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	<title>La Voce del Quartiere &#187; Tecnologia, musica e altro</title>
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		<title>Al Teatro Acacia di Napoli va in scena la follia nella commedia “Ditegli sempre di si” di Eduardo De Filippo.</title>
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		<pubDate>Tue, 03 Feb 2026 16:02:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>vdq2</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Al Teatro Acacia di Napoli va in scena la follia nella commedia “Ditegli sempre di si” di Eduardo De Filippo. di Domenico </p><p>The post <a href="https://lavocedelquartiere.it/al-teatro-acacia-di-napoli-va-scena-la-follia-nella-commedia-ditegli-sempre-di-si-di-eduardo-de-filippo-2/">Al Teatro Acacia di Napoli va in scena la follia nella commedia “Ditegli sempre di si” di Eduardo De Filippo.</a> appeared first on <a href="https://lavocedelquartiere.it">La Voce del Quartiere</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><span style="font-size: small; color: #0000ff;"><strong>Al Teatro Acacia di Napoli va in scena la follia nella commedia “Ditegli sempre di si” di Eduardo De Filippo.</strong></span><br />
di <strong>Domenico De Gregorio</strong></p>
<p align="justify"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;"><i>Domenico Pinelli,</i></span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;"> giovane attore di successo e regista alla sua prima vera esperienza, porta in scena al teatro </span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;"><i>Acacia di Napoli</i></span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;">, insieme a </span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;"><i>Mario Autore e Anna Ferraioli Ravel,</i></span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;"> “Ditegli sempre di sì”, una commedia dalle molteplici faccetta</span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;">t</span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;">ure, complessa a tratti, divertente e profonda, in un allestimento scenografico moderno ed innovativo che prende luce dalla lettura attenta delle varie stesure che la commedia ha visto prendere luce a partire dal 1927.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;">La follia è la protagonista assoluta della commedia, Michele Murri, interpretato da Domenico Pinelli, è l’innocenza, è l’ingiustizia dei non accettati, è la saggezza e la concretezza di chi vede le cose per quelle che sono, senza filtri, senza i paletti delle convenzioni e moralismi sociali che decidono quello che è giusto e quello che non lo è. Il manicomio non lo guarisce, o meglio non lo riporta in quello schema sociale, dove invece vivono, protetti i membri della sua famiglia ed i suoi amici. In questo scontro continuo tra mondo onirico, fiabesco e senza confini ed il mondo concreto della morale sociale si dipana la storia tragicomica familiare di uno di noi, di chiunque oggi come allora si trova a doversi confrontare con il mistero della follia e tutte le sue imprevedibili conseguenze.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;">Gli attori si muovono bene sul palco, la recitazione è fluida, veloce, incalzante, dando allo spettatore la giusta dose di tensione emotiva che lo sollecita continuamente a riflettere su quanto accade in scena, che altro non è che il palcoscenico della vita.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;">Il ritmo sostentuto, sottolinea bene il divario tra la pazzia e la normalità, due condizioni dell’essere umano che convivono sotto lo stesso tetto, negandosi a vicenda per sopravvivere. Si salvi chi può, sembrano gridate tutti i personaggi della commedia, un grido di aiuto che vola lontano e che ancora oggi non è ascoltato. Eduardo è grande proprio per questo, perché non ha tempo, i suoi personaggi, le loro storie, sono attualissime ed ancora oggi ci fanno riflettere.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;">Lo spettacolo volge al termine, i personaggi si svelano tra la paura e l’amara realtà, il tutto unito dal forte legame familiare ed affettivo che l’essere umano non deve mai perdere di vista.</span></span></p>
<p align="right"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;">Napoli, 3 febbraio 2026</span></span></p>
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		<title>In viaggio verso Parigi alla scoperta di Molière con Enzo Decaro e Nunzia Schiano.</title>
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		<pubDate>Mon, 20 Jan 2025 11:07:00 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>In viaggio verso Parigi alla scoperta di Molière con Enzo Decaro e Nunzia Schiano. di Domenico De Gregorio Al Teatro Sannazaro di </p><p>The post <a href="https://lavocedelquartiere.it/viaggio-verso-parigi-alla-scoperta-di-moliere-con-enzo-decaro-e-nunzia-schiano/">In viaggio verso Parigi alla scoperta di Molière con Enzo Decaro e Nunzia Schiano.</a> appeared first on <a href="https://lavocedelquartiere.it">La Voce del Quartiere</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><span style="color: #0000ff;"><strong>In viaggio verso Parigi alla scoperta di Molière con Enzo Decaro e Nunzia Schiano.</strong></span><br />
di <strong>Domenico De Gregorio</strong></p>
<p style="text-align: center;"><img alt="L'AVARO IMMAGINARIO con ENZO DE CARO - MARTEDì 21 NOVEMBRE - TEATRO DEL ..." src="https://colle-di-val-d-elsa-api.municipiumapp.it/s3/640x480/s3/2221/media/locandina-1-002.jpg" /></p>
<p style="text-align: center;">
<p style="text-align: center;">Al T<strong>eatro Sannazaro di Napoli</strong> va in scena<em> “L’avaro Immaginario” di Enzo Decaro</em>, uno spettacolo dei sentimenti, dei ricordi e della speranza.</p>
<p>Sono proprio questi valori i veri protagonisti della pièce teatrale, un viaggio on the road durante il quale gli spettatori in sala conosceranno le vicissitudini della famiglia di teatranti della provincia di Napoli capitanati da Bruno, in viaggio verso la Parigi del Settecento con il preciso obiettivo di conoscere il grande Molière.</p>
<p><em>Enzo Decaro,</em> in questo spettacolo adatta e rilegge il testo scritto da Lugi De Filippo e ne fa un romantico, colto e nostalgico racconto di una storia che appassiona subito lo spettatore rapito dalla bellezza dei suoi personaggi, semplici, umili e dignitosi e dalla bellezza della scenografia realizzata da <em>Luigi Ferrigno</em> che con maestria insieme ai costumi di <em>Ilaria Carannante,</em> riproducono quadri scenici che sono delle vere guasche napoletane di grande bellezza. Ogni personaggio in scena si muove con disinvoltura e leggerezza ed armonia creano un perfetto insieme che rende la narrazione della storia fluida, leggera ed attenta nel dosare con sapienza, comicità e dramma, tristezza ed allegria in un perfetto equilibrio non facile da raggiungere.</p>
<p style="text-align: center;"><img alt="ENZO DECARO e NUNZIA SCHIANO in L’AVARO IMMAGINARIO da Molière/Luigi De ..." src="https://th.bing.com/th/id/OIP.8JSK6Y1yUzg5T8mPvrvVlAHaEK?rs=1&amp;pid=ImgDetMain" /></p>
<p><em> Enzo Decaro</em> nei panni del capofamiglia Bruno, è il sognatore, è la speranza di un futuro migliore, è la forza che fa superare la fame, e tutte le avversità della vita. È lui che attraverso un rapporto epistolare con il grande Molière, mantiene alto l’umore della compagnia, tra litigi ed amori che iniziano a sbocciare. Grande il personaggio di<em> Filomena interpretato da Nunzia Schiano,</em> la sorella che mantiene saldi i rapporti tra i suoi fratelli spesso in urto. Con la sua parola, con il suo pensiero espresso attraverso modi di dire che affondano le loro radici nel mistero del tempo andato, Filomena sostiene con forza tutti, anche nel momento della verità ultima quando il viaggio volge al termine.</p>
<p>In questo viaggio tra speranza, sogni e desideri, Bruno incontrerà la maga, la cartomante, interpretata da<em> Ingrid Sansone,</em> che lo aiuterà ad avere alcune risposte per appagare il suo desiderio di conoscenza.</p>
<p>Sul palco insieme ad <em>Enzo Decaro e Nunzia Schiano, tutta la compagnia di Luigi De Filippo</em> che in perfetta armonia regalano al pubblico uno spettacolo di puro godimento.</p>
<p style="text-align: right;">Napoli, 20 gennaio 2025</p>
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		<title>British Style, 10 canzoni di Sting e The Police!</title>
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		<pubDate>Wed, 12 Jun 2024 10:12:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>vdq2</dc:creator>
				<category><![CDATA[Tecnologia, musica e altro]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>British Style, 10 canzoni di Sting e The Police! di Emanuela Cristo La playlist di questa settimana è dedicata ad un grande </p><p>The post <a href="https://lavocedelquartiere.it/british-style-10-canzoni-di-sting-e-police/">British Style, 10 canzoni di Sting e The Police!</a> appeared first on <a href="https://lavocedelquartiere.it">La Voce del Quartiere</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><span style="color: #0000ff;"><strong>British Style, 10 canzoni di Sting e The Police!</strong></span><br />
