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Il pagellone
di Giovanni Della Pietra

I Campioni mai così male

Nessuno sano di mente si sarebbe aspettato un back-to-back azzurro dopo la vittoria del Tricolore nella passata stagione, ma anche una debacle così era impronosticabile: i peggiori Campioni di Italia nell’era delle 20 squadre.
Il Napoli chiude al 10° posto in campionato, fuori dalle competizioni europee dopo 14 anni, con un bottino di appena 53 punti, -37 rispetto alla scorsa campagna italiana, quando raggiunsero i 50 punti già prima del giro di boa del termine del girone di andata. Il quadro diventa ancora più negativo se si allarga la visione a tutte le competizioni: in Champions League, il Napoli supera un girone alla sua portata, contro Real Madrid – poi rivelatasi vincente della competizione – unica squadra di un valore superiore; Sporting Braga, compagine portoghese che con un calcio mediocre è riuscito a mettere in difficoltà la squadra azzurra sul campo facendo vibrare i legni della porta difesa da Meret; Union Berlino, franchigia tedesca che ha attraversato un’annata di difficoltà in cui ha dovuto più guardarsi le spalle dalla zona retrocessione che puntare alle competizioni europee. Successivamente, viene eliminato al primo turno di eliminazione diretta dal Barcellona, divenuto ormai un’habitué delle competizioni europee dei partenopei, senza essere mai davvero in partita: l’andata in casa finita casualmente con un pari, sarebbe potuta finire tanto a poco per i blaugrana, mentre il ritorno è stata di prassi per il Més que un club. Sarebbe meglio stendere un velo pietoso sulla Coppa Italia, in cui un Napoli 2.0 è stato estromesso dalla competizione dal Frosinone con un sonore 0-4 al Maradona.
Resta, invece, positiva la partecipazione alla Supercoppa Italiana, in cui gli azzurri hanno conteso fino alla fine la vittoria del trofeo all’Inter, ma i nerazzurri alla fine l’hanno spuntata con un gol di Lautaro Martinez allo scadere. Stagione da archiviare e superare al più presto, per ripartire con un progetto futuribile dopo un anno di transizione e numerosi cambi in panchina.

Pagelle
A. Meret 5.5: Quaranta reti subite in 31 partite, tantissime per una squadra che punta alle posizioni europee, senza mai dare sensazione di invulnerabilità. Troppo spesso bistrattato dalla tifoseria, ha mantenuto il Napoli a galla quando i risultati potevano avere un passivo maggiore. Resta, negli occhi, la topica contro il Real Madrid sulla rete di Paz.

P. Gollini 5: Verrebbe da dire vedi sopra, ma con cifre un pochino diverse: 10 presenze con 13 gol subiti. Vittima innocente della goleada firmata Frosinone in Coppa Italia. Mette a referto 12 partite mancate per infortunio. Ora bisogna capire cosa fare del suo riscatto.

N. Contini s.v.: Terzo portiere, con 16 minuti sul taccuino.

G. Di Lorenzo 5: La cartina al tornasole di una stagione sciagurata: i numeri non sono nemmeno male 47 presenze, 2 reti e ben 8 assist, ma nel rendimento è lontano anni-luce dalla passata stagione. Inizia il campionato con il piglio giusto, ma si spegne nel tempo con l’entusiasmo della squadra. Presenta picchi di prestazione, come contro il Sassuolo, ma la media dei voti resta comunque rivedibili. I fischi dell’ultima giornata e la voglia di cambiare sono figli di una stagione da non ripetere più, sperando che il Capitano possa darsi la possibilità di recuperare dal suo orribile campionato. Con la fascia, ovvio.

P. Mazzocchi 5: Uno degli equivoci tattici acquistati dal Napoli in questa stagione: acquistato dalla Salernitana, dove ha giocato principalmente come quinto di destra, viene adattato come vice-Di Lorenzo. Con la maglia azzurra mette a referto 10 presenze, tutte abbastanza trascurabili, se non per il cartellino rosso preso contro il Torino nella sua partita d’esordio.

