Genoa – Napoli: W il padel. Giovanni Della Pietra. Nola
Genoa – Napoli: W il padel
di Giovanni Della Pietra
Nell’anticipo della 24^ giornata, i Campioni d’Italia provano a trainare il treno Champions in una sfida complicata a Marassi: allo stadio Luigi Ferraris, è Genoa – Napoli. Il match termina con un rocambolesco 2-3: Højlund e McTominay ribaltano il vantaggio di Malinovsky su rigore. Nella ripresa, Colombo riporta l’equilibrio. Allo scadere, Højlund segna il penalty decisivo.
Highlights
Un minuto di gioco e il Genoa è già avanti grazie al rigore trasformato da Malinovsky, concesso per il fallo di Meret su Vitinha. Il Napoli rimette il match in equilibrio con il tap-in vincente di Højlund (19′) sul tiro di McTominay. Due minuti dopo, lo scozzese si mette in proprio: salta Malinovsky e tira da lontanissimo all’angolino. È 1-2 per i partenopei! Malinovsky prova ad imitarlo, ma Meret si oppone. All’alba della ripresa, Colombo strappa palla a Buongiorno e va a rete per il pari del Grifone. Fino al 90′, da annoverare solo una conclusione murata di Gutiérrez. Al 94′, Højlund non sbaglia il penalty decisivo concesso per fallo di Cornet su Vergara: è 2-3!
Il punto Della Pietra
Genoa – Napoli è una di quelle storie che non sanno aspettare, partono forte, eppure ti tengono lì inchiodate fino alla fine. Sanno essere tachicardiche, emozionanti, difficile trovarci un filo logico e per questo a tratti frustranti. Gara più emozionale che tattica, con confronti a tutto campo. E allora tocca solo mettersi comodi e godersi lo spettacolo. Ma come al solito, per gradi: il Genoa di mister De Rossi si avvicina al match di Marassi reduce da grandi prestazioni, che non sempre i risultati hanno premiato. E lo fa con il migliore vestito possibile: 3-5-2 con Malinovsky e Frendrup a dare sostanza e qualità in mezzo al campo. Il Napoli, incerottato e con gli acquisti di gennaio da inserire, conferma il 3-4-2-1, ritrovando nella linea difensiva Amir Rrahmani.
Diciotto secondi e la ponderata gara d’attesa va a farsi benedire: contatto Meret-Vitinha, Massa – o meglio il VAR – concede rigore. Malinovsky è una sentenza dal dischetto.
Partenza in salita per i partenopei: Lobotka prende in mano la regia, McTominay alza il raggio d’azione e diventa pericolo costante. In due minuti, lo scozzese propizia il gol del vantaggio su cui c’è il tap-in vincente di Højlund, si medica da solo per un dolore alla caviglia e ribalta il risultato grazie ad un tiro dalla distanza. Insomma, parkour!
Lo scozzese alza bandiera bianca all’intervallo. Sembra una ripresa propensa a scorrere via come un destino a cui non puoi opporti, poi venti minuti da thriller. Prima Buongiorno perde una palla sanguinosa, che significa il pari per gli uomini di DDR. Il Grifone preme e porta alla prima, poco comprensibile, ammonizione per Juan Jesus, poi sulla trattenuta ai danni di Ekuban poco da eccepire. Espulso.
Lo immagino così mister Conte: capo chino perché la sfiga ci vede benissimo, ma anche sorriso beffardo di chi sa cosa fare per reggere più a lungo possibile. Resta la difesa a 5 per coprire l’ampiezza contro una squadra che fa dei cross una sua caratteristica offensiva, resta Højlund unico baluardo offensivo. Tutti sentono il ticchettio del cronometro che scorre: per il Genoa rappresenta un pari acciuffato ma si può azzannare una preda in difficoltà e con un uomo in meno; per il Napoli è un punto d’oro visto le condizioni, ma significa perdere il passo del treno europeo. Palla lunga di Meret, forse persa: Højlund è solo contro tre difensori rossoblù. Ostigård è in controllo, ma appoggia male al portiere. È corner! Ultima speranza: la palla arriva a Vergara in area di rigore. L’uomo della provvidenza, ‘o piccerillo – come lo chiamano i telecronisti d’oltremanica – sterza e Cornet lo tocca in maniera quasi impercettibile. Massa lascia correre. Il VAR no. Højlund tira sufficientemente male da ingannare Bijlow.
Il Napoli, fortemente incerottato, senza il suo capitano, senza il suo miglior calciatore, senza un uomo, trova una vittoria insperata in uno dei campi più ostici del nostro campionato.
Il Genoa compie l’ennesima buona gara, ma non riesce a trovare il risultato che fa da ciliegina sulla torta. Una sconfitta da accettare anche per le modalità. Ma adesso arrivano le sfide da vincere per una salvezza tranquilla del Grifone.
Pagelle
Lobotka 7: Se l’amore è sicurezza, con la sua regia prende per mano la squadra nel momento più difficile. La fascia sul braccio è una grande dichiarazione d’amore. La sua è la pagella San Valentino.
Buongiorno 4: Non soffre Colombo, quanto aveva sofferto Piccoli, ma passa alla storia di questa sfida con due errori che ne hanno modificato l’andamento. È decisivo sia sul rigore di Vitinha sia sulla rete di Colombo. Solo il sostegno dei compagni può essere benzina per superare questo momento complicato: maledetti alieni di Space Jam.
McTominay 7.5: Oltre la stanchezza, oltre il dolore: Scott prima ribalta il Genoa con una caviglia malandata, poi si arrende solo ad un dolore muscolare. Peccato, aveva regalato sprazzi di onnipotenza calcistica.
Ostigård 5: Semplicità di produrre e fare danni: per onestà, più la seconda opzione. Perde il derby scandinavo con Højlund, che lo brucia sulla rete del pari. Regala un corner agli avversari su un appoggio che poteva essere comodo: è la spinta sul piano inclinato che porta al 2-3. Certezza sì, ma che tutto andrà male.
Arbitro
Massa (& co.) 4: O forse 6-2 6-3 7-6. Non sono numeri a caso come sembrerebbe. Gestisce male una gara che prevede sprazzi di WrestleMania, tranne in area di rigore dove il
contatto diventa tabù. Lo conferma al 1′, con Meret che esce sul retropassaggio sciagurato di Buongiorno, colpendo Vitinha che furbamente trascina la gamba alla ricerca del contatto. Massa non concede il penalty live, il VAR lo richiama, stiracchiando quelle pieghe del protocollo che sembravano chiare. Ci ricasca al 94′ sul contatto Cornet-Vergara: troppo lieve per definire uno step on foot, sufficiente per dare margine all’ingiustificato protagonismo VAR di intervenire. All’OFR, Massa concede il rigore decisivo. Episodio curioso e tragicomico: Massa fischia l’uscita del pallone, Vitinha e Juan Jesus continuano a combattere in maniera fisica. Il brasiliano viene ammonito per condotta antisportiva. Lascia qualche dubbio. La seconda ammonizione per Juan Jesus resta l’unica scelta felice della sua prestazione. Insomma, se il “mio” calcio è ridotto così, è il caso di dare una possibilità al padel.
Nola, 9 febbraio 2026





