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	<title>La Voce del Quartiere &#187; vdq2</title>
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		<title>Napoli – Bologna: Luci e ombre. Giovanni Della Pietra. Nola</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Sep 2026 11:10:27 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Napoli – Bologna: Luci e ombre di Giovanni Della Pietra Dopo la sconfitta in Champions League, il Napoli di Massimiliano Allegri torna </p><p>The post <a href="http://lavocedelquartiere.it/napoli-bologna-luci-e-ombre-giovanni-della-pietra-nola/">Napoli – Bologna: Luci e ombre. Giovanni Della Pietra. Nola</a> appeared first on <a href="http://lavocedelquartiere.it">La Voce del Quartiere</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p align="center"><b><span style="color: #0000ff;">Napoli – Bologna: Luci e ombre</span><br />
<span style="color: #000000;"><em>di Giovanni Della Pietra</em></span></b></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Dopo la sconfitta in Champions League, il Napoli di Massimiliano Allegri torna a giocare dinanzi al proprio pubblico, in occasione della 4° giornata di Serie A. Allo <i>stadio</i> <i>Maradona</i>, è Napoli-Bologna. La sfida termina con il risultato di 1-0, grazie alla rete decisiva di Stanislav Lobotka.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><strong><span style="color: #ff0000;">Highlights</span></strong><i><br />
<a href="http://lavocedelquartiere.it/wp-content/uploads/2026/09/55.png"><img class="alignleft size-medium wp-image-24708" alt="55" src="http://lavocedelquartiere.it/wp-content/uploads/2026/09/55-300x200.png" width="300" height="200" /></a></i>La rete di Theate annullata, al 6’ per fuorigioco, resta nelle emozioni ma non negli annali. Su una battuta rapida di calcio di punizione, il difensore belga è il più lesto a colpire di testa. Sembrerebbe il vantaggio del Bologna, ma il SAOT rileva il fuorigioco. Nel primo tempo, solo una conclusione dal limite di De Bruyne rischia di rompere l’equilibrio. Nella ripresa cambia il copione. Il palleggio nello stretto libera Højlund alla conclusione in girata: Pessina deve distendersi per evitare che la sfera termini all’angolino. Al 65’, De Bruyne trova il corridoio per Favasuli, che premia l’inserimento di Lobotka. È 1-0! Pochi minuti dopo, il Napoli sfiora il raddoppio: palla in verticale di Lobotka per Højlund, ma Pessina compie un grande intervento sul pallonetto dell’attaccante azzurro. Con i partenopei arroccati a protezione del minimo vantaggio, il Bologna si regala la prima vera occasione del match: il fraseggio nello stretto libera il tiro dal limite di Mbangula. Parata facile per Milinković-Savić. Termina 1-0 il match del <i>Maradona.</i></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><strong><span style="color: #ff0000;">Il punto Della Pietra</span><i><br />
</i></strong>Al <i>Maradona</i>, si affrontano due squadre in cerca di riscatto. Il Napoli, dopo tre sconfitte consecutive, ha bisogno di dare una direzione precisa al nuovo corso di Massimiliano<a href="http://lavocedelquartiere.it/wp-content/uploads/2026/09/221.png"><img class="alignright size-medium wp-image-24709" alt="22" src="http://lavocedelquartiere.it/wp-content/uploads/2026/09/221-300x218.png" width="300" height="218" /></a> Allegri, ma i numerosi infortuni non consentono ancora di definire un’identità tattica precisa. Anche il percorso di Tedesco al Bologna non è iniziato nel migliore dei modi: i felsinei arrivano alle pendici del Vesuvio ancora alla ricerca della prima vittoria in campionato. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Nella sfida di domenica pomeriggio, il Napoli mostra due volti: nel primo tempo, una squadra che fatica a trovare soluzioni nello sviluppo della manovra con qualche disattenzione difensiva di troppo; nella seconda parte di gara, gli azzurri divengono propositivi e famelici nel recupero palla. Ma andiamo per gradi.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Massimiliano Allegri ripropone il 4-3-3 con diverse novità tra gli interpreti rispetto alle ultime uscite. Tra i pali Milinković-Savić sostituisce l’infortunato Meret, mentre Spinazzola si riprende la fascia sinistra e davanti a lui trova Vergara, in sostituzione dell’acciaccato Alisson Santos. In mezzo al campo, con le assenze degli invasori McTominay e Anguissa, spazio al fosforo di Lobotka, Gilmour e De Bruyne. Anche il Bologna ha le sue rogne legate all’infermeria: Tedesco nel 4-3-3 odierno deve fare a meno di Zortea e Dovbyk, oltre al lungodegente Orsolini. Chance dal 1’ per Amondarain. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Dopo un’iniziale fase di studio, il primo graffio è rossoblù. Con la battuta repentina di un calcio di punizione, il Bologna approfitta di una linea partenopea disattenta: Theate svetta di testa e supera Milinković-Savić. Il braccio dell’arbitro indica il fuorigioco rilevato dal SAOT: sospiro di sollievo del <i>Maradona</i>.</span><br />
<span style="color: #000000;"> <a href="http://lavocedelquartiere.it/wp-content/uploads/2026/09/331.png"><img class="alignleft size-full wp-image-24710" alt="33" src="http://lavocedelquartiere.it/wp-content/uploads/2026/09/331.png" width="288" height="234" /></a>Il Napoli governa il gioco in maniera statica e prevedibile. Con De Bruyne che sia affianca ad Højlund, gli azzurri non riescono a trovare sbocchi nello sviluppo della manovra, concedendo qualche contropiede pericoloso al Bologna. Nella ripresa, Allegri mischia le carte: fuori il fraseggio di Vergara e l’equilibrio di Politano, dentro l’imprevedibilità di Lang e Favasuli. Con KDB, che abbassa il suo raggio d’azione: gli azzurri diventano più propositivi, alzano il pressing impedendo lo sviluppo delle ripartenze felsinee. È proprio dalla combinazione tra King Kev e Favasuli, che premia l’inserimento di Lobotka, che nasce il gol del vantaggio.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Soltanto nei minuti finali il Napoli abbassa il baricentro, cercando di sfruttare le transizioni dirette su Lucca. Non si crea nulla di concreto, ma resta la buona fase difensiva: gli azzurri subiscono due tiri in tutta la ripresa.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Al Maradona, il Napoli mostra i primi tratti del nuovo corso. Il neoacquisto Favasuli e l’esubero reintegrato Lang cambiano il volto della gara. La firma in calce è quella di Stanislav Lobotka: centrocampista che non fa dell’inserimento in area la sua dote principale. La parola chiave richiesta da Allegri è <i>equilibrio: </i>in conferenza stampa, l’allenatore partenopeo ha sottolineato, come per caratteristiche strutturali della rosa, serva ancora del tempo per raggiungere la migliore condizione atletica. L’appuntamento è dunque fissato a dopo la sosta, ma prima ci sarà la Fiorentina.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Il Bologna, invece, non riesce a dare un volto alla nuova gestione Tedesco. Quella del Maradona resta una prestazione anonima, da cui salvare soltanto la compattezza post-gara. Per reagire servirà la spinta del <i>Dall’Ara</i>: alla prossima ci sarà il Torino.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="color: #ff0000;">Pagelle</span></strong><br />
<span style="color: #000000;"> Favasuli 7: Irrompe con freschezza dove governava l’equilibrio. Conferma i buoni segnali visti con l’Arsenal, ma questa volta in maniera decisiva. Detta il passaggio, si inserisce, vede il taglio giusto. Nel ricambio generazionale dei due azzurri – Napoli e Nazionale – lui non può mancare. <i>Il futuro è suo!<br />
</i></span><span style="color: #000000;">Lang 6.5:<b> </b>La scintilla in un circuito che non riusciva a produrre energia. Porta caos e imprevedibilità nell&#8217;ordine statico dello scacchiere allegriano. E dal caos si crea il mondo. <i>Give Noa a chance.</i></span></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://lavocedelquartiere.it/wp-content/uploads/2026/09/WhatsApp-Image-2026-09-14-at-14.11.41.jpeg"><img class="aligncenter size-large wp-image-24707" alt="WhatsApp Image 2026-09-14 at 14.11.41" src="http://lavocedelquartiere.it/wp-content/uploads/2026/09/WhatsApp-Image-2026-09-14-at-14.11.41-576x1024.jpeg" width="576" height="1024" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="color: #ff0000;">Arbitro</span></strong><br />
<span style="color: #000000;"> Bonacina 6: Gestione positiva di una gara agonisticamente non complessa. Segue la <i>linea Orsato, </i>ma ne<a href="http://lavocedelquartiere.it/wp-content/uploads/2026/09/441.png"><img class="alignright size-medium wp-image-24711" alt="44" src="http://lavocedelquartiere.it/wp-content/uploads/2026/09/441-300x169.png" width="300" height="169" /></a> mette in evidenza qualche criticità. Con il gioco fisico, la gestione dei vantaggi diventa fondamentale: qui è stata qualche volta deficitaria. Al 48’, Theate trattiene Di Lorenzo che era scappato via: Bonacina lascia il vantaggio, con gli azzurri in inferiorità numerica. Gli azzurri chiedono anche il giallo: sarebbe stato giusto! Nell’unico episodio cruciale di sua competenza, giudica correttamente l’intervento combinato di Pobega e Theate su Højlund. Entrambi colpiscono la palla: il conseguente scontro è tutto rossoblù.</span></p>
<p style="text-align: right;" align="right"><span style="color: #000000;">Nola, 14 settembre 2026</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>EDUCARE AL NON CANONICO PER IMPARARE A GUARDARE OLTRE CIÓ CHE CONSIDERIAMO NORMALE</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Sep 2026 15:16:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>vdq2</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>EDUCARE AL NON CANONICO PER IMPARARE A GUARDARE OLTRE CIÓ CHE CONSIDERIAMO NORMALE di Martino Ariano Ci sono parole che hanno smesso </p><p>The post <a href="http://lavocedelquartiere.it/educare-al-non-canonico-per-imparare-guardare-oltre-cio-che-consideriamo-normale/">EDUCARE AL NON CANONICO PER IMPARARE A GUARDARE OLTRE CIÓ CHE CONSIDERIAMO NORMALE</a> appeared first on <a href="http://lavocedelquartiere.it">La Voce del Quartiere</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><strong><span style="color: #0000ff;">EDUCARE AL NON CANONICO</span></strong><br />
<strong><span style="color: #0000ff;"> PER IMPARARE A GUARDARE OLTRE CIÓ CHE CONSIDERIAMO NORMALE</span></strong></p>
<p style="text-align: center;">di <strong>Martino Ariano</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Ci sono parole che hanno smesso di essere tali per diventare le bandiere di vere e proprie guerre culturali. Tra queste, quelle più sbandierate sono senza dubbio Gender e Woke.<br />
Pronunciarle significa spesso evocare, a seconda di chi le utilizza, una presunta minaccia alle tradizioni, una deriva ideologica, una nuova forma di conformismo culturale oppure, al contrario, il tentativo di riconoscere diritti e sensibilità rimasti a lungo ai margini. Non è più soltanto una questione teorica: è un dibattito che attraversa profondamente la società.<br />
<strong>Ma cosa succede quando una parola, invece di aiutarci a comprendere una realtà complessa, diventa un’etichetta attraverso la quale decidiamo immediatamente da che parte stare?</strong><br />
Forse, per capire meglio la complessità di queste questioni, possiamo partire dall’arte, e più precisamente la serie Canon dell’artista contemporaneo spagnolo Mateo Maté.</p>
<p>                           <img class="aligncenter" alt="" src="https://ca2m-coleccion.org/catalogo/wp-content/uploads/2018/06/Escultura_09_01-CE01750.jpg" width="300" height="371" /></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Venus de Milo Doriforo, 2016, Gesso. © VEGAP</strong></p>
<p style="text-align: justify;">In questa serie di 15 sculture, Maté ci pone una domanda apparentemente semplice:<br />
Chi ha deciso cosa è bello, cosa è normale e cosa deve rappresentare un corpo umano?<br />
E, soprattutto, chi stabilisce cosa dobbiamo considerare normale quando parliamo di corpo, identità e genere?</p>
<p style="text-align: justify;">Maté parte dalle sculture che per secoli hanno rappresentato nell’arte occidentale un ideale di bellezza, equilibrio e proporzione. Non le distrugge e non le sostituisce, le modifica.<br />
Ed è proprio questa la parte più interessante.<br />
