E vissero tutti infelici e scontenti
E vissero tutti infelici e scontenti
di Giulia Di Nola
Valentino nacque a Terni nel 175 d C, nominato vescovo della città natia da papa Feliciano, è ricordato come il santo protettore dell’amore e degli innamorati. Celebrando le nozze cattoliche tra Sabino, legionario romano, e Serapia giovane cristiana, morirà lapidato e poi decapitato il 14/2/273 per ordine di Placido Furio. Era il periodo delle persecuzioni cristiane disposte dall’imperatore Aurelio, il quale accusò Valentino d’aver sostituito, con un sacramento religioso, la festa pagana dei Lupercalia, festa della fertilità. Ma la tradizione anglosassone lega la figura del Venerabile alla leggenda secondo cui egli solitamente donava ai giovani visitatori un fiore del suo giardino. Tra due di questi pellegrini sbocciò un amore così tanto intenso da indurli al matrimonio. Il Martire decise di dedicare una giornata dell’anno alle benedizioni nuziali.
Mi sono sempre domandata cosa o chi fosse l’amore. Tante le risposte, ma nessuna esaustiva o appagante: definirlo era impossibile e limitante. Mi bastò sapere che fosse il contrario di odio: una risposta banale a quelle istanze però, in fondo, la più soddisfacente.
Dante scrive nel “Convivio” che amore non è altro che “unimento spirituale dell’anima e della cosa amata”. Ridicolo, diremmo oggi! Oggi che l’ “unimento spirituale” è stato superficialmente rimpiazzato, specie tra i giovanissimi, dalla fugace labilità d’un rapporto sessuale mentre il dono significativo di una rosa è un gesto superato e sostituito da una montagna smisurata di oggetti, a volte inutili, a volte dispendiosi, che vorrebbero mettere a tacere le grida stridule di un’immensa solitudine che campeggia nei nostri cuori e colmare i grossi vuoti da essa provocati.
Nel tempo, una spiegazione plausibile al termine amore, non sono ancora riuscita a fornirla; forse perché effettivamente non esiste! Di certo l’amore è un percorso storico che riguarda tutti, che esiste già prima del venire al mondo come forma pura e innata di predisposizione verso l’altro da noi, ma che, dopo la nascita, va a concretizzarsi nel rapporto diadico madre-figlio: la madre sorgente d’amore, il figlio colui che attinge a tale sorgente. Dalla qualità di questo rapporto dipenderanno tutte le future relazioni socio-affettive, nel bene e nel male. Fatto di sguardi, di odori, di sapori, di braccia, di carezze, di contatti fisici, l’amore materno è quindi un linguaggio speciale. E’ arte e al contempo inspiegabile irrazionalità, è l’anarchico. Una madre che si prende cura del neonato lo fa in modo incondizionato e dà vita ad un legame unico, un legame che lo non si compra, non lo si baratta, non lo si vende, non lo si loca.
Oggi questo tipo di amore è sin troppo compromesso dalla frettolosità della donna, dal suo desiderio compulsivo di affermarsi, da un egoismo schietto e terrificante. Minato quel rapporto sarà minata l’intera società e le basi di quest’ultima, ovvero le famiglie già costituitesi e quelle che si andranno a formare, posto che dei nuclei familiari avrà ancora senso parlarne; le disgregazioni coniugali, l’aumento dei divorzi e delle separazioni lo confermano.
Non è solo una questione di decadimento post atomico, di tracolli economici dato che a volte il numero dei cellulari supera di gran lunga quello dei componenti familiari, e non solo di carenza di valori, di mancanza di certezze e di riferimenti. Quotidianamente le narcotizzanti insidie della virtualità s’ispessiscono inficiando la già precarietà del reale costruendone favolose mistificazioni. Come fosse l’alternativa al malessere e al bigiore che ci portiamo dentro, essa toglie molto spazio a noi stessi, all’ascolto dell’altro, alla vita in genere, alla vita di coppia nella fattispecie. Ma la realtà è fatta di persone in carne e ossa e di dinamiche fisico-chimiche che ci consentono, dovremmo dire piuttosto che ci hanno consentito, di stabilire dei contatti col mondo esterno.
E’ bene che questo si ricordi onde evitare deludenti contraffazioni del reale, onde evitare che l’esterno diventi un camposanto di fantasmi.
Napoli, 14 febbraio 2016