mar 14 AGOSTO 2018 ore 10.03
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Il re è nudo! Andersen ci ricorda dove si nascondono gli imbroglioni

di Andrea Tafuro

Che differenza c’è oggi, tra un cinquantenne e un ventenne di media cultura e di media condizione sociale, che fanno politica?

L’uno ha studiato, l’altro studia. Entrambi, si possono vedere nei locali il venerdì sera, intenti a distrarsi. Ma un ventenne forse può alienarsi almeno per una sera, può far finta di dimenticare e far finta di trovarsi, può concedersi il lusso di accantonare tutto e lasciare  spazio al divertimento e alla follia, perché il ventenne fa questo oggi e lo faceva ieri.

Ma, nella società di ieri un cinquantenne era sposato, era già nonno, era impiegato o libero professionista, aveva, la propria vita in mano, era forse un sano populista?

Questa deresponsabilizzazione che investe molti elementi della politica, questa incapacità di essere qualcuno al mondo, questa non localizzazione all’interno della società sfocia nello stigma del divertissement, dal latino de vertere, deviare, allontanarsi da qualcosa.

Questo disimpegno, non è dettato dal bisogno di volersi allontanare dalle proprie responsabilità, quanto di non possederle affatto e di comportarsi perciò, di conseguenza.

Ecco che allora molti sono costretti a rimanere eterni giovani.

Se accettiamo l’idea che la lotta democratica combattuta nell’agone politico nobilita l’uomo, non è per caso vero che l’homo politicus del terzo millennio è incapace di varcare la soglia della maturità della propria vita?

E’ allora chiamiamo le cose con il proprio nome: immobilismo, insufficienza di proposta, abbassamento del livello quali/quantitativo.

Questo agire politico non forma eccellenze, ma sforna censori e censorine che contribuiscono a far salire gli indici del fallimento della proposta.

E’ questo un gregge radical chic, che riflette il modus operandi dei damerini e dei parvenu.

Si, signori miei, sono agitati ma non si preoccupi è una compagnia di giro che ebbe successo in altri tempi, ma il repertorio non cambia e gli attori invecchiano, quelle che sembrano nacchere, sono in realtà dentiere.

Eh già! il vostro modo di fare politica è troppo un affare di famiglia per liberarsene.

E allora vi dico che quando voi la smetterete di raccontare bugie, io la smetterò di raccontare la verità… vi hanno portato via il secchiello e la paletta e allora sparate palle e cacca sul popolo.

Mi son reso conto, che avevano sì risolto il problema della libertà, ma non quello della  socialità, del sentirsi parte  di una comunità.… mentre il futuro, è l’eterna attesa del sol dell’avvenire.

Esemplare, al riguardo, la celebre fiaba danese di Hans Christian Andersen, dal titolo: “I vestiti nuovi dell’ imperatore”.
Si racconta di un re che amava i vestiti e cadde in una trappola così raccontata: “Una volta arrivarono due impostori: si fecero passare per tessitori e sostennero di saper tessere la stoffa più bella che mai si potesse immaginare. Non solo i colori e il disegno erano straordinariamente belli, ma i vestiti che si facevano con quella stoffa avevano lo strano potere di diventare invisibili agli uomini che non erano all’altezza della loro carica e a quelli molto stupidi”.
Penso che tutti ricordiate dove si va a parare: i truffatori finsero di lavorare sui tessuti, ovviamente inesistenti, ma nessuno osò denunciare la truffa in atto proprio per quel meccanismo che prevedeva che a non vedere i tessuti fossero gli incapaci e gli stupidi. L’epilogo è noto: il re viene vestito con i vestiti inesistenti e sfila per la città come mamma lo ha fatto: “E così l’imperatore aprì il corteo sotto il bel baldacchino e la gente che era per strada o alla finestra diceva:”Che meraviglia i nuovi vestiti dell’imperatore!
Che splendido strascico porta! Come gli stanno bene!”. Nessuno voleva far capire che non vedeva niente, perché altrimenti avrebbe dimostrato di essere stupido o di non essere all’altezza del suo incarico. Nessuno dei vestiti dell’imperatore aveva mai avuto una tale successo.

“Ma non ha niente addosso!” disse un bambino. “Signore, sentite la voce dell’innocenza!” replicò il padre, e ognuno sussurrava al’altro quel che il bambino aveva detto. “Non ha niente addosso! C’è un bambino che dice che non ha niente addosso!”.
“Non ha proprio niente addosso!” gridava alla fine tutta la gente. E l’imperatore, rabbrividì perchè sapeva che avevano ragione, ma pensò:”Ormai devo restare fino alla fine”. E così si raddrizzò ancora più fiero e i ciambellani lo seguirono reggendo lo strascico che non c’era“
.

La frase sintetica, diventata un modo di dire, è il  “Re è nudo “ contro l’arroganza del potere e la paura di chi vuole compiacere il re. E allora, che cosa c’è dopo l’immobilismo familistico degli ultimi quattro decenni? Già li vedo additarmi da eretico, solo perché mi son posto la domanda, perché con mestizia mi risponderanno che all’ideologia dominante degli ultimi quattro decenni non c’è alternativa.

Eppure, dopo il 4 marzo è stato dimostrato che una moltitudine c’è. E’ pronta a scommettere che, dopo la crisi della tecnofinanza, gli scandali finanziari e l’aumento dei livelli di disuguaglianze, sia giunto il momento di dimostrarne la falsità.

Per farlo c’è urgente bisogno di una nuova elaborazione intellettuale.

Insomma, c’è bisogno di rispondere a un’egemonia culturale con una differente egemonia culturale, a un’ideologia dominante con una diversa ideologia.

Napoli, 28 maggio 2018