Ecco allora che l’artista reinterpreta un Adone con qualche chilo in più, trasforma la Venere de’ Medici in una figura ermafrodita e immagina la Venere dell’Esquilino incinta, mentre il Discobolo assume tratti somatici africani, cosí come ad altre figure le modificati il sesso, l’età o le caratteristiche fisiche.</p>
<p style="text-align: left;"><img class="aligncenter" alt="" src="https://ca2m-coleccion.org/catalogo/wp-content/uploads/2018/06/Escultura_05_01-CE01749.jpg" width="250" height="313" />                                                                                                                       <strong>  </strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Mateo Maté, Discobolo nero</strong></p>
<p style="text-align: left;"><img class="aligncenter" alt="" src="https://mateomate.com/wp-content/uploads/2016/05/canon-venus-embarazada-mateo-mate-658x1024.jpg" width="198" height="308" /></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Venus del Esquilino (incinta)</strong></p>
<p style="text-align: left;">      <img class="aligncenter" alt="" src="https://www.hoyesarte.com/wp-content/uploads/2017/05/3-Adonis-obeso.jpg" width="259" height="324" /></p>
<p style="text-align: center;"><strong>  Adonis (obeso), 2016, Gesso. ©VEGAP.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Maté, introducendo una variazione, ci invita a guardare oltre il modello che abbiamo imparato a considerare perfetto o normale.<br />
Il canone funziona proprio così. Non è necessariamente una regola scritta, é una norma che si è depositata lentamente nella cultura, diventando un criterio attraverso il quale definiamo quale corpo è bello, qual è desiderabile, qual è maschile, qual è femminile e, più in generale, quale considerare “normale”.<br />
Ed è qui che Canon diventa particolarmente interessante anche per parlare di Gender, Woke ed educazione sessuo-affettiva.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>L’educazione sessuo-affettiva, per esempio, non è una lezione di anatomia né una lezione sul sesso.</strong> Comprende aspetti biologici, ma anche psicologici e sociali: relazioni, rispetto, consenso, prevenzione, sicurezza, salute sessuale e riproduttiva, stereotipi e violenza di genere.<br />
Naturalmente, questi argomenti non possono essere affrontati nello stesso modo con un bambino di cinque anni e con un ragazzo di sedici. Proprio per questo, questi temi dovrebbero essere affrontati con competenza, proporzione e da figure adeguatamente formate, capaci di mantenere un approccio equilibrato e non ideologico.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche la parola Gender merita la stessa attenzione. Il genere riguarda, in ambito sociale e culturale, ruoli, aspettative e comportamenti associati all’essere uomini e donne.<br />
<strong>Sesso, genere, identità di genere e orientamento sessuale non sono sinonimi.</strong><br />
<strong> Parlare di consenso, rispetto, stereotipi o violenza non equivale ad “insegnare il Gender”.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Lo stesso vale per Woke. Il termine, nato per indicare una particolare attenzione alle ingiustizie e alle discriminazioni, oggi viene utilizzato per descrivere cose molto diverse: dall’inclusione al moralismo, dalla sensibilità sociale alla censura. È diventato un’etichetta talmente elastica da poter significare quasi tutto e spesso ci prta ad allontanarci dal vero nucleo di una situazione o problema.</p>
<p style="text-align: justify;">E proprio come nelle sculture di Maté, il problema nasce quando smettiamo di guardare e comprendere ciò che abbiamo davanti e ci limitiamo a riconoscerlo solo mediante un’etichetta.<br />
<strong>Non tutto ciò che riguarda la sessualità è sessualizzazione.</strong><br />
<strong> Non tutto ciò che riguarda il genere è ideologia.</strong><br />
<strong> Non tutto ciò che promuove l’inclusione è woke.</strong><br />
Non tutto puó essere insegnato neppure tutto ciò che viene presentato come educazione deve essere accettato acriticamente.</p>
<p style="text-align: justify;">È soprattutto quando entrano in gioco bambini e famiglie che questi argomenti diventano terreno privilegiato delle “guerre culturali”. Ma c’è una domanda che dovremmo porci prima ancora di decidere cosa insegnare:</p>
<p style="text-align: justify;"><strong> Se la scuola non offre strumenti per comprendere questi fenomeni, chi lo farà?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Un adolescente del XXI secolo cresce immerso nelle immagini. Prima ancora di parlare con un adulto di relazioni, corpo o sessualità, può aver incontrato migliaia di immagini attraverso social network, pubblicità, serie televisive e pornografia. Vede corpi filtrati, modificati, idealizzati. Incontra modelli di bellezza, di comportamento, idee sul maschile e sul femminile. Incontra, insomma, dei canoni. E spesso non sa nemmeno di trovarsi davanti a un canone.<br />
<strong>È qui che l’educazione può avere un ruolo fondamentale: non imporre una visione del mondo, ma fornire gli strumenti per riconoscere quelle che già esistono.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">È forse proprio questo ciò che rende Canon di Mateo Maté più interessante di una semplice riflessione artistica o estetica.<br />
Maté non intende distruggere il canone classico, né sostituirlo con un altro. Ci invita, piuttosto, a compiere un gesto più complesso e necessario:<strong> fare un passo indietro per imparare ad ascoltare, conoscere, accogliere e rispettare la pluralità di canoni, modelli e modi di vivere la realtà che convivono nella nostra società.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Da qui nasce una riflessione anche sul ruolo dell’educazione: il suo compito non dovrebbe essere quello di imporre un unico canone o un solo modello da seguire, ma di offrire gli strumenti necessari per riconoscere la pluralità di canoni. Imparare a conoscerli, comprenderli, interrogarli e, soprattutto, rispettarli. Ma anche imparare a riconoscere ciò che portiamo dentro di noi, per poter scegliere liberamente quale modello, quale linguaggio o quale canone sentiamo più vicino e desideriamo coltivare.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong> In questo senso, educare non significa stabilire ciò che è giusto o bello, ma aprire uno spazio di possibilità, nel quale ogni individuo possa costruire il proprio sguardo con libertà e consapevolezza. Sempre con empatia, intelligenza culturale e rispetto.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Buon inizio di anno scolastico 2026/2027!</strong></p>
<p style="text-align: right;">da Madrid, 10 Settembre 2026</p>
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		<title>Inter – Napoli 3-2: Non fartela raccontare. Giovanni Della Pietra. Nola</title>
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		<pubDate>Tue, 08 Sep 2026 08:00:57 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[calcio Napoli]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Inter – Napoli 3-2: Non fartela raccontare di Giovanni Della Pietra Nell’anticipo delle 18 del sabato sera della 3^ giornata di Serie </p><p>The post <a href="http://lavocedelquartiere.it/24689/">Inter – Napoli 3-2: Non fartela raccontare. Giovanni Della Pietra. Nola</a> appeared first on <a href="http://lavocedelquartiere.it">La Voce del Quartiere</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p align="center"><b><span style="color: #0000ff;">Inter – Napoli 3-2: Non fartela raccontare</span><br />
</b><span style="color: #000000;"><b>di Giovanni Della Pietra</b></span></p>
<p><span style="color: #000000;">Nell’anticipo delle 18 del sabato sera della 3^ giornata di Serie A, il calendario propone uno dei grandi classici degli ultimi anni del nostro campionato: a <i>San Siro, </i>è Inter-Napoli. La sfida termina con uno spettacolare 3-2: la doppietta di Lautaro Martinez e la rete di Thuram ribaltano l’iniziale doppio vantaggio azzurro firmato da Politano e Højlund.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><b><a href="http://lavocedelquartiere.it/wp-content/uploads/2026/09/11.png"><img class="alignleft size-full wp-image-24691" alt="11" src="http://lavocedelquartiere.it/wp-content/uploads/2026/09/11.png" width="377" height="250" /></a>Highlights</b></span><br />
<span style="color: #000000;"> Dopo appena due minuti, Meret è già chiamato ad una grande parata dal tiro dal limite di Diouf. Il Napoli risponde con l’inserimento di Anguissa sul cross di Alisson: <i>Pepo </i>Martinez è presente! Allo scadere del primo tempo, Dimarco centra la traversa da calcio di punizione. </span><br />
<span style="color: #000000;"> La gara si sblocca al 49’: la pressione azzurra porta Politano a trovare il decisivo colpo di biliardo. Una disattenzione della retroguardia nerazzurra consente a Højlund di ricevere palla indisturbato al limite dell’area: il danese trova l’angolino vincente. Il Napoli raddoppia. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Passano solo pochi minuti e l’Inter accorcia le distanze. Azione nerazzurra codificata: Zielinski serve Dimarco sulla corsa, che premia il taglio di Lautaro. Thuram annusa il gol del pari, fermato solo dal palo. Poco dopo, il francese trova di testa il 2-2.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Minuto 89: De Bruyne crossa, Lucca colpisce al volo, Anguissa devia il pallone. La palla finisce fuori di un soffio. Capovolgimento di fronte: il traversone di Jones crea una mischia in area, Akanji tocca per Lautaro. È 3-2 Inter!<b></b></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><b>Il punto Della Pietra</b></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Inter-Napoli, Stadio San Siro: 3-2, rete decisiva al 90’, 45 tiri totali, 15 nello specchio. Basterebbero questi numeri per raccontare una partita che, altrimenti, condensare in<a href="http://lavocedelquartiere.it/wp-content/uploads/2026/09/22.png"><img class="alignright size-medium wp-image-24692" alt="22" src="http://lavocedelquartiere.it/wp-content/uploads/2026/09/22-300x198.png" width="300" height="198" /></a> poche parole sarebbe davvero complesso. Eppure il Napoli era avanti 0-2. La forza impetuosa dell’offensiva interista e un pizzico di sfortuna hanno ribaltato lo scenario. Un thriller di quelli che tengono con il fiato sospeso. Ma andiamo per gradi.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">L’Inter si schiera con il canonico 3-5-2, con Zielinski in regia e Pio Esposito scelto per affiancare Lautaro in attacco. Il Napoli di Allegri va verso un 4-3-3 disegnato in grafica, con Spinazzola e Alisson di nuovo padroni della corsia mancina. Sciolto anche il dubbio della vigilia: Vergara sostituisce McTominay, alle prese con un problema cardiaco. A lui, gli auguri di pronta guarigione.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Il terreno verde, però, dice 5-4-1 con Politano a coprire l’ampiezza e Hojlund isolato in attacco. Il copione era prevedibile: l’Inter gestisce il possesso, il Napoli cerca di pungere in contropiede. Sembrerebbe il canovaccio perfetto per una gara bloccata. In realtà, lo 0-0 dell’intervallo è bugiardo: le occasioni arrivano da una parte e dall’altra. Paradossalmente, è proprio il Napoli ad avere la chance più nitida per passare in vantaggio, grazie all’inserimento di Anguissa, che però colpisce centralmente. Allo scadere, la traversa di Dimarco su punizione grida ancora vendetta.</span><br />
