio ed ogni struttura ecclesiale diventino un canale adeguato per l’evangelizzazione del mondo attuale, più che per l’autopreservazione”(27). A proposito della parrocchia afferma: ”Questo suppone che realmente stia in contatto con le famiglie e con la vita del popolo e non diventi una struttura prolissa separata dalla gente o un gruppo di eletti che guardano a se stessi”(n.28).. Molto interessante quanto afferma del Vescovo al n.31. Decisamente inusuale il n.32:” Dal momento che sono chiamato a vivere quanto chiedo agli altri, devo anche pensare ad una conversione del papato” Interessantissimo passo. Dopo aver ricordato Giovanni Paolo secondo e la sua intenzione al riguardo commenta “Siamo avanzati poco in questo senso. Anche il papato e le strutture centrali della Chiesa hanno bisogno di ascoltare l’appello ad una conversione pastorale”. Ancora: “ La pastorale in chiave missionaria esige di abbandonare il comodo criterio pastorale del “si è fatto sempre così. Invito tutti ad essere audaci e creativi”(n.33).
Per il momento possiamo fermarci qui. Riprenderemo il discorso sulle rimanenti parti del capitolo primo. Particolare attenzione riserveremo poi al capitolo secondo, ricchissimo di spunti coraggiosi. Solo a questo punto potremo avere una visione completa della coraggiosa e disinvolta forza di Papa Francesco.
Ma già da queste prime battute si fa largo nella nostra coscienza un interrogativo imperioso: Come comprendere l’inerzia e l’impacciato silenzio di alcuni settori della Chiesa Italiana? Come giustificare l’assenza di progettazione di nuovi percorsi di studio e azione a partire proprio da questa formidabile spinta del Papa?

*biblista

 Napoli, 31 gennaio 2015