di <strong>Emanuela Cristo</strong></p>
<p style="text-align: justify;">La playlist di questa settimana è dedicata ad un grande artista britannico che da un bel po’ di anni ha scelto però di vivere in una tenuta nelle bellissime campagne toscane: Sting. Immergiamoci in un breve excursus della sua carriera, ascoltando alcuni brani dei Police, coi quali ha ottenuto enorme successo internazionale, e altri pescati dal suo brillante percorso solista.</p>
<p><strong>1. Roxanne – 1978</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Roxanne fu il primo estratto di Outlandos d’Amour, abum di debutto dei Police. La canzone fece subito scalpore e subì in molte occasioni la censura in quanto racconta il punto di vista di un uomo che si innamora di una prostituta. Pensato in origine come una bossa nova, divenne poi un tango. Sting dichiarò di essere stato ispirato dalle prostitute che vedeva nei pressi dell’albergo in cui soggiornava in Francia. Il nome fa riferimento ad un personaggio della commedia teatrale Cyrano de Bergerac.</p>
<p><strong>2. Message in a bottle – 1979</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Primo singolo del secondo album dei Police, Reggatta de Blanc, fu anche il loro primo brano ad arrivare al primo posto in classifica nel Regno Unito. Parla di un naufrago su un’isola deserta che spedisce un messaggio in una bottiglia con una richiesta di aiuto, affidandosi alla speranza. Per poi riconoscere il proprio sentimento di alienazione e solitudine in altri cento miliardi di bottiglie uguali alla sua sulla riva. La canzone è al 65° posto delle 100 migliori con la chitarra secondo Rolling Stone.</p>
<p><strong>3. Don’t stand so close to me – 1980</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Fu il brano che aprì il successo ai Police negli Stati Uniti ed era incluso nel loro terzo album Zenyatta Mondatta. Parla dei sentimenti contrastanti di un professore che si accorge dell’infatuazione di un’allieva nei suoi confronti e cerca di resistere alla tentazione evitando situazioni compromettenti. Sting fu insegnante di inglese per un breve periodo prima di diventare musicista ma ha più volte negato riferimenti autobiografici nella canzone.</p>
<p><strong>4. Every little thing she does is magic – 1981</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Contenuta in Ghost in the Machine, quarto album della band, nel 1981, la canzone fu in realtà scritta da Sting nel ’76, in un periodo, a suo dire, in cui si sentiva molto romantico. Dopo una fase più politicamente impegnata, il romanticismo era tornato, da qui la decisione di inserire il brano nell’album.</p>
<p><strong>5. Fragile – 1987</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Immediatamente riconoscibile dalle prime note, questo brano è uno dei più identificativi del cantante inglese, almeno per quanto riguarda la sua carriera post-Police. Infatti, è contenuto nel suo secondo album solista, Nothing Like the Sun, ed è dedicato a un ingegnere civile americano ucciso dai Contras in Nicaragua. In generale è un brano contro ogni forma di violenza e sulla fragilità dell’essere umano di fronte ad essa.</p>
<p>6.<strong> Englishman in New York – 1987</strong></p>
<p style="text-align: justify;">“Be yourself, no matter what they say”. Per la stesura di questo brano Sting fu ispirato da un attore e scrittore britannico, Quentin Crisp, trasferitosi a New York, che gli aveva raccontato la vita asfissiante che un omosessuale come lui aveva dovuto sopportare in Gran Bretagna fino almeno agli anni ’60. La canzone, alla quale ha partecipato il sassofonista Branford Marsalis, è dunque un’esortazione a vivere la propria vita senza curarsi del giudizio altrui e un omaggio al coraggio di chi decide di seguire la strada della propria libertà anche a costo di essere uno straniero in una terra straniera.</p>
<p><strong>7. Mad about you – 1991</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Il pezzo dai suoni orientaleggianti fa parte del terzo album di Sting, The Soul Cages, e parla di un amore capace di annullare qualsiasi distanza geografica. Zucchero, amico del cantante, ne scrisse una versione in italiano, Muoio Per Te, che hanno in più occasioni cantato insieme.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>8. Shape of my heart – 1993</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Scritto insieme al chitarrista Dominic Miller, questo è un altro dei brani più amati della discografia del cantante inglese, contenuto nel suo quarto album Ten Summoner’s Tales. È stato utilizzato per i titoli di coda di un film cult degli anni ’90: Leon, con Jean Renò e Natalie Portman.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>9. Desert rose – 2000</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Dall’album Brand New Day, questo brano presenta nuovamente delle sonorità orientaleggianti, nonché dei versi in lingua araba, e vede la collaborazione del cantante algerino Cheb Mami. Nel video si vede Sting attraversare in auto il deserto del Mojave. L’ispirazione nacque dal romanzo Dune di Frank Herbert.</p>
<p><strong>10. Stolen car (Take me dancing) – 2003</strong></p>
<p>Una canzone che parla di un ladro di auto che si immagina ricco proprietario delle stesse vetture che ruba, sperando in una vita migliore. Fa parte del settimo lavoro di Sting, Sacred Love.</p>
<p style="text-align: right;">Napoli, 12 Giugno 2024</p>
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		<title>Max Pezzali è sempre in squadra con noi.</title>
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		<pubDate>Tue, 04 Jun 2024 09:38:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>vdq2</dc:creator>
				<category><![CDATA[Tecnologia, musica e altro]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Max Pezzali è sempre in squadra con noi. di Emanuela Cristo Max Pezzali ha venduto milioni di dischi nei suoi quasi trent’anni </p><p>The post <a href="https://lavocedelquartiere.it/max-pezzali-e-sempre-squadra-con-noi/">Max Pezzali è sempre in squadra con noi.</a> appeared first on <a href="https://lavocedelquartiere.it">La Voce del Quartiere</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><span style="color: #0000ff;"><strong>Max Pezzali è sempre in squadra con noi.</strong></span><br />
di<strong> Emanuela Cristo</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Max Pezzali ha venduto milioni di dischi nei suoi quasi trent’anni di carriera ma per noi che eravamo ragazzini negli anni ’90 è stato e rimane praticamente un amico, quasi un fratello. Lontanissimo dall’incarnare la figura dell’irraggiungibile star di successo, cappellino da baseball, giubbotto e jeans, con Max ci parli dandogli del tu, perché anche se devi parlare “di” lui è quasi come se stessi parlando “con” lui.</p>
<p style="text-align: center;"><em>“Eravamo molto naif: ci chiudevamo in cantina a scrivere e registrare, e per noi finiva lì. E anche quando suonavamo in giro, era quasi “per vedere di nascosto l’effetto che fa”. [] Non credevamo che le nostre canzoni potessero essere considerate pop.”</em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Gli 883: Pezzali e il tizio che salta sul palco</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Max Pezzali conobbe a scuola colui che divenne poi il suo compagno d’avventure. Mauro Repetto era l’altra faccia della medaglia 883, che esordì nel 1991 con l’album Hanno ucciso l’uomo ragno. Per molti all’inizio era soltanto “il tizio che salta mentre Max Pezzali canta”, perché di fatto era ciò che faceva sul palco, non cantando e non suonando alcuno strumento. In realtà era coautore dei testi insieme a Pezzali. Gli 883 non si aspettavano che i loro testi avrebbero potuto muovere l’interesse di qualcuno. Mai aspettativa fu più sbagliata visto che le loro canzoni di quegli anni, e quelle del Pezzali poi solista, sono ormai patrimonio nazionalpopolare, fra i brani più cantati in ogni karaoke d’Italia e colonna sonora generazionale di un decennio dal quale sembra ancora difficile uscire, e al quale, anzi, si cerca invece di tornare sempre più con nostalgia.</p>
<p style="text-align: justify;">Canzoni come Nord Sud Ovest Est, Sei un Mito, Come Mai, Nessun Rimpianto, La Regola dell’Amico, Una Canzone d’Amore… hanno il potere di trasportare all’istante chi le ascolta, ricordandone a memoria ogni singola parola, in una dimensione spazio-temporale che è quella dell’età adolescenziale, con i suoi sogni, le sue speranze, i legami d’amicizia come quelli che non avrai mai più da grande. Gli Anni delle immense compagnie, gli anni in motorino sempre in due.</p>