<span style="color: #000000;"> La percezione lasciata in eredità dal primo tempo è che basti poco per stappare un match spumeggiante. Ecco, fatto!</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><a href="http://lavocedelquartiere.it/wp-content/uploads/2026/09/33.png"><img class="alignleft size-medium wp-image-24693" alt="33" src="http://lavocedelquartiere.it/wp-content/uploads/2026/09/33-300x212.png" width="300" height="212" /></a>Al 49’, l’Inter, soprattutto con Barella, protesta per un presunto tocco di mano di Lobotka in area. La squadra perde per qualche istante il focus e si disunisce. Il centrocampista pasticcia in impostazione e regala agli azzurri il vantaggio firmato da Politano. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Pochi minuti dopo, i partenopei fiutano l’odore della distrazione. Su un pallone che gli uomini di Chivu battezzano fuori, il Napoli ha tutto lo spazio per impostare una nuova offensiva. Højlund riceve al limite dell’area e trova l’angolino. Gli azzurri sono avanti 0-2.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Da meme si direbbe: “<i>L’Inter ha vinto questa partita</i>”. L’avanzata dell’Inter diventa sempre più pressante e la rete di Lautaro Martinez conferisce quel pizzico di fiducia che serviva. Chivu inserisce tutto l’arsenale offensivo a sua disposizione in un quasi improbabile 3-4-3. Improbabile, se non hai la rosa dell’Inter! Su uno dei tanti cross gettati nella mischia, Thuram stacca sul neoacquisto Badiashile: fa 2-2.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">È Serie A, è la terza giornata, è 2-2. Tutto farebbe pensare che le squadre possano accontentarsi di un punto. Non stasera. Non a <i>San Siro</i>. Non in questa pazza, strana partita.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Minuto 90. Ennesima palla in area della difesa nerazzurra. La palla passa tra le gambe di Lucca. Riesce a conquistarla, ma aspetta un secondo di troppo prima di spazzare via: Akanji la pizzica. Diventa buona per Lautaro. Chiudi gli occhi, in un respiro più profondo. Li riapri. Il capitano nerazzurro è in piedi, ad un palmo dai tifosi: è 3-2!</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Il Napoli è un cantiere aperto: lascia intravedere ottime idee, ma anche problemi strutturali nella gestione della seconda parte di gara. L’Inter, checché se ne dica nello stantio gioco delle parti, è la principale favorita per conquistare il Tricolore. Per il resto, è una partita fuori da ogni schema: l’unico errore è stato… non guardarla!</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><b>Pagelle</b></span><br />
<span style="color: #000000;"> Lautaro Martinez 7: Sempre sul filo: della marcatura, del fuorigioco e anche del cartellino rosso. Da leader, dà la scossa emotiva e di gioco alla squadra: trova il gol che riaccende la speranza. Prende giallo per proteste, cerca un improbabile colpo su Rafa Marin a sfera lontana e trova la rete decisiva nel recupero. Insomma, <i>parkour</i>.<i></i></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Anguissa 6.5: ara diligente del centrocampista camerunense. Fondamentale in fase di non possesso, poco cinico in fase offensiva. Ha almeno un paio di buone occasioni sui piedi, ma gli manca la necessaria cattiveria per concretizzarle. Nella ripresa è l’unico centrocampista azzurro capace di dare sostanza e fisicità alla mediana. Che faccia bene o che faccia male, il Napoli non può fare a meno di lui. <i>Insostituibile</i>.<b></b></span></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://lavocedelquartiere.it/wp-content/uploads/2026/09/WhatsApp-Image-2026-09-07-at-10.34.39.jpeg"><img class="aligncenter size-large wp-image-24690" alt="WhatsApp Image 2026-09-07 at 10.34.39" src="http://lavocedelquartiere.it/wp-content/uploads/2026/09/WhatsApp-Image-2026-09-07-at-10.34.39-576x1024.jpeg" width="576" height="1024" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><b>Arbitro</b></span><br />
<span style="color: #000000;"> Sozza 7: Il milanese, arbitro <i>sgradito all’Inter</i>, ad arbitrare Inter-Napoli: ci sono tutti gli ingredienti per creare qualcosa di esplosivo. Conduce una partita di grande spessore, mantenendo alta la linea del fallo secondo la nuova <i>direttiva Orsato</i> e conservando autorevolezza in campo. Risolve coerentemente gli episodi spinosi della gara: non sono stati pochi. Contatto tra Rrahmani e Pio Esposito: linea alta, niente rigore. Tocco di mano di Lobotka: impensabile fischiare penalty per un tocco casuale nel cercare di spostarsi intorno all’avversario. Lautaro su Rafa Marin: a mio avviso, il capitano nerazzurro cerca un corpo a corpo che non trova, rendendo la dinamica più pericolosa. Nell’episodio Santos-Zielisnki, il polacco controlla in area con l’intervento del brasiliano che colpisce il pallone: la direzione della sfera aiuta a leggere la dinamica.</span></p>
<p align="right"><span style="color: #000000;">Nola, 7 settembre 2026</span></p>
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		<title>Vergara-De Bruyne bis, ma di Di Bello… ce n’è davvero poco! Giovanni Della Pietra. Nola</title>
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		<pubDate>Mon, 24 Aug 2026 09:30:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>vdq2</dc:creator>
				<category><![CDATA[calcio]]></category>
		<category><![CDATA[calcio Napoli]]></category>
		<category><![CDATA[Sport]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Vergara-De Bruyne bis, ma di Di Bello… ce n’è davvero poco! di Giovanni Della Pietra Il conto alla rovescia è finalmente terminato: </p><p>The post <a href="http://lavocedelquartiere.it/vergara-de-bruyne-bis-ma-di-di-bello-ce-ne-davvero-poco-giovanni-della-pietra-nola/">Vergara-De Bruyne bis, ma di Di Bello… ce n’è davvero poco! Giovanni Della Pietra. Nola</a> appeared first on <a href="http://lavocedelquartiere.it">La Voce del Quartiere</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p align="center"><b><span style="color: #0000ff;">Vergara-De Bruyne bis, ma di Di Bello… ce n’è davvero poco!</span><br />
<span style="color: #000000;"><em>di Giovanni Della Pietra</em></span></b></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><a href="http://lavocedelquartiere.it/wp-content/uploads/2026/08/33.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-24682" alt="33" src="http://lavocedelquartiere.it/wp-content/uploads/2026/08/33-225x300.jpg" width="225" height="300" /></a>Il conto alla rovescia è finalmente terminato: è tempo di Serie A 2026/27! Il nuovo Napoli di Massimiliano Allegri comincia il suo percorso contro il Grifone: allo <i>stadio Luigi Ferraris, </i>è Genoa-Napoli, in programma come anticipo del sabato sera della 1^ giornata. La gara termina con il risultato di 0-2 grazie alle reti di De Bruyne e Vergara nella seconda frazione di gioco.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #ff0000;"><b>Highlights</b><i><br />
</i></span><span style="color: #000000;">In una gara povera di emozioni, soprattutto nella prima parte, il Genoa prova dopo appena sei minuti a sfruttare un errore in impostazione di Meret. Vitinha ne approfitta e calcia, con il pallone che sibila a lato della porta azzurra. Poche altre occasioni nel primo tempo.</span><br />
<span style="color: #000000;">Al 62’, McTominay cerca l’effetto flashback: stesso stop, stessa zolla della rete dello scorso anno a Marassi. Cambiano, però, il tiro e soprattutto il risultato: Bijlow blocca senza particolari patemi. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Al 78’, il Genoa ha un’occasione in transizione: Messias conduce palla, serve Sow, che da posizione defilata dà solo l’illusione ottica del gol.</span><br />
<span style="color: #000000;">Il punteggio si muove al minuto 81: triangolazione nello stretto tra Vergara e De Bruyne, con il belga che vince il – dubbio – duello con Vasquez e trova la rete che porta in vantaggio il Napoli. Cinque minuti dopo, gli azzurri raddoppiano in contropiede: De Bruyne restituisce il passaggio vincente a Vergara, nonostante il vano tentativo di Otoa di impedire la rete.<br />
</span></p>
<p style="text-align: justify;"><b><span style="color: #ff0000;">Il punto Della Pietra</span><br />
</b><span style="color: #000000;">L’amore per il calcio raggiunge uno dei suoi picchi massimi in un casuale weekend di agosto. A giungo, si è sazi, forse persino saturi, di questo ingombrante pallone che rotola. Senza sapere il perché, si comincia a percepirne il vuoto, che le amichevoli estive, giustamente saltate a piè pari, non riescono a colmare. Il calcio d’inizio della nuova stagione<a href="http://lavocedelquartiere.it/wp-content/uploads/2026/08/2.jpeg"><img class="alignright size-medium wp-image-24683" alt="2" src="http://lavocedelquartiere.it/wp-content/uploads/2026/08/2-300x211.jpeg" width="300" height="211" /></a> è un po’ il primo giorno di scuola: in attesa di vedere i vecchi amici con cui hai condiviso tutto l’anno, e l’attesa della prima carezza al pallone che sarà fonte di gioie, arrabbiature e forse anche pianti. Alla fine, ci si ricorda che siamo la Serie A, e i sessanta e passa minuti di 0-0 prolungato condito di calcio scialbo, con la consolatoria giustificazione delle gambe pesanti, si finisce per rimpiangere i fine settimana sotto l’ombrellone. Basterebbe questo per riassumere Genoa-Napoli, ma andiamo per gradi.</span><br />
<span style="color: #000000;">Nel 4-3-3 scelto come vestito dal nuovo allenatore dei partenopei Massimiliano Allegri, le indicazioni principali arrivano dal centrocampo: Anguissa inizialmente preferito a De Bruyne, in grado di garantire attualmente maggiore equilibrio. Per il resto, Meret ritrova il suo posto tra i pali. Rafa Marin è la spalla di Rrhamani al centro della difesa, con capitan Di Lorenzo e Spinazzola sulle corsie esterne. La regia di Lobotka è scortata dalle mezzale Anguissa, appunto, e McTominay, con licenza di inserirsi. Non si può immaginare un Napoli allegriano, senza l’equilibratore Politano sulla destra, mentre sulla corsia mancina parte titolare Alisson Santos. Davanti, il riferimento centrale resta Rasmus Højlund.</span><br />
<span style="color: #000000;">Il Genoa di Daniele De Rossi, invece, si presenta con il rinnovato 3-4-2-1: le novità sono in mediana con Amorim accanto a Frendrup e Baldanzi libero di muoversi tra le linee.</span><br />
<span style="color: #000000;">La partita prende presto le sembianze di una sfida intensa, fatta di contrasti duri e di un arbitraggio che lascia correre, con il Grifone che sembra avere in mano le redini della gara. Nella ripresa, Max Allegri rivoluzione la formazione iniziale: gli innesti confezionano il vantaggio. De Bruyne, Vergara con il tacco, poi ancora De Bruyne per concludere. Sul gol, però, pesa una dubbia – per essere eufemistici – spinta di KDB su Vasquez. Polemiche arbitrali già conosciute, ma letture che non potremo più sapere: vecchie abitudini. Bentornata Serie A!</span><br />
<span style="color: #000000;">Un orgoglioso Grifone si getta all’attacco alla ricerca del pareggio, esponendosi al contropiede. Stessa coppia, ruoli opposti: De Bruyne per Vergara e il Napoli fa il bis.</span><br />
<span style="color: #000000;">Il Genoa ottiene ottime indicazioni da una sconfitta, con tutta probabilità immeritata, che sul cammino potrebbe pesare poco vista la portata teorica dell’avversario.</span><br />
<span style="color: #000000;">Il Napoli conquista tre punti fondamentali per iniziare il cammino e proseguire il lavoro con il giusto ottimismo. Diceva l’antico adagio: “Amma faticà”</span></p>
<p style="text-align: justify;"><b><span style="color: #ff0000;">Pagelle</span></b></p>
<p style="text-align: justify;"><b><a href="http://lavocedelquartiere.it/wp-content/uploads/2026/08/pagella.jpg"><img class="aligncenter size-large wp-image-24681" alt="pagella" src="http://lavocedelquartiere.it/wp-content/uploads/2026/08/pagella-576x1024.jpg" width="576" height="1024" /></a><br />
</b><span style="color: #000000;">Vergara 7: Il suo ingresso è la luce che smorza una penombra tenue, destinata a spegnersi nel buio profondo. La posizione da esterno è deprimente ed intrigante allo stesso tempo: da guardare con attenzione. Il colpo di tacco è una pennellata di leggiadria tecnica nell’unico secondo per eludere la marcatura. In quel momento, si alza la calura nella fresca serata genovese. <i>Antò, ffa caldo.<br />
</i><a href="http://lavocedelquartiere.it/wp-content/uploads/2026/08/111.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-24684" alt="111" src="http://lavocedelquartiere.it/wp-content/uploads/2026/08/111-300x168.jpg" width="300" height="168" /></a>De Rossi 7: Il suo Genoa resta una delle squadre più interessanti del nostro campionato. Esprime un bel gioco ed è in grado di mettere in difficoltà qualunque avversario, soprattutto con la spinta di Marassi. Fuori dal campo non sbaglia nemmeno stavolta: comprensibilmente valuta come ingiusta la decisione arbitrale sulla spinta di De Bruyne. Il richiamo allo spirito patriottico è un po’ esagerato. Credo davvero possa sottolineare un errore a suo favore, ma chi sembrava orientato sulla stessa strada prima di lui ha poi disatteso le aspettative.</span><br />
<span style="color: #000000;">Attenzione, lo stimometro potrebbe raggiungere vette mai viste prima!</span></p>
<p style="text-align: justify;"><b><span style="color: #ff0000;">Arbitro</span><br />
