ven 17 APRILE 2026 ore 09.42
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Tardi-NO
di Giovanni Della Pietra

Di domenica alle tre” – come cantava un vecchio coro – i Campioni d’Italia provano l’ultimo scatto affinché ci sia una lotta per il Tricolore: allo stadio Ennio Tardini, è Parma – Napoli. La sfida termina con il risultato di 1-1: al vantaggio lampo di Strefezza, risponde McTominay nella ripresa.

Highlights
1Fischio di inizio: palla lunga di Suzuki, Elphege stacca di testa, Strefezza trova l’angolino. Al primo minuto, si è già stappato il match del Tardini. Il Napoli fa fatica a sfondare e non costruisce nulla di nitido nella prima frazione di gioco. Nella ripresa, alla prima vera occasione: Højlund riceve da Lobotka e gioca di sponda per McTominay, che fa 1-1. Alisson Santos prova a ribaltare il match con un’iniziativa personale, ma strozza troppo il tiro. C’è spazio anche un’altra occasione del Parma: Keita strappa in mezzo al campo e tenta la conclusione dalla distanza. La chance più grande del match capita sulla testa di Elmas che non riesce a girare verso la porta il cross di Gutiérrez.

Il punto Della Pietra
Parma – Napoli rappresenta l’occasione da cogliere prima del big match del Sinigaglia per mettere pressione all’Inter capolista. È il lancio della monetina che significa continuare a sognare o accontentarsi del 2° posto in rincorsa: sì, ma prima la monetina va conquistata al Tardini. Andiamo per gradi: la squadra di Cuesta si presenta con il 3-5-2 dai connotati ultra-difensivi, come da dogmi del Cuestaball. Manca all’appello Pellegrino, squalificato: al suo posto Elphege. Il Napoli di Antonio Conte ormai si schiera con il canonico 3-4-2-1: presenti i Fab4, rientra al centro dell’attacco Rasmus Højlund. Trentacinque secondi di gioco e cala il triplice fischio sulla partita offensiva del Parma, ma prima Strefezza trova l’angolino per battere Milinković-Savić. L’1-0 dei ducali, però, non cambia il copione della gara: attacco partenopeo contro difesa parmense. E il vantaggio non fa altro che enfatizzare i tratti eufemisticamente pragmatici del figlioccio di Arteta. 5-4-1 ben serrato, Elphege unico riferimento offensivo per raccogliere qualche pallone di testa, il povero Strefezza a coprire la distanza. Esteticamente deprecabile, ma quanto efficace: il Napoli fatica a trovare gli spazi per la manovra e per i tiri puliti. Alla fine della prima frazione, gli azzurri non hanno creato nulla di concreto. All’inizio della ripresa, con il peso offensivo aumentato, con l’ingresso di Alisson al posto di un impalpabile Anguissa, Lobotka vede un piccolo spazio per servire Højlund. Il pari di McTominay è solo una fondamentale conseguenza. Nel massimo del forcing offensivo, l’iniziativa è lasciata all’isolamento di2 Alisson sull’esterno, grazie al movimento di Spinazzola che si accentra. Mal si sposa, in questo senso, l’inserimento di Giovane al posto di Højlund, che di fatto tocca 5 palloni nel traffico dell’area di Suzuki. Alla fine, il Napoli mette a referto 20 tiri, ma solo pochi riescono ad impensierire il portiere nipponico dei ducali.

Il Parma mette forse il tassello decisivo peruna salvezza da archiviare il prima possibile, visto l’impervio calendario restante. Il Napoli, dal suo canto, aveva una sola speranza per cercare di mantenere il Tricolore sul petto: vincere e sperare davanti alla tv in un risultato negativo dei rivali nerazzurri. Invece, gli azzurri inciampano al Tardini e l’Inter – con tutta probabilità prossima Campione d’Italia – espugna il Sinigaglia in un rocambolesco 3-4. Poteva andare peggio: poteva piovere…

Pagelle
Oliveira 7: Deresponsabilizzato dai compiti difensivi dal Cuestaball, è sempre presente in fase di impostazione e offensiva. Con l’ingresso di Alisson trova il suo habitat naturale. I chilometri percorsi sono solo la testimonianza dell’importante di questo calciatore nell’equilibrio del Napoli. Strefezza 7: È lucido e cinico a sufficienza per sbloccare la gara dopo 35″ dal fischio di inizio. Corsa, sacrificio e abnegazione tattica per difendere ad oltranza il risultato. Funge anche da unico riferimento offensivo, ma con risultati minori. Anguissa 5: La sua è la pagella Artemis. Al Tardini serviva vedere il suo lato straripante, ma invece si vede solamente la sua versione peggiore. Fuori partita, fuori tempo: sbaglia ogni scelta possibile. The Dark side of the moon. Cuesta 7, ma anche 4: Doveva essere un innovatore del calcio italiano: finisce per adattarsi, omologarsi e persino peggiorare un calcio già stantio. Certo, salvezza quasi aritmetica raggiunta. Certo, in vantaggio dopo 35″ contro il Napoli. Certo, squadra coriacea e compatta. Ma la partita offensiva dei ducali si limita al vantaggio del 1′. I calciatori di qualità costretti a mettere in risalto esclusivamente caratteristiche difensive. Cuesta rappresenta la deriva del calcio italiano. Questa è la deriva del calcio italiano.

grafico

3Arbitro
Di Bello 6.5: Arbitraggio dall’intensità agonistica elevata con qualche oscillazione nel percorso. La gestione della gara è resa più agevole dall’andamento tattico della gara: sfida di posizione, più che di duello. La lente d’ingrandimento si sofferma sulla carambola Spinazzola-Buongiorno: il pallone colpisce il braccio del “4″ azzurro, ma l’arbitro valuta minima la distanza tra Spina e il braccio del “4″ azzurro. La concessione di un calcio di rigore non sarebbe stato uno scandalo.Episodio simile nell’area ducale: il cross di Politano termina sul braccio di Bernabè: ma il tentativo di colpo di testa di un attaccante azzurro, rende la palla inattesa. In questo caso, il rigore sarebbe stato una forzatura.

Nola, 13 aprile 2026