<p style="text-align: center;"><img alt="883/Max Pezzali Fanpage" src="https://encrypted-tbn0.gstatic.com/images?q=tbn:ANd9GcSAhxepReEc1CWpGlsByn0SN8l0ai26SohWxw&amp;s" data-ilt="1717493826778" /></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>È inutile nasconderlo: a Max vogliamo bene proprio tutti</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Ma cos’è esattamente che ha reso Max Pezzali semplicemente Max, uno di famiglia? Uno che ci unisce praticamente tutti, in maniera trasversale, accomunando le persone più diverse fra loro e rivelandosi background musicale anche dei più insospettabili. E pensiamo, ad esempio, al fumettista Zerocalcare, notoriamente poco avvezzo al mainstream, anche se ultimamente, quasi suo malgrado, ha visto la sua figura professionale crescere notevolmente e diventare sempre più pop.</p>
<p style="text-align: justify;">L’incontro fra Pezzali e Zerocalcare è artisticamente avvenuto in occasione del lancio di In Questa Città, brano del 2019 del cantante, per il quale il fumettista ha disegnato la copertina. Sodalizio apparentemente improbabile che, a ben guardare però, di improbabile ha, in fondo, poco. Innanzitutto, la canzone è dedicata a Roma, città di Zero, nella quale il pavese Pezzali ha vissuto per dieci anni. Indagando meglio, poi, scopriamo che i due in comune hanno anche la passione per il punk e, ovviamente, per i fumetti. Ma soprattutto entrambi vengono e raccontano di realtà di periferia/provincia. Di una gioventù annoiata con un sacco di tempo a disposizione, tanti sogni nella testa e pochissimi mezzi per realizzarli. Così come la periferia di Rebibbia disegnata da Calcare, la provincia cantata da Pezzali è un luogo dal quale non puoi scappare se in tasca hai solo “un deca”. Hanno Ucciso l’Uomo Ragno ci racconta della caduta degli eroi e della perdita di punti di riferimento. Ma lo smarrimento adolescenziale ci fa sentire meno persi se ad affrontarlo con noi c’è la solita “compagnia”, quella delle scorribande con “la radio a 1000 watt”, che si perde sulla “Rotta per Casa di Dio” e finisce in autogrill “con in mano birra e Camogli”.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Max e gli altri</strong></p>
<p style="text-align: center;">“Da queste foto io non lo direi<br />
che di tutta ‘sta gente solo noi<br />
siam rimasti uniti, senza fotterci mai<br />
sull’amicizia e sulla lealtà<br />
ci abbiam puntato pure l’anima” da La Dura Legge del Gol</p>
<p style="text-align: justify;">Concluso il sodalizio con Repetto nel ’94 e salutato il marchio 883 nel 2002 per essere semplicemente Max Pezzali, il cantante ha collaborato negli anni con un gran numero di artisti, da Jovanotti a Fiorello, Britti, Giorgia, Bennato, una lunga schiera di rapper, Renga e Nek coi quali nel 2018 è partito in tour. Nel 2012, in coppia con un altro autentico mito dell’ultimo decennio del secolo scorso, J-Ax, ha pIl suo ultimo album, uscito il 30 ottobre, è Qualcosa di Nuovo. Ospiti: di nuovo J-Ax e Tormento, ex Sottotono, manco a dirlo… duo simbolo degli anni ‘90. Per circa tre decenni Pezzali ha continuato a raccontare nel suo stile semplice e diretto piccoli e grandi eventi quotidiani, di quelli che succedono a noi comuni mortali che, per questo, lo consideriamo uno di noi, uno che della nostra compagnia ai tempi dell’adolescenza ha fatto parte.ubblicato Sempre Noi, un brano spudoratamente nostalgico dei tempi a 56k, fra Gameboy e rullini Kodak, dedicato a tutti noi che “non abbiamo lasciato morire i sogni, solo il Tamagotchi”. Nell&#8217; album,  è Qualcosa di Nuovo, ospiti: di nuovo J-Ax e Tormento, ex Sottotono, manco a dirlo… duo simbolo degli anni ‘90. Per circa tre decenni Pezzali ha continuato a raccontare nel suo stile semplice e diretto piccoli e grandi eventi quotidiani, di quelli che succedono a noi comuni mortali che, per questo, lo consideriamo uno di noi, uno che della nostra compagnia ai tempi dell’adolescenza ha fatto parte.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Max Pezzali è in squadra con noi</strong></p>
<p style="text-align: justify;">E, anche se ha ormai passato i 50 e gli anni duemila l’hanno visto sposare le emozioni del pubblico un po’ meno rispetto al passato, non riuscendo ad incrociare a pieno il cambio generazionale, all’annuncio di una data evento a Milano per San Siro Canta Max prevista per il luglio 2020 (poi slittata per la pandemia), i biglietti sono andati sold out nel giro di pochi giorni, costringendo gli organizzatori a prevedere una seconda serata. Perché Max è l’amico che ci ricorda chi eravamo, che ha condiviso con noi i sogni e le insicurezze dell’affacciarsi al mondo degli adulti, di quando “ci divertivamo anche con delle cose senza senso, questo piccolo quartiere ci sembrava quasi immenso”. Che, a distanza di anni, ricorda con amarezza quell’amico che abbiamo poi perso di vista e che ha imboccato la strada sbagliata che si è interrotta bruscamente “su quella panchina”, al quale però giura “se tornerai magari poi noi riconquisteremo tutto”. Perché quel legame d’amicizia era tutto ciò che avevamo e che ci faceva andare nel mondo come una squadra, e andava bene anche se poi alla fine si perdeva.</p>
<p style="text-align: center;">“È la dura legge del gol<br />
gli altri segneranno però<br />
che spettacolo quando giochiamo noi<br />
non molliamo mai<br />
loro stanno chiusi ma<br />
cosa importa chi vincerà<br />
perché in fondo lo squadrone siamo noi<br />
lo squadrone siamo noi” da La Dura Legge del Gol</p>
<p style="text-align: right;">Napoli, 4 giugno 2024</p>
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		<title>The River, Springsteen e quell’auto sempre pronta a partire</title>
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		<pubDate>Fri, 31 May 2024 06:46:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>vdq2</dc:creator>
				<category><![CDATA[Tecnologia, musica e altro]]></category>
		<category><![CDATA[life]]></category>
		<category><![CDATA[people]]></category>
		<category><![CDATA[sound]]></category>
		<category><![CDATA[spettacolo]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>The River, Springsteen e quell’auto sempre pronta a partire di Emanuela Cristo Il 17 ottobre 1980 arrivò sul mercato la quinta fatica </p><p>The post <a href="https://lavocedelquartiere.it/river-springsteen-e-quellauto-sempre-pronta-partire/">The River, Springsteen e quell’auto sempre pronta a partire</a> appeared first on <a href="https://lavocedelquartiere.it">La Voce del Quartiere</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><span style="color: #0000ff;"><strong>The River, Springsteen e quell’auto sempre pronta a partire</strong></span><br />
di <strong>Emanuela Cristo</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Il 17 ottobre 1980 arrivò sul mercato la quinta fatica di Bruce Springsteen. Colui che era ormai considerato il Boss, il working class hero del proletariato americano, pubblicò il suo primo album doppio: The River.<br />
Per la prima volta da tempo, aveva potuto pensare ad un disco senza le pressioni di critici, case discografiche e pubblico. Questo non significa, però, che la gestazione fu semplice: ne ha dovuti fare di kilometri quel fiume per arrivare al mare!</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>L’approccio maniacale di Springsteen</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><em>“Volevo che il nuovo disco avesse tutta la ruvida e fragorosa spontaneità di un nostro live.  Volevo ampliare la gamma delle emozioni. C’era solennità nei nostri concerti, ma non solo: ci si divertiva un mondo, e stavolta volevo che si sentisse.  The River non doveva essere perfetto, ma di una bellezza disordinata.”</em></p>
<p style="text-align: justify;">Nel ’79 Springsteen consegnò alla casa discografica The Ties That Bind, una prima versione dell’album, con undici brani. Ma non era soddisfatto, <em>“era buono ma non era grande.</em> <em> Più lo ascoltavo, più mi convincevo che non era abbastanza”</em>. Così tornò in studio per un altro anno e scrisse più di cento canzoni. Si convinse che da quel materiale sarebbe uscito un album doppio e i pezzi arrivarono a venti.</p>
<p style="text-align: justify;">Little Steve, coproduttore, lo spinse a tirare fuori i brani più marcatamente rock che il Boss aveva scritto e lasciato fuori dalle pubblicazioni precedenti. Il mixaggio fu un’operazione travagliata, con una moltitudine di tracce registrate per creare più rumore possibile, che la voce di Springsteen faticava a sovrastare. Alla fine, riuscirono ad arrivare all’agognato equilibrio fra il garage noise e la comprensibilità delle parole. Per la copertina di The River fu ripescata una foto dalle session scattate per Darkness On The Edge of Town, sulla quale nome e titolo del disco furono scritti in un carattere stile B-movie.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Irraggiungibili terre promesse, sogni infranti e ancore di salvezza</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><em>“I temi della casa, della famiglia e del matrimonio si insinuavano nell’album mentre cercavo di capire che ruolo potevano avere nella mia vita.”</em></p>