</b><span style="color: #000000;">Di Bello 4.5 con riserva: Alla prima del nuovo corso arbitrale, la direzione generale del fischietto di Brindisi è buona: ottimo ritmo e asticella del fallo molto alta. L’errore sul gol di De Bruyne, però, pesa troppo sul risultato finale. Sul colpo di tacco di Vergara, Vasquez si interpone tra KDB e il pallone: il belga lo spinge con il gomito. Per Di Bello è tutto regolare!</span><br />
<span style="color: #000000;">Due le letture possibili: per il Genoa è una spinta irregolare che permette all’ex City di recuperare il pallone; per il Napoli, Vasquez attende e accentua il contatto. Adesso la linea arbitrale è settata. Non si torna più indietro. <i>Chi ben comincia….<br />
</i></span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="color: #000000;">Nola, 24 agosto 2026</span></p>
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		<title>UN’ODISSEA DENTRO L’ODISSEA</title>
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		<pubDate>Sat, 22 Aug 2026 08:47:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>vdq2</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>UN&#8217;ODISSEA DENTRO L&#8217;ODISSEA di Martino Ariano Ci sono storie che sono pietre miliari della cultura umana, e una di queste è senza </p><p>The post <a href="http://lavocedelquartiere.it/unodissea-dentro-lodissea/">UN’ODISSEA DENTRO L’ODISSEA</a> appeared first on <a href="http://lavocedelquartiere.it">La Voce del Quartiere</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img alt="" src="file:///C:/Users/rocat/OneDrive/Desktop/cf4183e3-c05e-4bb3-bf18-a5af12857255.png" /></p>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #0000ff;"><strong>UN&#8217;ODISSEA DENTRO L&#8217;ODISSEA</strong></span></p>
<p style="text-align: center;">di <strong>Martino Ariano</strong></p>
<p style="text-align: center;"><img alt="Vicenda - Odissea" src="https://odissea1.weebly.com/uploads/1/5/1/6/15169344/848164_orig.jpg?0" /></p>
<p style="text-align: justify;">Ci sono storie che sono pietre miliari della cultura umana, e una di queste è senza dubbio l’Odissea di Omero.<br />
Da quasi tremila anni, questo poema epico continua a parlare all’umanità, spingendola a riflettere su temi esistenziali, sul senso del viaggio, sulla nostalgia, sulla perdita e, soprattutto, sulla necessità di ascoltare se stessi.</p>
<p style="text-align: justify;">E mai come in questo periodo storico, nel quale ci troviamo a vivere Odissee su molti fronti, dove creature (bestie) umane intonano canti di Sirene per distrarci dalla vera libertà o per piegare la realtà ai propri interessi, il regista e sceneggiatore statunitense Christopher Nolan porta sul grande schermo una versione, tutt’altro che banale, di quest’opera secolare: The Odyssey.</p>
<p style="text-align: center;"><img alt="" src="https://www.ilpuntoquotidiano.it/alboscuole/wp-content/uploads/2019/01/L%E2%80%99ODISSEA.jpg" width="667" height="500" /></p>
<p style="text-align: justify;">Ed ecco che subito scatta un certo puritanismo critico, dominato dalla convinzione che esista una versione “autentica” dell’Odissea, dalla quale il regista avrebbe dovuto attingervi religiosamente. Ma, prima di inoltrarci in questa analisi, bisogna tenere in considerazione alcuni aspetti essenziali. E anche in questo caso, ad aiutarci sarà un’opera d’arte contemporanea, esterna al film, che può diventare una chiave per comprenderne l’anima e il significato.</p>
<p style="text-align: justify;">In primis, il poema epico su cui si basa il film è il risultato di una lunga tradizione orale, elaborata e tramandata nel tempo da diversi cantori, prima di essere fissata nella forma scritta che conosciamo. Il testo che oggi leggiamo è, quindi, arrivato a noi attraverso un lungo processo di trasmissione, trasformazione ed interpretazione. Da non trascurare, inoltre, il mistero che ancora avvolge la stessa figura del suo autore, Omero, la cui esistenza rimane sospesa tra storia e leggenda.</p>
<p style="text-align: justify;">Certo è che nell’Odissea esiste una base geografica e storica riconducibile al mondo greco antico, ma la vicenda di Ulisse appartiene principalmente al territorio del mito. E non siamo davanti a un documentario: Nolan non è chiamato a essere uno storico o un archeologo, ma semplicemente un artista.<br />
Perciò la domanda non dovrebbe essere: “Quanto Nolan è fedele ad Omero?”, bensì: “Che cosa ha voluto trasmettere Nolan attraverso la sua interpretazione dell’Odissea?”</p>
<p style="text-align: justify;">Ed è proprio qui che, in The Odyssey, il regista sembra utilizzare il viaggio di Ulisse come allegoria di un percorso psicologico.</p>
<p style="text-align: justify;">Ulisse vuole tornare ad Itaca, ma il vero problema è capire chi sarà quando finalmente vi arriverà. La guerra, gli anni, le avventure, le perdite, le tentazioni, le scelte e soprattutto il peso delle conseguenze trasformano profondamente l’uomo che era partito. Il ritorno, quindi, non è un processo semplicemente fisico: assume una dimensione psicologica, diventando un vero viaggio introspettivo, di analisi e conoscenza di se stessi. Ulisse è ognuno di noi. È la persona tormentata dalla nostalgia che si prova quando si vive lontano dalla propria casa e dalla propria patria, rappresentata da Itaca; dalla distanza dall’amore della propria vita, Penelope; dall’amore verso un figlio, Telemaco; dal legame con il proprio animale, Argo; dal rapporto con le leggi divine e con gli uomini che incontra lungo il cammino.</p>
<p style="text-align: justify;">Ed è difficile non vedere, in tutto ciò, l’essenza del cinema di Nolan: il tempo, la memoria, l’identità, il trauma, la colpa e il rapporto fra ciò che si è stati e ciò che si è diventati.</p>
<p style="text-align: justify;">Da Memento a Oppenheimer, Nolan ha raccontato personaggi schiacciati dal tempo e dalle conseguenze delle proprie scelte. In The Odyssey trova un ulteriore calderone, dove bollire e presentare la sua porzione magica cinematografica. E il centro emotivo del film non è la guerra, né i mostri, né il viaggio in sé, ma il ritorno. L’avventura assume così un peso che grava anche sul pubblico, chiamato a comprendere che ogni viaggio ha senso soltanto quando abbiamo qualcosa da perdere e, forse, qualcosa a cui tornare.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche le location scelte contribuiscono a questa narrazione. Nolan ha scelto luoghi capaci di restituire atmosfere differenti, costruendo una sorta di geografia emotiva del viaggio:<br />
• In Marocco, Aït Benhaddou offre un paesaggio arcaico e monumentale, mentre le coste di Essaouira evocano il mondo mediterraneo e le atmosfere legate alla guerra di Troia.<br />
• In Grecia, luoghi come Pilo, Methoni, Voidokilia e la Caverna di Nestore permettono al regista di confrontarsi direttamente con la geografia omerica tradizionale.<br />
• In Italia, le isole Egadi, e in particolare Favignana, diventano parte di questo immaginario del ritorno e della patria perduta, Itaca.<br />
• La Scozia, con i suoi paesaggi ancestrali e quasi fiabeschi, offre invece un ambiente ideale per il mondo di Circe e per la dimensione più selvaggia e magica del racconto.<br />
• E, infine, l’Islanda, con la sua natura estrema, diventa il luogo perfetto per evocare il mondo dell’Oltretomba e l’incontro con Tiresia.</p>
<p style="text-align: justify;">Nolan, quindi, non sembra voler disegnare una mappa realistica dell’Odissea, ma una mappa emozionale, nella quale ogni paesaggio accompagna lo spettatore attraverso uno stato d’animo diverso. Il viaggio deve cambiare continuamente aspetto perché cambia continuamente l’uomo che lo intraprende.<br />
Ed è proprio qui che mi viene in mente l’artista giapponese Chiharu Shiota (1972).</p>
<p style="text-align: center;"><img alt="" src="https://images.squarespace-cdn.com/content/v1/5aed4dc83c3a53125318ccaf/677e8991-c91c-4a4f-a52e-f16a692d0507/2025_Where+are+we+going%3F_MAO_photo+Perottino.jpg" width="600" height="400" /></p>
<p style="text-align: justify;"><img alt="" src="https://mail1.libero.it/appsuite/api/mail/JFUgqfeATdgfwsLOkqpglIq56t9ySk0g59y5uOQO0xOrSZOHVxkPgsutuYXjqesOQTc3v0j6rXVumPyyezIOVXm_oNTtpu4bwkNJzCYzQoNLbxZWUsSHoJkI33efIqGI_UZi1nq_jezxIa5McuZWjuauBXEnGEmTTbRptLWs6kJYnnnmXmZ4LuruWzhtyQLF.jpg?action=attachment&amp;folder=default0%2FINBOX&amp;id=49583&amp;attachment=6&amp;user=2&amp;context=36646939&amp;sequence=1&amp;session=68ff6c6e137044a4b2ef0686329e9b9a&amp;delivery=view&amp;scaleType=contain&amp;width=700&amp;height=556" />                   <span style="font-size: x-small;"><strong>Chiharu Shiota, </strong><em>Where are we going?</em><strong>, 2017-2025, Lana bianca, filo metallico e corda, installazione, MAO Museo d’Arte Orientale, Torino, 2025. Foto: Giorgio Perottino.</strong></span></p>
<p align="center">
<p style="text-align: justify;">Nella sua installazione Where Are We Going?, l’artista giapponese costruisce un’immagine solo apparentemente semplice, in realtà è molto piú complessa: delle barche sospese nello spazio, avvolte e attraversate da una fitta rete di fili. Le barche sono il mezzo del viaggio per eccellenza.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma la domanda posta da Shiota come titolo dell’opera non è solo “dove stiamo andando?”, ma ha una natura molto più profonda ed esistenziale:</p>
<p style="text-align: center;">Dove stiamo andando come individui?<br />
Dove ci conduce il nostro viaggio?<br />
E, soprattutto, siamo davvero noi a scegliere la destinazione?</p>
<p style="text-align: justify;">Guardando le barche di Shiota, viene spontaneo pensare a Ulisse. Anche lui è sospeso all’interno di una rete di legami, ricordi, perdite, desideri e responsabilità. Il mare lo separa da Itaca, ma ciò che realmente lo tiene lontano da casa non è soltanto la distanza geografica, è il viaggio stesso, il suo presente.</p>
<p style="text-align: justify;">Le barche di Shiota sembrano stare in movimento, ma allo stesso tempo paralizzate. Sono pronte a muoversi, ma risultano imprigionate in una rete di fili che le collega e le trattiene. È la stessa contraddizione di Ulisse: un lungo viaggio per tornare.</p>
<p style="text-align: justify;">A tutto ciò si aggiunge la volontà, decisamente controcorrente, di Nolan di restituire fisicità all’avventura. Una scelta dimostrata innanzitutto attraverso il ricorso alla tecnologia IMAX, capace di offrire immagini più ampie e immersive, ma soprattutto attraverso la decisione di lavorare, quando possibile, con elementi reali: il mare è mare; le navi sono reali; le azioni vengono realmente messe in scena e le location sono autentiche. Persino alcune creature che avrebbero potuto essere affidate alla computer grafica vengono costruite fisicamente: Polifemo, per esempio, è stato realizzato attraverso un enorme animatronic.<br />
Questo, naturalmente, non significa che il film sia privo di CGI. La computer grafica esiste e viene utilizzata quando serve, ma senza sostituire sistematicamente la realtà fisica della scena. Nolan sembra voler fare in modo che lo spettatore percepisca il peso concreto dell’avventura. A contribuire a questa sensazione sono anche le inquadrature ravvicinate, che catapultano il pubblico direttamente dentro l’azione: sulla nave, nel mezzo di una battaglia, accanto ai personaggi. E poi ci sono i suoni, intensi, vibranti, quasi fisici, che amplificano ogni movimento, ogni tensione, ogni pericolo.</p>
<p style="text-align: justify;">È attraverso questa combinazione di immagini, materia e suono che Nolan cerca di trasformare lo spettatore da semplice osservatore a partecipe dell’esperienza, restituendo al mito una dimensione concreta, corporea ed emozionale.</p>
<p style="text-align: justify;">Ed è qui che l’installazione di Shiota torna nuovamente ad essere significativa. Quelle barche non raccontano semplicemente un viaggio, raccontano il movimento dell’uomo attraverso la propria esistenza. Il filo, elemento ricorrente nell’opera di Shiota, diventa una metafora dei legami invisibili che ci uniscono agli altri, al nostro passato e alla nostra memoria. E l’Odissea è, in fondo, proprio questo.</p>
<p style="text-align: justify;">Il viaggio di Ulisse non lo é solo fisico, ma anche introspettivo, psicologico. Lo allontana da se stesso, per poi, alla fine, ritrovare se stesso. Ed è forse questo il punto cruciale nel quale Nolan si allontana dalla semplice trasposizione dell’opera di Omero. Si può criticare Nolan e le sue scelte. Si può contestare una scelta narrativa, una modifica, una scelta di costumi poco coerente con l’epoca epica, un’interpretazione o qualsiasi altro elemento cinematografico e si può perfino sostenere che Nolan abbia fallito nel raccontare Omero, ma, se la critica pretende stabilire una sola forma “corretta” di raccontare l’Odissea, allora diventa paradossale.</p>
