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	<title>La Voce del Quartiere &#187; Cultura</title>
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		<title>Napoli, fuoco di paglia: il Villarreal spegne subito il sogno azzurro. Giovanni Della Pietra. Nola</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Oct 2026 14:48:44 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Napoli, fuoco di paglia: il Villarreal spegne subito il sogno azzurro di Giovanni Della Pietra Il percorso europeo del Napoli riparte della </p><p>The post <a href="http://lavocedelquartiere.it/24727/">Napoli, fuoco di paglia: il Villarreal spegne subito il sogno azzurro. Giovanni Della Pietra. Nola</a> appeared first on <a href="http://lavocedelquartiere.it">La Voce del Quartiere</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><strong style="color: #0000ff; text-align: justify;">Napoli, fuoco di paglia: il Villarreal spegne subito il sogno azzurro<br />
</strong><em><span style="text-align: justify;"><b>di Giovanni Della Pietra</b></span></em></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><a href="http://lavocedelquartiere.it/wp-content/uploads/2026/10/111.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-24729" alt="11" src="http://lavocedelquartiere.it/wp-content/uploads/2026/10/111.jpg" width="332" height="198" /></a>Il percorso europeo del Napoli riparte della Spagna nella 2^ giornata della <i>League Phase </i>di Champions League: allo <i>Estadio de la Ceramica, </i>è Villarreal-Napoli, in una sfida tra scontente del primo turno. Il match termina con il risultato di 3-1: Mikautadze e Mouriño ribaltano l’iniziale vantaggio di Rrahmani già nel primo tempo. La rete di Oluwaseyi nella ripresa certifica la vittoria del <i>sottomarino giallo. </i></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Highlights</span><br />
<span style="color: #000000;"> Approccio positivo del Napoli al match che passa in vantaggio al 7’: Rrahmani ribadisce in rete sugli sviluppi di calcio d’angolo. I padroni di casa reagiscono subito con una grande occasione sui piedi di Mikautadze, ma è provvidenziale l’intervento di Badiashile che devia sopra la traversa. Il Napoli sfiora anche il raddoppio con il colpo di testa di Højlund, che si infrange sul palo. Nel giro di appena due minuti, però, il Villarreal ribalta il risultato: prima Mikautadze approfitta di un errore in disimpegno di Politano, salta Milinković-Savić e deposita il pallone in rete; poi Mouriño firma il sorpasso con una conclusione dalla distanza. Gli azzurri avrebbero subito l’occasione per ristabilire la parità, ma McTominay manda al lato da buona posizione. Nel secondo tempo sono poche le occasioni reali per entrambe le squadre: il Napoli sfiora il pari soltanto su un’incertezza della retroguardia spagnola. Il <i>Sottomarino giallo</i> legittima il vantaggio con il 3-1 con la rete conclusiva di Oluwaseyi su assist dell’appena entrato Ayoze Perez.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="color: #ff0000;">Il punto Della Pietra</span></strong><br />
<span style="color: #000000;"> Bastano cinque minuti all’<i>Estadio de la Ceramica</i> per trasformare l’avvio positivo del Napoli in una mera illusione di aver trovato di aver finalmente trovato la quadra. Gli azzurri di Massimiliano Allegri pressano alto, costruiscono e vanno avanti su un campo che, checché ne dica la storia recente in Europa, resta pur sempre un campo ostico. In quei cinque minuti, però, il mondo dei partenopei si ribalta<a href="http://lavocedelquartiere.it/wp-content/uploads/2026/10/33.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-24730" alt="33" src="http://lavocedelquartiere.it/wp-content/uploads/2026/10/33.jpg" width="294" height="198" /></a> completamente: dal possibile 0-2 al 2-1 con enorme compartecipazione soprattutto sulla rete del pareggio. Un doppio gancio al mento da cui è difficile rialzarsi. Ma andiamo per gradi.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Il Villarreal si schiera con il 4-4-2, con interpreti in grado di abbinare organizzazione e fluidità, soprattutto nelle transizioni offensive, dove gli spagnoli cercano subito la verticalità. Il peso dell’attacco ricade su Gerard Moreno, bandiera del club, e sul georgiano Mikautadze. Max Allegri, invece, ripropone il 3-4-2-1 visto nell’ultima sfida di campionato contro il Frosinone. La differenza tra le due squadre appare subito evidente: mentre i ciociari tentavano un recupero alto ad ogni costo, gli spagnoli di Inigo Perez sono anche in grado di togliere profondità ai partenopei.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Il vantaggio iniziale di Rrahmani dopo 7’ sembra il prologo di un’altra storia: a suggerirlo non è soltanto il risultato, ma anche l’intensità con cui il Napoli interpreta la prima fase della gara. Højlund sfiora il raddoppio con un colpo di testa che si stampa sul palo, poi, però, la partita cambia volto. L’errore di Politano, che forza il passaggio verso Milinković-Savić, spalanca a Mikautadze la strada per il pareggio. Poco dopo, una difesa troppo passiva concede a Mouriño lo spazio per calciare dalla distanza: la qualità balistica dell’uruguaiano fa il resto. Anche McTominay, schierato dal 1’, finisce suo malgrado tra i protagonisti in negativo: tutto solo in area, manda a lato di testa l’occasione del possibile pareggio. Il Napoli si disunisce, per dirla con una citazione cinematografica, e il centrocampo a due perde progressivamente intensità, lasciando campo alle imbucate avversarie, che arrivano copiose. Nella ripresa si placano gli animi, ma sono più i padroni di casa a dare l’impressione di poter colpire nuovamente, infatti, all’86’ arriva il definitivo e meritato 3-1 con Oluwaseyi. Il lato positivo a cui appigliarsi per i partenopei è aver evitato un passivo ancora maggiore: il PSV insegna.</span><br />
<span style="color: #000000;"> <a href="http://lavocedelquartiere.it/wp-content/uploads/2026/10/44.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-24731" alt="44" src="http://lavocedelquartiere.it/wp-content/uploads/2026/10/44.jpg" width="280" height="198" /></a>Il Villarreal sembra aver trovato la strada per lasciarsi alle spalle un avvio di stagione complicato. Dopo sei partite senza vittorie, i tre successi raccolti nelle ultime quattro gare cambiano la prospettiva degli spagnoli, sia in campionato che in Champions League. Le sfide contro Slavia Praga, Sabah e Manchester United in Spagna posso rappresentare un ottimo biglietto per aggrapparsi al treno della qualificazione.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Per il Napoli, invece, il calendario continua a rappresentare un macigno anche in Europa. Arsenal e Villarreal, con la trasferta all<i>’Estadio de la Cerámica</i>, rappresentano un avvio tutt’altro che morbido nella <i>League Phase</i>. Le sfide da non sbagliare restano quelle del Maradona, ma qualche punticino va trovato pure in trasferta per aggrapparsi al treno playoff. Le prossime sfide contro Venezia e Bodø/Glimt potrebbero fornire indicazioni importanti sulla dimensione della squadra di Massimiliano Allegri sia in Serie A che in Europa.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><span style="color: #ff0000;"><strong>Pagelle<i><br />
</i></strong></span>Politano 4: Il suo voto è l’emblema della serata dei partenopei: quando parte il colpo di testa di Højlund sul cross nato dal suo sinistro, la sua valutazione ha grosse ambizioni, ma poi si assesta sul palo. Dal retropassaggio scellerato verso Milinković-Savić è buio totale. L’equilibratore ha rotto gli equilibri: questa volta in negativo.</span></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://lavocedelquartiere.it/wp-content/uploads/2026/10/WhatsApp-Image-2026-10-15-at-13.58.37.jpeg"><img class="aligncenter size-full wp-image-24728" alt="WhatsApp Image 2026-10-15 at 13.58.37" src="http://lavocedelquartiere.it/wp-content/uploads/2026/10/WhatsApp-Image-2026-10-15-at-13.58.37.jpeg" width="900" height="1600" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Mouriño 7.5: Nella fluidità del sistema <i>amarillo</i> abbina un’ottima fase difensiva – con 6 palloni recuperati – ad una spinta offensiva instancabile. La ciliegina sulla torta è la rete del 2-1: una conclusione dai 25 metri dopo un inserimento centrale. Sarebbe troppo riduttivo definirlo soltanto un terzino.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="color: #ff0000;">Arbitro</span></strong><br />
<span style="color: #000000;"> Siebert 6.5: La positiva prestazione del fischietto tedesco è resa paradossale dal confronto con la linea Orsato a cui la Serie A ci ha abituato. Ritmi blandi e perdite di tempo governano soprattutto la seconda parte del match: emblematico il minuto in cui il Villarreal è costretto in 9 uomini per aver attardato le sostituzioni. In campo valuta correttamente il contrasto tra Mouriño e Di Lorenzo: troppo lieve per giustificare un penalty. Regolare la posizione di Rrahmani in occasione del vantaggio azzurro.</span></p>
<p style="text-align: right;" align="right"><span style="color: #000000;">Nola, 15 ottobre 2026</span></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Napoli-Frosinone: Crisi di astinenza. Giovanni Della Pietra. Nola</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Oct 2026 12:32:37 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Napoli-Frosinone: Crisi di astinenza di Giovanni Della Pietra Dopo tre settimane di pausa per gli impegni delle nazionali, la Serie A riparte </p><p>The post <a href="http://lavocedelquartiere.it/napoli-frosinone-crisi-di-astinenza-giovanni-della-pietra-nola/">Napoli-Frosinone: Crisi di astinenza. Giovanni Della Pietra. Nola</a> appeared first on <a href="http://lavocedelquartiere.it">La Voce del Quartiere</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p align="center"><b><span style="color: #0000ff;">Napoli-Frosinone: Crisi di astinenza</span><br />
<em><span style="color: #000000;">di Giovanni Della Pietra</span></em></b></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Dopo tre settimane di pausa per gli impegni delle nazionali, la Serie A riparte dalla sesta giornata. Nell&#8217;anticipo del sabato sera, il Napoli di Massimiliano Allegri ospita una delle sorprese di questo avvio di campionato: al Maradona va in scena Napoli-Frosinone. Gli azzurri si impongono per 3-0, con Kevin De Bruyne che apre e chiude le marcature; in mezzo la rete di Noa Lang.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #ff0000;"><strong>Highlights</strong></span><br />
<span style="color: #000000;"> <a href="http://lavocedelquartiere.it/wp-content/uploads/2026/10/11.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-24721" alt="11" src="http://lavocedelquartiere.it/wp-content/uploads/2026/10/11-300x169.jpg" width="300" height="169" /></a>La prima occasione del match arriva dopo 2’: solo il palo impedisce ad Højlund di siglare il gol del vantaggio sul cross di Di Lorenzo. Il Napoli conquista un calcio di rigore per un contatto tra Cittadini e Højlund: dopo il primo tentativo fallito dal numero 9, De Bruyne trasforma la seconda esecuzione e fa 1-0. Due minuti dopo, Højlund e Di Lorenzo combinano nello stretto, con il rimpallo che favorisce la conclusione vincente di Noa Lang: gli azzurri raddoppiano. Prima dell&#8217;intervallo, Neres sfiora il tris con una ripartenza in coast to coast. Il Frosinone trova il primo tiro nello specchio al 68&#8242; con Romano Schmid, ma Meret devia sul fondo. Al minuto 94, arriva il definitivo 3-0 con la zampata di Kevin De Bruyne sull’assist di Giovane.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #ff0000;"><strong>Il punto Della Pietra</strong></span><br />
<span style="color: #000000;"> Tre settimane lontano dalla Serie A, ma anche tre settimane preziose per Massimiliano Allegri, chiamato a rimettere insieme i pezzi di un Napoli atteso da un ciclo di partite che potrebbe indirizzare il resto della stagione. La prima insidia è il Frosinone di Massimiliano Alvini: una partita che il Napoli deve affrontare nel migliore dei modi, contro un avversario da non sottovalutare, come dimostra la classifica. La sosta per le nazionali non porta buone notizie: gli stop di Vergara e Olivera vanno a rimpolpare una lista di infortunati già piuttosto lunga. Anguissa, Favasuli e Allison Santos sono ancora indisponibili.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Ma andiamo per gradi: Allegri ridisegna la squadra con un 3-4-2-1. In difesa, chance per Badiashile per completare il terzetto con Rrahmani e Rafa Marin, mentre sulla trequarti trova spazio Noa Lang,<a href="http://lavocedelquartiere.it/wp-content/uploads/2026/10/22.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-24722" alt="22" src="http://lavocedelquartiere.it/wp-content/uploads/2026/10/22-300x157.jpg" width="300" height="157" /></a> affiancato da David Neres alle spalle di Højlund.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Alvini, invece, può concedersi il lusso di schierare la formazione tipo: 4-2-3-1 con Ghedjemis, Schmid e Kvernadze a sostegno del ritrovato Raimondo, dopo lo stop con l&#8217;Under 21.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Sin dai primi minuti, la partita del Maradona si presenta ad alta intensità: il Napoli aggredisce alto e sviluppa il gioco con rapidità, ma dopo pochi minuti, il tentativo di Højlund si infrange sul palo. È lo stesso attaccante danese a procurarsi il rigore che sblocca il match: dopo un rivedibile tentativo del numero 9, ci pensa Kevin De Bruyne a portare il Napoli avanti sulla nuova esecuzione del penalty. Dopo pochi minuti, gli azzurri trovano il raddoppio: Højlund e Di Lorenzo combinano; Lang conclude in rete. Forte del doppio vantaggio, la formazione di Allegri gestisce momenti di pressione e di ripartenza, riuscendo al tempo stesso a concedere poco agli avversari.<br />
