lun 15 OTTOBRE 2018 ore 10.22
Home Cultura Jeanne e… L’Arte Tutta Femminile di Vivere a Lungo. Lunga Vita a...

Jeanne e l’arte tutta femminile di vivere a lungo. Lunga vita a noi donne!

di Martina Tafuro

Siamo un mondo di vecchi! Questa affermazione non è smentibile, perché il mondo è attraversato da una profonda trasformazione demografica in tema di invecchiamento della popolazione. Le cause sono da ricercare, essenzialmente, nel costante aumento degli indici di denatalità e nell’aumento della sopravvivenza degli individui in età avanzata.

Questo è proprio il caso di Jeanne Calment, agiata negoziante, morta a Arles il 4 agosto 1997.

Potrebbe anche non interessarvi, se non fosse che Jeanne era nata, sempre ad Arles, il 1875.

Era nata il 21 febbraio alle 7 del mattino, da un carpentiere navale e da una casalinga.

L’anno dopo la sua nascita, Tolstoj pubblicò Anna Karenina e quel furbone di Alexander Graham Bell, dopo aver scopiazzato il telettrofono di Antonio Meucci, brevettò la sua invenzione.

Era nata prima del telefono, morì quando internet aveva già fatto ingresso nelle case di milioni di famiglie. Nella sua vita aveva conosciuto Van Gogh e, con la famiglia, nel 1885 preso parte ai funerali di Victor Hugo a Parigi. Incontrò anche il poeta e premio Nobel Frédéric Mistral, e andò a vedere uno spettacolo di Joséphine Baker. Era sopravvissuta a svariate guerre, a un marito, una figlia e un nipote. A 85 anni prese lezioni di scherma. A 100, era ancora in sella a una bicicletta. Rimase una buona forchetta e una estimatrice del vino portoghese, quasi sino all’ultimo dei suoi giorni.

Jeanne è stata la persona che ha vissuto più a lungo al mondo, anni tutti documentati!

Centoventidue anni sono pur sempre una lunga vita, possiamo solo giustificarli come il risultato di una straordinaria coincidenza di eventi, di nessuna rilevanza per la società.

Ma, le cose non stanno esattamente così.

Femmine, noi viviamo più a lungo degli uomini! Parola della demografa Virginia Zarulli.

Già sapevamo che le donne vivono più a lungo degli uomini: nel mondo, l’aspettativa media di vita femminile è di 70 anni, quella maschile di 66; in Italia, 85 e 80,6. Ora è dimostrato che resistiamo meglio persino in condizioni durissime, come carestie ed epidemie, e che i geni ci favoriscono.

A ribadire questa tesi, è intervenuta la scoperta scientifica realizzata dalla giovane demografa fiorentina, professoressa all’Università della Danimarca meridionale.

La sua ricerca: “Women live longer than men even during severe famines and epidemics”, pubblicata sulla rivista Pnas (Proceedings of the National Academy of Sciences), analizza 7 casi storici per stabilire che il vero sesso forte siamo noi.

“Mentre indagavo sulla carestia in Ucraina del 1933 per un altro lavoro, mi colpì che l’aspettativa di vita era scesa rapidamente a livelli bassissimi: da 42 anni per gli uomini e 46 per le donne a, rispettivamente, 7,3 e 11 anni” racconta Zarulli. “Se la fame fosse durata a lungo, i nuovi nati non sarebbero arrivati all’età adulta e la popolazione si sarebbe estinta. Ma il dato mostrava anche che le donne riuscivano a sopravvivere con più successo persino in una situazione tanto drammatica. Così ho cercato altri episodi documentati, per rispondere alla domanda: cosa fa vivere le donne di più?”.

La soluzione è arrivata dai neonati, poiché in tutti i casi analizzati a contribuire alla differenza di genere nell’aspettativa di vita era soprattutto la maggiore sopravvivenza delle bambine.“Da 0 a 1 anno, il maschio cerca il latte dalla mamma e si sveglia ogni 2 ore proprio come la femmina” dice l’esperta. “In quella fascia di età i comportamenti sono identici, allora il fatto che le neonate morissero meno dei neonati mostra che il vantaggio femminile ha una radice biologica”.