<p style="text-align: justify;">La natura stessa del mito è quella di essere continuamente reinterpretato.</p>
<p style="text-align: justify;">L’arte non è archeologia. Non è un documento notarile. L’arte è interpretazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Possiamo amare o detestare il risultato. Ma alla fine non è forse questa esattamente la funzione dell’arte: prendere qualcosa che appartiene al passato e domandarsi che cosa possa significare nel presente?</p>
<p style="text-align: justify;">Nolan non deve essere Omero, deve essere Nolan. Il regista sembra raccontare un uomo che, dopo aver perso dieci anni della propria vita, deve scoprire se è ancora capace di riconoscere casa sua e, soprattutto, se è ancora capace di riconoscere se stesso.</p>
<p style="text-align: justify;">Ed è qui che ritorna la domanda di Chiharu Shiota: Where Are We Going? (Dove stiamo andando?). Forse la risposta non è una destinazione, forse è il viaggio stesso.<br />
Questa non è, quindi, una semplice trasposizione dell’Odissea. È un’Odissea dentro l’Odissea.</p>
<p style="text-align: justify;">E forse è proprio così che un classico continua a vivere: non rimanendo immobile, ma continuando a viaggiare attraverso gli occhi, le mani e l’immaginazione di chi decide di raccontarlo nuovamente.</p>
<p style="text-align: justify;">Perché, in fondo, ognuno di noi vive una propria e personale Odissea.</p>
<p style="text-align: justify;">Buon viaggio a tutti.</p>
<p style="text-align: right;">Napoli, 22 agosto 2026</p>
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		<title>Campania ai nastri di partenza: ecco la stagione 2026/27 del calcio campano. Giovanni Della Pietra. Nola</title>
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		<pubDate>Mon, 13 Jul 2026 10:52:00 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Campania ai nastri di partenza: ecco la stagione 2026/27 del calcio campano di Giovanni Della Pietra Manca sempre meno al calcio d’inizio </p><p>The post <a href="http://lavocedelquartiere.it/campania-ai-nastri-di-partenza-ecco-la-stagione-202627-del-calcio-campano-giovanni-della-pietra-nola/">Campania ai nastri di partenza: ecco la stagione 2026/27 del calcio campano. Giovanni Della Pietra. Nola</a> appeared first on <a href="http://lavocedelquartiere.it">La Voce del Quartiere</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p align="center"><b><span style="color: #0000ff;">Campania ai nastri di partenza: ecco la stagione 2026/27 del calcio campano</span><br />
<em>di Giovanni Della Pietra</em></b></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><a href="http://lavocedelquartiere.it/wp-content/uploads/2026/07/foto-antica2.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-24649" alt="foto antica2" src="http://lavocedelquartiere.it/wp-content/uploads/2026/07/foto-antica2-300x187.jpg" width="300" height="187" /></a>Manca sempre meno al calcio d’inizio della stagione 2026/27. Le squadre annunciano i ritiri e le amichevoli pre-campionato, si muovono sul mercato e preparano la rosa per raggiungere i nuovi obiettivi. La Campania rappresenta la seconda regione per numero di squadre maschili professionistiche: ben 11, a cui si aggiunge il Napoli Women, da anni protagonista nella massima serie del calcio femminile.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Il massimo esponente del calcio in Campania è sicuramente la SSC Napoli, unica rappresentante della regione in Serie A. I partenopei hanno concluso la scorsa stagione al secondo posto alle spalle dell’Inter campione d’Italia e con la separazione consensuale da Antonio Conte. Il nuovo corso degli azzurri riparte da Massimiliano Allegri chiamato a ridimensionare la rosa, valorizzare gli investimenti degli scorsi anni e creare un ciclo, magari vincente. E nell’anno del centenario sognare è quasi un d’obbligo.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Ai nastri di partenza in Serie B, la Campania presenta tre squadre: le confermate Avellino e Juve Stabia e la neo-promossa Benevento. La Juve Stabia ha concluso la scorsa<a href="http://lavocedelquartiere.it/wp-content/uploads/2026/07/101.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-24653" alt="101" src="http://lavocedelquartiere.it/wp-content/uploads/2026/07/101-300x171.jpg" width="300" height="171" /></a> regular season al 7° posto e con una corsa ai playoff interrotta soltanto in semifinale dal Monza. Le Vespe partiranno con un rinnovato progetto: la nuova società ha scelto De Giorgio come sostituto di Abate, accasato al Torino. </span><br />
<span style="color: #000000;"> L’Avellino, protagonista di una straordinaria rimonta culminata con l’ultimo posto utile per accedere ai playoff e continuare a inseguire il sogno della Serie A, dove sono stati surclassati dalla sorpresa Catanzaro. I lupi ripartiranno da Alessandro Nesta, che succede a Ballardini.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">L’entusiasmo è palpabile a Benevento che continua il progetto tecnico di Antonio Floro Flores: con un calcio propositivo e divertente ha vinto il Girone C di Serie C. Le Streghe hanno conquistato anche la Supercoppa di Serie C, un trofeo che dimostra le ambizioni dei giallorossi. In serie cadetta, non saranno solo una comparsa.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><a href="http://lavocedelquartiere.it/wp-content/uploads/2026/07/202.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-24654" alt="202" src="http://lavocedelquartiere.it/wp-content/uploads/2026/07/202-300x168.jpg" width="300" height="168" /></a>Saltato il cambio di proprietà, la Salernitana ripartirà dalla Serie C, dopo il terzo posto della scorsa stagione. La rincorsa alla serie B si è arenata alle semifinali dei playoff nazionali, dove i granata sono stati eliminati dall’Union Brescia. Sulla panchina siederà nuovamente Serse Cosmi, subentrato nel corso della scorsa stagione. L’obiettivo della Salernitana è ovviamente la promozione nella serie cadetta, ma la concorrenza è agguerrita: Catania in primis.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Dopo una stagione 24/25 buia, conclusa a ridosso della zona rossa, la Casertana è tornata a respirare aria di alta classifica con la quinta posizione della regular season e conseguente qualificazione playoff. Il sogno promozione, però, viene infranto con la sconfitta nel doppio confronto con la Salernitana.   </span><br />
<span style="color: #000000;"> Nel <i>chill – </i>direbbero quelli giovani – il finale di stagione della Cavese: già distante dalla zona retrocessione, non è riuscita a salire sul treno dei playoff. Sorrento e Giugliano hanno concluso il campionato appena al di sopra della zona retrocessione con un margine rassicurante. L’obiettivo iniziale sarà la permanenza in categoria, ma gli obiettivi possono essere aggiornati.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Ad arricchire il già nutrito gruppo di squadre campane che popolano il cosiddetto <i>girone del Sud</i> ci saranno anche le neopromosse Savoia e Scafatese.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Il Savoia di Emanuele Filiberto ha conquistato la promozione vincendo il girone I della Serie D all’ultima giornata. Grazie al 3-0 sulla Sancataldese, la formazione di Torre<a href="http://lavocedelquartiere.it/wp-content/uploads/2026/07/303.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-24655" alt="303" src="http://lavocedelquartiere.it/wp-content/uploads/2026/07/303-300x200.jpg" width="300" height="200" /></a> Annunziata ha vinto lo scontro a distanza con Nissa e Reggina.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Approdano in Serie D anche gli <i>imbattibili</i> della Scafatese, assoluta dominatrice del girone G di Serie D, che ha messo in cassaforte la prima posizione con largo anticipo. La compagine di Scafati ha conosciuto la sconfitta nei 90’ soltanto il 2 aprile del 2026 contro il Trastevere dopo essere stata per lungo tempo l’unica squadra imbattuta tra Serie A e Serie D. La <i>Signora del calcio campano </i>ha conquistato la poule scudetto con un roboante 6-0 in finale sul Vado.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">In Serie A Athora, il Napoli Women è stato la grande sorpresa della scorsa stagione, chiusa alla settima posizione. Un piazzamento che non racconta il sogno Women’s Champions League accarezzato dalle ragazze di Sassarini per molte giornate. La sconfitta interna al <i>Piccolo </i>di Cercola ha spento le speranze delle azzurre.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Il nuovo corso delle partenope e ripartirà da Alessandro Spugna, allenatore bi-campione d’Italia con la Roma, chiamato a raccogliere l’eredità di David Sassarini, passato all’Inter Women. Il Napoli Women inaugurerà la stagione nella seconda edizione della Serie A Women Cup, inserito nel gruppo con Parma, Lazio e proprio Inter. Il sorteggio ha stabilito che la sfida con le nerazzurre si giocherà a Milano: non mancherà il tempo affinché il <i>Piccolo </i>tributi il proprio applauso.</span></p>
<p style="text-align: justify;" align="right"><span style="color: #000000;">Nola, 13 luglio 2026</span></p>
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		<title>C’è da stare Allegri? Giovanni Della Pietra. Nola</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Jul 2026 10:58:15 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>C’è da stare Allegri? di Giovanni Della Pietra Massimiliano Allegri sarà il nuovo allenatore del Napoli nella stagione del centenario azzurro. Al </p><p>The post <a href="http://lavocedelquartiere.it/ce-da-stare-allegri-giovanni-della-pietra-nola/">C’è da stare Allegri? Giovanni Della Pietra. Nola</a> appeared first on <a href="http://lavocedelquartiere.it">La Voce del Quartiere</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p align="center"><b><span style="color: #0000ff;">C’è da stare Allegri?</span><br />
</b><b><i>di Giovanni Della Pietra</i></b></p>
<h2 style="text-align: center;"><span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #3366ff; text-decoration: underline;">Massimiliano Allegri sarà il nuovo allenatore del Napoli nella stagione del centenario azzurro.</span></span></h2>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://lavocedelquartiere.it/wp-content/uploads/2026/07/2allegri.png"><img class="alignright size-medium wp-image-24639" alt="2allegri" src="http://lavocedelquartiere.it/wp-content/uploads/2026/07/2allegri-300x231.png" width="300" height="231" /></a><span style="color: #000000;">Al termine di Napoli-Udinese del 24 maggio 2026, arriva l&#8217;annuncio della chiusura del ciclo di Conte al Napoli. Ad annunciarlo è il tecnico salentino nella conferenza post-gara accompagnato dal patron azzurro. ADL questa volta, però, non si è fatto trovare impreparato. Nessuna estenuante ricerca del successore, come accadde dopo l&#8217;addio di Luciano Spalletti, quando la lunga scrematura dei trenta allenatori in lista si concluse con il traumatico approdo di Rudi Garcia. È bastato attendere la risoluzione del contratto di Allegri con il Milan per poter ufficializzare l&#8217;accordo. Nei prossimi giorni il tecnico livornese verrà presentato alla città.</span></p>
<p><b><i> </i><span style="color: #0000ff;">L</span></b><span style="color: #0000ff;"><b>a scelta</b></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><a href="http://lavocedelquartiere.it/wp-content/uploads/2026/07/5-allegri.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-24645" alt="5 allegri" src="http://lavocedelquartiere.it/wp-content/uploads/2026/07/5-allegri-300x168.jpg" width="300" height="168" /></a>Superata la concorrenza iniziale di Vincenzo Italiano che, reduce dalla vittoria della Coppa Italia con il Bologna e una prima esperienza in Champions League, sembrava pronto al salto in una grande piazza del calcio nostrano. Italiano godeva del favore di una larga parte della tifoseria e rappresentava il profilo ideale per chi immaginava un Napoli votato al bel gioco. Il presidente, invece, è andato dritto su Max Allegri. Il livornese non ha bisogno di presentazioni: sei scudetti, cinque Coppa Italia, due finali di Champions League. Nel recente periodo, però, ha messo in fila un triennio per nulla prestigioso alla Juventus e una stagione al Milan conclusa senza l’ambita qualificazione in Champions.</span><br />