</span><span style="color: #000000;">Nella ripresa, però, il Frosinone guadagna campo, complice anche la stanchezza di un centrocampo azzurro ridotto all&#8217;osso, che con Lobotka e De Bruyne, non fa della corsa la sua abilità migliore. Al minuto 61’, però, il Maradona è invaso da scrosci assordanti per il ritorno in campo di Scott McTominay, fermo per un’operazione di ablazione cardiaca. Il numero 8 scozzese va anche vicino alla rete del definitivo 3-0: sarebbe stato un copione da film. A scrivere i titoli di coda di Napoli-Frosinone, ci pensa KDB al 94’, che firma la sua personale doppietta.<br />
</span><span style="color: #000000;">Va sicuramente detto. Rispolverando un modulo utilizzato nella scorsa stagione, Massimiliano Allegri ha estratto il coniglio dal cilindro, almeno per la gara contro il Frosinone. Con gli interpreti visti al Maradona, però, il nuovo assetto presenta anche qualche rischio: la copiosa qualità offensiva mette a rischio l’equilibrio del centrocampo, esponendo la squadra a numerose imbucate. Anche i polmoni di Lobotka, del resto, hanno un limite. Le prossime sfide, con particolare attenzione alla trasferta europea con il Villarreal, chiariranno se questo modulo potrà avere continuità.<br />
</span><span style="color: #000000;"><a href="http://lavocedelquartiere.it/wp-content/uploads/2026/10/1111.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-24723" alt="1111" src="http://lavocedelquartiere.it/wp-content/uploads/2026/10/1111-300x187.jpg" width="300" height="187" /></a>Dopo la vittoria contro il Como, il Frosinone si ferma al Maradona, ma senza rinunciare al proprio credo calcistico: cercare il recupero immediato del pallone attraverso una pressione alta e a puntare sulla verticalità. Saranno fondamentali le prossime cinque giornate per intuire la reale dimensione del Frosinone: la formazione di Alvini affronterà Sassuolo, Lecce, Torino e Cagliari.</span></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">Pagelle</span></strong><br />
<span style="color: #000000;"> Højlund 7: &#8220;<i>Rasmus non avere paura di sbagliare un calcio di rigore, non è mica da questi particolari che si giudica un giocatore</i>&#8220;: Højlund lo vedi dall&#8217;energia travolgente quando guadagna il rigore, dalle sponde per i compagni e dal sacrificio. La metrica non sarà perfetta, ma la sua è la pagella De Gregori.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Badiashile 6.5: Entrato nell&#8217;etichettatore del calcio italiano per un finale maldestro contro l&#8217;Inter. Rimedia con un&#8217;ottima prestazione al Maradona: non concede spazio a Ghedjemis e Fini, ma è propositivo anche in fase di impostazione.</span></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://lavocedelquartiere.it/wp-content/uploads/2026/10/WhatsApp-Image-2026-10-12-at-14.09.34.jpeg"><img class="aligncenter size-full wp-image-24719" alt="WhatsApp Image 2026-10-12 at 14.09.34" src="http://lavocedelquartiere.it/wp-content/uploads/2026/10/WhatsApp-Image-2026-10-12-at-14.09.34.jpeg" width="900" height="1600" /></a></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">Arbitro</span></strong><br />
<span style="color: #000000;"> Feliciani 6: Gestione positiva del fischietto di Teramo nella sfida del Maradona: 19 falli complessivi che seguono la nuova linea Orsato. Tutti, tranne uno: il fallo da rigore su Højlund. Il tocco sul piede dell’attaccante, che aveva conquistato il vantaggio, c’è, ma appare sotto soglia. In occasione dell’esecuzione del rigore, il VAR rileva l’infrazione di Palmisani, che porta entrambi i piedi oltre la linea. Corretta la gestione disciplinare: giusta l’ammonizione a Rrahmani per l’intervento in ritardo su Bobcek, così come il cartellino per Badiashile per SPA.</span></p>
<p align="right"><span style="color: #000000;">Nola, 12 ottobre 2026</span></p>
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		<title>Napoli – Bologna: Luci e ombre. Giovanni Della Pietra. Nola</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Sep 2026 11:10:27 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Napoli – Bologna: Luci e ombre di Giovanni Della Pietra Dopo la sconfitta in Champions League, il Napoli di Massimiliano Allegri torna </p><p>The post <a href="http://lavocedelquartiere.it/napoli-bologna-luci-e-ombre-giovanni-della-pietra-nola/">Napoli – Bologna: Luci e ombre. Giovanni Della Pietra. Nola</a> appeared first on <a href="http://lavocedelquartiere.it">La Voce del Quartiere</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p align="center"><b><span style="color: #0000ff;">Napoli – Bologna: Luci e ombre</span><br />
<span style="color: #000000;"><em>di Giovanni Della Pietra</em></span></b></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Dopo la sconfitta in Champions League, il Napoli di Massimiliano Allegri torna a giocare dinanzi al proprio pubblico, in occasione della 4° giornata di Serie A. Allo <i>stadio</i> <i>Maradona</i>, è Napoli-Bologna. La sfida termina con il risultato di 1-0, grazie alla rete decisiva di Stanislav Lobotka.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><strong><span style="color: #ff0000;">Highlights</span></strong><i><br />
<a href="http://lavocedelquartiere.it/wp-content/uploads/2026/09/55.png"><img class="alignleft size-medium wp-image-24708" alt="55" src="http://lavocedelquartiere.it/wp-content/uploads/2026/09/55-300x200.png" width="300" height="200" /></a></i>La rete di Theate annullata, al 6’ per fuorigioco, resta nelle emozioni ma non negli annali. Su una battuta rapida di calcio di punizione, il difensore belga è il più lesto a colpire di testa. Sembrerebbe il vantaggio del Bologna, ma il SAOT rileva il fuorigioco. Nel primo tempo, solo una conclusione dal limite di De Bruyne rischia di rompere l’equilibrio. Nella ripresa cambia il copione. Il palleggio nello stretto libera Højlund alla conclusione in girata: Pessina deve distendersi per evitare che la sfera termini all’angolino. Al 65’, De Bruyne trova il corridoio per Favasuli, che premia l’inserimento di Lobotka. È 1-0! Pochi minuti dopo, il Napoli sfiora il raddoppio: palla in verticale di Lobotka per Højlund, ma Pessina compie un grande intervento sul pallonetto dell’attaccante azzurro. Con i partenopei arroccati a protezione del minimo vantaggio, il Bologna si regala la prima vera occasione del match: il fraseggio nello stretto libera il tiro dal limite di Mbangula. Parata facile per Milinković-Savić. Termina 1-0 il match del <i>Maradona.</i></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><strong><span style="color: #ff0000;">Il punto Della Pietra</span><i><br />
</i></strong>Al <i>Maradona</i>, si affrontano due squadre in cerca di riscatto. Il Napoli, dopo tre sconfitte consecutive, ha bisogno di dare una direzione precisa al nuovo corso di Massimiliano<a href="http://lavocedelquartiere.it/wp-content/uploads/2026/09/221.png"><img class="alignright size-medium wp-image-24709" alt="22" src="http://lavocedelquartiere.it/wp-content/uploads/2026/09/221-300x218.png" width="300" height="218" /></a> Allegri, ma i numerosi infortuni non consentono ancora di definire un’identità tattica precisa. Anche il percorso di Tedesco al Bologna non è iniziato nel migliore dei modi: i felsinei arrivano alle pendici del Vesuvio ancora alla ricerca della prima vittoria in campionato. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Nella sfida di domenica pomeriggio, il Napoli mostra due volti: nel primo tempo, una squadra che fatica a trovare soluzioni nello sviluppo della manovra con qualche disattenzione difensiva di troppo; nella seconda parte di gara, gli azzurri divengono propositivi e famelici nel recupero palla. Ma andiamo per gradi.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Massimiliano Allegri ripropone il 4-3-3 con diverse novità tra gli interpreti rispetto alle ultime uscite. Tra i pali Milinković-Savić sostituisce l’infortunato Meret, mentre Spinazzola si riprende la fascia sinistra e davanti a lui trova Vergara, in sostituzione dell’acciaccato Alisson Santos. In mezzo al campo, con le assenze degli invasori McTominay e Anguissa, spazio al fosforo di Lobotka, Gilmour e De Bruyne. Anche il Bologna ha le sue rogne legate all’infermeria: Tedesco nel 4-3-3 odierno deve fare a meno di Zortea e Dovbyk, oltre al lungodegente Orsolini. Chance dal 1’ per Amondarain. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Dopo un’iniziale fase di studio, il primo graffio è rossoblù. Con la battuta repentina di un calcio di punizione, il Bologna approfitta di una linea partenopea disattenta: Theate svetta di testa e supera Milinković-Savić. Il braccio dell’arbitro indica il fuorigioco rilevato dal SAOT: sospiro di sollievo del <i>Maradona</i>.</span><br />
<span style="color: #000000;"> <a href="http://lavocedelquartiere.it/wp-content/uploads/2026/09/331.png"><img class="alignleft size-full wp-image-24710" alt="33" src="http://lavocedelquartiere.it/wp-content/uploads/2026/09/331.png" width="288" height="234" /></a>Il Napoli governa il gioco in maniera statica e prevedibile. Con De Bruyne che sia affianca ad Højlund, gli azzurri non riescono a trovare sbocchi nello sviluppo della manovra, concedendo qualche contropiede pericoloso al Bologna. Nella ripresa, Allegri mischia le carte: fuori il fraseggio di Vergara e l’equilibrio di Politano, dentro l’imprevedibilità di Lang e Favasuli. Con KDB, che abbassa il suo raggio d’azione: gli azzurri diventano più propositivi, alzano il pressing impedendo lo sviluppo delle ripartenze felsinee. È proprio dalla combinazione tra King Kev e Favasuli, che premia l’inserimento di Lobotka, che nasce il gol del vantaggio.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Soltanto nei minuti finali il Napoli abbassa il baricentro, cercando di sfruttare le transizioni dirette su Lucca. Non si crea nulla di concreto, ma resta la buona fase difensiva: gli azzurri subiscono due tiri in tutta la ripresa.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Al Maradona, il Napoli mostra i primi tratti del nuovo corso. Il neoacquisto Favasuli e l’esubero reintegrato Lang cambiano il volto della gara. La firma in calce è quella di Stanislav Lobotka: centrocampista che non fa dell’inserimento in area la sua dote principale. La parola chiave richiesta da Allegri è <i>equilibrio: </i>in conferenza stampa, l’allenatore partenopeo ha sottolineato, come per caratteristiche strutturali della rosa, serva ancora del tempo per raggiungere la migliore condizione atletica. L’appuntamento è dunque fissato a dopo la sosta, ma prima ci sarà la Fiorentina.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Il Bologna, invece, non riesce a dare un volto alla nuova gestione Tedesco. Quella del Maradona resta una prestazione anonima, da cui salvare soltanto la compattezza post-gara. Per reagire servirà la spinta del <i>Dall’Ara</i>: alla prossima ci sarà il Torino.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="color: #ff0000;">Pagelle</span></strong><br />
<span style="color: #000000;"> Favasuli 7: Irrompe con freschezza dove governava l’equilibrio. Conferma i buoni segnali visti con l’Arsenal, ma questa volta in maniera decisiva. Detta il passaggio, si inserisce, vede il taglio giusto. Nel ricambio generazionale dei due azzurri – Napoli e Nazionale – lui non può mancare. <i>Il futuro è suo!<br />
</i></span><span style="color: #000000;">Lang 6.5:<b> </b>La scintilla in un circuito che non riusciva a produrre energia. Porta caos e imprevedibilità nell&#8217;ordine statico dello scacchiere allegriano. E dal caos si crea il mondo. <i>Give Noa a chance.</i></span></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://lavocedelquartiere.it/wp-content/uploads/2026/09/WhatsApp-Image-2026-09-14-at-14.11.41.jpeg"><img class="aligncenter size-large wp-image-24707" alt="WhatsApp Image 2026-09-14 at 14.11.41" src="http://lavocedelquartiere.it/wp-content/uploads/2026/09/WhatsApp-Image-2026-09-14-at-14.11.41-576x1024.jpeg" width="576" height="1024" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="color: #ff0000;">Arbitro</span></strong><br />