Secondo la studiosa, le donne hanno 3 marce in più: “La prima: i nostri cromosomi sono XX, mentre quelli maschili sono XY. In caso di malattia per una mutazione sfavorevole su un cromosoma X, la donna ha un altro X che può compensare, l’uomo invece no” dice Zarulli. “Secondo elemento favorevole, gli ormoni: gli estrogeni femminili proteggono da varie patologie. Il testosterone maschile, al contrario, tende ad aumentare il rischio cardiovascolare, e i suoi picchi in giovane età spingono a comportamenti pericolosi, possibili cause di morte violenta. Terzo fattore positivo: la nostra riserva di grasso corporeo, di norma maggiore rispetto a quella dei maschi, può salvarci quando manca il cibo, per esempio durante le carestie”.

I sette casi storici analizzati:

1)      La carestia in Svezia tra il 1772 e il 1773.

2)      La mortalità tra gli schiavi nelle piantagioni della colonia britannica di Trinidad all’inizio dell’800.

3)      La mortalità tra gli schiavi liberati dagli Stati Uniti e mandati in Liberia nel 1820-1843.

4)      L’epidemia di morbillo in Islanda nel 1846.

5)      La seconda epidemia di morbillo in Islanda nel 1882.

6)      La carestia in Irlanda nel 1845-1849.

7)      La carestia in Ucraina nel 1933.

SIAMO IL SESSO FORTE!

Tutti i mammiferi sono dominati da una forte asimmetria, per quanto riguarda il loro modello biologico sessuale. Gli ovuli umani sono all’incirca 80.000 volte più grandi degli spermatozoi.

Sia gli ovuli che gli spermatozoi sono forniti di un nucleo simile, all’interno del quale si trovano i cromosomi...che formeranno il nuovo individuo.

Ma, negli ovuli si trova un composito citoplasma organizzato e un notevole numero di organismi, i mitocondri con Dna proprio, fondamentali al metabolismo, che viene trasmesso unicamente dalle donne.

Insomma, l’asimmetria tra gameti è sbilanciata a favore della donna.

Tutte le strutture cellulari presenti nel corpo e dotate di nucleo conservano questa diversità cromosomica basilare.

Gli ovuli sono grandi, pochi e cari. Solamente qualche centinaio arriva allo sviluppo completo in tutta l’esistenza della donna e contengono materiali preziosissimi, indispensabili nell’elaborazione dell’embrione.

Gli spermatozoi sono piccoli, tanti…vari milioni in una sola eiaculazione e poco cari…giusto quelli che servono per trasportare il nucleo che si unirà a quello dell’ovulo.

Il processo generazionale, stesso, è fortemente asimmetrico a favore della donna.

Solo e soltanto lei è fornita di organi per la gestazione e la nutrizione: utero, mammelle e altro, che le assegnano un ruolo unico e indispensabile nel rapporto con il nuovo essere.

Il potere di generare e di allattare fa si che si crei  un rapporto psichico intimo e unico fra madre e figlio.

Queste differenze si manifestano in tutte le dimensioni corporee, con aspetti diversi ma chiari. Per esempio, esiste una migliore connessione interemisferica nel cervello delle donne; alcune zone della morfologia cerebrale della donna modificano la loro struttura durante il processo riproduttivo.

Queste diversità sessuali spiegano probabilmente le diversità di comportamento, le donne hanno una maggiore perspicacia percettiva e una migliore capacità di relazionarsi in rete rispetto agli uomini,  che sono più gerarchizzati.

Per secoli gli esseri umani hanno elaborato i loro comportamenti in un processo di umanizzazione lungo e complesso che, partendo dai forti condizionamenti biologici, tende a stabilire modelli di condotta che superino la biologia per puntare a valori nuovi. Ed è questo che avviene nel sesso. I vantaggi biologici femminili rispetto alla generazione della vita sono stati il presupposto per confinare la donna nelle funzioni riproduttive.

Napoli, 1 giugno 2018