<span style="color: #000000;">Sulla scelta del patron azzurro hanno inciso sicuramente l&#8217;appeal internazionale &#8211; che tanto fa gola ad Aurelio De Laurentiis &#8211; e la capacità di gestire un gruppo complesso, aspetto evidenziato da Conte ai saluti. Ha avuto anche il suo peso il fattore economico: il Napoli ha speso oltre 200 milioni di euro nelle ultime sessioni di calciomercato, con un innalzamento anche dell’età media che rende la rosa meno futuribile. Ecco perché la necessità di allenatore anche aziendalista che, in pubblico, mai ha alzato la voce contro la propria società, anche nelle situazioni più disperate. Inoltre, con numerosi giocatori di ritorno dai prestiti, spetterà al DS Manna alleggerire la rosa e al nuovo allenatore rivalutare chi resterà.</span><br />
<span style="color: #000000;">Esiste però anche l’altra faccia della medaglia: Max Allegri porta con sé l&#8217;etichetta di un calcio stantio, difensivista e pragmatico, malvisto rispetto al calcio propositivo e offensivo di Italiano. Non sorprende lo scetticismo di gran parte dell’opinione pubblica azzurra.</span></p>
<p><span style="color: #0000ff;"> <b>Andate al circo!</b></span></p>
<p style="text-align: justify;"> <span style="color: #000000;">&#8220;<i>Se volete divertirvi andate al circo!</i>&#8221; è la citazione di Allegri nata in aperta antitesi al sarrismo napoletano, divenuta il manifesto, anche in senso dispregiativo, del calcio<a href="http://lavocedelquartiere.it/wp-content/uploads/2026/07/4-allegri-senza-fumetto.png"><img class="alignright size-medium wp-image-24644" alt="4 allegri senza fumetto" src="http://lavocedelquartiere.it/wp-content/uploads/2026/07/4-allegri-senza-fumetto-300x237.png" width="300" height="237" /></a> allegriano. E oggi è il mantra di chi mal vede l&#8217;arrivo del tecnico livornese all&#8217;ombra del Vesuvio. Ma adesso la piazza napoletana da che parte sta: giochisti o risultatisti? Senza accorgersene, però, la piazza ha completato il suo passaggio al lato oscuro dei risultatisti senza accorgersene.</span><br />
<span style="color: #000000;">Lo scudetto conquistato con Conte, di cui giustamente Napoli va orgogliosa, non è stato per niente l&#8217;apoteosi del bel gioco: è stato il trionfo di un calcio organizzato, pragmatico e soprattutto speculativo. Il copione sembrava ripetersi ogni settimana: 1-0, spesso firmato da McTominay, e poi gestione della gara degli azzurri, che bruscamente abbassavano il baricentro per difendere il risultato. Poche sono state le gare dominate dal primo all&#8217;ultimo minuto senza gravi patemi finali.</span><br />
<span style="color: #000000;">Quando il calcio contiano ha provato ad evolversi, nella direzione dei calciatori di qualità di cui era stata rimpolpata la rosa, a discapito di qualche risultato, sono emerse le critiche ad uno degli allenatori più vincenti degli ultimi anni. Perché poi in fondo, quando si vince, anche il pragmatismo diventa accettabile. Perché in fondo &#8220;<i>siamo tutti conformisti travestiti da ribelli</i>&#8221; cantava Masini.</span></p>
<p><span style="color: #0000ff;"><b>Conquistare la piazza</b></span></p>
<p style="text-align: justify;"><b></b><span style="color: #000000;">Per Allegri, del resto, partire tra lo scetticismo non rappresenta una novità.Anche il suo approccio alla Juventus nel 2014 fu accolto da contestazioni, scetticismo e persino qualche gesto di cattivo gusto. Ma poi il suo cammino fu trionfale, quando subentrò al posto&#8230; proprio di Antonio Conte. La staffetta si ripete alle pendici del Vesuvio.<br />
</span><span style="color: #000000;">La Napoli calcistica adesso è costretta a guardarsi allo specchio e a decidere se, dopo aver conosciuto il sapore di una vittoria non spettacolare, sarà pronta nuovamente ad accettare il pragmatismo allegriano in nome di un possibile trofeo. Saranno il tempo e il campo a fornire le risposte richieste.</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="color: #000000;"><i> </i>Nola, 7 luglio 2026</span></p>
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		<title>Pagelle di fine anno. Giovanni Della Pietra. Nola</title>
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		<pubDate>Wed, 03 Jun 2026 13:53:31 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Pagelle di fine anno di Giovanni Della Pietra In un anno turbolento, il Napoli conclude il campionato in seconda posizione, a -11 </p><p>The post <a href="http://lavocedelquartiere.it/pagelle-di-fine-anno-giovanni-della-pietra-nola/">Pagelle di fine anno. Giovanni Della Pietra. Nola</a> appeared first on <a href="http://lavocedelquartiere.it">La Voce del Quartiere</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;" align="center"><span style="color: #000000;"><b><span style="color: #0000ff;">Pagelle di fine anno</span><br />
<em>di Giovanni Della Pietra</em></b></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><a href="http://lavocedelquartiere.it/wp-content/uploads/2026/06/1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-24634" alt="1" src="http://lavocedelquartiere.it/wp-content/uploads/2026/06/1-300x163.jpg" width="300" height="163" /></a>In un anno turbolento, il Napoli conclude il campionato in seconda posizione, a -11 dalla capolista Inter. Dopo numerosi infortuni e conseguenti cambi di modulo, il Napoli si qualifica in Champions League, e, approfittando per qualche giornata del calo nerazzurro, ha pensato anche alla rimonta. In Coppa Italia, il Napoli batte il Cagliari agli ottavi di finale ai calci di rigore, ma poi cede il passo al Como sempre alla lotteria dei rigori. Il tasto dolente è il maxi-girone di Champions League dove il Napoli chiude al 30° posto: sconfitte dolorose ad Eindhoven (6-2) e a Lisbona con il Benfica (2-0). Resta la ferita aperta di un pareggio in superiorità numerica a Copenaghen che mette in salita l&#8217;ultima giornata.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="color: #ff0000;">Pagellone</span></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Milinković-Savić 6: 22 milioni (e qualche spicciolo) di aspettative lo accompagnano nel suo trasferimento all&#8217;ombra del Vesuvio. Prima l&#8217;alternanza, poi l&#8217;infortunio di Meret gli dà i gradi da titolare: mostra un rendimento ondivago tra prestazioni salvifiche ed errori grossolani. L&#8217;elogio principale che gli si promuove è la capacità di giocare con i piedi: per un portiere, sembra quasi un insulto.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><span style="color: #ff0000;"><strong>Rrahmani 6.5</strong></span>: Uno dei &#8216;what if&#8217; più grandi della stagione del Napoli: esiste una difesa con Amir e una difesa senza il suo leader. Non solo i gol subiti di media a partita raddoppiano, ma migliora anche le prestazioni dei suoi compagni di<a href="http://lavocedelquartiere.it/wp-content/uploads/2026/06/2.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-24635" alt="2" src="http://lavocedelquartiere.it/wp-content/uploads/2026/06/2-300x158.jpg" width="300" height="158" /></a> reparto. Impostazione, anticipo e leadership che, in questa stagione, è mancata a tratti causa infortunio. Stupida stupida sfortuna.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><strong><span style="color: #ff0000;">Buongiorno 5</span></strong>: È una delle note meno liete della stagione dei partenopei. Sembra perdersi in un labirinto di errori che lo condanna mentalmente, costringendo talvolta il mister a sostituirlo per salvaguardare lui e la squadra. Lontano dai livelli mostrati finora. Resta l&#8217;immagine del rigore concesso a Copenaghen. Scurdammoce &#8216;o passato&#8230;</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><strong><span style="color: #ff0000;"> Lobotka 6.5</span></strong>: Regia logica, diligente con cui riesce a ripulire una grande quantità di palloni. Nelle sue corde manca la ricerca immediata della verticalità &#8211; che invece è nell&#8217;arsenale di Gilmour &#8211; ma ciò che lo rende insostituibile è la sua intelligenza tattica e di posizione: interrompe le ripartenze avversarie sul nascere. Nell&#8217;ultima parte di stagione ha un periodo di flessione di forma e mette a rischio qualche pallone in più. Insomma, Stan è come quel dolcino digestivo dopo il pranzo domenicale che un po&#8217; dai per scontato, ma di cui senti la mancanza quando il nutrizionista te lo vieta.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><strong><span style="color: #ff0000;">McTominay 7.5</span></strong>: Nell&#8217;anno dello Scudetto, Scott è principalmente aggressore dell&#8217;aria. Nell’ultimo anno, invece, lo scozzese mette in mostra tutte le sue qualità: gioca da finto esterno, si abbassa in difesa per convivere con KDB, gioca in un centrocampo a due, ma anche dietro la punta. Difende, imposta, combatte, si inserisce. Giocatore totale.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><strong><span style="color: #ff0000;"><a href="http://lavocedelquartiere.it/wp-content/uploads/2026/01/parma4.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-24429" alt="parma4" src="http://lavocedelquartiere.it/wp-content/uploads/2026/01/parma4.jpg" width="294" height="171" /></a>Vergara 7</span></strong>: La sorpresa più grande di questa stagione azzurra è un talento homemade. Parte da aggregato, ma gli infortuni gli fanno spazio. Lui non lascia passare quello che può essere il turning point della sua carriera: fa 19 presenze, 3 gol, 4 assist. Solo una fastidiosa fascite plantare ferma la sua ascesa. Una maglia delle rotazioni deve necessariamente essere sua. A tutta vita.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><strong><span style="color: #ff0000;">Elmas 7</span></strong>: Ha già il merito di essere uno dei pochi sopravvissuti agli innumerevoli infortuni della stagione partenopea. In quel momento di difficoltà, si mette a disposizione della squadra, anche snaturandosi. Sant&#8217;Elmas &#8211; così lo definisce mister Conte &#8211; mette a referto 1 gol e 4 assist, ma dà un equilibrio che questi numeri non raccontano. Meriterebbe il riscatto ad occhi chiusi, ma per far quadrare i conti dovrebbe essere lui il sacrificato. Ancora una volta. &#8220;Un uomo onesto, un uomo probo&#8230;&#8221;</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><strong><span style="color: #ff0000;">David Neres 7.5</span></strong>: Altro &#8216;what if&#8217; legato a quella maledetta zolla dell&#8217;Olimpico che ferma Neres. Funge da punta contro l&#8217;Inter in una notte trionfale, poi racimola minuti partita dopo partita. Con il 3-4-2-1, prende per mano la squadra, guidando attraverso vittorie prestigiose e fondamentali per la classifica: Atalanta, Roma e Juventus, poi MVP del torneo in terra araba. Quell&#8217;infortunio gli nega il sogno americano.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><strong><span style="color: #ff0000;">Højlund 7</span></strong>: Qualcuno ha provato a definirlo &#8220;lento e prevedibile&#8221;: resta il migliore acquisto del plurimilionario mercato azzurro. Mette da parte le sue caratteristiche, aggiunge nuove skills da &#8216;Lukaku&#8217;. Riceve palla addosso, combatte, gioca di sponda, crea spazi per gli inserimenti e quelle rare volte in cui può giocare in profondità è una sentenza. 44 presenze, 16 gol, 8 assist, 2 ammonizioni, e &#8216;infinito+1&#8242; contrasti. Importanza capitale, che i numeri bidimensionali non possono descrivere.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><strong><span style="color: #ff0000;">De Bruyne 6</span></strong>: Premessa necessaria: anche nei pochi spazi ha avuto modo di far vedere perché a lunghi tratti è stato il centrocampista più forte del mondo. Assist contro lo Sporting e Udinese, il secondary assist contro il Pisa: roba da un<a href="http://lavocedelquartiere.it/wp-content/uploads/2026/01/5.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-24399" alt="5" src="http://lavocedelquartiere.it/wp-content/uploads/2026/01/5.jpg" width="300" height="168" /></a> calciatore di un altro pianeta. E il Maradona lo riconosce ad ogni suo ingresso. Ma KDB non è riuscito a rendere per le aspettative che il suo nome porta. Il sistema non prettamente offensivo non metteva in risalto le qualità, ma le scaramucce di fine stagione evidenziavano un sacrificio di qualcuno che non doveva essere lui. L&#8217;infortunio contro l&#8217;Inter risolve l&#8217;impasse tattico: è lui il &#8216;what if&#8217; più grande della stagione. Poteva portare in Paradiso, ma anche all&#8217;inferno.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><strong><span style="color: #ff0000;"> Conte 7.5</span></strong>: L&#8217;errore più grande che si possa fare è dare per scontato il secondo posto del Napoli. Vero, Juventus e Milan hanno deluso, ma il cammino degli azzurri non è stato esente da imprevisti, che mister Conte ha magistralmente trasformato in opportunità. Si parte con il 4-1-4-1 con i Fab4, poi 4-3-3, infine si passa al 3-4-2-1: spiccano prima Højlund, Neres, Vergara e infine Allison. Fa intuire la voglia di una rincorsa che sapeva di impresa, per poi riconoscere i giusti meriti a chi è stato più bravo. Un secondo posto considerato scontato, in un&#8217;annata così complessa, denota lo status che il Napoli di Antonio Conte ha raggiunto. Non riesce a scrollarsi di dosso, l&#8217;etichetta di allenatore non europeo: il suo cammino si arena al 30° posto di 36, alle spalle di Pafos e Qarabag. Gli cadono addosso numerose critiche: qualcuna &#8211; poche a dire il vero &#8211; costruttive, altre esagerate. Esce di scena quando non può chiedere di più al Napoli da un punto di vista fisico, mentale ed economico. Titoli di coda.</span></p>