<span style="color: #000000;"> Bonacina 6: Gestione positiva di una gara agonisticamente non complessa. Segue la <i>linea Orsato, </i>ma ne<a href="http://lavocedelquartiere.it/wp-content/uploads/2026/09/441.png"><img class="alignright size-medium wp-image-24711" alt="44" src="http://lavocedelquartiere.it/wp-content/uploads/2026/09/441-300x169.png" width="300" height="169" /></a> mette in evidenza qualche criticità. Con il gioco fisico, la gestione dei vantaggi diventa fondamentale: qui è stata qualche volta deficitaria. Al 48’, Theate trattiene Di Lorenzo che era scappato via: Bonacina lascia il vantaggio, con gli azzurri in inferiorità numerica. Gli azzurri chiedono anche il giallo: sarebbe stato giusto! Nell’unico episodio cruciale di sua competenza, giudica correttamente l’intervento combinato di Pobega e Theate su Højlund. Entrambi colpiscono la palla: il conseguente scontro è tutto rossoblù.</span></p>
<p style="text-align: right;" align="right"><span style="color: #000000;">Nola, 14 settembre 2026</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>EDUCARE AL NON CANONICO PER IMPARARE A GUARDARE OLTRE CIÓ CHE CONSIDERIAMO NORMALE</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Sep 2026 15:16:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>vdq2</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>EDUCARE AL NON CANONICO PER IMPARARE A GUARDARE OLTRE CIÓ CHE CONSIDERIAMO NORMALE di Martino Ariano Ci sono parole che hanno smesso </p><p>The post <a href="http://lavocedelquartiere.it/educare-al-non-canonico-per-imparare-guardare-oltre-cio-che-consideriamo-normale/">EDUCARE AL NON CANONICO PER IMPARARE A GUARDARE OLTRE CIÓ CHE CONSIDERIAMO NORMALE</a> appeared first on <a href="http://lavocedelquartiere.it">La Voce del Quartiere</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><strong><span style="color: #0000ff;">EDUCARE AL NON CANONICO</span></strong><br />
<strong><span style="color: #0000ff;"> PER IMPARARE A GUARDARE OLTRE CIÓ CHE CONSIDERIAMO NORMALE</span></strong></p>
<p style="text-align: center;">di <strong>Martino Ariano</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Ci sono parole che hanno smesso di essere tali per diventare le bandiere di vere e proprie guerre culturali. Tra queste, quelle più sbandierate sono senza dubbio Gender e Woke.<br />
Pronunciarle significa spesso evocare, a seconda di chi le utilizza, una presunta minaccia alle tradizioni, una deriva ideologica, una nuova forma di conformismo culturale oppure, al contrario, il tentativo di riconoscere diritti e sensibilità rimasti a lungo ai margini. Non è più soltanto una questione teorica: è un dibattito che attraversa profondamente la società.<br />
<strong>Ma cosa succede quando una parola, invece di aiutarci a comprendere una realtà complessa, diventa un’etichetta attraverso la quale decidiamo immediatamente da che parte stare?</strong><br />
Forse, per capire meglio la complessità di queste questioni, possiamo partire dall’arte, e più precisamente la serie Canon dell’artista contemporaneo spagnolo Mateo Maté.</p>
<p>                           <img class="aligncenter" alt="" src="https://ca2m-coleccion.org/catalogo/wp-content/uploads/2018/06/Escultura_09_01-CE01750.jpg" width="300" height="371" /></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Venus de Milo Doriforo, 2016, Gesso. © VEGAP</strong></p>
<p style="text-align: justify;">In questa serie di 15 sculture, Maté ci pone una domanda apparentemente semplice:<br />
Chi ha deciso cosa è bello, cosa è normale e cosa deve rappresentare un corpo umano?<br />
E, soprattutto, chi stabilisce cosa dobbiamo considerare normale quando parliamo di corpo, identità e genere?</p>
<p style="text-align: justify;">Maté parte dalle sculture che per secoli hanno rappresentato nell’arte occidentale un ideale di bellezza, equilibrio e proporzione. Non le distrugge e non le sostituisce, le modifica.<br />
Ed è proprio questa la parte più interessante.<br />
Ecco allora che l’artista reinterpreta un Adone con qualche chilo in più, trasforma la Venere de’ Medici in una figura ermafrodita e immagina la Venere dell’Esquilino incinta, mentre il Discobolo assume tratti somatici africani, cosí come ad altre figure le modificati il sesso, l’età o le caratteristiche fisiche.</p>
<p style="text-align: left;"><img class="aligncenter" alt="" src="https://ca2m-coleccion.org/catalogo/wp-content/uploads/2018/06/Escultura_05_01-CE01749.jpg" width="250" height="313" />                                                                                                                       <strong>  </strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Mateo Maté, Discobolo nero</strong></p>
<p style="text-align: left;"><img class="aligncenter" alt="" src="https://mateomate.com/wp-content/uploads/2016/05/canon-venus-embarazada-mateo-mate-658x1024.jpg" width="198" height="308" /></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Venus del Esquilino (incinta)</strong></p>
<p style="text-align: left;">      <img class="aligncenter" alt="" src="https://www.hoyesarte.com/wp-content/uploads/2017/05/3-Adonis-obeso.jpg" width="259" height="324" /></p>
<p style="text-align: center;"><strong>  Adonis (obeso), 2016, Gesso. ©VEGAP.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Maté, introducendo una variazione, ci invita a guardare oltre il modello che abbiamo imparato a considerare perfetto o normale.<br />
Il canone funziona proprio così. Non è necessariamente una regola scritta, é una norma che si è depositata lentamente nella cultura, diventando un criterio attraverso il quale definiamo quale corpo è bello, qual è desiderabile, qual è maschile, qual è femminile e, più in generale, quale considerare “normale”.<br />
Ed è qui che Canon diventa particolarmente interessante anche per parlare di Gender, Woke ed educazione sessuo-affettiva.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>L’educazione sessuo-affettiva, per esempio, non è una lezione di anatomia né una lezione sul sesso.</strong> Comprende aspetti biologici, ma anche psicologici e sociali: relazioni, rispetto, consenso, prevenzione, sicurezza, salute sessuale e riproduttiva, stereotipi e violenza di genere.<br />
Naturalmente, questi argomenti non possono essere affrontati nello stesso modo con un bambino di cinque anni e con un ragazzo di sedici. Proprio per questo, questi temi dovrebbero essere affrontati con competenza, proporzione e da figure adeguatamente formate, capaci di mantenere un approccio equilibrato e non ideologico.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche la parola Gender merita la stessa attenzione. Il genere riguarda, in ambito sociale e culturale, ruoli, aspettative e comportamenti associati all’essere uomini e donne.<br />
<strong>Sesso, genere, identità di genere e orientamento sessuale non sono sinonimi.</strong><br />
<strong> Parlare di consenso, rispetto, stereotipi o violenza non equivale ad “insegnare il Gender”.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Lo stesso vale per Woke. Il termine, nato per indicare una particolare attenzione alle ingiustizie e alle discriminazioni, oggi viene utilizzato per descrivere cose molto diverse: dall’inclusione al moralismo, dalla sensibilità sociale alla censura. È diventato un’etichetta talmente elastica da poter significare quasi tutto e spesso ci prta ad allontanarci dal vero nucleo di una situazione o problema.</p>
<p style="text-align: justify;">E proprio come nelle sculture di Maté, il problema nasce quando smettiamo di guardare e comprendere ciò che abbiamo davanti e ci limitiamo a riconoscerlo solo mediante un’etichetta.<br />
<strong>Non tutto ciò che riguarda la sessualità è sessualizzazione.</strong><br />
<strong> Non tutto ciò che riguarda il genere è ideologia.</strong><br />
<strong> Non tutto ciò che promuove l’inclusione è woke.</strong><br />
Non tutto puó essere insegnato neppure tutto ciò che viene presentato come educazione deve essere accettato acriticamente.</p>
<p style="text-align: justify;">È soprattutto quando entrano in gioco bambini e famiglie che questi argomenti diventano terreno privilegiato delle “guerre culturali”. Ma c’è una domanda che dovremmo porci prima ancora di decidere cosa insegnare:</p>
<p style="text-align: justify;"><strong> Se la scuola non offre strumenti per comprendere questi fenomeni, chi lo farà?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Un adolescente del XXI secolo cresce immerso nelle immagini. Prima ancora di parlare con un adulto di relazioni, corpo o sessualità, può aver incontrato migliaia di immagini attraverso social network, pubblicità, serie televisive e pornografia. Vede corpi filtrati, modificati, idealizzati. Incontra modelli di bellezza, di comportamento, idee sul maschile e sul femminile. Incontra, insomma, dei canoni. E spesso non sa nemmeno di trovarsi davanti a un canone.<br />
<strong>È qui che l’educazione può avere un ruolo fondamentale: non imporre una visione del mondo, ma fornire gli strumenti per riconoscere quelle che già esistono.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">È forse proprio questo ciò che rende Canon di Mateo Maté più interessante di una semplice riflessione artistica o estetica.<br />
Maté non intende distruggere il canone classico, né sostituirlo con un altro. Ci invita, piuttosto, a compiere un gesto più complesso e necessario:<strong> fare un passo indietro per imparare ad ascoltare, conoscere, accogliere e rispettare la pluralità di canoni, modelli e modi di vivere la realtà che convivono nella nostra società.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Da qui nasce una riflessione anche sul ruolo dell’educazione: il suo compito non dovrebbe essere quello di imporre un unico canone o un solo modello da seguire, ma di offrire gli strumenti necessari per riconoscere la pluralità di canoni. Imparare a conoscerli, comprenderli, interrogarli e, soprattutto, rispettarli. Ma anche imparare a riconoscere ciò che portiamo dentro di noi, per poter scegliere liberamente quale modello, quale linguaggio o quale canone sentiamo più vicino e desideriamo coltivare.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong> In questo senso, educare non significa stabilire ciò che è giusto o bello, ma aprire uno spazio di possibilità, nel quale ogni individuo possa costruire il proprio sguardo con libertà e consapevolezza. Sempre con empatia, intelligenza culturale e rispetto.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Buon inizio di anno scolastico 2026/2027!</strong></p>
<p style="text-align: right;">da Madrid, 10 Settembre 2026</p>
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		<title>UN’ODISSEA DENTRO L’ODISSEA</title>
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		<pubDate>Sat, 22 Aug 2026 08:47:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>vdq2</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>UN&#8217;ODISSEA DENTRO L&#8217;ODISSEA di Martino Ariano Ci sono storie che sono pietre miliari della cultura umana, e una di queste è senza </p><p>The post <a href="http://lavocedelquartiere.it/unodissea-dentro-lodissea/">UN’ODISSEA DENTRO L’ODISSEA</a> appeared first on <a href="http://lavocedelquartiere.it">La Voce del Quartiere</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img alt="" src="file:///C:/Users/rocat/OneDrive/Desktop/cf4183e3-c05e-4bb3-bf18-a5af12857255.png" /></p>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #0000ff;"><strong>UN&#8217;ODISSEA DENTRO L&#8217;ODISSEA</strong></span></p>
<p style="text-align: center;">di <strong>Martino Ariano</strong></p>
<p style="text-align: center;"><img alt="Vicenda - Odissea" src="https://odissea1.weebly.com/uploads/1/5/1/6/15169344/848164_orig.jpg?0" /></p>
<p style="text-align: justify;">Ci sono storie che sono pietre miliari della cultura umana, e una di queste è senza dubbio l’Odissea di Omero.<br />
Da quasi tremila anni, questo poema epico continua a parlare all’umanità, spingendola a riflettere su temi esistenziali, sul senso del viaggio, sulla nostalgia, sulla perdita e, soprattutto, sulla necessità di ascoltare se stessi.</p>
<p style="text-align: justify;">E mai come in questo periodo storico, nel quale ci troviamo a vivere Odissee su molti fronti, dove creature (bestie) umane intonano canti di Sirene per distrarci dalla vera libertà o per piegare la realtà ai propri interessi, il regista e sceneggiatore statunitense Christopher Nolan porta sul grande schermo una versione, tutt’altro che banale, di quest’opera secolare: The Odyssey.</p>
<p style="text-align: center;"><img alt="" src="https://www.ilpuntoquotidiano.it/alboscuole/wp-content/uploads/2019/01/L%E2%80%99ODISSEA.jpg" width="667" height="500" /></p>
<p style="text-align: justify;">Ed ecco che subito scatta un certo puritanismo critico, dominato dalla convinzione che esista una versione “autentica” dell’Odissea, dalla quale il regista avrebbe dovuto attingervi religiosamente. Ma, prima di inoltrarci in questa analisi, bisogna tenere in considerazione alcuni aspetti essenziali. E anche in questo caso, ad aiutarci sarà un’opera d’arte contemporanea, esterna al film, che può diventare una chiave per comprenderne l’anima e il significato.</p>