<p style="text-align: justify;">E la morte. E il tempo che passa. Tutti temi che Springsteen affrontò e sviscerò con rinnovata maturità in un album che è una galleria di esistenze spezzate, di uomini piegati sulle ginocchia che fanno i conti con la vita. Tra disillusioni, rimpianti e senso di impotenza davanti a un futuro già scritto di sudore e fatica. La stanca rassegnazione di Point Blank è un pugno nello stomaco (you wake up and you’re dying and you don’t even know what from): se ascoltandola non avete le lacrime agli occhi, correte in strada a riprendere il vostro cuore, perché lo state perdendo.</p>
<p style="text-align: justify;">E se un giorno assisterete a un concerto del Boss, preparatevi a brividi lungo la schiena e pelle d’oca quando arriverà il momento di Drive All Night. Con la title track, ispirata alla sorella Virginia, il Boss ripescò la passione per il country per raccontare di vite vissute accanto ad un fiume in secca che una volta scorreva carico di promesse. Ma raccontò anche di due persone che trovano l’una nell’altra la forza di andare avanti, di tenere acceso quell’ultimo fiammifero di speranza. La complicità della persona che ti sta accanto è l’àncora alla quale aggrapparsi per continuare a ballare questa sfiancante danza della vita.</p>
<p><strong>Un’auto sempre pronta</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Hungry Heart fu la prima vera hit di Springsteen ma soprattutto fu il brano che finalmente portò ai concerti le donne. The River vendette milioni di copie e ricondusse il Boss e la sua E Street Band oltreoceano. Il tour europeo, con la tappa in una Berlino divisa in due dal muro, segnò profondamente il gruppo, che gradualmente diede una connotazione maggiormente politica al proprio lavoro.</p>
<p style="text-align: justify;">The River non era un concept album, ma un disco coeso e pieno di cose. Una matura summa della poetica di Springsteen e di quello che sarebbe stata da quel momento in poi. Uno stile talmente ancorato al rock classico da non risultare, ancora oggi, invecchiato neanche un po’. Ottanta minuti tra le macerie di vite di periferia, tradite e dimenticate, vissute all’ombra ma con una ostinata scintilla di speranza sempre accesa.</p>
<p style="text-align: center;"><em>“Well I got some beer</em><br />
<em> And the highway’s free</em><br />
<em> And I got you,</em><br />
<em> and baby you got me” Sherry Darling</em></p>
<p style="text-align: justify;">Nonostante tutto, rimane sempre quell’auto parcheggiata là fuori sulla quale saltare, per sfrecciare insieme sulle infinite highways, rincorrendo un futuro migliore.</p>
<p style="text-align: right;">Napoli, 31 maggio 2024</p>
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		<title>Keith Richards è ancora molto più figo di voi</title>
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		<pubDate>Tue, 28 May 2024 06:14:18 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Tecnologia, musica e altro]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Keith Richards è ancora molto più figo di voi di Emanuela Cristo “Il corpo, dovevi darlo per scontato. Qualsiasi sforzo tu gli </p><p>The post <a href="https://lavocedelquartiere.it/keith-richards-e-ancora-molto-piu-figo-di-voi/">Keith Richards è ancora molto più figo di voi</a> appeared first on <a href="https://lavocedelquartiere.it">La Voce del Quartiere</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><span style="color: #0000ff;"><strong>Keith Richards è ancora molto più figo di voi</strong></span><br />
di <strong>Emanuela Cristo</strong></p>
<p style="text-align: justify;">“Il corpo, dovevi darlo per scontato. Qualsiasi sforzo tu gli chiedessi, doveva rispondere.” Parola di Keith Richards. E magari il suo segreto è stato questo. Perché se c’è una persona al mondo che nel corso della propria esistenza è scampata innumerevoli volte alla grande mietitrice, quella persona è proprio il leggendario chitarrista degli Stones.<br />
Forse sarò di parte, perché è una grande passione quella che nutro per Keef… ma se almeno un po’ stuzzica anche la vostra curiosità, fatevi un favore (se non l’avete ancora fatto) e leggetevi Life. Tecnicamente la sua autobiografia pubblicata nel 2010, praticamente il racconto epico (ma anche rocambolesco), attraverso almeno sei decenni di storia della musica e della società, di quella che non è stata una vita, quanto piuttosto una trama di decine di vite intessute fra loro, esagerate, straordinarie, portate all’estremo e consumate. D’altra parte, non vorremmo mica consegnare alla morte un corpo intonso?</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il Paradiso può attendere</strong></p>
<p style="text-align: justify;">In 32 Dicembre, un immenso Luciano De Crescenzo espone la sua teoria della bidimensionalità del tempo (mi permetto di consigliarvi anche la visione di questa pellicola). Per farla breve, l’ingegnere-filosofo sostiene che il tempo possa essere vissuto in lunghezza oppure in larghezza: nel primo caso, vivendo in modo monotono e sempre uguale, dopo 60 anni uno avrà 60 anni. Al contrario, se lo si vive in larghezza, innamorandosi e facendo magari anche qualche sciocchezza, dopo 60 anni uno avrà solo 30 anni. Il guaio, secondo il Maestro, “è che gli uomini studiano come allungare la vita, quando invece bisognerebbe allargarla.”</p>
<p style="text-align: justify;">Non mi viene in mente nessun altro che possa fungere da prova vivente di questa teoria più di Keith Richards. La sua vita è decisamente “larga”. Ha fatto tutto quello che poteva essere fatto. Spingendo sé stesso sempre al limite, brandendo come unica arma la sua chitarra e col suo inconfondibile sorriso da furbetto sempre stampato sulla faccia.</p>
<p style="text-align: justify;">Vogliamo pensare ad alcune delle volte in cui Keef avrebbe potuto presentarsi all’appuntamento col Creatore? Prendiamo ad esempio il 3 dicembre del ’65, a Sacramento, mentre suonava The Last Time davanti a cinquemila persone e la sua chitarra toccò l’asta del microfono, dal quale partì un sovraccarico di elettricità che fece fare a Keith un volo all’indietro di metri. Ci fu chi pensò che gli avessero sparato! Finì all’ospedale intubato e il medico disse: “Beh, potrebbe risvegliarsi come non potrebbe farlo mai più.” Lo fece, probabilmente salvato dalle spesse suole delle sue scarpe di suede Hush Puppies, che fecero da messa a terra. E la sera dopo era di nuovo sul palco.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Top of the list!</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Chiaramente, da perfetta icona rock, Richards ha passato anni ad assumere più o meno qualsiasi sostanza stupefacente in circolazione, arrivando anche a vedersela davvero brutta a causa della dipendenza da eroina. Riguardo alla cocaina, invece, dice che ad un certo punto ha smesso di farsi perché la roba che era in giro era ormai di pessima qualità (che disservizio!). Ma, sempre per la nostra fame di aneddoti, possiamo “pescare” dal periodo “sintetico”, diciamo così. Fine anni ’60: il nostro ricorda un “road trip a base di acido” in compagnia di John Lennon (alla faccia della rivalità artistica) e un’imprecisata quantità di LSD che portò l’inedito duo a girare più o meno in cerchio fra le città di Torquai e Lyme Regis per due o tre giorni, lasciando in entrambi ricordi estremamente vaghi. Dopo anni, Lennon ancora gli chiedeva “Cosa è successo in quel viaggio?”.</p>
<p style="text-align: justify;">Poi c’è stata la volta nel ’72 in cui un gruppo di separatisti francofoni a Toronto piazzò una bomba nel camion delle strumentazioni per il concerto degli Stones, che in realtà poi tardò di soli tre quarti d’ora. In tempi più recenti, nel 2006, Richards rischiò ancora una volta di passare a miglior vita (come se quella quaggiù non fosse già abbastanza divertente) cadendo dal ramo di un albero alle Fiji, e fu operato per un ematoma al cervello. Sorvolando su tutti i guai con la legge che l’hanno visto protagonista (“io non ho un problema con la droga, io ho un problema con la polizia”), potremmo continuare ancora parecchio con l’elenco delle “scampate morti”, ma basterà soltanto menzionare che per molti anni Keef è stato al primo posto della lista delle celebrità con maggior probabilità di morire (si, queste classifiche esistono). Ne ha fatte perdere di scommesse!</p>
<p style="text-align: center;"><em>&#8220;A volte non riesco a capire come diavolo sono riuscito ad arrivare fino a qui. Ma è la musica la cosa che mi fa andare avanti e quindi è su quella che cerco di concentrarmi”.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Di sogni, Malaguena, blues e rock and roll</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Eh si, la musica. Perché in realtà è per la musica se siamo qui a parlare di Keith Richards. Uno che la rivista Rolling Stone ci segnala al decimo posto dei migliori chitarristi di sempre. Autore di alcuni dei riff che hanno fatto la storia del rock and roll. Sempre in Life, Keith racconta di come Satisfaction la compose nel sonno:</p>