<p align="right">Nola, 3 giugno 2026</p>
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		<title>Onda azzurra. Giovanni Della Pietra. Nola</title>
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		<pubDate>Mon, 27 Apr 2026 11:00:02 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[calcio Napoli]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Onda azzurra di Giovanni Della Pietra Nel match di apertura della 34^ giornata i Campioni d&#8217;Italia ospitano una Cremo bisognosa di punti: </p><p>The post <a href="http://lavocedelquartiere.it/onda-azzurra-giovanni-della-pietra-nola/">Onda azzurra. Giovanni Della Pietra. Nola</a> appeared first on <a href="http://lavocedelquartiere.it">La Voce del Quartiere</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;" align="center"><span style="color: #000000;"><b><span style="color: #3366ff;">Onda azzurra</span><br />
<em>di Giovanni Della Pietra</em></b></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Nel match di apertura della 34^ giornata i Campioni d&#8217;Italia ospitano una Cremo bisognosa di punti: al Maradona, è Napoli &#8211; Cremonese. I partenopei si impongono con un roboante 4-0 firmato dalle reti di McTominay, De Bruyne e Alisson, oltreall&#8217;autorete di Terracciano.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="color: #ff0000;">Highlights</span></strong><br />
<span style="color: #000000;"> <a href="http://lavocedelquartiere.it/wp-content/uploads/2026/04/1.jpeg"><img class="alignleft size-medium wp-image-24621" alt="1" src="http://lavocedelquartiere.it/wp-content/uploads/2026/04/1-300x150.jpeg" width="300" height="150" /></a>Dopo un solo minuto di gioco, Højlund apre e chiude l&#8217;azione: è il primo segnale di un Napoli famelico. Poco dopo, McTominay porta gli azzurri in vantaggio con un tiro dal limite dell&#8217;area. Lo scozzese tenta il gol in fotocopia dopo una trentina di minuti di pura gestione azzurra. Højlund sfiora il golazo in solitaria, poi, con un movimento simile trova il 2-0, con la fondamentale deviazione di Terracciano. Prima dell’intervallo, i partenopei calano il tris: De Bruyne punisce un errore in uscita di Maleh. All&#8217;alba della ripresa: Milinković-Savić innesca Alisson Santos nella propria metà campo, Højlund gli libera strada portando via l&#8217;uomo: il brasiliano trova il 4-0. Provano Alisson e Gilmour ad incrementare il bottino dal limite, mentre Rrahmani si ferma solo davanti alla traversa di testa. L&#8217;ultima chance è per McTominay dal dischetto: Audero para un rigore non irresistibile.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><strong><span style="color: #ff0000;">Il punto Della Pietra</span></strong><br />
</span><span style="color: #000000;">La sfida tra Napoli e Cremonese guadagna di colpo un&#8217;importanza inaspettata: assume i connotati della gara da non sbagliare per i Campioni d&#8217;Italia uscenti, ma allo stesso<a href="http://lavocedelquartiere.it/wp-content/uploads/2026/04/2.jpeg"><img class="alignright size-medium wp-image-24622" alt="2" src="http://lavocedelquartiere.it/wp-content/uploads/2026/04/2-300x200.jpeg" width="300" height="200" /></a> tempo da maneggiare con cura. Per i lombardi grigiorossi è la sfida da impresa, la pentola d&#8217;oro che potrebbe aprire la strada per la salvezza. Ma andiamo per gradi: un rabbioso Napoli contiano si schiera con l&#8217;ormai collaudato 3-4-2-1: Juan Jesus lascia spazio al rientrante Rrahmani con Oliveira dirottato sul centrodestra della difesa. Sciolti i Fab4: Alisson Santos prende il posto di Anguissa, reduce da qualche prestazione al di sotto degli abituali standard. McTominay retrocede sulla mediana, con l&#8217;inserimento del brasiliano sulla trequarti. Mister Giampaolo, invece, sceglie il sistema più accorto con Maleh, Payero e Bondo nella cerniera di centrocampo. Pronti, via: il Napoli ha il fuoco negli occhi e il Maradona ruggisce dopo il brutto inciampo casalingo contro la Lazio. McTominay, dopo 3 minuti, trova lo spazio tra le linee e cambia le dinamiche previste della gara: 1-0! Al termine di un primo tempo di gestione e di dominio partenopeo, i padroni di casa allungano con un mix di fortuna e tenacia: prima il 2-0 con il fortuito autogol di Terracciano che devia una conclusione di Højlund dal limite, poi il tris con De Bruyne che punisce un incosciente controllo di Maleh nella propria area di rigore. Di fatto, la ripresa dura il tempo di una sgroppata di Alisson Santos, che al termine di una percussione coast to coast, sigla il poker azzurro. C&#8217;è lo spazio per testare anche McTominay dal dischetto: rimandato! Audero intercetta un rigore non irresistibile dello scozzese. L&#8217;inesorabile scorrere del cronometro è condito da un lussuoso minutaggio per le seconde linee e da qualche conclusione grigiorossa verso la porta di Milinković-Savić.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Sfumata la disperata rincorsa al Tricolore &#8211; all&#8217;Inter manca solo l&#8217;aritmetica per il 21° titolo della sua storia &#8211; il Napoli vive di piccoli obiettivi: sembra quasi al sicuro la partecipazione alla prossima UCL grazie agli 8 punti di distacco sul 5° posto, si combatte per blindare la seconda posizione che consentirebbe di difendere la Supercoppa conquistata in terra araba. </span><br />
<span style="color: #000000;">Dopo una prima parte di stagione più che convincente, la Cremo sprofonda verso il baratro e ora si ritrova a -1 dalla linea di galleggiamento. Sarà una sfida punto a punto con il Lecce con lo spettro dello spareggio che aleggia.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://lavocedelquartiere.it/wp-content/uploads/2026/04/grafica22.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-24625" alt="grafica2" src="http://lavocedelquartiere.it/wp-content/uploads/2026/04/grafica22.jpg" width="2247" height="3997" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="color: #ff0000;">Pagelle</span></strong><br />
<span style="color: #000000;"> McTominay 8: Retrocede in mediana, ma giganteggia tra le linee. Sfrutta ogni centimetro che De Bruyne e Højlund creano: arriva a quota 10 tiri tentati. L&#8217;ininfluente rigore sbagliato non intacca gli sprazzi di onnipotenza calcistica. G.O.D. mode. Højlund 7: Non era fisicamente al meglio eppure tiene botta con Baschirotto, che non è proprio la definizione di &#8220;esile&#8221;. Astutamente evita qualche impatto, ma riesce a giocare numerosi palloni per la squadra. Apre con un tacco delizioso per McTominay, chiude con un movimento da punta che libera il tiro di Alisson. Sfiora il gol su iniziativa personale, propizia lo sfortunato autogol 2-0. &#8220;Lento e prevedibile&#8221; dicevano&#8230; Rrahmani 7: Marco Masini canta che spostando il mondo di un secondo cambierebbe tutto. E se quel secondo fosse l&#8217;attimo in cui i muscoli di Amir hanno ceduto: come cambierebbe la stagione del Napoli? Gestione da leader della difesa: ne beneficia anche Buongiorno. Non sbaglia mai i tempi di un anticipo. Sfiora anche il gol di testa: marchia la traversa. Megalitico. Giovane 6.5: Pasteggia sulle macerie di una Cremonese già annientata. Sciacallo.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="color: #ff0000;">Arbitro</span></strong><br />
<span style="color: #000000;"> Doveri 6.5: Direzione di gara facilitata da un andamento della partita che spegne l&#8217;agonismo dopo pochi minuti. Mantiene il metro del fallo alto, chiude addirittura senza cartellini all&#8217;attivo. Netto il tocco di braccio fuori sagoma di Grassi, poi McTominay vanifica dal dischetto.</span></p>
<p align="right">Nola, 27 aprile 2026</p>
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		<title>Sapore di mare. Giovanni Della Pietra. Nola</title>
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		<pubDate>Mon, 20 Apr 2026 09:13:54 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Sport]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Sapore di mare di Giovanni Della Pietra Nella 33^ giornata di Serie A, i Campioni d’Italia accolgono il grande ex di turno, </p><p>The post <a href="http://lavocedelquartiere.it/sapore-di-mare-giovanni-della-pietra-nola/">Sapore di mare. Giovanni Della Pietra. Nola</a> appeared first on <a href="http://lavocedelquartiere.it">La Voce del Quartiere</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p align="center"><b><span style="color: #3366ff;">Sapore di mare</span><br />
<em>di Giovanni Della Pietra</em></b></p>
<p>Nella 33^ giornata di Serie A, i Campioni d’Italia accolgono il grande ex di turno, Maurizio Sarri: allo stadio Maradona, è Napoli – Lazio. I capitolini si impongono per 0-2 con le reti di Cancellieri e Basić, una per tempo.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #ff0000;"><b>Highlights</b></span><br />
<a href="http://lavocedelquartiere.it/wp-content/uploads/2026/04/lazio1.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-24615" alt="lazio1" src="http://lavocedelquartiere.it/wp-content/uploads/2026/04/lazio1.jpg" width="275" height="183" /></a>Sei minuti sul cronometro: Zaccagni imbuca per Taylor, che premia l&#8217;inserimento da dietro di Cancellieri. 0-1! Noslin recupera palla e sfugge a Buongiorno, Lobotka lo tampona per recuperare: è calcio di rigore. Milinković-Savić ipnotizza Zaccagni. Il portiere serbo si impone nuovamente su una conclusione dal limite di Cancellieri, resa ancora più complessa da una deviazione. All&#8217;alba della ripresa, Nuno Tavares semina il panico sulla sinistra e trova il traversone: Cancellieri ciabatta, ma diventa buono per Basic che non sbaglia. 0-2! La reazione azzurra è tutta nel tiro di Alisson Santos, che scheggia il palo. Rischia di fare cappotto la Lazio con il cross di Noslin e il tentativo impreciso da corto raggio di Tavares. Da lì le emozioni scarseggiano fino al triplice fischio.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #ff0000;"><b>Il punto Della Pietra<br />
