gio 22 OTTOBRE 2020 ore 01.25
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Io sto con la cicala! Perché la formica è turbo capitalista

di Andrea Tafuro

 

 

 

 

“Chiedo scusa alla favola antica,
se non mi piace l’avara formica.
Io sto con la cicala, che il più bel canto
non vende, regala”
Gianni Rodari

 

 

cicala1Lasciate da parte tutti i vostri prolungamenti corporei tecnologici.

Respirate profondamente e godete della lettura di un libro… di carta.

Si! la buona vecchia carta, iniziate con il sentirne l’odore e poi immergetevi nella lettura e godetene. Vi propongo alcune prelibatezze.

Crisi. Ossia krisis: trasformazione.

Siamo alle soglie di una svolta epocale, paragonabile a quella che diecimila anni fa rese i raccoglitori/cacciatori una società rurale o a quella che nel Settecento introdusse la società industriale.

Come allora, il sistema appare oggi al collasso.

Il cambiamento, un vero sovvertimento,
comincerà da un altro modo di guardare
alla vita, al domani.

Con gli occhi della cicala, e la provocazione di questo libretto.

E se fosse lei ad avere ragione, invece della formica di Esopo?

Nella favola, la formica è accumulo, crescita a tutti i costi, competizione, fretta… Egoismo.

La cicala è utopia.

Quest’ultima è vista come l’emblema dell’egoismo e dell’avidità e fautrice di una pratica di rapina dell’ambiente.cicala_01

La cicala viene valorizzata per i suoi valori più immateriali e profondamente umani.

Conosciamo tutti la favola della formica e della cicala.

Siamo cresciuti imparando a lodare la laboriosa e virtuosa formica e a condannare la pigra e stolta cicala.

Ma siamo sicuri che sia questa la morale valida per noi oggi?

Siamo proprio sicuri che sia la formica il buon esempio da seguire?

L’autore Fausto Gusmeroli, riprende la favola di Esopo e le sue due protagoniste, approfondendo l’abbozzo di rilettura proposto da Gianni Rodari.

La riattualizza così nel nostro contesto di una società della crescita illimitata e nella quale il tempo è oro.

Dietro alla prudenza e alla laboriosità della formica, Gusmeroli fotografa dunque la tendenza all’accumulo sfrenato di beni e risorse, la competizione e l’individualismo, lo sfruttamento dell’ambiente.

Tutti tratti tipici dell’uomo moderno e di un modello di sviluppo insostenibile.

La cicala diventa invece l’archetipo di un approccio diverso, che dia spazio anche all’ utopia, un approccio più sostenibile nei confronti della società, del pianeta e dello stesso senso del vivere.

cicala5Un rapporto meno competitivo e violento nei confronti della natura e dei propri simili, un maggiore distacco dai beni materiali, “uno schema esistenziale orientato all’essere e non solo al fare”, come scrive Gusmeroli.

Il modello di vita, carico di futuro, è quello della cicala, che lavora sempre meno, è libero di esercitare i suoi talenti creativi, non è divorato dalla febbre usuraia dell’accumulo e del risparmio.

Inoltre, c’è da evidenziare che questa smodata crescita della ricchezza e della sua concentrazione nelle mani di poche persone, ha aperto la strada ad un’altra grossa bugia del capitalismo e cioè che, nel capitalista, prevalga una sincera propensione alla restituzione alla società di quanto ricevuto oltre il massimo del massimo del massimo.

Il “capitalismo inclusivo e compassionevole” e tinteggiato con una mano di verde[1], vi salverà sicuramente dall’inferno, ma non inciderà per nulla sulle cause che generano precarietà, disoccupazione e povertà.

 “L’economia ha dimenticato la natura sociale che ha come vocazione, la natura sociale dell’impresa, della vita, dei legami e dei patti”, ha detto papa Francesco.

 Nola, 12 ottobre 2020

 



[1] Il nuovo greenwashing: da narrazione diversiva a condicio sine qua non dell’estrazione di valore
cicala3C’è stato un tempo in cui il lemma «greenwashing» identificava le campagne con cui l’impresa privata comprava una nuova immagine, a fronte di una percezione pubblica negativa del suo business.
Oggi questa prassi è un ingrediente indispensabile della ricetta con cui soggetti pubblici e privati si ritagliano un preciso posizionamento valoriale. Greenwashing, una spolverata di CSR, un pizzico di marketing, abbondanti pubbliche relazioni… Il campo della crisi ecologica è uno dei terreni oggi meno divisivi – ovvero, sul fatto che sia in corso una crisi ecologica siamo d’accordo più o meno tutti – ed è quindi campo privilegiato per questo genere di operazioni.
Il greenwashing non è più una “pezza” messa in un secondo momento, una mano di vernice verde per abbellire l’immagine di un business già esistente, ma un condono preventivo indispensabile ad avviare un business di tipo nuovo, che parte già dipinto di verde, perché senza il “verde” non estrarrebbe valore.
Pubblicato da
Wu Ming