<p style="text-align: center;"><em>“Non avevo la minima idea di averla scritta, ma grazie al cielo avevo un piccolo registratore a cassette Philips. Quella mattina lo guardai, per miracolo, ricordando di aver inserito una cassetta nuova di zecca la sera prima, e vidi che era alla fine. Premetti il tasto di riavvolgimento e trovai Satisfaction. Solo un’idea sommaria. Lo scheletro della canzone, senza tutto quel chiasso, naturalmente, perché stavo suonando una chitarra acustica. Poi, quaranta minuti di me che russavo.”</em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>E voi quante pietre miliari del rock avete scritto mentre dormivate?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">La passione per la musica, Keith la ereditò dalla madre e soprattutto dal nonno Gus, che gli regalò la prima chitarra, gli insegnò a suonare la Malaguena (“se sai suonare Malaguena, sai suonare qualsiasi cosa”) e al quale ancora oggi, ogni tanto, lascia qualche bigliettino affisso in giro: “Grazie nonno”. (Nel 2014 gli ha anche dedicato un libro per bambini: “Gus &amp; Me: The Story of My Granddad and My First Guitar”).</p>
<p style="text-align: justify;">Heartbreak Hotel di Elvis Presley, ascoltata alla radio una sera da ragazzino, lo sconvolse “come un’esplosione nella notte”, fu il primo pezzo rock che sentì in vita sua. Ma più che Elvis, avrebbe voluto essere Scotty Moore, il suo chitarrista. Il legame indissolubile con colui che diventò poi l’altra metà dei Glimmer Twins, Mick Jagger, nacque dalla comune passione per Chuck Berry e per il blues d’oltreoceano, da Muddy Waters a Howlin’ Wolf. Si incontrarono alla stazione di Dartford, entrambi con i dischi dei loro beniamini sotto al braccio… e il resto è storia.</p>
<p style="text-align: center;"><em>“Ascolto ancora molto country blues. Mi colpisce ancora come se, in qualche modo, fosse l’essenza delle cose.”</em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>The Streets of Love</strong></p>
<p style="text-align: justify;">In più di sette decenni di strabordante vita, Keith Richards ha avuto modo di incontrare e allacciare rapporti e relazioni di ogni tipo con migliaia di persone. Non sto qui a citare tutti i musicisti illustri coi quali ha suonato, perché è un elenco che può tranquillamente fornirvi Wikipedia. Qualche anno prima che morisse, è riuscito anche a ricucire con eccezionali risultati il difficile rapporto con suo padre, suggellando, infine, il loro legame di sangue sniffando una parte delle sue ceneri (lui la racconta come una casualità, e a chi di noi non capitano casualità di questo genere?). L’ultima cosa che ha detto al genitore in punto di morte pare sia stata: “Tieni un posto per me al bar, amico.” Da sua madre si è congedato suonandole Malaguena (what else?) e adesso è un settantasettenne più figo che mai (della serie “fatemi invecchiare ma solo se posso farlo così!”), sposato con una splendida donna, Patti Hansen, con la quale ha messo al mondo Theodora e Alexandra.</p>
<p style="text-align: justify;">Altri due figli (Marlon e Angela) li ha avuti da Anita Pallenberg, suo primo grande amore, praticamente scippato all’amico e compagno di band Brian Jones sul finire degli anni ’60. Quella con Anita è stata una storia tormentata tra due giovani tossicodipendenti che hanno cercato per circa dodici anni di salvarsi a vicenda (hanno dovuto superare anche la morte di Tara, terzo figlio, morto in culla a pochi mesi). Solo che Keith aveva anche la sua musica, Anita toccò abissi tanto profondi che la loro relazione ne uscì in frantumi. La bellissima You Got The Silver, Keith la scrisse per lei.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Lo so, è solo rock and roll… lunga vita al rock and roll!</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Anni trascorsi sulla strada a suonare da un posto all’altro del pianeta, scrivendo la storia della musica, amando, fumando, bevendo e consumando il proprio corpo in ogni modo possibile. Ha creato stili musicali, ha dettato la moda, ha persino fatto l’attore! Ma, ça va sans dire… Richards non ha alcuna intenzione di andare in pensione. Certo, la pandemia ha un po’ sconvolto i piani di tutti e quindi anche degli Stones che dovevano partire per l’ennesimo tour, ma per ora Keef se ne sta nella sua casa nel Connecticut con la sua famiglia, una smisurata libreria, la musica, il giardinaggio, in attesa di ripartire. Nel 2022 i Rolling Stones festeggeranno 60 anni di straordinaria carriera sull’onda del rock (“parlano tutti di rock in questi giorni, il problema è che si scordano del roll”). Ma non pensano ancora ai festeggiamenti: “In primis cercherò di superare il 2020 e poi vedremo come gestire il prossimo anno”, ha dichiarato Richards in una recente intervista.</p>
<p style="text-align: justify;">Ad ogni modo Keef ha le idee chiare: prima o poi la signora con la falce busserà anche alla sua porta (siamo proprio sicuri che non sia immortale?), ma fino a quel giorno le sue dita, deformate dal tempo, dalla vita e dalle corde della chitarra, continueranno a suonare la sua accordatura in Sol aperto.</p>
<p style="text-align: center;"><em>“La gente mi dice: “Perché non smetti?”. Ma io non posso andare in pensione finché non tiro le cuoia. Non credo che la gente capisca cosa sento. Non lo faccio solo per i soldi, o per voi. Lo faccio per me.”</em></p>
<p style="text-align: right;">Napoli, 28 maggio 2024</p>
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		<title>Mi chiamo Cristiano De André e sono un cantautore</title>
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		<pubDate>Thu, 23 May 2024 09:43:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>vdq2</dc:creator>
				<category><![CDATA[Musica]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnologia, musica e altro]]></category>
		<category><![CDATA[internazionale]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Mi chiamo Cristiano De André e sono un cantautore di Emanuela Cristo Race, milieu, moment. Ovvero: fattore ereditario, ambiente sociale e momento </p><p>The post <a href="https://lavocedelquartiere.it/mi-chiamo-cristiano-de-andre-e-sono-un-cantautore/">Mi chiamo Cristiano De André e sono un cantautore</a> appeared first on <a href="https://lavocedelquartiere.it">La Voce del Quartiere</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><span style="color: #0000ff;"><strong>Mi chiamo Cristiano De André e sono un cantautore</strong></span><br />
di <strong>Emanuela Cristo</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Race, milieu, moment. Ovvero: fattore ereditario, ambiente sociale e momento storico. Se tuo padre è uno dei più grandi cantautori mai nati in Italia (anzi, diciamolo pure: nel mondo) e l’aria che hai respirato in famiglia sin da bambino ha il sapore dolce della poesia e l’odore elettrizzante dei più vasti orizzonti musicali… prendere in mano uno strumento e tradurre in versi i pensieri ti sarà parso, a un certo punto, naturale, come mettere un piede davanti all’altro per camminare. Me lo immagino così il fiorire dell’amore per la musica di Cristiano De André, primogenito di colui che non serve neanche nominare.</p>
<p style="text-align: center;"><em>&#8220;Dietro la porta di casa mia</em><br />
<em> c’è la polvere dei miei ritorni della mia strada</em><br />
<em> c’è l’ombra della mia anima</em><br />
<em> sempre attenta ovunque vada”</em></p>
<p><strong>Il giovane Cristiano De André</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Le prime corde di una chitarra sfiorate a undici anni, il Conservatorio Paganini della sua Genova e il violino, il primo singolo a vent’anni con i Tempi Duri. L’esordio solista a ventitré e la buona accoglienza di Bella Più di Me a Sanremo, quel palco sul quale il padre non volle mai metter piede e che lui, invece, calcò più volte, portandosi a casa soddisfazioni, apprezzamenti e premi, come nel ’93 con l’intensa Dietro la Porta.</p>
<p style="text-align: justify;">Già dai primi anni ’80, insieme ai Tempi Duri, accompagnò il padre Fabrizio in alcune tournée. Fino agli ultimi anni, a partire soprattutto dal ’97, per il tour di Anime Salve (“quando ci riabbracciammo come se nulla fosse accaduto”) e per il successivo Mi Innamoravo di Tutto, ormai arrangiatore e polistrumentista di prima fila.</p>
<p style="text-align: justify;">Il milieu di Cristiano gli ha permesso di incrociare il proprio percorso artistico con grandi musicisti, da Finardi a Oliviero Malaspina, Daniele Fossati e molti altri. Certo, i tempi in cui dal cantautore “si pretendevano” l’impegno, l’opinione e la presa di posizione erano ormai passati (e qui veniamo al terzo elemento: il momento storico), ma la sua scrittura si è sempre distinta per una certa delicata ricercatezza, un voler sistematicamente fuggire da vocabolari troppo usuali e poveri, un frequente stimolo a propendere per una parola che non è quella lì proprio davanti a te, ma quella che te la devi andare un po’ a cercare e qualche volta anche un po’ inventare. Musicalmente, di tanto in tanto, si è sentito a proprio agio con sonorità tendenti al rock, o comunque un po’ più dure rispetto, ad esempio, a quelle scelte dal genitore.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>“Tito non sei figlio di Dio, ma figlio dell’uomo…” e gli inutili confronti</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Troppo spesso e con superficiale disinvoltura, quando si è di fronte ai figli dei cosiddetti “mostri sacri” che decidono di intraprendere la professione del genitore (nel frattempo assurto a intoccabile Dio pagano), la sentenza della “sacra voce del popolo” si abbatte su anni di studio, dedizione e genuina passione, come la più inacidita delle Mara Maionchi, proferendo brutalmente il suo “Per me è NO!”. Perché, è ovvio: se sei il figlio di Gassman meglio che punti alla carriera in magistratura, se tuo padre è Fabrizio De André… non sarai mica scemo? Davvero vuoi metterti a fare il cantautore?</p>