A. Rrahmani 5: Lontano parente del muro invalicabile della passata stagione, soprattutto nei primi match della stagione – vedi il match contro la Lazio al Maradona. Mette a referto 39 presenze e 4 reti. Con Mazzarri, nella difesa a 3 ritrova solidità, e con Calzona si avvicina ai rendimenti della passata stagione in una linea difensiva dissestata.

Juan Jesus 4: Una delle note dolenti di questa stagione, ma le colpe non sono nemmeno tutte sue: viene acquistato da 4° della linea difensiva per far rifiatare prima Koulibaly, e poi Kim quando serve, ma scavalca subito nelle gerarchie Ostigard. Con la partenza del coreano diventa titolare in attesa un’esplosione di Natan che non avviene mai. Vittima dei black-out che hanno caratterizzato la sua carriera, presenta troppi errori individuali. Per la prossima stagione, nuovo titolare cercasi.

L. Ostigard 4: Dovrebbe essere il quarto di partenza, ma durante la stagione sale di un gradino. Le sue prestazioni sono sempre caratterizzate da foga, stacchi di testa poderosi, ma errori da matita blu difficilmente rivedibili. Per la fase di impostazione, guardare altrove.

Natan 3: Tre come il numero di maglia, il giovane brasiliano sente il peso sul groppone di dover sostituire un’autorità come Kim, ma dall’inizio non viene schierato titolare, e quando entra in campo mostra il perché. Si vedono tutti i suoi limiti tattici e difensivi, che a volte sopperisce con la grinta. Scivola all’ultimo posto nelle graduatorie difensive, mettendo a referto 21 presenze e 1 assist.

M. Oliveira 5: Mai devastante su quella fascia, sempre indeciso in fase difensiva: mette a referto 29 presenze, una rete e un assist, lasciando spesso in disparte la sua fisicità. Nell’era Calzona, viene preferito quasi sempre al suo sfidante Mario Rui, mentre quasi completamente saltato l’era Mazzarri per un infortunio alla coscia.

M. Rui 5: I valori in campo rispetto alla scorsa stagione sono molto diversi. Non è Il Maestro dai cross telecomandati che impensierivano le difese di mezza Serie A. Tiene botta ad Oliveira nell’era Garcia, con Mazzarri diventa quasi titolare inamovibile, complice l’infortunio del collega uruguaiano, mentre viene scavalcato nel periodo guidato da Calzona.

S. Lobotka 6: Se da qualche parte bisogna ripartire, bisogna ripartire dalle sue geometrie, che non sono mancate nemmeno in questa stagione. Spesso lasciato a combattere da solo contro i giganti, si trasforma anche in recupera-palloni. Il resto della squadra non lo asseconda.

D. Demme s.v.: Mostra attaccamento alla maglia combattendo per un posto nella prima parte di campionato, quando riesce a guadagnarsi 2 presenze sotto l’egida di Walter Mazzarri. Dopo il mercato invernale, viene tagliato fuori dalla lista dei 25 convocabili. Sui social testimonia un continuo allenamento nonostante l’impossibilità di essere arruolato. Un Diego Demme in squadra fa bene al morale. Sicuramente lascerà il progetto azzurro, per accasarsi all’Hertha Berlino.

L. Dendoncker s.v.: Acquistato nel mercato di gennaio in prestito dall’Aston Villa, fa in tempo a trovare il campo per 21’ in 3 presenze. Nella sua avventura spicca un colpo di testa a spazzare l’area nell’arcigno 0-0 contro la Lazio. Che colpo di testa, che giocatore!

F.Z. Anguissa 4: La nota dolente massima di questa stagione: sembra ancora nei lidi di agosto. Cammina svogliatamente per il campo, sciupando una fisicità straripante. Non aiuta l’intermezzo della Coppa d’Africa da cui torna ancora più debilitato. A tratti sembra con le idee al di fuori della difficoltà della squadra, cercando giocate barocche in momenti in cui la semplicità dovrebbe farla da padrone. NCS, non ci siamo!