<p style="text-align: justify;">In primis, il poema epico su cui si basa il film è il risultato di una lunga tradizione orale, elaborata e tramandata nel tempo da diversi cantori, prima di essere fissata nella forma scritta che conosciamo. Il testo che oggi leggiamo è, quindi, arrivato a noi attraverso un lungo processo di trasmissione, trasformazione ed interpretazione. Da non trascurare, inoltre, il mistero che ancora avvolge la stessa figura del suo autore, Omero, la cui esistenza rimane sospesa tra storia e leggenda.</p>
<p style="text-align: justify;">Certo è che nell’Odissea esiste una base geografica e storica riconducibile al mondo greco antico, ma la vicenda di Ulisse appartiene principalmente al territorio del mito. E non siamo davanti a un documentario: Nolan non è chiamato a essere uno storico o un archeologo, ma semplicemente un artista.<br />
Perciò la domanda non dovrebbe essere: “Quanto Nolan è fedele ad Omero?”, bensì: “Che cosa ha voluto trasmettere Nolan attraverso la sua interpretazione dell’Odissea?”</p>
<p style="text-align: justify;">Ed è proprio qui che, in The Odyssey, il regista sembra utilizzare il viaggio di Ulisse come allegoria di un percorso psicologico.</p>
<p style="text-align: justify;">Ulisse vuole tornare ad Itaca, ma il vero problema è capire chi sarà quando finalmente vi arriverà. La guerra, gli anni, le avventure, le perdite, le tentazioni, le scelte e soprattutto il peso delle conseguenze trasformano profondamente l’uomo che era partito. Il ritorno, quindi, non è un processo semplicemente fisico: assume una dimensione psicologica, diventando un vero viaggio introspettivo, di analisi e conoscenza di se stessi. Ulisse è ognuno di noi. È la persona tormentata dalla nostalgia che si prova quando si vive lontano dalla propria casa e dalla propria patria, rappresentata da Itaca; dalla distanza dall’amore della propria vita, Penelope; dall’amore verso un figlio, Telemaco; dal legame con il proprio animale, Argo; dal rapporto con le leggi divine e con gli uomini che incontra lungo il cammino.</p>
<p style="text-align: justify;">Ed è difficile non vedere, in tutto ciò, l’essenza del cinema di Nolan: il tempo, la memoria, l’identità, il trauma, la colpa e il rapporto fra ciò che si è stati e ciò che si è diventati.</p>
<p style="text-align: justify;">Da Memento a Oppenheimer, Nolan ha raccontato personaggi schiacciati dal tempo e dalle conseguenze delle proprie scelte. In The Odyssey trova un ulteriore calderone, dove bollire e presentare la sua porzione magica cinematografica. E il centro emotivo del film non è la guerra, né i mostri, né il viaggio in sé, ma il ritorno. L’avventura assume così un peso che grava anche sul pubblico, chiamato a comprendere che ogni viaggio ha senso soltanto quando abbiamo qualcosa da perdere e, forse, qualcosa a cui tornare.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche le location scelte contribuiscono a questa narrazione. Nolan ha scelto luoghi capaci di restituire atmosfere differenti, costruendo una sorta di geografia emotiva del viaggio:<br />
• In Marocco, Aït Benhaddou offre un paesaggio arcaico e monumentale, mentre le coste di Essaouira evocano il mondo mediterraneo e le atmosfere legate alla guerra di Troia.<br />
• In Grecia, luoghi come Pilo, Methoni, Voidokilia e la Caverna di Nestore permettono al regista di confrontarsi direttamente con la geografia omerica tradizionale.<br />
• In Italia, le isole Egadi, e in particolare Favignana, diventano parte di questo immaginario del ritorno e della patria perduta, Itaca.<br />
• La Scozia, con i suoi paesaggi ancestrali e quasi fiabeschi, offre invece un ambiente ideale per il mondo di Circe e per la dimensione più selvaggia e magica del racconto.<br />
• E, infine, l’Islanda, con la sua natura estrema, diventa il luogo perfetto per evocare il mondo dell’Oltretomba e l’incontro con Tiresia.</p>
<p style="text-align: justify;">Nolan, quindi, non sembra voler disegnare una mappa realistica dell’Odissea, ma una mappa emozionale, nella quale ogni paesaggio accompagna lo spettatore attraverso uno stato d’animo diverso. Il viaggio deve cambiare continuamente aspetto perché cambia continuamente l’uomo che lo intraprende.<br />
Ed è proprio qui che mi viene in mente l’artista giapponese Chiharu Shiota (1972).</p>
<p style="text-align: center;"><img alt="" src="https://images.squarespace-cdn.com/content/v1/5aed4dc83c3a53125318ccaf/677e8991-c91c-4a4f-a52e-f16a692d0507/2025_Where+are+we+going%3F_MAO_photo+Perottino.jpg" width="600" height="400" /></p>
<p style="text-align: justify;"><img alt="" src="https://mail1.libero.it/appsuite/api/mail/JFUgqfeATdgfwsLOkqpglIq56t9ySk0g59y5uOQO0xOrSZOHVxkPgsutuYXjqesOQTc3v0j6rXVumPyyezIOVXm_oNTtpu4bwkNJzCYzQoNLbxZWUsSHoJkI33efIqGI_UZi1nq_jezxIa5McuZWjuauBXEnGEmTTbRptLWs6kJYnnnmXmZ4LuruWzhtyQLF.jpg?action=attachment&amp;folder=default0%2FINBOX&amp;id=49583&amp;attachment=6&amp;user=2&amp;context=36646939&amp;sequence=1&amp;session=68ff6c6e137044a4b2ef0686329e9b9a&amp;delivery=view&amp;scaleType=contain&amp;width=700&amp;height=556" />                   <span style="font-size: x-small;"><strong>Chiharu Shiota, </strong><em>Where are we going?</em><strong>, 2017-2025, Lana bianca, filo metallico e corda, installazione, MAO Museo d’Arte Orientale, Torino, 2025. Foto: Giorgio Perottino.</strong></span></p>
<p align="center">
<p style="text-align: justify;">Nella sua installazione Where Are We Going?, l’artista giapponese costruisce un’immagine solo apparentemente semplice, in realtà è molto piú complessa: delle barche sospese nello spazio, avvolte e attraversate da una fitta rete di fili. Le barche sono il mezzo del viaggio per eccellenza.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma la domanda posta da Shiota come titolo dell’opera non è solo “dove stiamo andando?”, ma ha una natura molto più profonda ed esistenziale:</p>
<p style="text-align: center;">Dove stiamo andando come individui?<br />
Dove ci conduce il nostro viaggio?<br />
E, soprattutto, siamo davvero noi a scegliere la destinazione?</p>
<p style="text-align: justify;">Guardando le barche di Shiota, viene spontaneo pensare a Ulisse. Anche lui è sospeso all’interno di una rete di legami, ricordi, perdite, desideri e responsabilità. Il mare lo separa da Itaca, ma ciò che realmente lo tiene lontano da casa non è soltanto la distanza geografica, è il viaggio stesso, il suo presente.</p>
<p style="text-align: justify;">Le barche di Shiota sembrano stare in movimento, ma allo stesso tempo paralizzate. Sono pronte a muoversi, ma risultano imprigionate in una rete di fili che le collega e le trattiene. È la stessa contraddizione di Ulisse: un lungo viaggio per tornare.</p>
<p style="text-align: justify;">A tutto ciò si aggiunge la volontà, decisamente controcorrente, di Nolan di restituire fisicità all’avventura. Una scelta dimostrata innanzitutto attraverso il ricorso alla tecnologia IMAX, capace di offrire immagini più ampie e immersive, ma soprattutto attraverso la decisione di lavorare, quando possibile, con elementi reali: il mare è mare; le navi sono reali; le azioni vengono realmente messe in scena e le location sono autentiche. Persino alcune creature che avrebbero potuto essere affidate alla computer grafica vengono costruite fisicamente: Polifemo, per esempio, è stato realizzato attraverso un enorme animatronic.<br />
Questo, naturalmente, non significa che il film sia privo di CGI. La computer grafica esiste e viene utilizzata quando serve, ma senza sostituire sistematicamente la realtà fisica della scena. Nolan sembra voler fare in modo che lo spettatore percepisca il peso concreto dell’avventura. A contribuire a questa sensazione sono anche le inquadrature ravvicinate, che catapultano il pubblico direttamente dentro l’azione: sulla nave, nel mezzo di una battaglia, accanto ai personaggi. E poi ci sono i suoni, intensi, vibranti, quasi fisici, che amplificano ogni movimento, ogni tensione, ogni pericolo.</p>
<p style="text-align: justify;">È attraverso questa combinazione di immagini, materia e suono che Nolan cerca di trasformare lo spettatore da semplice osservatore a partecipe dell’esperienza, restituendo al mito una dimensione concreta, corporea ed emozionale.</p>
<p style="text-align: justify;">Ed è qui che l’installazione di Shiota torna nuovamente ad essere significativa. Quelle barche non raccontano semplicemente un viaggio, raccontano il movimento dell’uomo attraverso la propria esistenza. Il filo, elemento ricorrente nell’opera di Shiota, diventa una metafora dei legami invisibili che ci uniscono agli altri, al nostro passato e alla nostra memoria. E l’Odissea è, in fondo, proprio questo.</p>
<p style="text-align: justify;">Il viaggio di Ulisse non lo é solo fisico, ma anche introspettivo, psicologico. Lo allontana da se stesso, per poi, alla fine, ritrovare se stesso. Ed è forse questo il punto cruciale nel quale Nolan si allontana dalla semplice trasposizione dell’opera di Omero. Si può criticare Nolan e le sue scelte. Si può contestare una scelta narrativa, una modifica, una scelta di costumi poco coerente con l’epoca epica, un’interpretazione o qualsiasi altro elemento cinematografico e si può perfino sostenere che Nolan abbia fallito nel raccontare Omero, ma, se la critica pretende stabilire una sola forma “corretta” di raccontare l’Odissea, allora diventa paradossale.</p>
<p style="text-align: justify;">La natura stessa del mito è quella di essere continuamente reinterpretato.</p>
<p style="text-align: justify;">L’arte non è archeologia. Non è un documento notarile. L’arte è interpretazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Possiamo amare o detestare il risultato. Ma alla fine non è forse questa esattamente la funzione dell’arte: prendere qualcosa che appartiene al passato e domandarsi che cosa possa significare nel presente?</p>
<p style="text-align: justify;">Nolan non deve essere Omero, deve essere Nolan. Il regista sembra raccontare un uomo che, dopo aver perso dieci anni della propria vita, deve scoprire se è ancora capace di riconoscere casa sua e, soprattutto, se è ancora capace di riconoscere se stesso.</p>
<p style="text-align: justify;">Ed è qui che ritorna la domanda di Chiharu Shiota: Where Are We Going? (Dove stiamo andando?). Forse la risposta non è una destinazione, forse è il viaggio stesso.<br />
Questa non è, quindi, una semplice trasposizione dell’Odissea. È un’Odissea dentro l’Odissea.</p>
<p style="text-align: justify;">E forse è proprio così che un classico continua a vivere: non rimanendo immobile, ma continuando a viaggiare attraverso gli occhi, le mani e l’immaginazione di chi decide di raccontarlo nuovamente.</p>
<p style="text-align: justify;">Perché, in fondo, ognuno di noi vive una propria e personale Odissea.</p>
<p style="text-align: justify;">Buon viaggio a tutti.</p>
<p style="text-align: right;">Napoli, 22 agosto 2026</p>
<p>The post <a href="http://lavocedelquartiere.it/unodissea-dentro-lodissea/">UN’ODISSEA DENTRO L’ODISSEA</a> appeared first on <a href="http://lavocedelquartiere.it">La Voce del Quartiere</a>.</p>]]></content:encoded>
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		<title>La Crescita Infelice del Capitale Sociale. Tafuro Andrea. Nola</title>
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		<pubDate>Sun, 26 Jul 2026 05:59:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>vdq</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>La Crescita Infelice del Capitale Sociale di Andrea Tafuro La parola energia deriva dal greco energheia (ἐνέργεια) che significa azione efficace, forza </p><p>The post <a href="http://lavocedelquartiere.it/la-crescita-infelice-del-capitale-sociale-tafuro-andrea-nola/">La Crescita Infelice del Capitale Sociale. Tafuro Andrea. Nola</a> appeared first on <a href="http://lavocedelquartiere.it">La Voce del Quartiere</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><span style="color: #0000ff;"><strong>La Crescita Infelice del Capitale Sociale</strong></span><br />