<p style="text-align: justify;">Parliamoci chiaro: Cristiano De André non è Fabrizio De André (nonostante l’impressionante somiglianza nella voce, oltre che nell’aspetto). E francamente non si capisce perché dovrebbe essere altrimenti, né è chiaro il motivo per il quale, un ragazzo nato e cresciuto con la musica fuori e dentro al cuore avrebbe dovuto rinunciare ad essa solo per evitare un inutile confronto con l’enormità della figura paterna. Cristiano de André fa la sua musica, pur amando e conoscendo meglio di chiunque altro quella di suo padre, che pure spesso ha portato a teatro, con risultati straordinari e soprattutto recanti la propria firma, la propria genuina personalità.</p>
<p style="text-align: justify;">È pur vero che gli ci vollero dieci anni, dopo la scomparsa del Faber, per trovare il coraggio e la forza di tornare a suonare in pubblico le sue canzoni: nel 2009 ottenne un grande successo il tour De André canta De André. Dopo altri dieci anni, nel 2019, ha calcato nuovamente i palchi dei teatri d’Italia con il tour Storia di un Impiegato, in una personale rilettura, con note spesso più rock, di un album che vide la luce nel ’73 ma che appare sempre più attuale.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Nel nome del padre</strong></p>
<p style="text-align: center;"><em>“Un giorno ci diedero un tema in classe, la traccia era “Parla di tuo padre”. E io scrissi: “Mio padre dorme. Punto.”</em></p>
<p style="text-align: justify;">Nel 2016 Cristiano ha pubblicato La Versione di C., il suo “fare i conti con sé stesso”, che ha significato concludere quel processo di apprendimento, durato una vita intera, dell’unico strumento che, da polistrumentista, ha sempre utilizzato con fatica: il perdono. C’è stato da perdonare un padre, il più delle volte assente fisicamente o con lo spirito: “ti ho visto troppo spesso di spalle, che te ne andavi, oppure di fronte, mentre ti mutavano gli occhi e quasi facevi paura”. Un padre al quale avrebbe voluto dire che ogni volta che erano stati insieme a pescare, aveva sperato di prendere un grosso dentice per avvertire il suo orgoglio (e quanto aveva sentito il bisogno, Fabrizio, di avvertire l’orgoglio di suo padre Giuseppe?).</p>
<p style="text-align: justify;">C’è stato da perdonare sé stesso, in quanto figlio arrabbiato e poi a sua volta padre che “chiudeva le porte e spariva”. Ha dovuto accettare la responsabilità di farsi comprendere da coloro che ha ferito, prima dell’assoluzione. Probabilmente arrivando infine alla stessa paterna conclusione, quella di trovare “ben poco merito nella virtù e ben poca colpa nell’errore”. E dunque “benvenuto sia anche l’errore”.</p>
<p style="text-align: justify;">Cristiano ha parlato al padre, dopo troppi silenzi, in “una lettera che avresti voluto consegnare in mano al destinatario, magari guardandolo negli occhi, o pulendoti le lacrime.” Ha compreso che mettersi di fronte a suo padre è stato osservare sé stesso allo specchio, e che era arrivato il tempo di perdonare entrambi.</p>
<p style="text-align: justify;">“Mi guardo allo specchio e ti rivedo ancora, nel riflesso prego che si aggiungano i volti dei miei figli, con i sorrisi genuini e l’armonia pulsante. Hai presente? Come un tempo.”</p>
<p style="text-align: right;">Napoli, 23 maggio 2024</p>
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		<title>Si ride con la Premiata Pasticceria al Teatro Diana di Napoli</title>
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		<pubDate>Mon, 06 May 2024 10:16:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>vdq2</dc:creator>
				<category><![CDATA[Tecnologia, musica e altro]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Si ride con la Premiata Pasticceria al Teatro Diana di Napoli di Domenico De Gregorio Dopo qualche anno dal suo esordio al cinema, </p><p>The post <a href="https://lavocedelquartiere.it/si-ride-con-la-premiata-pasticceria-al-teatro-diana-di-napoli/">Si ride con la Premiata Pasticceria al Teatro Diana di Napoli</a> appeared first on <a href="https://lavocedelquartiere.it">La Voce del Quartiere</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><span style="color: #0000ff;"><strong>Si ride con la Premiata Pasticceria al Teatro Diana di Napoli</strong></span></p>
<p style="text-align: center;">di <strong>Domenico De Gregori</strong>o</p>
<p style="text-align: justify;">Dopo qualche anno dal suo esordio al cinema, “<em>Premiata pasticceria Bellavista”</em> approda al teatro Diana di Napoli, commedia divertentissima con in scena tutti gli attori della compagnia teatro Nest.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Vincenzo Salemme,</em> autore del testo, gioca con la malattia dei paesi ricchi, il diabete, subdola patologia di cui sono affetti i suoi protagonisti che per ironia della sorte gestiscono una pasticceria ben avviata.</p>
<p style="text-align: justify;">I presupposti della classica commedia umoristica italiana ci sono tutti, cosi come tutti gli ingredienti per divertirsi con il buon teatro. In scena<em> Francesco Di Leva,</em> <em>Adriano Pantaleo, Giuseppe Gaudino, Viviana Cangiano, Stefano Miglio, Cristel</em> <em>Checca, Dolores Gianoli e Alessandra Mantice,</em> tutti bravissimi nei loro ruoli, personaggi fortemente caratterizzati che al meglio esprimono i desideri ed i sogni dell’italiano medio.</p>
<p style="text-align: justify;">Spesso accade che le trasposizioni teatrali di pellicole cinematografiche perdano il confronto ma non è questo il caso, la commedia anzi, spicca per momenti di grande ilarità grazie ad una riscrittura del testo che l’arricchisce di momenti canori e di spettacolo funzionali alla conoscenza della personalità dei personaggi in scena.</p>
<p style="text-align: justify;"><em> Giuseppe Gaudino e Viviana Cangiano</em>, fratelli in scena, rendono lo spettacolo veloce e fluido con le loro battute a raffica che strappano continue risate.<em> Francesco Di Leva</em> si conferma attore talentuoso, artista capace di interpretare sempre con grande successo ogni suo ruolo, personaggio positivo o negativo che sia.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Adriano Pantaleo</em> nel ruolo di Carmine, il cieco alla ricerca dei suoi occhi, non delude le aspettative regalando al suo pubblico una interpretazione perfetta dalle molteplici sfaccettature.</p>
<p style="text-align: justify;">Sicuramente non di secondo piano, il ruolo di Memoria interpretato da <em>Stefano Miglio</em> che farà da acceleratore di risate per tutta la durata dello spettacolo. La commedia, per la regia di<em> Giuseppe Miale Di Mauro,</em> non presenta sbavature, perdite di ritmo, gli attori in scenda sono ben affiatati e le coreografie perfette frutto di un accurato lavoro di prove e sudore che premiano tutti con un lungo applauso finale.</p>
<p style="text-align: right;">Napoli, 6 maggio 2024</p>
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		<title>Shirley Manson ha guarito le sue ferite guardandosi allo specchio.</title>
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		<pubDate>Tue, 30 Apr 2024 08:42:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>vdq2</dc:creator>
				<category><![CDATA[Tecnologia, musica e altro]]></category>
		<category><![CDATA[Musica]]></category>
		<category><![CDATA[people]]></category>
		<category><![CDATA[sound]]></category>
		<category><![CDATA[spettacolo]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Shirley Manson ha guarito le sue ferite guardandosi allo specchio. di Emanuela Cristo Gli occhi magnetici e il timbro vocale basso e </p><p>The post <a href="https://lavocedelquartiere.it/shirley-manson-ha-guarito-le-sue-ferite-guardandosi-allo-specchio/">Shirley Manson ha guarito le sue ferite guardandosi allo specchio.</a> appeared first on <a href="https://lavocedelquartiere.it">La Voce del Quartiere</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><span style="color: #0000ff;"><strong>Shirley Manson ha guarito le sue ferite guardandosi allo specchio.</strong></span><br />
di <strong>Emanuela Cristo</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Gli occhi magnetici e il timbro vocale basso e a tratti inquietante sono il marchio di fabbrica di una rossa scozzese che a metà degli anni ’90 ha deciso di affermare inequivocabilmente che “no, il rock non è morto e si, una donna può essere leader di una band di uomini e guidarla al successo planetario”. Shirley Manson e i Garbage hanno venduto più di diciassette milioni di dischi, diventando un imprescindibile tassello di quel mitico e mitologico puzzle che è stato l’ultimo decennio del secolo scorso. Senza nostalgici sentimenti per il passato, però, sono ancora in pista e il loro ultimo album è Strange Little Birds del 2016.</p>