</b></span>Napoli &#8211; Lazio è una sfida di avvicinamento alla fine del campionato: entrambe le compagini provano a gestire le energie e a cercare motivazioni in un campionato a cui hanno poco da chiedere. Gli azzurri, spento il sogno della rimonta Scudetto, si trovano a +8 dal quinto posto e il Como sconfitto in quel di Sassuolo. Gli ospiti, invece, sono lontani dalle posizioni europee, ma hanno la necessità di scaldare i motori per la semifinale di Coppa Italia che potrebbe dare un volto diverso ad una stagione finora deludente. Ma andiamo per gradi: i contiani si schierano con il collaudato 3-4-2-1 nella versione con i Fab4. Preferito Beukema a Juan Jesus,<a href="http://lavocedelquartiere.it/wp-content/uploads/2026/04/lazio2.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-24616" alt="lazio2" src="http://lavocedelquartiere.it/wp-content/uploads/2026/04/lazio2.jpg" width="300" height="168" /></a> che paga lo scotto del grave errore del Tardini. Gestione, invece, nelle scelte di Maurizio Sarri: a riposo Maldini e Isaksen, sostituiti da Noslin e Cancellieri. Nel 4-3-3 laziale, ritorna Gila tra i centrali difensivi, testato invece Cataldi, non al meglio della condizione, in vista dell&#8217;Atalanta. Dopo appena sei minuti la Lazio si porta avanti nel punteggio con l&#8217;inserimento dalle retrovie di Cancellieri sul cutback di Taylor. Il copione della sfida sembra chiaro: la Lazio aspetta in blocco basso per non concedere profondità e conseguente superiorità sugli esterni. L&#8217;obiettivo è recuperare palla e colpire il Napoli in contropiede. Il fraseggio dal ritmo balneare degli azzurri non punge, e quindi, i centrocampisti sono spesso costretti a cercare il cambio gioco diretto che però produce pochi effetti. Anzi, sono i biancocelesti ad avere l&#8217;occasione per il raddoppio dagli undici metri per un fallo di Lobotka su Noslin. Milinković-Savić, però, ipnotizza Zaccagni, rappresentando la prima macchia della sua carriera in Serie A. La gara si spegne definitivamente al 56&#8242; quando Basićsigla la rete dello 0-2. Solo l&#8217;ingresso di Alisson Santos sembra dare una verve almeno intraprendente agli azzurri: il brasiliano centra il palo, ma la casella dei tiri in porta resta comunque a 0 al termine dei 90&#8242;. In casa Napoli, assume quindi un valore fondamentale la sfida interna contro la Cremonese: non solo per la possibilità di mettere in ghiacciaia la qualificazione in Champions League, ma anche per vendicare una prestazione incolore che è valsa qualche immeritato fischio all&#8217;intervallo. Il Napoli cade in casa <a href="http://lavocedelquartiere.it/wp-content/uploads/2026/04/lazio3.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-24617" alt="lazio3" src="http://lavocedelquartiere.it/wp-content/uploads/2026/04/lazio3.jpg" width="300" height="168" /></a>dopo 497 giorni: ultima sconfitta proprio con la Lazio, allora allenata da Marco Baroni. I biancocelesti, invece, arrivano con il vento in poppa alla sfida decisiva di Coppa Italia, che potrebbe condurre ad un&#8217;insperata qualificazione europea.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #ff0000;"><b>Pagelle</b></span><br />
Milinković-Savić 7: Il compito fondamentale per un portiere è parare: il gigante serbo evita che il Napoli vada a picco. Mette a referto due parate dal coefficiente di difficoltà alto: prima su Cancellieri con tanto di deviazione, poi intercetta il rigore di Zaccagni. E pazienza se l&#8217;unico errore della sua partita è su una gestione con i piedi. The Serbian Beard.<br />
Noslin 7.5: Appare e scompare dinanzi a Buongiorno costretto ad inseguirlo invano per tutto il campo. Funge da attaccante di manovra, termina da ala da alto rendimento con l&#8217;ingresso di Dia. Ha il merito di guadagnarsi anche il penalty di un possibile 0-2. Ormai è chiaro: vede il Napoli e si trasforma!<br />
Gila 7.5: Preciso in chiusura e in marcatura su Højlund. Porta palla in avanti per rompere la pressione azzurra in fase di costruzione. Gigantesco.<br />
Lobotka 5: Non riesce a costruire la solita regia pulita: merito di una Lazio accorta e che fa densità verso il lato attivo. È quindi costretto a giocare sul lungo: non è il suo habitat naturale. Suo il fallo che porta al calcio da rigore, poi sbagliato da Zaccagni. Black out.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://lavocedelquartiere.it/wp-content/uploads/2026/04/pagella-napoli-lazio.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-24614" alt="pagella napoli lazio" src="http://lavocedelquartiere.it/wp-content/uploads/2026/04/pagella-napoli-lazio.jpg" width="899" height="1599" /></a></p>
<p><b><span style="color: #ff0000;">Arbitro</span> </b><br />
Zufferli 6.5: Gestione precisa della gara del fischietto di Udine, agevolata dall&#8217;andamento unilaterale della sfida. L&#8217;unico episodio spinoso è il calcio di rigore concesso alla Lazio: Noslin scappa via a Buongiorno in ripartenza, viene tamponato da Lobotka che cerca disperatamente di impedire la conclusione. La decisione è rigore e giallo per DOGSO depenalizzato. Regolare la parata di Milinković-Savić sul tiro dal dischetto di Zaccagni.</p>
<p align="right">Nola, 20 aprile 2026</p>
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		<title>Tardi-NO. Giovanni Della Pietra. Nola</title>
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		<pubDate>Mon, 13 Apr 2026 12:51:39 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[calcio Napoli]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Tardi-NO di Giovanni Della Pietra &#8220;Di domenica alle tre&#8221; &#8211; come cantava un vecchio coro &#8211; i Campioni d&#8217;Italia provano l&#8217;ultimo scatto </p><p>The post <a href="http://lavocedelquartiere.it/24601/">Tardi-NO. Giovanni Della Pietra. Nola</a> appeared first on <a href="http://lavocedelquartiere.it">La Voce del Quartiere</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p align="center"><b><span style="color: #0000ff;">Tardi-NO</span><br />
<em>di Giovanni Della Pietra</em></b></p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;<span style="color: #000000;">Di domenica alle tre&#8221; &#8211; come cantava un vecchio coro &#8211; i Campioni d&#8217;Italia provano l&#8217;ultimo scatto affinché ci sia una lotta per il Tricolore: allo stadio Ennio Tardini, è Parma &#8211; Napoli. La sfida termina con il risultato di 1-1: al vantaggio lampo di Strefezza, risponde McTominay nella ripresa.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="color: #ff0000;">Highlights</span></strong><br />
<span style="color: #000000;"> <a href="http://lavocedelquartiere.it/wp-content/uploads/2026/04/12.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-24603" alt="1" src="http://lavocedelquartiere.it/wp-content/uploads/2026/04/12.jpg" width="299" height="169" /></a>Fischio di inizio: palla lunga di Suzuki, Elphege stacca di testa, Strefezza trova l&#8217;angolino. Al primo minuto, si è già stappato il match del Tardini. Il Napoli fa fatica a sfondare e non costruisce nulla di nitido nella prima frazione di gioco. Nella ripresa, alla prima vera occasione: Højlund riceve da Lobotka e gioca di sponda per McTominay, che fa 1-1. Alisson Santos prova a ribaltare il match con un&#8217;iniziativa personale, ma strozza troppo il tiro. C&#8217;è spazio anche un&#8217;altra occasione del Parma: Keita strappa in mezzo al campo e tenta la conclusione dalla distanza. La chance più grande del match capita sulla testa di Elmas che non riesce a girare verso la porta il cross di Gutiérrez.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><strong><span style="color: #ff0000;">Il punto Della Pietra</span></strong><br />
Parma &#8211; Napoli rappresenta l&#8217;occasione da cogliere prima del big match del Sinigaglia per mettere pressione all&#8217;Inter capolista. È il lancio della monetina che significa continuare a sognare o accontentarsi del 2° posto in rincorsa: sì, ma prima la monetina va conquistata al Tardini. Andiamo per gradi: la squadra di Cuesta si presenta con il 3-5-2 dai connotati ultra-difensivi, come da dogmi del Cuestaball. Manca all&#8217;appello Pellegrino, squalificato: al suo posto Elphege. Il Napoli di Antonio Conte ormai si schiera con il canonico 3-4-2-1: presenti i Fab4, rientra al centro dell&#8217;attacco Rasmus Højlund. Trentacinque secondi di gioco e cala il triplice fischio sulla partita offensiva del Parma, ma prima Strefezza trova l&#8217;angolino per battere Milinković-Savić. L&#8217;1-0 dei ducali, però, non cambia il copione della gara: attacco partenopeo contro difesa parmense. E il vantaggio non fa altro che enfatizzare i tratti eufemisticamente pragmatici del figlioccio di Arteta. 5-4-1 ben serrato, Elphege unico riferimento offensivo per raccogliere qualche pallone di testa, il povero Strefezza a coprire la distanza. Esteticamente deprecabile, ma quanto efficace: il Napoli fatica a trovare gli spazi per la manovra e per i tiri puliti. Alla fine della prima frazione, gli azzurri non hanno creato nulla di concreto. All&#8217;inizio della ripresa, con il peso offensivo aumentato, con l&#8217;ingresso di Alisson al posto di un impalpabile Anguissa, Lobotka vede un piccolo spazio per servire Højlund. Il pari di McTominay è solo una fondamentale conseguenza. Nel massimo del forcing offensivo, l&#8217;iniziativa è lasciata all&#8217;isolamento di<a href="http://lavocedelquartiere.it/wp-content/uploads/2026/04/21.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-24604" alt="2" src="http://lavocedelquartiere.it/wp-content/uploads/2026/04/21.jpg" width="300" height="168" /></a> Alisson sull&#8217;esterno, grazie al movimento di Spinazzola che si accentra. Mal si sposa, in questo senso, l&#8217;inserimento di Giovane al posto di Højlund, che di fatto tocca 5 palloni nel traffico dell&#8217;area di Suzuki. Alla fine, il Napoli mette a referto 20 tiri, ma solo pochi riescono ad impensierire il portiere nipponico dei ducali. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Il Parma mette forse il tassello decisivo peruna salvezza da archiviare il prima possibile, visto l&#8217;impervio calendario restante. Il Napoli, dal suo canto, aveva una sola speranza per cercare di mantenere il Tricolore sul petto: vincere e sperare davanti alla tv in un risultato negativo dei rivali nerazzurri. Invece, gli azzurri inciampano al Tardini e l&#8217;Inter &#8211; con tutta probabilità prossima Campione d&#8217;Italia &#8211; espugna il Sinigaglia in un rocambolesco 3-4. Poteva andare peggio: poteva piovere&#8230;</span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="color: #ff0000;">Pagelle</span></strong><br />
<span style="color: #000000;"> Oliveira 7: Deresponsabilizzato dai compiti difensivi dal Cuestaball, è sempre presente in fase di impostazione e offensiva. Con l&#8217;ingresso di Alisson trova il suo habitat naturale. I chilometri percorsi sono solo la testimonianza dell&#8217;importante di questo calciatore nell&#8217;equilibrio del Napoli. Strefezza 7: È lucido e cinico a sufficienza per sbloccare la gara dopo 35&#8243; dal fischio di inizio. Corsa, sacrificio e abnegazione tattica per difendere ad oltranza il risultato. Funge anche da unico riferimento offensivo, ma con risultati minori. Anguissa 5: La sua è la pagella Artemis. Al Tardini serviva vedere il suo lato straripante, ma invece si vede solamente la sua versione peggiore. Fuori partita, fuori tempo: sbaglia ogni scelta possibile. The Dark side of the moon. Cuesta 7, ma anche 4: Doveva essere un innovatore del calcio italiano: finisce per adattarsi, omologarsi e persino peggiorare un calcio già stantio. Certo, salvezza quasi aritmetica raggiunta. Certo, in vantaggio dopo 35&#8243; contro il Napoli. Certo, squadra coriacea e compatta. Ma la partita offensiva dei ducali si limita al vantaggio del 1&#8242;. I calciatori di qualità costretti a mettere in risalto esclusivamente caratteristiche difensive. Cuesta rappresenta la deriva del calcio italiano. Questa è la deriva del calcio italiano.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://lavocedelquartiere.it/wp-content/uploads/2026/04/grafico1.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-24602" alt="grafico" src="http://lavocedelquartiere.it/wp-content/uploads/2026/04/grafico1.jpg" width="899" height="1599" /></a></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;"><a href="http://lavocedelquartiere.it/wp-content/uploads/2026/04/31.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-24605" alt="3" src="http://lavocedelquartiere.it/wp-content/uploads/2026/04/31.jpg" width="304" height="166" /></a>Arbitro</span></strong><br />
<span style="color: #000000;"> Di Bello 6.5: Arbitraggio dall&#8217;intensità agonistica elevata con qualche oscillazione nel percorso. La gestione della gara è resa più agevole dall&#8217;andamento tattico della gara: sfida di posizione, più che di duello. La lente d&#8217;ingrandimento si sofferma sulla carambola Spinazzola-Buongiorno: il pallone colpisce il braccio del &#8220;4&#8243; azzurro, ma l&#8217;arbitro valuta minima la distanza tra Spina e il braccio del &#8220;4&#8243; azzurro. La concessione di un calcio di rigore non sarebbe stato uno scandalo.Episodio simile nell&#8217;area ducale: il cross di Politano termina sul braccio di Bernabè: ma il tentativo di colpo di testa di un attaccante azzurro, rende la palla inattesa. In questo caso, il rigore sarebbe stato una forzatura.</span></p>
<p align="right"><span style="color: #000000;">Nola, 13 aprile 2026</span></p>
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