P. Zielinski 4.5: Più altalenante del solito: saranno le voci di mercato che lo hanno seguito per tutto l’anno, sarà l’esclusione dalla lista UEFA, saranno i problemi fisici che non sono mancati nemmeno quest’anno, sarà che la continuità non è mai stata il suo forte, nascondendo un potenziale stratosferico nelle giornate cupe. Saluta Napoli, il veterano azzurro Piotr, senza aver poter potuto ottenere una meritata standing ovation: magari non per quest’annata sciagurata anche per lui, ma per quello che ha dato alla maglia azzurra in questi anni.

J. Cajuste 5: Se l’idea era quella di tenerlo come quinto, alle spalle di Elmas, ci può stare; ma come 12° uomo, lascia molto a desiderare. Anzi, nelle ultime fasi, complice l’infortunio di Zielinski e la decisione di non riscattare Hamed Traorè, si ritaglia un posto da titolare: mette in mostra tanta voglia e tanti limiti tecnici.

Hamed Junior Traorè 4.5: A proposito di equivoci tattici: cosa è davvero Traorè? Sicuramente non una mezz’ala, e allora perché arriva a Napoli? Domande a cui non avremo mai una risposta. Nel suo periodo napoletano, ritrova una condizione accettabile, dopo una malaria che lo aveva indubbiamente debilitato e arrugginito. Cadono su di lui le aspettative nella sostituzione di Zielisnki nella UEFA Champions League, ma non riesce a dare l’apporto che ci si aspettava. Quando il Napoli annuncia che il giocatore ivoriano non verrà riscattato, scivola dietro nelle gerarchie con un Cajuste che gli balza davanti.

J. Lindstrom 4.5: Hey, stavate parlando di equivoci tattici: acquistato come trequartista dall’Eintracht Francoforte, viene impiegato come ala sia a destra che a sinistra. Non riesce ad esprimere a pieno il suo potenziale, ma lascia intravedere del talento espresso principalmente nel match contro il Verona, in cui con il suo ingresso cambia il match. Speriamo, che con il nuovo tecnico – con Antonio Conte ai dettagli – ed un modulo a lui più congeniale possa esprimersi al meglio.

M. Politano 6: Un Politano double-face: nella prima parte della stagione è lui a trainare la carretta e risulta essere il migliore della squadra; successivamente, abbassa il tono delle prestazioni e non riesce ad essere così incisivo. Mette a referto 9 reti e 10 assist in 48 partite, e resta negli occhi il gol sensazionale in quel di Monza, quando il suo ingresso dalla panchina stravolse il destino della sfida.

G. Raspadori 4.5: Una stagione scialba per un talento come il suo. Risulta incisivo in poche occasioni, e sembra brillare solamente nelle notti del Maradona contro Milan e Juventus in cui mette a segno la rete decisiva – 2-2 contro i rossoneri e il gol vittoria con i rivali della Vecchia Signora. Mette a referto 47 presenze, 6 reti e 3 assist.

G. Simeone 4: Il distacco più evidente rispetto alla scorsa stagione è proprio suo. Da attaccante degli ultimi minuti o centravanti di riserva cinico diventa una pallottola spuntata nelle armi degli azzurri. Non riesce mai ad incidere con una prestazione sufficiente e a dare manforte ad una squadra già in difficoltà. Mette sul piatto 3 reti in 37 presenze, troppo poco per un attaccante.

C. Ngonge 6: Sembra l’unico acquisto del mercato di riparazione azzeccato, anche se strapagato, ma si sa, a gennaio ogni bottega è cara. Dà il cambio a Politano, quando il suo rendimento si abbassa, ma i numeri non sono dalla sua parte: 1 sola rete nella sua parentesi azzurra di questo campionato. Ma dalle sue prestazioni, e dal tandem Politano-Ngonge si può ripartire.