<p style="text-align: justify;">Fa strano pensare che il primo provino per entrare nei Garbage fu molto deludente. Dobbiamo ringraziare la determinazione e la voglia di riscatto di Shirley, che qualche mese dopo pretese una seconda occasione e quella volta se la giocò egregiamente.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La gavetta e i Garbage</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Shirley Ann Manson nacque a Edimburgo da padre professore e madre musicista. Questo le permise di avvicinarsi allo studio di pianoforte, clarinetto e violino già all’età di sette anni. Prese parte molto giovane anche a compagnie teatrali, muovendo i primi passi nel campo della recitazione, sentiero che incrociò nuovamente in età adulta. Nel frattempo, lavorò come commessa, cameriera e modella. A sedici anni era tastierista in una prima band (Goodbye Mr. McKenzie) e a ventisei negli Angelfish, dove divenne anche cantante.</p>
<p style="text-align: justify;">Fu proprio grazie ad un video degli Angelfish, che andava ogni tanto in rotazione su MTV, che la Manson fu notata da Steve Marker, musicista e produttore statunitense che stava intanto ponendo le basi dei Garbage, insieme a Butch Vig e Duke Erikson. Come già detto, il primo tentativo fu un buco nell’acqua. Il secondo fu quello che cambiò le sorti di Shirley e di tutta la band. L’esuberante rossa iniziò subito a mettere mano anche ai testi e Garbage, l’album di debutto del ’95, divenne disco di platino. Seguì Version 2.0 nel quale suonò anche la chitarra. La band si impose come una delle principali realtà di alternative rock in un brevissimo lasso di tempo, bruciando record e classifiche e costruendo soprattutto una propria precisa identità artistica.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel 2005, dopo il tour di Bleed Like Me, il gruppo si prese un periodo di pausa per poi immettere sul mercato la sua prima raccolta Absolute Garbage nel 2007 e nel 2010 il quinto disco fu Not Your Kind of People. Intanto i vari membri della band si erano dedicati anche a progetti solisti e Shirley si era divisa, inoltre, fra prove d’attrice e l’attività di testimonial per Calvin Klein. Aveva dovuto affrontare un periodo di stop per un intervento alle corde vocali e, a fine anni ’90 era stata una delle prime figure dello showbusiness ad aprire un blog personale.</p>
<p style="text-align: center;"><img alt="" src="https://www.radiosiani.com/radiosiani/wp-content/uploads/2015/08/ca2265ac21923cf07d2f588562eca420.jpg" width="460" height="306" /></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Shirley Manson allo specchio</strong><br />
<em>“You wanna hear about my new obsession?</em><br />
<em> I’m riding high upon a deep depression</em><br />
<em> I’m only happy when it rains”</em></p>
<p style="text-align: center;"><em>“Vuoi sentire della mia nuova ossessione?</em><br />
<em> sto cavalcando una profonda depressione</em><br />
<em> sono felice solo quando piove”</em></p>
<p style="text-align: justify;">Shirley Manson è universalmente riconosciuta come una frontwoman dalla forte personalità. Diretta discendente di un’altra leader dall’enorme carattere: la straordinaria Debbie Harry dei Blondie. Ma la sua natura è realmente molto più complessa. Da ragazzina era stata vittima di bullismo a causa dei capelli rossi e degli occhi grandi e questo le aveva causato una forte depressione. Come conseguenza delle vessazioni subite, la giovane ragazza si rifugiò nell’alcol e nelle droghe, trascurò la scuola e si diede al taccheggio. I’m Only Happy When It Rains, nell’album d’esordio, oltre a fare della sottile autoironia sulla scena alternative rock, mostra i segni dei traumi adolescenziali di Shirley.</p>
<p style="text-align: justify;">La scrittura dei testi dei Garbage, nei quali a parole cupe sono accostate melodie solari, ha, quindi, sempre avuto anche un effetto terapeutico per la Manson, che ha trovato, in questo modo, il modo di affrontare i propri demoni ed esorcizzarli. Per analizzare le proprie insicurezze e trasformarle nei propri punti di forza. In Why Do You Love Me la cantante si chiede come mai la gente la ami, visto che lei non ne vede il motivo. Quando guarda dentro sé stessa scruta la propria vulnerabilità e le proprie stranezze (Queer). Tuttavia, lo fa sempre senza nascondersi, in una sorta di dialogo/confessione con il proprio pubblico. Ammette di essere sboccata, maleducata, alienata e paranoica. Si ferma ad osservare anche la propria ambizione che rischia di portarla alla finzione (Stupid Girl).</p>
<p style="text-align: justify;">Questo continuo processo di autoanalisi, in un rapporto di assoluta onestà con sé stessa e con l’ascoltatore, ha nel tempo costruito un legame di forte empatia fra la Manson e il pubblico. Soprattutto le ha permesso di colmare le proprie insicurezze, senza nascondere le ferite, rendendola una delle artiste più carismatiche e affascinanti, dall’inconfondibile potente voce rock.</p>
<p style="text-align: right;">Napoli, 30 aprile 2024</p>
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		<title>E non è obbligatorio essere eroi, 10 canzoni di Ligabue</title>
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		<pubDate>Tue, 23 Apr 2024 12:56:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>vdq2</dc:creator>
				<category><![CDATA[Musica]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnologia, musica e altro]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>E non è obbligatorio essere eroi, 10 canzoni di Ligabue di Emanuela Cristo Premessa: chi scrive.. a Lucianone vuole un sacco bene. </p><p>The post <a href="https://lavocedelquartiere.it/e-non-e-obbligatorio-essere-eroi-10-canzoni-di-ligabue/">E non è obbligatorio essere eroi, 10 canzoni di Ligabue</a> appeared first on <a href="https://lavocedelquartiere.it">La Voce del Quartiere</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><span style="color: #0000ff;"><strong>E non è obbligatorio essere eroi, 10 canzoni di Ligabue</strong></span><br />
di <strong>Emanuela Cristo</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Premessa: chi scrive.. a Lucianone vuole un sacco bene. Perché lui c’era quando le giornate si dividevano tra la scuola, le prove a danza, gli amici del liceo e le prime cotte. Insomma, in quell’incasinatissimo periodo che è l’adolescenza, che poi, a pensarci bene, con le cose che si hanno in testa dopo i trent’anni… poi tanto incasinato non era, o meglio: “ridatemi quei casini là, che li preferisco a questi qua!”. Ad ogni modo Ligabue c’era, con le sue collanine da indio e lo stile da rocker dell’Emilia-Romagna. Era là con la sua chitarra e tutta la sua galleria di matti, ubriaconi, scemi del villaggio, eterni ultimi, sempre fuori tempo ma anche imperterriti sognatori. E le sue donne, tutte le donne che erano e sono la sua parte preferita dell’universo. E quante volte li hai rivisti come fossero vecchi amici, cantando a squarciagola in mezzo alla folla di un suo concerto!</p>
<p style="text-align: justify;">Perciò, anche se adesso hai più del doppio degli anni di quando ti accompagnava a scuola intrufolato nel tuo walkman e un po’ l’hai perso di vista, il Liga rimane il tuo compagno di banco e di giornate di quelle con tutta la vita davanti. E quell’amico là… il suo bel pezzettino del tuo cuore ce l’avrà sempre. È stato difficilissimo selezionare solo 10 brani, sono rimaste fuori un sacco di cose belle…</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>1. Balliamo sul Mondo – 1990</strong></p>