<em>di<strong> Andrea Tafuro</strong></em></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><a href="http://lavocedelquartiere.it/wp-content/uploads/2017/02/1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-24663" alt="1" src="http://lavocedelquartiere.it/wp-content/uploads/2017/02/1-300x200.jpg" width="300" height="200" /></a>La parola energia deriva dal greco energheia (ἐνέργεια) che significa azione efficace, forza in atto, collocandoci l’aggettivo sociale, ne possiamo leggere il significato intrinseco di forza come capacità di generare relazioni sociali.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Diventa così, importante determinare innanzitutto come l’energia venga utilizzata.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Il più consistente accumulatore di energia è il capitale sociale, cioè l’insieme delle risorse immateriali che consentono all’attore sociale di raggiungere obiettivi che da solo non potrebbe conseguire. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Esso è dunque un concetto inderogabilmente relazionale, cioè una caratteristica propria delle relazioni e dei loro significati. Tali relazioni sono connotate da scambio, reciprocità, fiducia e affidamento.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Nella sua opera sulla diseguaglianza Thomas Piketty, spiega come sarebbe sufficiente una crescita continua dallo 0.5 al 1.5 per cento annuo per migliorare le condizioni di vita di generazione in generazione. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">I dati, non certo esaustivi, dei primi 26 anni del ventunesimo D.C. ci dicono che sono stati estorti all’homo consumens circa 150.000 dollari in videogiochi, 3 miliardi e mezzo di dollari<a href="http://lavocedelquartiere.it/wp-content/uploads/2017/02/2.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-24664" alt="2" src="http://lavocedelquartiere.it/wp-content/uploads/2017/02/2-300x168.jpg" width="300" height="168" /></a> in armamenti, sono state immesse in atmosfera 73,5 milioni di tonnellate di CO2, i deserti sono aumentati di 23.500 ettari, sono morte di fame 22.000 persone, sono deceduti 15.000 bambini con meno di 5 anni, sono state fumate 11 miliardi di sigarette e sono morte circa 10.000 persone per il fumo e sono stati spesi circa 800 milioni di dollari per la droga.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Questo è il regalo capitale donato per una crescita felice!</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">I numeri dei rapporti sulla tratta delle persone, sono aberranti: ogni due minuti, una bambina o bambino è vittima dello sfruttamento sessuale.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Nel mondo, più di 200 milioni di minori lavorano, di cui 73 milioni hanno meno di 10 anni. Di questi piccoli, ogni anno ne muoiono più di 21 mila a causa di incidenti causati dal lavoro. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><a href="http://lavocedelquartiere.it/wp-content/uploads/2017/02/3.png"><img class="alignleft size-medium wp-image-24665" alt="3" src="http://lavocedelquartiere.it/wp-content/uploads/2017/02/3-300x140.png" width="300" height="140" /></a>Negli ultimi quaranta anni, si calcola che sono stati circa 30 milioni i bambini coinvolti nella tratta. In quest’era digitale penso che tutti sappiate che sul vostro pianeta non possano crescere senza limiti i consumi pro capite, così come non è possibile allevare una balena in un acquario. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Il capitalismo, vi ha nascosto sotto la disinfettata virtualità del capitale la realtà di un pianeta limitato, ha portato l’economia mondiale in una palla immateriale di numeri che si moltiplicano e crescono all’infinito. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Questa illusione vi ha scortato attraverso due secoli di progresso straordinario, lungo i quali vi siete convinti che l’unico possibile progresso fosse far crescere quanto più rapidamente possibile i consumi di risorse da parte della specie umana e la sua occupazione di spazio ambientale, estromettendo la quasi totalità delle specie esistenti in ogni angolo del pianeta colonizzato.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">L’unica cosa che vi angustia è come rimpiazzare le risorse che man mano presentano delle criticità quantitative o ambientali…e così dal legno si è passati al carbone, accostato prontamente dal petrolio e poi dal più pulito metano. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">L’ultima boutade e che ora gli scisti bituminosi possano sostituire il più grande fallimento economico della storia: il nucleare e poi ci sarà il solare…e poi l&#8217;eolico e poi…<a href="http://lavocedelquartiere.it/wp-content/uploads/2017/02/4.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-24666" alt="4" src="http://lavocedelquartiere.it/wp-content/uploads/2017/02/4-300x168.jpg" width="300" height="168" /></a>e poi…chissà. Insomma l’essenza numerica del capitale opera solo per misurazioni quantitative. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">L’ultimo baluardo a difesa della natura e dell’uomo sono gli scienziati che lanciano continuamente allarmi sulla distruzione dei meccanismi ecologici che garantiscono la vita sulla Terra.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">E’ bene che sappiate che sulla Terra, ogni sistema organizzato cresce inizialmente attraverso la capacità di catturare e imprigionare una quota sempre maggiore di energia disponibile, dopodiché prospera solo in biodiversità e complessità, proprio per ampliare il tempo di circolazione e gli effetti positivi dell’energia che riceve. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Il mammifero bipede spuntato o apparso, oserei dire, 3 milioni di anni fa è il frutto di questo strano e bizzarro meccanismo che si chiama evoluzione, processo che ha garantito l’ espansione della biosfera attraverso tre miliardi di anni. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Eppure oggi avete intrapreso un cammino contrario e suicida, con la sistematica distruzione delle diversità biologiche e culturali e lo avete fatto servendovi del più subdolo dei sistemi, la semplificazione degli ambienti antropizzati e la normalizzazione standardizzata dei processi economici e produttivi.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><a href="http://lavocedelquartiere.it/wp-content/uploads/2017/02/5.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-24667" alt="5" src="http://lavocedelquartiere.it/wp-content/uploads/2017/02/5-300x168.jpg" width="300" height="168" /></a>Dopo oltre due lustri il sistema finanziario è ancora in piena crisi e la crescita balbettante (… e io si che me ne intendo di balbuzie), sforna a ritmo continuo sempre più crescenti disuguaglianze economiche e sociali, unendo alle crisi ambientali la spaccatura del tessuto sociale, assistiamo a preoccupanti rigurgiti nazionalisti, che tentano di azzerare millenni di conquiste civili. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Smettete di rincorrere gli sciacalli dal cocco cotonato che soffiano sul fuoco dell’egoismo, perché nessuno e nessun popolo, di fronte ai cambiamenti globali, può salvarsi da solo.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">E’ necessario favorire la rigenerazione di forti legami che conducano alla responsabilità e alla fiducia, questo aumenta le risorse presenti, ad esempio, nella famiglia, per poi trasferirle nella comunità. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">E’ il passaggio dalla generatività parentale alla generatività sociale che promuove senso di cittadinanza attiva. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">La generatività sociale si coniuga con il principio di sussidiarietà, cioè con il diritto dei soggetti vicini ai bisogni delle persone e ai contesti in cui questi bisogni si manifestano, di intervenire nella risposta a tali esigenze.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="color: #000000;">Per dirla, ispirandosi alle parole di papa Francesco, dobbiamo iniziare col dire con forza no a sei peccati sociali: <em>no a un’economia della diseguaglianza e dell’esclusione, no all’idea economia secondo cui i benefici economici concessi ai più abbienti portano beneficio a tutte le classi sociali, no alla nuova idolatria del denaro, no alla tirannia del profitto, no alla disuguaglianza che genera violenza e no a un sistema finanziario che governa piuttosto che servire. </em></span></strong></p>
<p style="text-align: justify;">San Giovanni Crisostomo ha scritto: “Non condividere la propria ricchezza con i poveri significa derubarli e togliere loro la vita. I beni che possediamo non sono nostri, ma loro&#8230;”.</p>
<p style="text-align: right;">Nola, 26 luglio 2026</p>
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		<title>Campania ai nastri di partenza: ecco la stagione 2026/27 del calcio campano. Giovanni Della Pietra. Nola</title>
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		<pubDate>Mon, 13 Jul 2026 10:52:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>vdq2</dc:creator>
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		<category><![CDATA[calcio Napoli]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Campania ai nastri di partenza: ecco la stagione 2026/27 del calcio campano di Giovanni Della Pietra Manca sempre meno al calcio d’inizio </p><p>The post <a href="http://lavocedelquartiere.it/campania-ai-nastri-di-partenza-ecco-la-stagione-202627-del-calcio-campano-giovanni-della-pietra-nola/">Campania ai nastri di partenza: ecco la stagione 2026/27 del calcio campano. Giovanni Della Pietra. Nola</a> appeared first on <a href="http://lavocedelquartiere.it">La Voce del Quartiere</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p align="center"><b><span style="color: #0000ff;">Campania ai nastri di partenza: ecco la stagione 2026/27 del calcio campano</span><br />
<em>di Giovanni Della Pietra</em></b></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><a href="http://lavocedelquartiere.it/wp-content/uploads/2026/07/foto-antica2.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-24649" alt="foto antica2" src="http://lavocedelquartiere.it/wp-content/uploads/2026/07/foto-antica2-300x187.jpg" width="300" height="187" /></a>Manca sempre meno al calcio d’inizio della stagione 2026/27. Le squadre annunciano i ritiri e le amichevoli pre-campionato, si muovono sul mercato e preparano la rosa per raggiungere i nuovi obiettivi. La Campania rappresenta la seconda regione per numero di squadre maschili professionistiche: ben 11, a cui si aggiunge il Napoli Women, da anni protagonista nella massima serie del calcio femminile.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Il massimo esponente del calcio in Campania è sicuramente la SSC Napoli, unica rappresentante della regione in Serie A. I partenopei hanno concluso la scorsa stagione al secondo posto alle spalle dell’Inter campione d’Italia e con la separazione consensuale da Antonio Conte. Il nuovo corso degli azzurri riparte da Massimiliano Allegri chiamato a ridimensionare la rosa, valorizzare gli investimenti degli scorsi anni e creare un ciclo, magari vincente. E nell’anno del centenario sognare è quasi un d’obbligo.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Ai nastri di partenza in Serie B, la Campania presenta tre squadre: le confermate Avellino e Juve Stabia e la neo-promossa Benevento. La Juve Stabia ha concluso la scorsa<a href="http://lavocedelquartiere.it/wp-content/uploads/2026/07/101.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-24653" alt="101" src="http://lavocedelquartiere.it/wp-content/uploads/2026/07/101-300x171.jpg" width="300" height="171" /></a> regular season al 7° posto e con una corsa ai playoff interrotta soltanto in semifinale dal Monza. Le Vespe partiranno con un rinnovato progetto: la nuova società ha scelto De Giorgio come sostituto di Abate, accasato al Torino. </span><br />
<span style="color: #000000;"> L’Avellino, protagonista di una straordinaria rimonta culminata con l’ultimo posto utile per accedere ai playoff e continuare a inseguire il sogno della Serie A, dove sono stati surclassati dalla sorpresa Catanzaro. I lupi ripartiranno da Alessandro Nesta, che succede a Ballardini.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">L’entusiasmo è palpabile a Benevento che continua il progetto tecnico di Antonio Floro Flores: con un calcio propositivo e divertente ha vinto il Girone C di Serie C. Le Streghe hanno conquistato anche la Supercoppa di Serie C, un trofeo che dimostra le ambizioni dei giallorossi. In serie cadetta, non saranno solo una comparsa.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><a href="http://lavocedelquartiere.it/wp-content/uploads/2026/07/202.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-24654" alt="202" src="http://lavocedelquartiere.it/wp-content/uploads/2026/07/202-300x168.jpg" width="300" height="168" /></a>Saltato il cambio di proprietà, la Salernitana ripartirà dalla Serie C, dopo il terzo posto della scorsa stagione. La rincorsa alla serie B si è arenata alle semifinali dei playoff nazionali, dove i granata sono stati eliminati dall’Union Brescia. Sulla panchina siederà nuovamente Serse Cosmi, subentrato nel corso della scorsa stagione. L’obiettivo della Salernitana è ovviamente la promozione nella serie cadetta, ma la concorrenza è agguerrita: Catania in primis.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Dopo una stagione 24/25 buia, conclusa a ridosso della zona rossa, la Casertana è tornata a respirare aria di alta classifica con la quinta posizione della regular season e conseguente qualificazione playoff. Il sogno promozione, però, viene infranto con la sconfitta nel doppio confronto con la Salernitana.   </span><br />
