È un incubo! Giovanni della Pietra. Nola
È un incubo!
di Giovanni della Pietra
31 marzo 2026: una delle sere più importanti della storia della Nazionale Italiana. Non perché ci si giochi un trofeo o qualche vittoria prestigiosa, ma perché ci si gioca la rinascita: la partecipazione ai Mondiali 2026 dell’Italia passa dal clima infuocato di Zenica: allo Stadion Bilino Polje, è Bosnia-Erzegovina – Italia. E forse questa volta le emozioni vanno vissute appieno, senza spoiler…
Il punto Della Pietra
Tutto il peso di una Nazione sulle spalle di undici uomini (e qualcuno in più), che decideranno l’umore dei prossimi giorni e l’andamento della prossima estate. Tutto lì, a Zenica, dove risuona l’inno nazionale nella partita più importante degli ultimi anni. Qui, nel Belpaese, c’è chi davanti alla TV sogna di vedere il primo Mondiale o chi sogna di viverlo con suo figlio per la prima volta. Ma Bosnia-Erzegovina – Italia è solo l’atto conclusivo dei mind games, iniziati dopo il rigore di Alajbegović contro il Galles, in cui la Nazionale di Gattuso ha mostrato un po’ di nervosismo. Eppure, si gioca lì nel rettangolo verde, dove storicamente siamo più fortinonostante gli 8000 indemoniati che spingono contro.
Quando Turpin fischia l’inizio della gara è tutto un pot-pourri di emozioni: l’urlo di Zenica sale e il silenzio diventa preponderante nelle case italiane. Nelle prime fasi, nonostante la spinta iniziale dei bosniaci, gli azzurri soffrono poco, anzi, addirittura al 14′ Moise Kean li porta in vantaggio su un recupero alto di Barella. La Bosnia fa capire che la qualificazione è tutt’altro che finita: il baricentro basso degli azzurri favorisce numerosi cross dagli esterni per Džeko e Demirović, ma anche per gli inserimenti di Katić dalle retrovie.
Al 41′, però, Bastoni non legge in anticipo il recupero alto dei bosniaci, Memić gli sfugge via e il difensore italiano commette fallo da ultimo uomo. Rosso sacrosanto!
Riappaiono i fantasmi della Svezia e della Macedonia del Nord: i sentimenti negativi sono tanti. Ma Gattuso prova ad essere lucido! Sono necessari degli aggiustamenti tattici: fuori un buon Politano, dentro Palestra con maggiore gamba; dentro Gatti, fuori Retegui per coprire l’ampiezza, dove già Bajraktarević sta tartassando Dimarco. La Bosnia aumenta l’arsenale offensivo: dentro Alajbegović e Tahirović, calciatori con spiccate propensioni offensive.
Nella corsa di Kean verso la porta c’è tutta la frustrazione di quello che poteva essere e non è stato: la corsa forsennata e il tiro alto che avrebbero potuto indirizzare match equalificazione. Diventa una sfida di sofferenza, una battaglia anche emotiva: i due giovani esterni bosniaci creano occasioni a profusione, mentre nell’area di rigore è battaglia dura. Proprio da lì, nasce il gol del pari di Tabaković, su cui nemmeno un super-Donnarumma può nulla. La Nazionale dell’Est va anche vicino al capolavoro, ma solo le manone di Gigio portano la sfida ai supplementari. Negli extra-time è l’Italia in 10 uomini ad avere le occasioni più ghiotte: paradossale sì, ma anche comprensibile dopo la logorante rincorsa bosniaca. Il colpo di testa di Pio Esposito sul traversone di Palestra sarebbe stata la chiusura di un cerchio: un Paese per vecchi che rivede la luce grazie ai più piccoli della compagnia. E invece no, Vasilj salva di puro istinto.
Si va alla lotteria dei rigori: una sfida che sembra già indirizzata. Una squadra – la Bosnia – rimpolpata di qualità contro un avversario – l’Italia – imbottita di difensori e forza
fisica. Ci si aggrappa al solito Gigio Donnarumma, ma il rigore sbagliato da Pio indirizza emotivamente la sfida dagli undici metri.
Resta la rabbia e la delusione di vivere un altro Mondiale, il terzo consecutivo, da spettatori. Resta la paura per un movimento che va verso l’oblio e il disamore per la Nazionale.
Bisogna essere consapevoli come la Nazionale sia passata da essere dominante ad essere una buona nazionale: non servono Mbappè o Yamal per indirizzare i risultati, ma siamo spesso aggrappati ai guantoni di Gigio o al sinistro instabile di Dimarco, che nell’azzurro non ha il suo habitat.La serata di Zenica ha dimostrato che bastano gli Alajbegović, per dare qualità ad un calcio tatticamente accorto, ma stantio.
Anche fuori dal campo si rendono necessarie rivoluzioni per fermare un oblio calcistico, altrimenti irreversibile. E ora, mestamente, via alla ricerca della squadra simpatia tra le 48 qualificate ai Mondiali: l’Italia resta a casa!
Pagelle
Donnarumma 7: Fa tutto quello che è in suo potere e anche oltre per proteggere quell’unico preziosissimo gol di vantaggio. Dopo una grandissima parata su Džeko, Gigio può poco sul tap-in di Tabaković. L’ultimo rigore è il simbolo della sua corsa al Mondiale: ancora una volta gli sfugge dalle mani. Fa stranissimo pensare che il portiere più forte al mondo non abbia mai giocato la competizione più sentita per un calciatore.
Esposito 5.5: Nonostante la gara richieda caratteristiche che non gli appartengono, riesce a mettere in difficoltà la difesa bosniaca grazie all’asse GenZ creato con Palestra: prima tira alto, poi trova Vasilj. Il primo rigore della lotteria azzurra è il più pesante di tutta la sua giovane carriera: lo sbaglia. Ha ancora tante sfide e tanti rigori da calciare. Magari in azzurro. Magari ancora più pesanti. Nessuno tocchi Pio.
Arbitro
Turpin 7: Partiamo subito forte: “No, Turpin non ha responsabilità sulla mancata qualificazione dell’Italia”. Anzi, il fischietto francese sceglie sempre la decisione più
funzionale ad un calcio fluido e di contatto: nonostante l’ambiente rovente, tiene alta l’asticella del fallo.
Corretta l’espulsione di Bastoni: Dedic gli ruba il tempo, il difensore azzurro interviene su Memić diretto in porta. L’Italia è in inferiorità numerica dal 41′.
Al 79′, la Bosnia rimette il match in equilibrio: su un cross dalla destra, prima Džekocolpisce di testa, poi Tabakovic ribadisce in rete. Regolare il contatto Džeko-Mancini, mentre sul sospetto – ripeto sospetto – tocco con la mano viene lasciata la decisione di campo in mancanza di chiare immagini VAR e immediatezza sulla rete.
Nei tempi supplementari, c’è l’episodio più spinoso della partita: Muharemović atterra Palestra diretto verso la rete, ma i fattori che indirizzano l’arbitro francese verso il giallo sono: la posizione del rientrante Burnić e la possibilità dell’attaccante di rigiocare la palla.
Nell’azione successiva, il tiro di Esposito viene murato da Muharemović in caduta: il pallone tocca il braccio in appoggio. Non può essere considerato punibile.
Nola, 1 aprile 2026