<p style="text-align: justify;">“Siamo della stessa pasta, bionda, non la bevo sai, ce l’hai scritto che la vita non ti viene come vuoi”. Come a dire: mettiamo subito in chiaro le cose: la vita non gira benissimo e so che non è così solo per me, io i miei simili li riconosco. Questo però non significa che non bisogna continuare a provarci, quindi, visto che siamo in ballo… balliamo! Non avrebbe potuto presentarsi meglio il Liga. Primo brano dell’album di debutto chiamato semplicemente Ligabue. Quasi un manifesto programmatico della dimensione nella quale si muoverà da quel momento in avanti il rocker di Correggio. Uno dei pezzi preferiti dai fan ancora oggi e attesissimo ai concerti, una canzone fatta apposta per scaricare l’adrenalina, come sarà l’altro superclassico Urlando contro il cielo.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>2. Non è Tempo per Noi – 1990</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Ancora dall’album d’esordio, per definire meglio i tratti di <em>“quelli come noi</em>”, sempre un po’ fuori posto, con le spalle piene di errori, sempre un po’ irrequieti, sempre fuori tempo. Ma sempre e comunque degli ostinati sognatori. La dimensione comune a tutti i personaggi che popoleranno i brani di Luciano, da Walter il Mago a I Duri Hanno due Cuori, fino a Dove fermano i Treni e Piccola Città Eterna. Un andamento country per un grande classico.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>3. Libera Nos a Malo – 1991</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><em>“Oh, mama, m’hanno creato tutto sbagliato. Oh, mama, però non riesco a capire il mio peccato.”</em> Dal secondo album Lambrusco Coltelli Rose &amp; Popcorn. Ligabue adotta un punto di vista ironico e scherzoso per affrontare il difficile rapporto con la libera sessualità che può sperimentare un cattolico, con il peso dell’originario senso di colpa che viene spesso indotto. Esce come primo singolo e l’intro semigregoriano è cantato dal Coro Monte Cusna.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>4. Leggero – 1995</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Buon Compleanno Elvis è l’album del successo travolgente, quello di Certe Notti, Hai un Momento Dio? e Vivo morto o X, per intenderci… Il brano chiude il disco con la sensazione che si prova nei momenti in cui si riesce a sentire un po’ meno il peso delle cose della vita. Un attimo di sospensione in cui si spinge il tasto pausa per godersi una tregua momentanea. Per Liga ha quasi il sapore di un promemoria di come vuole e deve provare a sentirsi sempre: <em>“leggero, nel vestito migliore, sulla testa un po’ di sole ed in bocca una canzone.”</em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>5. Quella Che Non Sei – 1995</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Uno dei tanti brani che Luciano dedica all’universo femminile e alle sue mille sfumature e complessità. Un uomo che vede dall’esterno le difficoltà di una donna ad accettare sé stessa per quella che è, ma desidera farle sapere che a lui va bene così com’è, con la sua storia, e sarà sempre là per lei.<em> “Quella che non sei non sei, ma io sono qua e se ti basterà, quella che non sei non sarai, a me basterà.”</em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>6. Tra Palco e Realtà – 1997</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Uno dei due inediti di Su e Giù da un Palco, primo disco live di Ligabue (l’altro inedito è Il Giorno di Dolore che Uno ha). Il testo parla da sé. È un’analisi molto lucida e precisa di quello che significa essere un cantante che ha raggiunto una certa soglia di popolarità. Sempre sotto i riflettori e continuamente col dito puntato di chi non aspetta altro che un passo falso e ha la presunzione di raccontare chi sei. Tema trattato in maniera leggermente diversa anche in Questa è la mia Vita.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>7. Eri Bellissima – 2002</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Da Fuori Come Va, un pezzo che sembra quasi chiudere il cerchio con Piccola Stella Senza Cielo. Se la protagonista del brano presente nel primo disco di Liga era una giovane ragazza ingenua e fragile, la donna di Eri Bellissima abita i ricordi di giovinezza di Luciano che, arrivato ad un’età matura, le chiede se è riuscita a tenere intatti i suoi sogni o se qualcosa si è perso per strada, nel viaggio della vita… insomma <em>“adesso dimmi com’è andata?”</em>.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>8. Lettera a G – 2005</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Una delle canzoni in cui Luciano mette maggiormente a nudo i propri sentimenti. Una dedica a Gianni, il cugino scomparso dopo una lunga malattia. Un brano col quale il rocker cerca di metabolizzare il dolore della perdita di quello che per lui era in realtà un fratello col quale aveva condiviso giochi, speranze, passioni e progetti. Il picco emotivo più profondo e intenso dell’album Nome e Cognome.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>9. I Campi in Aprile – 2015</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Giro del Mondo è il live che nasce dopo il successo del tour di Mondovisione e I Campi in Aprile è uno degli inediti. È dedicata ad un partigiano di nome Luciano Tondelli, di cui Luciano non sa nulla se non che è morto a 19 anni, solo dieci giorni prima del 25 aprile del ’45. Facendo jogging, il cantante si è imbattuto nella sua lapide e ha voluto provare ad immaginarne la storia.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>10. La Ragazza dei tuoi Sogni – 2020</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Singolo di lancio di 7 (per chi conosce il rocker di Correggio… un numero ricorrente), l’album di Luciano che arriva a trent’anni dal debutto. Ancora una volta Liga canta l’altra metà del cielo con il suo approccio appassionato di chi sa di trovarsi di fronte ad un universo che resterà sempre in parte un mistero… e va bene così. In questo caso il ritratto è quello di una donna che in realtà non ha ancora trovato, e tutto sommato, è un bene perché può continuare a godersi la ricerca: <em>“la ragazza dei tuoi sogni, finché resta nei tuoi sogni puoi cercare ancora in giro.”</em></p>
<p style="text-align: right;">Napoli, 23 aprile 2024</p>
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		<title>I Fantasmi di Ozpetek arrivano a teatro in &#8220;Magnifica Presenza&#8221;.</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Apr 2024 08:38:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>vdq2</dc:creator>
				<category><![CDATA[Tecnologia, musica e altro]]></category>
		<category><![CDATA[cultura]]></category>
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		<category><![CDATA[spettacolo]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>I Fantasmi di Ozpetek arrivano a teatro in &#8220;Magnifica Presenza&#8221;. di Domenico De Gregorio Ferzan Özpetek, torna a teatro con la commedia </p><p>The post <a href="https://lavocedelquartiere.it/fantasmi-di-ozpetek-arrivano-teatro-magnifica-presenza/">I Fantasmi di Ozpetek arrivano a teatro in &#8220;Magnifica Presenza&#8221;.</a> appeared first on <a href="https://lavocedelquartiere.it">La Voce del Quartiere</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><span style="color: #0000ff;"><strong>I Fantasmi di Ozpetek arrivano a teatro in &#8220;Magnifica Presenza&#8221;.</strong></span><br />
di<strong> Domenico De Gregorio</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Ferzan Özpetek</em>, torna a teatro con la commedia <em>“Magnifica presenza”</em> un viaggio melanconico tra passato e presente, tra reale ed irreale alla ricerca del proprio io.</p>
<p style="text-align: justify;">Lo spettacolo va in scena al <em>teatro Diana</em> di Napoli, la scenografia è perfetta, l’atmosfera decadente del grande appartamento dove si svolgerà la storia ripropone fedelmente il volere del regista: far vivere al suo pubblico una esperienza unica dove i fantasmi, luce riflessa dei grandi specchi che sono in scena, racconteranno la loro storia drammatica, incoscienti di essere stati protagonisti di un tradimento atavico.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Federico Cesari</em> veste i panni del protagonista Pietro, un aspirante attore molto insicuro sul suo futuro ma, anche insicuro della sua identità, un ragazzo semplice che appare essere incapace di vedere il male e per questo inidoneo a proteggere se stesso, ma fortunato ad avere accanto una amica leale e sincera,<em> Tosca D’Aquino</em>, che non nasconde di essere innamorata di lui anche se consapevole che il suo è solo un amore illusorio.</p>
<p style="text-align: justify;">Attorno ai protagonisti appaiono come dei veri fantasmi tutti gli altri attori, un cast di tutto rispetto, <em>Serra Yilmaz, Toni Fornari, Luciano Scarpa, Tina Agrippino, Sara Bosi e Fabio Zarrella,</em> protagonisti anche loro della pièce teatrale che condurranno Pietro alla scoperta di se stesso attraverso la soluzione di un enigma del passato dall’effetto liberatorio.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Federico Cesari</em> è perfetto nel suo ruolo, bene in parte, mai sopra alle righe, incarna alla perfezione il personaggio creato dal regista.<em> Tosca D’Aquino,</em> è un vulcano di energia e positività, il vento fresco e moderno della commedia, l’amica premurosa e protettiva che tutti vorremmo avere, le sue battute sono forti, non per i suoi contenuti ma per le parole usate che sembrano stridere rispetto al contesto ovattato dell’opera.</p>
<p style="text-align: justify;">Tutti i personaggi sono perfetti nei loro ruoli, <em>Serra Yilmaz</em> è la dolcezza in persona, l’anima candida che riesce per prima a percepire cosa sia accaduto in un tempo passato non troppo lontano. È un piacere vederla recitare su di un palco perché lei ormai fa parte di<em> Ferzan</em> e del suo mondo. Se proprio volessimo trovare una pecca a<em> “Magnifica presenza</em>” è forse il finale che si presenta troppo velocemente e frettolosamente al pubblico, come maglie di una rete un po&#8217; troppo larghe, incapace di trattenere fino in fondo le aspettative degli spettatori in sala.</p>
<p style="text-align: right;">Napoli, 15 aprile 2024</p>
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