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Il Presepe tra il sacro e la speranza
di Martino Ariano

 

22 2Dopo aver presentato il lato più profano delle festività natalizie, cioè l’Albero di Natale, e dopo avervi accompagnato lungo lo stivale tra le decorazioni e le installazioni natalizie di quest’anno, vi presento il lato sacro, che ha come protagonista il presepe.

Il presepe non è altro che la raffigurazione bidimensionale (pittura) o tridimensionale (scultura o scenografia) dell’evento sacro della Nascita di Gesù.

Il vero senso del Natale risiede proprio in questo evento religioso.

A differenza di suo fratello, l’Albero di Natale, il presepe ha da sempre avuto un forte riscontro iconografico ed artistico, oltre che letterario, teatrale e cinematografico.

In questo articolo non voglio soffermarmi sull’aspetto storico, artistico, simbolico ed iconografico, in quanto oltre a risultare prolisso, vendendo l’enorme mole di testimonianze, esempi e rappresentazioni, risulterebbe soprattutto ripetitivo, in quanto già ampiamente trattato, ma il mio intento sarà quello di ricostruire “emotivamente” il suo ri-presentarsi ogni anno nelle nostre case.

Il presepe, infatti, oltre al suo valore sacro, assume nelle case dei cristiani, o in generale degli occidentali, o specificamente di noi italiani, una fortissima valenza emotiva.

Fin da piccoli siamo stati abituati ad allestire questa scenografia.

Addirittura mesi prima, insieme ai nostri nonni o ai nostri padri, alcuni di noi iniziano, passo dopo passo, a costruirne uno, pensando ad ogni dettaglio, non in ultimo alle luci e ai vari posti dove allocheranno i vari personaggi, sottoforma di statuine.

Presi i materiali, fatto il progetto, fissato l’idea finale, inizia l’arte, l’artigiano, il faidate.

L’arte dei presepi, un’arte nobile, un artigianato orgoglio italiano nel mondo, entra timidamente nelle nostre case e si manifesta in più svariati prodotti, nelle più svariate vesti, dalla carta pesta al classico sughero, passando per materiali più22 3 tecnici, e si posiziona in piccoli spazi o interi giardini.

Altri si recano, nei giorni prenatalizi, nelle varie botteghe, disparate in lungo e largo nella nostra penisola, per acquistarne uno già pronto, preferibilmente realizzato artigianalmente.

Arriva il Natale e l’8 di Dicembre collochiamo ed allestiamo finalmente, oltre all’albero, il presepe.

Scelto l’angolo della casa o del giardino dove collocare la struttura, cominciamo a rispolverare le tante statuine dei vari personaggi.

Oltre a quelle della Sacra Famiglia, non possono mancare il bue e l’asinello, l’angelo, gli zampognari, il pastore con le sue pecore, il pescatore, il macellaio, il fabbro e chi più ne ha più ne metta.

Suggestivo e fortemente emotivo è il ritrovamento tra le varie statuine di materiale plastico, quelle in ceramica, quelle dei nostri genitori o nonni.

A me capita ogni anno ed ogni anno è un tuffo al cuore.

Una piccola statuina di una decina di centimetri, a volte anche mutilata di alcune sue parti, stretta nella mano ci riporta pezzi di storie, di ricordi.

Racconta scorie di anni ed anni e spesso sono statuine che sono state comprate/realizzate dai nostri progenitori e che vengono tramandate di generazione in generazione.

Questo tuffo nella storia di una famiglia può avvenire anche con la struttura dell’intero presepe, che può essere anch’essa tramandata di generazione in generazione. Ciò avviene soprattutto nelle regioni del sud Italia, in primis in Campania.

Presepe di Castelli piazza san Pietro

Presepe di Castelli piazza san Pietro

Una volta allestito e una volta posizionate le varie statuine, si accendono le luci, si azionano i meccanismi mobili dei personaggi o i giochi d’acqua, che con cascate e laghetti accompagnano ed alimentano la suggestiva atmosfera presepiale.

Spesso i più piccoli, per non parlare dei nostri animali domestici, considerano i personaggi, le statuine, come dei giocattoli e quindi a volte li ritroviamo manipolati o addirittura collocati in posti improbabili, nei casi estremi per terra.

Il presepe diviene così un gioco, un simpatico modo che vede l’interazione dei più piccoli con le grandi tradizioni secolari del Natale.

Ma la magia del presepe non si esaurisce nel giorno dell’allestimento.

In alcune case, infatti, la mangiatoia resta vuota fino al 24 notte.

Scattata la mezzanotte o al rientro della Messa di Natale, la famiglia si riunisce, la persona più adulta o la più giovane, recupera la statuina del Bambin Gesù e dopo il rito del baco, la si posiziona nella mangiatoia.

Oltre alla collocazione del Bambin Gesù, vengono collocate altre tre o quattro statuine, rappresentati i tre Re Magi e, nelle rappresentazioni più tradizionali, l’uomo intento ad urlare la venuta del Messia.

Così sulle montagne fanno capolino sui loro cammelli i Re Magi in cammino.

Presepe in Pasta di Pizza  Santa Chiara Napoli 2020

Presepe in Pasta di Pizza Santa Chiara Napoli 2020

Quest’ultimi, però, restano lì fino al 6 gennaio, giorno dell’Epifania. Solo in quel giorno, infatti, scendono dai cammelli e li ritroviamo in altre 3 statuine, che questa volta vengono

posizionate dinanzi la Sacra Famiglia.

Ebbene questo rito, questa messa in scena vera e propria, si ripete ogni anno, senza perdere il suo fascino o la sua importanza.

Ogni anno nel presepe, nella raffigurazione sacra della Natività, riponiamo tutte le speranze, i nostri sogni, le nostre preghiere e i nostri desideri più puri.

Quest’anno forse più degli altri anni.

Con la speranza che ognuno di voi possa ritrovare la propria Stella Cometa e soprattutto possa rinascere più forte di prima, VI FACCIO I MIEI AUGURI DI NATALE.

E vi invito, nel mio piccolo, quando vi sentite giù, o soli, a rifugiarvi nell’osservazione del vostro presepe o albero di Natale, e ad osservare e scoprire, mediante la tecnologia, qualche rappresentazione artistica, che non avete mai visto e a riscoprire così la bellezza dell’arte, dell’artigianato, della speranza e della preghiera.

Buon Natale da Martino Ariano e dalla redazione tutta de La Voce del Quartiere!

 

Marzano di Nola, 21 dicembre 2020