<span style="color: #000000;"> Nel <i>chill – </i>direbbero quelli giovani – il finale di stagione della Cavese: già distante dalla zona retrocessione, non è riuscita a salire sul treno dei playoff. Sorrento e Giugliano hanno concluso il campionato appena al di sopra della zona retrocessione con un margine rassicurante. L’obiettivo iniziale sarà la permanenza in categoria, ma gli obiettivi possono essere aggiornati.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Ad arricchire il già nutrito gruppo di squadre campane che popolano il cosiddetto <i>girone del Sud</i> ci saranno anche le neopromosse Savoia e Scafatese.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Il Savoia di Emanuele Filiberto ha conquistato la promozione vincendo il girone I della Serie D all’ultima giornata. Grazie al 3-0 sulla Sancataldese, la formazione di Torre<a href="http://lavocedelquartiere.it/wp-content/uploads/2026/07/303.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-24655" alt="303" src="http://lavocedelquartiere.it/wp-content/uploads/2026/07/303-300x200.jpg" width="300" height="200" /></a> Annunziata ha vinto lo scontro a distanza con Nissa e Reggina.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Approdano in Serie D anche gli <i>imbattibili</i> della Scafatese, assoluta dominatrice del girone G di Serie D, che ha messo in cassaforte la prima posizione con largo anticipo. La compagine di Scafati ha conosciuto la sconfitta nei 90’ soltanto il 2 aprile del 2026 contro il Trastevere dopo essere stata per lungo tempo l’unica squadra imbattuta tra Serie A e Serie D. La <i>Signora del calcio campano </i>ha conquistato la poule scudetto con un roboante 6-0 in finale sul Vado.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">In Serie A Athora, il Napoli Women è stato la grande sorpresa della scorsa stagione, chiusa alla settima posizione. Un piazzamento che non racconta il sogno Women’s Champions League accarezzato dalle ragazze di Sassarini per molte giornate. La sconfitta interna al <i>Piccolo </i>di Cercola ha spento le speranze delle azzurre.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Il nuovo corso delle partenope e ripartirà da Alessandro Spugna, allenatore bi-campione d’Italia con la Roma, chiamato a raccogliere l’eredità di David Sassarini, passato all’Inter Women. Il Napoli Women inaugurerà la stagione nella seconda edizione della Serie A Women Cup, inserito nel gruppo con Parma, Lazio e proprio Inter. Il sorteggio ha stabilito che la sfida con le nerazzurre si giocherà a Milano: non mancherà il tempo affinché il <i>Piccolo </i>tributi il proprio applauso.</span></p>
<p style="text-align: justify;" align="right"><span style="color: #000000;">Nola, 13 luglio 2026</span></p>
<p>The post <a href="http://lavocedelquartiere.it/campania-ai-nastri-di-partenza-ecco-la-stagione-202627-del-calcio-campano-giovanni-della-pietra-nola/">Campania ai nastri di partenza: ecco la stagione 2026/27 del calcio campano. Giovanni Della Pietra. Nola</a> appeared first on <a href="http://lavocedelquartiere.it">La Voce del Quartiere</a>.</p>]]></content:encoded>
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		<title>C’è da stare Allegri? Giovanni Della Pietra. Nola</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Jul 2026 10:58:15 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[calcio Napoli]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Sport]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>C’è da stare Allegri? di Giovanni Della Pietra Massimiliano Allegri sarà il nuovo allenatore del Napoli nella stagione del centenario azzurro. Al </p><p>The post <a href="http://lavocedelquartiere.it/ce-da-stare-allegri-giovanni-della-pietra-nola/">C’è da stare Allegri? Giovanni Della Pietra. Nola</a> appeared first on <a href="http://lavocedelquartiere.it">La Voce del Quartiere</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p align="center"><b><span style="color: #0000ff;">C’è da stare Allegri?</span><br />
</b><b><i>di Giovanni Della Pietra</i></b></p>
<h2 style="text-align: center;"><span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #3366ff; text-decoration: underline;">Massimiliano Allegri sarà il nuovo allenatore del Napoli nella stagione del centenario azzurro.</span></span></h2>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://lavocedelquartiere.it/wp-content/uploads/2026/07/2allegri.png"><img class="alignright size-medium wp-image-24639" alt="2allegri" src="http://lavocedelquartiere.it/wp-content/uploads/2026/07/2allegri-300x231.png" width="300" height="231" /></a><span style="color: #000000;">Al termine di Napoli-Udinese del 24 maggio 2026, arriva l&#8217;annuncio della chiusura del ciclo di Conte al Napoli. Ad annunciarlo è il tecnico salentino nella conferenza post-gara accompagnato dal patron azzurro. ADL questa volta, però, non si è fatto trovare impreparato. Nessuna estenuante ricerca del successore, come accadde dopo l&#8217;addio di Luciano Spalletti, quando la lunga scrematura dei trenta allenatori in lista si concluse con il traumatico approdo di Rudi Garcia. È bastato attendere la risoluzione del contratto di Allegri con il Milan per poter ufficializzare l&#8217;accordo. Nei prossimi giorni il tecnico livornese verrà presentato alla città.</span></p>
<p><b><i> </i><span style="color: #0000ff;">L</span></b><span style="color: #0000ff;"><b>a scelta</b></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><a href="http://lavocedelquartiere.it/wp-content/uploads/2026/07/5-allegri.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-24645" alt="5 allegri" src="http://lavocedelquartiere.it/wp-content/uploads/2026/07/5-allegri-300x168.jpg" width="300" height="168" /></a>Superata la concorrenza iniziale di Vincenzo Italiano che, reduce dalla vittoria della Coppa Italia con il Bologna e una prima esperienza in Champions League, sembrava pronto al salto in una grande piazza del calcio nostrano. Italiano godeva del favore di una larga parte della tifoseria e rappresentava il profilo ideale per chi immaginava un Napoli votato al bel gioco. Il presidente, invece, è andato dritto su Max Allegri. Il livornese non ha bisogno di presentazioni: sei scudetti, cinque Coppa Italia, due finali di Champions League. Nel recente periodo, però, ha messo in fila un triennio per nulla prestigioso alla Juventus e una stagione al Milan conclusa senza l’ambita qualificazione in Champions.</span><br />
<span style="color: #000000;">Sulla scelta del patron azzurro hanno inciso sicuramente l&#8217;appeal internazionale &#8211; che tanto fa gola ad Aurelio De Laurentiis &#8211; e la capacità di gestire un gruppo complesso, aspetto evidenziato da Conte ai saluti. Ha avuto anche il suo peso il fattore economico: il Napoli ha speso oltre 200 milioni di euro nelle ultime sessioni di calciomercato, con un innalzamento anche dell’età media che rende la rosa meno futuribile. Ecco perché la necessità di allenatore anche aziendalista che, in pubblico, mai ha alzato la voce contro la propria società, anche nelle situazioni più disperate. Inoltre, con numerosi giocatori di ritorno dai prestiti, spetterà al DS Manna alleggerire la rosa e al nuovo allenatore rivalutare chi resterà.</span><br />
<span style="color: #000000;">Esiste però anche l’altra faccia della medaglia: Max Allegri porta con sé l&#8217;etichetta di un calcio stantio, difensivista e pragmatico, malvisto rispetto al calcio propositivo e offensivo di Italiano. Non sorprende lo scetticismo di gran parte dell’opinione pubblica azzurra.</span></p>
<p><span style="color: #0000ff;"> <b>Andate al circo!</b></span></p>
<p style="text-align: justify;"> <span style="color: #000000;">&#8220;<i>Se volete divertirvi andate al circo!</i>&#8221; è la citazione di Allegri nata in aperta antitesi al sarrismo napoletano, divenuta il manifesto, anche in senso dispregiativo, del calcio<a href="http://lavocedelquartiere.it/wp-content/uploads/2026/07/4-allegri-senza-fumetto.png"><img class="alignright size-medium wp-image-24644" alt="4 allegri senza fumetto" src="http://lavocedelquartiere.it/wp-content/uploads/2026/07/4-allegri-senza-fumetto-300x237.png" width="300" height="237" /></a> allegriano. E oggi è il mantra di chi mal vede l&#8217;arrivo del tecnico livornese all&#8217;ombra del Vesuvio. Ma adesso la piazza napoletana da che parte sta: giochisti o risultatisti? Senza accorgersene, però, la piazza ha completato il suo passaggio al lato oscuro dei risultatisti senza accorgersene.</span><br />
<span style="color: #000000;">Lo scudetto conquistato con Conte, di cui giustamente Napoli va orgogliosa, non è stato per niente l&#8217;apoteosi del bel gioco: è stato il trionfo di un calcio organizzato, pragmatico e soprattutto speculativo. Il copione sembrava ripetersi ogni settimana: 1-0, spesso firmato da McTominay, e poi gestione della gara degli azzurri, che bruscamente abbassavano il baricentro per difendere il risultato. Poche sono state le gare dominate dal primo all&#8217;ultimo minuto senza gravi patemi finali.</span><br />
<span style="color: #000000;">Quando il calcio contiano ha provato ad evolversi, nella direzione dei calciatori di qualità di cui era stata rimpolpata la rosa, a discapito di qualche risultato, sono emerse le critiche ad uno degli allenatori più vincenti degli ultimi anni. Perché poi in fondo, quando si vince, anche il pragmatismo diventa accettabile. Perché in fondo &#8220;<i>siamo tutti conformisti travestiti da ribelli</i>&#8221; cantava Masini.</span></p>
<p><span style="color: #0000ff;"><b>Conquistare la piazza</b></span></p>
<p style="text-align: justify;"><b></b><span style="color: #000000;">Per Allegri, del resto, partire tra lo scetticismo non rappresenta una novità.Anche il suo approccio alla Juventus nel 2014 fu accolto da contestazioni, scetticismo e persino qualche gesto di cattivo gusto. Ma poi il suo cammino fu trionfale, quando subentrò al posto&#8230; proprio di Antonio Conte. La staffetta si ripete alle pendici del Vesuvio.<br />
</span><span style="color: #000000;">La Napoli calcistica adesso è costretta a guardarsi allo specchio e a decidere se, dopo aver conosciuto il sapore di una vittoria non spettacolare, sarà pronta nuovamente ad accettare il pragmatismo allegriano in nome di un possibile trofeo. Saranno il tempo e il campo a fornire le risposte richieste.</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="color: #000000;"><i> </i>Nola, 7 luglio 2026</span></p>
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		<title>Pagelle di fine anno. Giovanni Della Pietra. Nola</title>
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		<pubDate>Wed, 03 Jun 2026 13:53:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>vdq2</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Pagelle di fine anno di Giovanni Della Pietra In un anno turbolento, il Napoli conclude il campionato in seconda posizione, a -11 </p><p>The post <a href="http://lavocedelquartiere.it/pagelle-di-fine-anno-giovanni-della-pietra-nola/">Pagelle di fine anno. Giovanni Della Pietra. Nola</a> appeared first on <a href="http://lavocedelquartiere.it">La Voce del Quartiere</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;" align="center"><span style="color: #000000;"><b><span style="color: #0000ff;">Pagelle di fine anno</span><br />
<em>di Giovanni Della Pietra</em></b></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><a href="http://lavocedelquartiere.it/wp-content/uploads/2026/06/1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-24634" alt="1" src="http://lavocedelquartiere.it/wp-content/uploads/2026/06/1-300x163.jpg" width="300" height="163" /></a>In un anno turbolento, il Napoli conclude il campionato in seconda posizione, a -11 dalla capolista Inter. Dopo numerosi infortuni e conseguenti cambi di modulo, il Napoli si qualifica in Champions League, e, approfittando per qualche giornata del calo nerazzurro, ha pensato anche alla rimonta. In Coppa Italia, il Napoli batte il Cagliari agli ottavi di finale ai calci di rigore, ma poi cede il passo al Como sempre alla lotteria dei rigori. Il tasto dolente è il maxi-girone di Champions League dove il Napoli chiude al 30° posto: sconfitte dolorose ad Eindhoven (6-2) e a Lisbona con il Benfica (2-0). Resta la ferita aperta di un pareggio in superiorità numerica a Copenaghen che mette in salita l&#8217;ultima giornata.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="color: #ff0000;">Pagellone</span></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Milinković-Savić 6: 22 milioni (e qualche spicciolo) di aspettative lo accompagnano nel suo trasferimento all&#8217;ombra del Vesuvio. Prima l&#8217;alternanza, poi l&#8217;infortunio di Meret gli dà i gradi da titolare: mostra un rendimento ondivago tra prestazioni salvifiche ed errori grossolani. L&#8217;elogio principale che gli si promuove è la capacità di giocare con i piedi: per un portiere, sembra quasi un insulto.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><span style="color: #ff0000;"><strong>Rrahmani 6.5</strong></span>: Uno dei &#8216;what if&#8217; più grandi della stagione del Napoli: esiste una difesa con Amir e una difesa senza il suo leader. Non solo i gol subiti di media a partita raddoppiano, ma migliora anche le prestazioni dei suoi compagni di<a href="http://lavocedelquartiere.it/wp-content/uploads/2026/06/2.