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Pagelle di fine anno
di Giovanni Della Pietra

1In un anno turbolento, il Napoli conclude il campionato in seconda posizione, a -11 dalla capolista Inter. Dopo numerosi infortuni e conseguenti cambi di modulo, il Napoli si qualifica in Champions League, e, approfittando per qualche giornata del calo nerazzurro, ha pensato anche alla rimonta. In Coppa Italia, il Napoli batte il Cagliari agli ottavi di finale ai calci di rigore, ma poi cede il passo al Como sempre alla lotteria dei rigori. Il tasto dolente è il maxi-girone di Champions League dove il Napoli chiude al 30° posto: sconfitte dolorose ad Eindhoven (6-2) e a Lisbona con il Benfica (2-0). Resta la ferita aperta di un pareggio in superiorità numerica a Copenaghen che mette in salita l’ultima giornata.

Pagellone

Milinković-Savić 6: 22 milioni (e qualche spicciolo) di aspettative lo accompagnano nel suo trasferimento all’ombra del Vesuvio. Prima l’alternanza, poi l’infortunio di Meret gli dà i gradi da titolare: mostra un rendimento ondivago tra prestazioni salvifiche ed errori grossolani. L’elogio principale che gli si promuove è la capacità di giocare con i piedi: per un portiere, sembra quasi un insulto.

Rrahmani 6.5: Uno dei ‘what if’ più grandi della stagione del Napoli: esiste una difesa con Amir e una difesa senza il suo leader. Non solo i gol subiti di media a partita raddoppiano, ma migliora anche le prestazioni dei suoi compagni di2 reparto. Impostazione, anticipo e leadership che, in questa stagione, è mancata a tratti causa infortunio. Stupida stupida sfortuna.

Buongiorno 5: È una delle note meno liete della stagione dei partenopei. Sembra perdersi in un labirinto di errori che lo condanna mentalmente, costringendo talvolta il mister a sostituirlo per salvaguardare lui e la squadra. Lontano dai livelli mostrati finora. Resta l’immagine del rigore concesso a Copenaghen. Scurdammoce ‘o passato…

Lobotka 6.5: Regia logica, diligente con cui riesce a ripulire una grande quantità di palloni. Nelle sue corde manca la ricerca immediata della verticalità – che invece è nell’arsenale di Gilmour – ma ciò che lo rende insostituibile è la sua intelligenza tattica e di posizione: interrompe le ripartenze avversarie sul nascere. Nell’ultima parte di stagione ha un periodo di flessione di forma e mette a rischio qualche pallone in più. Insomma, Stan è come quel dolcino digestivo dopo il pranzo domenicale che un po’ dai per scontato, ma di cui senti la mancanza quando il nutrizionista te lo vieta.

McTominay 7.5: Nell’anno dello Scudetto, Scott è principalmente aggressore dell’aria. Nell’ultimo anno, invece, lo scozzese mette in mostra tutte le sue qualità: gioca da finto esterno, si abbassa in difesa per convivere con KDB, gioca in un centrocampo a due, ma anche dietro la punta. Difende, imposta, combatte, si inserisce. Giocatore totale.

parma4Vergara 7: La sorpresa più grande di questa stagione azzurra è un talento homemade. Parte da aggregato, ma gli infortuni gli fanno spazio. Lui non lascia passare quello che può essere il turning point della sua carriera: fa 19 presenze, 3 gol, 4 assist. Solo una fastidiosa fascite plantare ferma la sua ascesa. Una maglia delle rotazioni deve necessariamente essere sua. A tutta vita.

Elmas 7: Ha già il merito di essere uno dei pochi sopravvissuti agli innumerevoli infortuni della stagione partenopea. In quel momento di difficoltà, si mette a disposizione della squadra, anche snaturandosi. Sant’Elmas – così lo definisce mister Conte – mette a referto 1 gol e 4 assist, ma dà un equilibrio che questi numeri non raccontano. Meriterebbe il riscatto ad occhi chiusi, ma per far quadrare i conti dovrebbe essere lui il sacrificato. Ancora una volta. “Un uomo onesto, un uomo probo…”

David Neres 7.5: Altro ‘what if’ legato a quella maledetta zolla dell’Olimpico che ferma Neres. Funge da punta contro l’Inter in una notte trionfale, poi racimola minuti partita dopo partita. Con il 3-4-2-1, prende per mano la squadra, guidando attraverso vittorie prestigiose e fondamentali per la classifica: Atalanta, Roma e Juventus, poi MVP del torneo in terra araba. Quell’infortunio gli nega il sogno americano.

Højlund 7: Qualcuno ha provato a definirlo “lento e prevedibile”: resta il migliore acquisto del plurimilionario mercato azzurro. Mette da parte le sue caratteristiche, aggiunge nuove skills da ‘Lukaku’. Riceve palla addosso, combatte, gioca di sponda, crea spazi per gli inserimenti e quelle rare volte in cui può giocare in profondità è una sentenza. 44 presenze, 16 gol, 8 assist, 2 ammonizioni, e ‘infinito+1′ contrasti. Importanza capitale, che i numeri bidimensionali non possono descrivere.

De Bruyne 6: Premessa necessaria: anche nei pochi spazi ha avuto modo di far vedere perché a lunghi tratti è stato il centrocampista più forte del mondo. Assist contro lo Sporting e Udinese, il secondary assist contro il Pisa: roba da un5 calciatore di un altro pianeta. E il Maradona lo riconosce ad ogni suo ingresso. Ma KDB non è riuscito a rendere per le aspettative che il suo nome porta. Il sistema non prettamente offensivo non metteva in risalto le qualità, ma le scaramucce di fine stagione evidenziavano un sacrificio di qualcuno che non doveva essere lui. L’infortunio contro l’Inter risolve l’impasse tattico: è lui il ‘what if’ più grande della stagione. Poteva portare in Paradiso, ma anche all’inferno.

 Conte 7.5: L’errore più grande che si possa fare è dare per scontato il secondo posto del Napoli. Vero, Juventus e Milan hanno deluso, ma il cammino degli azzurri non è stato esente da imprevisti, che mister Conte ha magistralmente trasformato in opportunità. Si parte con il 4-1-4-1 con i Fab4, poi 4-3-3, infine si passa al 3-4-2-1: spiccano prima Højlund, Neres, Vergara e infine Allison. Fa intuire la voglia di una rincorsa che sapeva di impresa, per poi riconoscere i giusti meriti a chi è stato più bravo. Un secondo posto considerato scontato, in un’annata così complessa, denota lo status che il Napoli di Antonio Conte ha raggiunto. Non riesce a scrollarsi di dosso, l’etichetta di allenatore non europeo: il suo cammino si arena al 30° posto di 36, alle spalle di Pafos e Qarabag. Gli cadono addosso numerose critiche: qualcuna – poche a dire il vero – costruttive, altre esagerate. Esce di scena quando non può chiedere di più al Napoli da un punto di vista fisico, mentale ed economico. Titoli di coda.

Nola, 3 giugno 2026

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