K. Kvaratskhelia 6: In questa annata di tempesta, rappresenta il raggio di sole, che ti fa sperare nell’arcobaleno. Non è una stagione ai livelli della scorsa, ma tra i suoi alti e bassi è colui che dà una maggiore spinta alla costruzione della manovra offensiva. Negli occhi resta la punizione di Firenze.

V. Osimhen 6: Se addio dovesse essere, non ci si saluta proprio nel migliore dei modi. Non è l’attaccante dalle prestazioni devastanti della scorsa stagione, e spesso viene annullato in partite in cui un calciatore del suo calibro dovrebbe dare di più, vedi Empoli. Come ogni anno da quando è in maglia azzurra, lascia la squadra per problemi fisici per qualche giornata, a cui si aggiunge anche la sua partenza per la Coppa d’Africa. Nonostante questo, mette a referto 17 reti in 32 match. Resta perciò il punto interrogativo: come sarebbe cambiata la stagione azzurra con un Osimhen a tempo pieno?

R. Garcia 5: Sembra paradossale, ma la sua esperienza azzurra è caratterizzata da due gravi errori: l’inizio e la fine. Non sembra l’allenatore ideale per questa squadra all’inizio della stagione, e fa di tutto per rompere con la piazza e con i senatori della squadra. Detto questo, la sua media punti non è male, e lascia il Napoli al 4° posto, ma con il ciclo di fuoco Atalanta, Inter, Juventus, Real Madrid alle porte. Il secondo errore è quello di bollare la stagione come già conclusa, e mandare via questo allenatore per prendere un traghettatore: se la stagione è compromessa che sia lui a giocarsi le sue carte, anche perché il Napoli allora era ancora in corsa per gli obiettivi stagionali. In termini di gioco, prova a dare alla squadra una visione diversa dall’attacco a tutti i costi che la squadra non accetta.

W. Mazzarri 3: Sopraggiunge nel ciclo di fuoco, vincendo la prima contro l’Atalanta, ma è un fuoco di paglia. Da quel tour de force ne esce già con una reputazione compromessa. Prova a giocarsi la sua esperienza caduta dal cielo, con le sue carte e con il 3-5-2 oltre ai risultati stenta anche il gioco. Forse uno dei Napoli più brutti visti nell’era De Laurentiis.

F. Calzona 4: Si ritrova tra le mani una squadra distrutta fisicamente e mentalmente e allontanata dalla piazza: purtroppo non era attrezzato per i miracoli. Fatica a trovare un equilibrio in questa squadra, subendo gol ad ogni partita della sua gestione, eccetto l’ultimo match contro il Lecce.

A. De Laurentiis 0: Un suo delirio di onnipotenza è quello che condanna il Napoli ad una stagione di mediocrità: pensava di aver creato la creatura perfetta e che ognuno, con quelle carte in mano, potesse vincere la partita. Da qui la scelta di Rudi Garcia, un allenatore che ha paradossalmente rotto con la piazza e la squadra prima di iniziare. Successivamente il secondo errore, dare per finita una stagione che era appena iniziata e mandare via l’allenatore francese per il traghettatore amico di famiglia Walter Mazzarri, che ha portato più disgregazione che vantaggi. I risultati inesistenti del tecnico toscano, lo hanno portato a scegliere un nuovo tecnico, allora sì per una stagione realmente compromessa: Mister Calzona, nella sua prima esperienza in un club come capo-allenatore.

A gennaio, si cosparge il capo di cenere ed ammettere i suoi errori, ma il mercato continua sulla linea di calciatori non adatti alla squadra e questo si vede dall’utilizzo limitato dei calciatori acquistati.
La sconfitta di don Aurelio è la sconfitta di tutta la società, squadra compresa: e allora dal prossimo anno si riparte con un nuovo DS Manna e un nuovo allenatore che possa prendere in mano la piazza, un nuovo comandante, che nelle idee dovrebbe essere Antonio Conte. Si riparte da qui, senza coppe.

Nola, 3 giugno 2024

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