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-24635" alt="2" src="http://lavocedelquartiere.it/wp-content/uploads/2026/06/2-300x158.jpg" width="300" height="158" /></a> reparto. Impostazione, anticipo e leadership che, in questa stagione, è mancata a tratti causa infortunio. Stupida stupida sfortuna.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><strong><span style="color: #ff0000;">Buongiorno 5</span></strong>: È una delle note meno liete della stagione dei partenopei. Sembra perdersi in un labirinto di errori che lo condanna mentalmente, costringendo talvolta il mister a sostituirlo per salvaguardare lui e la squadra. Lontano dai livelli mostrati finora. Resta l&#8217;immagine del rigore concesso a Copenaghen. Scurdammoce &#8216;o passato&#8230;</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><strong><span style="color: #ff0000;"> Lobotka 6.5</span></strong>: Regia logica, diligente con cui riesce a ripulire una grande quantità di palloni. Nelle sue corde manca la ricerca immediata della verticalità &#8211; che invece è nell&#8217;arsenale di Gilmour &#8211; ma ciò che lo rende insostituibile è la sua intelligenza tattica e di posizione: interrompe le ripartenze avversarie sul nascere. Nell&#8217;ultima parte di stagione ha un periodo di flessione di forma e mette a rischio qualche pallone in più. Insomma, Stan è come quel dolcino digestivo dopo il pranzo domenicale che un po&#8217; dai per scontato, ma di cui senti la mancanza quando il nutrizionista te lo vieta.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><strong><span style="color: #ff0000;">McTominay 7.5</span></strong>: Nell&#8217;anno dello Scudetto, Scott è principalmente aggressore dell&#8217;aria. Nell’ultimo anno, invece, lo scozzese mette in mostra tutte le sue qualità: gioca da finto esterno, si abbassa in difesa per convivere con KDB, gioca in un centrocampo a due, ma anche dietro la punta. Difende, imposta, combatte, si inserisce. Giocatore totale.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><strong><span style="color: #ff0000;"><a href="http://lavocedelquartiere.it/wp-content/uploads/2026/01/parma4.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-24429" alt="parma4" src="http://lavocedelquartiere.it/wp-content/uploads/2026/01/parma4.jpg" width="294" height="171" /></a>Vergara 7</span></strong>: La sorpresa più grande di questa stagione azzurra è un talento homemade. Parte da aggregato, ma gli infortuni gli fanno spazio. Lui non lascia passare quello che può essere il turning point della sua carriera: fa 19 presenze, 3 gol, 4 assist. Solo una fastidiosa fascite plantare ferma la sua ascesa. Una maglia delle rotazioni deve necessariamente essere sua. A tutta vita.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><strong><span style="color: #ff0000;">Elmas 7</span></strong>: Ha già il merito di essere uno dei pochi sopravvissuti agli innumerevoli infortuni della stagione partenopea. In quel momento di difficoltà, si mette a disposizione della squadra, anche snaturandosi. Sant&#8217;Elmas &#8211; così lo definisce mister Conte &#8211; mette a referto 1 gol e 4 assist, ma dà un equilibrio che questi numeri non raccontano. Meriterebbe il riscatto ad occhi chiusi, ma per far quadrare i conti dovrebbe essere lui il sacrificato. Ancora una volta. &#8220;Un uomo onesto, un uomo probo&#8230;&#8221;</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><strong><span style="color: #ff0000;">David Neres 7.5</span></strong>: Altro &#8216;what if&#8217; legato a quella maledetta zolla dell&#8217;Olimpico che ferma Neres. Funge da punta contro l&#8217;Inter in una notte trionfale, poi racimola minuti partita dopo partita. Con il 3-4-2-1, prende per mano la squadra, guidando attraverso vittorie prestigiose e fondamentali per la classifica: Atalanta, Roma e Juventus, poi MVP del torneo in terra araba. Quell&#8217;infortunio gli nega il sogno americano.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><strong><span style="color: #ff0000;">Højlund 7</span></strong>: Qualcuno ha provato a definirlo &#8220;lento e prevedibile&#8221;: resta il migliore acquisto del plurimilionario mercato azzurro. Mette da parte le sue caratteristiche, aggiunge nuove skills da &#8216;Lukaku&#8217;. Riceve palla addosso, combatte, gioca di sponda, crea spazi per gli inserimenti e quelle rare volte in cui può giocare in profondità è una sentenza. 44 presenze, 16 gol, 8 assist, 2 ammonizioni, e &#8216;infinito+1&#8242; contrasti. Importanza capitale, che i numeri bidimensionali non possono descrivere.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><strong><span style="color: #ff0000;">De Bruyne 6</span></strong>: Premessa necessaria: anche nei pochi spazi ha avuto modo di far vedere perché a lunghi tratti è stato il centrocampista più forte del mondo. Assist contro lo Sporting e Udinese, il secondary assist contro il Pisa: roba da un<a href="http://lavocedelquartiere.it/wp-content/uploads/2026/01/5.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-24399" alt="5" src="http://lavocedelquartiere.it/wp-content/uploads/2026/01/5.jpg" width="300" height="168" /></a> calciatore di un altro pianeta. E il Maradona lo riconosce ad ogni suo ingresso. Ma KDB non è riuscito a rendere per le aspettative che il suo nome porta. Il sistema non prettamente offensivo non metteva in risalto le qualità, ma le scaramucce di fine stagione evidenziavano un sacrificio di qualcuno che non doveva essere lui. L&#8217;infortunio contro l&#8217;Inter risolve l&#8217;impasse tattico: è lui il &#8216;what if&#8217; più grande della stagione. Poteva portare in Paradiso, ma anche all&#8217;inferno.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><strong><span style="color: #ff0000;"> Conte 7.5</span></strong>: L&#8217;errore più grande che si possa fare è dare per scontato il secondo posto del Napoli. Vero, Juventus e Milan hanno deluso, ma il cammino degli azzurri non è stato esente da imprevisti, che mister Conte ha magistralmente trasformato in opportunità. Si parte con il 4-1-4-1 con i Fab4, poi 4-3-3, infine si passa al 3-4-2-1: spiccano prima Højlund, Neres, Vergara e infine Allison. Fa intuire la voglia di una rincorsa che sapeva di impresa, per poi riconoscere i giusti meriti a chi è stato più bravo. Un secondo posto considerato scontato, in un&#8217;annata così complessa, denota lo status che il Napoli di Antonio Conte ha raggiunto. Non riesce a scrollarsi di dosso, l&#8217;etichetta di allenatore non europeo: il suo cammino si arena al 30° posto di 36, alle spalle di Pafos e Qarabag. Gli cadono addosso numerose critiche: qualcuna &#8211; poche a dire il vero &#8211; costruttive, altre esagerate. Esce di scena quando non può chiedere di più al Napoli da un punto di vista fisico, mentale ed economico. Titoli di coda.</span></p>
<p align="right">Nola, 3 giugno 2026</p>
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		<title>Impara a correre se veramente vuoi la Pace. Matteo Tafuro. Nola</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Mar 2026 05:44:33 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Impara a correre se veramente vuoi la Pace di Matteo Tafuro   “Un giorno il denaro ha scoperto la guerra mondiale, ha </p><p>The post <a href="http://lavocedelquartiere.it/impara-a-correre-se-veramente-vuoi-la-pace-matteo-tafuro-nola/">Impara a correre se veramente vuoi la Pace. Matteo Tafuro. Nola</a> appeared first on <a href="http://lavocedelquartiere.it">La Voce del Quartiere</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p align="center"><span style="color: #000000;"><b><span style="color: #0000ff;">Impara a correre se veramente vuoi la Pace</span><br />
<em>di Matteo Tafuro</em></b></span></p>
<p align="center"><span style="color: #000000;"><b> </b></span></p>
<p><strong><em><span style="color: #ff0000;">“Un giorno il</span></em></strong><br />
<strong><em><span style="color: #ff0000;">denaro ha scoperto la guerra</span></em></strong><br />
<strong><em><span style="color: #ff0000;">mondiale, ha dato il suo putrido</span></em></strong><br />
<strong><em><span style="color: #ff0000;">segno all’istinto bestiale,</span></em></strong><br />
<strong><em><span style="color: #ff0000;">ha ucciso, bruciato, distrutto</span></em></strong><br />
<strong><em><span style="color: #ff0000;">in un triste rosario e tutta la</span></em></strong><br />
<strong><em><span style="color: #ff0000;">terra si è avvolta in un nero</span></em></strong><br />
<strong><em><span style="color: #ff0000;">sudario, e presto la chiave nascosta</span></em></strong><br />
<strong><em><span style="color: #ff0000;">di nuovi segreti, così copriranno</span></em></strong><br />
<strong><em><span style="color: #ff0000;">di fango persino i</span></em></strong><br />
<strong><em><span style="color: #ff0000;">pianeti, vorranno inquinare le</span></em></strong><br />
<strong><em><span style="color: #ff0000;">stelle la guerra tra i soli, i crimini</span></em></strong><br />
<strong><em><span style="color: #ff0000;">contro la vita li chiamano</span></em></strong><br />
<strong><em><span style="color: #ff0000;">errori […] Eppure il</span></em></strong><br />
<strong><em><span style="color: #ff0000;">vento soffia ancora, spruzza</span></em></strong><br />
<strong><em><span style="color: #ff0000;">l’acqua alle navi sulla prora e</span></em></strong><br />
<strong><em><span style="color: #ff0000;">sussurra canzoni tra le foglie</span></em></strong><br />
<strong><em><span style="color: #ff0000;">e bacia i fiori, li bacia e non li</span></em></strong><br />
<span style="color: #ff0000;"><strong><em>coglie”</em></strong><br />
<b><i><span style="color: #000000;">Francesco Guccini</span><br />
</i></b></span></p>
<h2 style="text-align: center;"><span style="color: #ff0000;"><em><strong>“A ME CHE IMPORTA?”</strong> </em></span></h2>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Questa è la frase che sarcastica campeggia all’ingresso del cimitero del Sacrario di Redipuglia, dove sono custoditi i resti mortali di oltre 100.000 (centomila) militari morti nella Grande Guerra.</span><br />
<span style="color: #000000;">Non appena sento parlare di guerra penso subito a Caino e Abele, gli interpreti unici della grande messinscena che è stata la prima grande guerra mondiale, la cui causa è stata sicuramente l’invidia. È possibile ancora parlare di pace?</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><a href="http://lavocedelquartiere.it/wp-content/uploads/2024/10/pace2.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-23266" alt="pace2" src="http://lavocedelquartiere.it/wp-content/uploads/2024/10/pace2.jpg" width="748" height="546" /></a></span><span style="color: #000000;">Ma da che parte dirigo la mia ricerca?</span><br />
<span style="color: #000000;">Posseggo più una visione?</span><br />
<span style="color: #000000;">Mi sento come un levriero che corre per raggiungere la lepre, io sto sempre un po’ indietro e lei, sempre, un po’ più avanti.</span><br />
<span style="color: #000000;">Appena la raggiungo, subito parte un’altra lepre e dovrò correre più velocemente lungo questa traiettoria ellittica che è la mia vita.</span><br />
<span style="color: #000000;">Ho rinunciato a tutto per poter vivere liberamente in questo mondo, alla convivialità, alla bellezza, alla cittadinanza, al mio Tutto e mi ritrovo senza eternità e fragile, perché non sono più sostenuto dai miei principi e dai miei desideri.</span><br />
<span style="color: #000000;">Il mio mondo è ricompreso solo in ciò che posso fare con le mie forze, mi sento mutevole, manovrabile e adattabile.</span><br />
<span style="color: #000000;">Mi sento schiavo dell’onnipresente patrigno, il successo, l’affermazione sociale e la fama a tutti i costi, che vuole il mio bene, ma non è la Pace.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://lavocedelquartiere.it/wp-content/uploads/2024/10/pace3.jpg"><img class="aligncenter size-large wp-image-23269" alt="pace3" src="http://lavocedelquartiere.it/wp-content/uploads/2024/10/pace3-1024x546.jpg" width="995" height="530" /></a><br />
<span style="color: #000000;">Ecco il punto, appena inizio a riflettere sulla pace scopro che questo vocabolo nel dizionario è somigliante a tanti altri termini ed allora, proviamo a ricercarne i più strettamente legati.</span><br />
<span style="color: #000000;">Don Tonino Bello, ha scritto: <i><strong>“Ebbene, uno dei parenti stretti della pace, o se ci piace l’altra immagine, uno dei colori che compongono il raggio di sole della pace, è lo sviluppo. Dal punto di vista filologico non è difficile descrivere che cosa sia “sviluppo”. È lo srotolarsi di una cosa avviluppata, indistinta, confusa. Sviluppare un’idea vuol dire ampliarla, chiarirla, elaborarla esteticamente. Sviluppare una pellicola o una lastra fotografica significa rendere visibile, mediante opportuni reagenti, l’immagine nascosta, impressa sulla pellicola o sulla lastra. Quando diciamo che il nome nuovo della pace è sviluppo, vogliamo sottolineare che c’è la pace là dove l’immagine dell’uomo viene portata alla luce, viene restituita alla contemplazione, viene tolta dal buio o resa chiara nell’armonia dei colori”.<br />
</strong></i>Quindi lottare per la pace significa liberare l’uomo dalle grinfie del massificante potere predatorio del consumismo, per renderlo di nuovo capace di vedere i colori del mondo.</span><br />
<span style="color: #000000;">Non penso certo alle grandi figure del pacifismo, ma mi piace pensarmi come un vegano.</span><br />
<span style="color: #000000;">Si avete capito bene! I vegani, che rinunciano a ogni forma di sfruttamento degli animali (per alimentazione, abbigliamento, spettacolo e ogni altro scopo).</span><br />
<span style="color: #000000;">Talmente che avverto il bisogno di pace che arrivo a pensare, addirittura, che il latte del mio zuppone mattutino non è destinato a me, ma a un cucciolo.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://lavocedelquartiere.it/wp-content/uploads/2024/10/pace5.jpg"><img class="aligncenter size-large wp-image-23272" alt="pace5" src="http://lavocedelquartiere.it/wp-content/uploads/2024/10/pace5-1024x512.jpg" width="995" height="497" /></a></p>
<p>Ecco, la mia sete di pace comprende il fatto che voglio vivere senza disumanità verso ogni specie, tanto più verso l’homo erectus.<br />
Il vegetariano rifiuta il sacrificio del prossimo e rimuove da sé le idee degli acconciatori di cadaveri, come definì Plutarco i cuochi.<br />
Il vegano in una meravigliosa scelta di vita fonde la propria vita al resto degli esseri viventi.<br />
Ci vogliono far credere che Bene e Pace arriveranno con l’ossessiva caccia al nemico di turno, è falso! Io non sono un pollo in batteria, posso scegliere! <strong><i>“… Sviluppo è cammino nella direzione dell’uomo: è marcia connotata dal riferimento dell’uomo come criterio assoluto di valori. Progresso, invece, è cammino, è marcia: che, però, non necessariamente segue le coordinate dell’uomo, o, per lo meno, di tutto l’uomo. Tante tecnologie avanzate sono senza dubbio segno di progresso, ma non sono indice di sviluppo. Perché non sono al carro dell’uomo globale, bensì al carro di un gruppo di potere, o di una ideologia, o di un’appartenenza. Le sofisticatissime armi moderne si inseriscono nella logica del progresso, non in quella dello sviluppo perché non favoriscono l’uomo integrale. Le articolazioni scientifiche di una economia che privilegia alcuni popoli e ne penalizza mortalmente degli altri sono espressione di avanzamento, ma non certo di sviluppo…”.<br />
</i></strong>Il vento sta cambiando direzione, cittadini di tutto il mondo unitevi è ora di cambiare passo, non sentitevi schiavi del consumismo anaffettivo senza sosta.<br />
Perché ormai l’affannosa e inconcludente corsa del levriero porta alla distruzione del Pianeta e ci distanzia dalla primordiale idea che la soluzione alle nostre paure sia nella sopraffazione dell’altro.<br />
E allora, sono proprio sicuro che<span style="color: #000000;"> <span style="color: #ff0000;">&#8220;</span><span style="color: #ff0000;"><strong><i>…il compito supremo che oggi ci sovrasta è proprio quello di batterci affinché ogni segno di progresso porti anche la sigla dello sviluppo, e sul volto dell’uomo, di ogni uomo della terra, risplenda la luce della libertà…&#8221; </i>e della pace</strong></span>. </span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="color: #000000;">Nola, 9 marzo 2026</span></p>
<p>The post <a href="http://lavocedelquartiere.it/impara-a-correre-se-veramente-vuoi-la-pace-matteo-tafuro-nola/">Impara a correre se veramente vuoi la Pace. Matteo Tafuro. Nola</a> appeared first on <a href="http://lavocedelquartiere.it">La Voce del Quartiere</a>.</p>]]></content:encoded>
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		<title>Da clienti a credenti. Matteo Tafuro. Nola</title>
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		<pubDate>Mon, 02 Mar 2026 05:18:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>vdq2</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Da clienti a credenti di Matteo Tafuro   In Occidente vediamo gli alberi ma non percepiamo il giardino   Mio nonno Felice, </p><p>The post <a href="http://lavocedelquartiere.it/da-clienti-credenti-matteo-tafuro-nola/">Da clienti a credenti. Matteo Tafuro. Nola</a> appeared first on <a href="http://lavocedelquartiere.it">La Voce del Quartiere</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p align="center"><strong><span style="color: #0000ff;">Da clienti a credenti</span></strong><br />
<strong><em><span style="color: #000000;">di Matteo Tafuro</span></em></strong></p>
<p><span style="color: #000000;">  </span></p>
<p align="center"><em><strong><span style="color: #ff0000;">In Occidente vediamo gli alberi ma non percepiamo il giardino</span></strong></em></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"> </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><a href="http://lavocedelquartiere.it/wp-content/uploads/2025/04/cittadino-del-mondo2.png"><img class="alignleft size-full wp-image-23972" alt="cittadino-del-mondo2" src="http://lavocedelquartiere.it/wp-content/uploads/2025/04/cittadino-del-mondo2.png" width="449" height="264" /></a>Mio nonno Felice, detto o&#8217; re, diceva: <i>“Io ascolto la natura, io so quello che il portone di Sant’Antonio mi dice”</i>. Io cittadino del mondo iperconnesso posso ancora parlare con la Pachamama, Madre Terra, e capire quello che mi comunica?</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Nel 2123 guardando indietro a questo XXI secolo mi chiederò perché si possedevano così tante cose.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Ma, se guardaste appena un po’ indietro nel tempo, penso al tempo di mio nonno Giovanni, vi accorgereste che per centinaia di migliaia di secoli l’uomo è vissuto alla giornata, cittadino di un mondo concepito a sua misura, producendo per l’autoconsumo, riutilizzando i beni di generazione in generazione, scambiando per ottenere ciò che non si riusciva a produrre da solo.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Oggi siete fagocitati dal mito del ritorno all’innocenza della specie, tanto che nascono sempre nuove forme di pensiero e di azioni, tutte inventate per farci sentire tutti più buoni, belli e altruisti.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Nel 2011 formalmente nasce il concetto di sharing economy e per il suo fantasmagorico debutto viene scelto il significato di consumo collaborativo.</span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #000000;"><strong>                                                                                                                      <span style="color: #ff0000;">  _________________________________________________________________</span></strong></span></p>
<div>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><b><span style="color: #0080d6;">Il termine consumo collaborativo ha origine nel 1978 e fu coniato da Marcus Felson e Joe. L. Spaeth nel loro articolo: “Community Structure and Collaborative Consumption: A routine activity approach”,pubblicato sulla rivista American Behavioral Scientist. Il concetto di sharing economy iniziò ad essere discusso alla fine del Novecento da economisti e uomini d’affari, ma si è concretizzato con il diffondersi di internet e con la nascita delle community. Nel 2011 Bryan Walsh, senior editor al Time Magazine, nell’articolo: “10 Ideas that Will change the World”. Time Magazine, March, 2011, afferma che la sharing economy è una delle dieci idee destinate a cambiare il mondo di domani. La premessa è la seguente: la seconda decade del ventunesimo secolo è testimone di uno slancio economico dettato da una vera e propria rivoluzione virtuale.Questo modello si è sviluppato soprattutto grazie al progresso tecnologico che ha permesso una sempre maggiore diffusione di internet, della tecnologia, delle community on line e di nuove piattaforme tecnologiche. In questo panorama gli imprenditori che operano nel campo della sharing economy hanno scorto un’opportunità per i consumatori offrendo loro la possibilità di condividere sia beni tangibili, come la casa o l’auto, che intangibili, come il proprio tempo libero.</span><br />
<span style="color: #ff0000;">   </span></b><span style="color: #ff0000;">__________________________________________________________________________</span></span></p>
</div>
<p><span style="color: #000000;">Oggi la sharing economy, impera, è viva e in ottima salute e siete voi a garantirne la crescita.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Crescita costante e tumultuosa, pensate a Uber, il servizio di taxi privato, oppure a AirBnb, che permette di affittare una stanza o un’intera abitazione per alcune notti in tutto il mondo.<a href="http://lavocedelquartiere.it/wp-content/uploads/2025/04/11.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-23974" alt="1" src="http://lavocedelquartiere.it/wp-content/uploads/2025/04/11-300x200.jpg" width="300" height="200" /></a> </span></p>
<p><span style="color: #000000;">Insomma, sono queste alcune delle piattaforme digitali che utilizzano le dinamiche della collaborazione.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Poveri ominidi, se da novizi avete iniziato con la gig economy, l’economia dei lavoretti o con l’on demand economy, adesso l’avete battezzata economia della condivisione, perché il mondo odierno è terra di conquista di gente che sa vestire di parole giuste cambiamenti rischiosi, nessuno si scalda di fronte a una piattaforma, mentre condivisione è l’opposto di egoismo, perché vi fa essere quello che tutti vorreste essere… degli altruisti.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">È la traversata della porta stretta che ci conduce alla pienezza della carità, la virtù teologale per antonomasia, quella che ci invita ad amare il prossimo come noi stessi.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Consumatori di tutto il mondo unitevi!</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Se abbraccerete la sharing economy, non solo avrete la possibilità di rimpinguare il vostro esangue conto in banca ma, nientepopodimeno (forma univerbata della locuzione niente po’ po’ di meno), vi avvicinerete a Dio.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Basta muovere il vostro ditino e con un paio di clic su una app, cambierete il mondo.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Finalmente una vera rivoluzione, capace di trasformare l’intero pianeta e i suoi abitanti, perché non serve più la relazione fisica, dove persino il Megadirettore Galattico non ha bisogno di conoscere i suoi dipendenti/sottoposti.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><a href="http://lavocedelquartiere.it/wp-content/uploads/2025/04/il-buio-oltre-la-siepe1.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-23977" alt="il buio oltre la siepe" src="http://lavocedelquartiere.it/wp-content/uploads/2025/04/il-buio-oltre-la-siepe1.jpg" width="201" height="251" /></a>Con sorriso magnetico con parole chiare, il nuovo profeta, predicherà che il nuovo approccio ha a che fare con il riemergere della comunità e la rinascita della fiducia verso l’Azienda.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Sì, perché, se decidi di far dormire in casa tua il Signor Nessuno con Airbnb, è solo perché senti di poterti fidare di lui, perché senti che tutti e due siete già stati clienti di qualcun altro che vi ha valutati positivamente.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">La sharing economy, nel racconto edificante e edificatorio del mito fondativo ha solo vantaggi, uno su tutti: è vantaggioso economicamente.<a href="http://lavocedelquartiere.it/wp-content/uploads/2025/04/092.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-23983" alt="09" src="http://lavocedelquartiere.it/wp-content/uploads/2025/04/092-225x300.jpg" width="225" height="300" /></a></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">I cantori della sharing economy come indomiti catechisti laici ci spiegano che essa porta alla decentralizzazione della ricchezza, del controllo e del potere.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Per questi motivi è un’economia migliore del modello economico precedente, quello rozzo della produzione e del consumo che aveva promesso indipendenza economica, libertà, realizzazione personale e anche felicità e… rovinosamente mantenuto poco.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">L’evangelista ci spiega che il nuovo modello merita di avere successo perché le comunità, il controllo e l’indipendenza economica vittime del modello precedente sono elementi incastonati nell’infrastruttura stessa della sharing economy.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Trasformare i clienti in credenti… ci risiamo un’altra volta.</span></p>
<p style="text-align: center;"><strong><span style="color: #ff0000;"><i>Non sia fatta la mia, ma la tua volontà.</i></span></strong></p>
<p style="text-align: right;"><span style="color: #000000;">Nola, 2 marzo 2026</span></p>
<p>&nbsp;</p>
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